Posts tagged Amsterdam

zwarte Piet in pericolo?

In Olanda non si celebra molto il 25 dicembre e la figura principale portatrice di regali non è Babbo Natale, ma Sinterklaas e i suoi aiutanti.

zwarte piet

zwarte piet

Di loro si era già parlato un paio di anni fa, nell’articolo di Aria a proposito; la sostanza non cambia: i bambini attendono l’arrivo di un signore con la barba bianca e dei regali che questo porta. Ma mentre il vecchio Babbo riesce a far tutto in una notte (molto probabilmente è tutto merito delle renne, pensavo da bambino), Sinterklaas arriva via mare in Olanda, circa tre settimane prima del 5 dicembre, assieme ai suoi aiutanti su di una grossa barca. I bambini sanno che da quel giorno possono mettere le calze appese, in attesa di trovarci dentro dei dolciumi e piccoli regali, consegnati dai piccoli aiutanti.

uno degli intochtMa da qualche anno a novembre, quando fa buio presto e l’aria odora di zenzero, ritorna un dibattito che mette in discussione uno dei simboli dell’infanzia olandesi.
Gli aiutanti di Sinterklaas, gli Zwarte Piet, letteralmente “Pietro Nero”, stanno infatti creando qualche grattacapo ai tradizionalisti. Questi giovani e instancabili collaboratori, nella storia e in tutte le rappresentazioni, sotto il colorato copricapo che indossano, hanno per tradizione capelli ricci e neri, sono rigorosamente di pelle nera e portano vistosi orecchini. Il problema è chiaro: ricordano troppo dei, seppur felici, schiavi.

Quest’anno, tutto è cominciato il 4 ottobre per mano e bocca di 21 cittadini di Amsterdam  che hanno protestato ufficialmente contro l'”intocht“, la  cerimonia di arrivo della nave di Sinterklaas e ciurma organizzata nella capitale (come in tutte le maggiori città olandesi). Il comune ha quindi messo attorno ad un tavolo coloro che protestavano contro la natura razzista della figura di Zwarte Piet, assieme agli organizzatori della cerimonia. La discussione in sé non ha avuto esiti rivoluzionari, ma è stato il momento in cui, tramite le riprese della tv AT5 la diatriba ha raggiunto il grande pubblico.

protesta anti Zwarte PietLa questione non si è fermata nei salotti, casalinghi e televisivi, olandesi, ma è stata presa in grande considerazione addirittura dalle Nazioni Unite.
Mentre ad Amsterdam un giudice ha deciso di non accettare le richieste di coloro che protestavano, ammettendo la manifestazione poiché non sussistevano problemi di ordine pubblico, dalle Nazioni Unite a New York è arrivato il consiglio di rivedere i particolari della storia che richiamano la schiavitù, soprattutto considerato il livello di civiltà e la difesa della libertà che caratterizzano l’Olanda di oggi.

Molte le ipotesi e le soluzioni proposte dai vari organizzatori per mettere d’accordo tradizione e rispetto: qualcuno ha proposto dei Piet di tutti i colori, a Schiphol sembra che saranno bianchi con solo dei pois neri sul volto, mentre in alcuni posti i capelli non erano ricci, e in molte città sono stati tralasciati gli orecchini.
Molti sono anche coloro che non vogliono sentirne parlare di cambiare, come nel caso della Pietitie (crasi di Piet e Petitie), petizione che ha superato in pochissimo tempo il milione di adesioni, divenendo la pagina Facebook con la crescita più veloce vista finora in Olanda.

Personalmente non so bene cosa pensare e quale sarebbe la migliore soluzione. Da un lato penso che la storia non cambierebbe se i Piet fossero di diverso colore, quindi perché non togliere ogni possibile simbolo di schiavitù? Dall’altro ritengo che non sia la storia di Sinterklaas a fare dell’Olanda un Paese più o meno civile.
Di sicuro mi ha piacevolmente colpito il fatto che siano bastate 21 persone per portare all’attenzione di media ed enti internazionali una questione; la questione non è di per sé così importante, ma ritengo sia comunque una buona prova di democrazia.

Alla fine, durante lo scorso weekend, quando la nave è arrivata, non si sono registrati i temuti scontri: qualche centinaio di anti Zwarte si sono fatti sentire sabato, mentre domenica, durante la cerimonia, non sono stati in grado di rovinare la festa, forse anche a causa del livello di guardia innalzato dalla polizia o forse perché l’arrivo di Sint è soprattutto una festa per i bambini, che difficilmente avrebbero capito le ragioni della protesta.

sinterklaas nero

“risolto. fine della discussione.” – da Spits del 21.11.13

|Ste|

Leave a comment »

un olandese in famiglia

Signore e signori, dopo la fuga del tuttora ricercato Henk, ci abbiamo riprovato. Stavolta siamo stati al dierenopvangcentrumasilo per cani e gatti, di Amsterdam, a ovest, tra Sloterdijk e Halfweg. Anche stavolta con la gabbietta in plastica vuota in mano, un pezzo in treno, poi in autobus e l’ultimo tratto a piedi.
Dieren Asiel AmsterdamLa struttura è enorme e circondata da campi e alberi, eccezion fatta dalla strada che passa davanti, oltre il fossato pieno d’acqua. Entriamo e veniamo accolti da un team tutto femminile che ci invita a salire al piano superiore. Qui ci sono moltissimi gatti, di varie età, problematiche, condizioni di salute. In ogni stanza si trovano circa 10 felini sani, mentre i malaticci trovano posto in stanze separate e possono essere in quarantena o meno.

Aria, che aveva scelto Henk a suo tempo, stavolta ha dichiarato fin da subito di non voler essere in alcun modo responsabile della scelta del nuovo micio, così è toccato a me scegliere e farmi conquistare da un gattone piuttosto che da un gattino. Un po’ scottato dalla recente adozione di un gatto adulto, la mia idea era quella di portarne a casa uno giovane. Il più affettuoso si è dimostrato subito un gatto di circa un anno di età: un festival di fusa, strusciamenti, leccate e miagolii complici. Nella mia mente dopo pochi istanti era pronto per diventare uno di famiglia, così ho chiesto alla simpatica signora di avere maggiori informazioni su di lui. Avvicinatasi col voluminoso lettore di microchip in plastica alla nuca del gatto, un bip confermava la lettura e faceva vedere sul display un numero. Il pupo era sì disponibile, ma solo in combinazione con un altro micio, che giaceva in disparte. Abbandonata immediatamente l’idea di portarne a casa due (come dice Aria, il freddo potrebbe spingere Henk verso un lettore di chip ed essere in qualche modo recapitato in quella che, seppur goduta per pochissime ore, è ufficialmente casa sua), rimanevano una mamma e un paio di cuccioli, che però si dimostravano parecchio timidi e schivi. Il maschietto ha catturato maggiormente la mia simpatia, Hansje il nome datogli dai ragazzi del centro.
Sebbene fossimo partiti con l’idea di chiamare un gatto maschio Camilo o Ernesto (se ne parlava a Cuba), in poche ore abbiamo deciso di lasciargli il suo olandesissimo nome. Non perché ci piaccia il corrispondente italiano, Anselmino, ma perché descriveva benissimo lo stato d’animo del felino nelle sue prime ore di vita nella, per lui grandissima, casa nuova: Hansje si pronuncia infatti un po’ come “ansie”.

Così è arrivato un vero olandese in famiglia; prima in una stanza a lui dedicata (teatro della fuga di mezzanotte di Henk) e poi, nel giro di una settimana, ha imparato a conoscere il resto della casa. Al momento è libero durante il giorno e quando può essere sorvegliato più o meno a vista (a volte l’orecchio è più che sufficiente per capire se sta facendo danni), e contiamo di lasciarlo autonomo non appena avremo cercato, forse senza i risultati sperati, di educarlo un pochino a non disintegrare la casa in nostra assenza.

Non ho avuto molti animali domestici in casa mia, ricordo il cane Ralph negli anni precedenti alle elementari, ma poi lo dovemmo affidare ai miei zii (purtroppo inevitabilmente anche a mio cugino Max, che sottoponeva il docile cagnolino a diverse prove di coraggio quali, per citare solo quelli che ho visto di persona, il test della betoniera e quello del ciuffo fucsia, che non sto qui a spiegarvi, vi basti sapere che il cane è morto poi di vecchiaia, o almeno questo è ciò che mi hanno raccontato).
Ricordo poi Fievel, criceto marrone e bianco, niente da segnalare, se non lo shock per averlo visto morto accanto a una chiazza di diarrea color verde acceso.
Poi, verso le medie, ho avuto anche dei topi ballerini.
[se il nome sembra non dirvi nulla, sappiate che il nome scientifico vi direbbe ancora meno: Mus musculus chinensis, anche lui su Wikipedia]
I nomi mi sfuggono, ricordo che giravano per ore attorno alla loro coda, velocissimi, in cerchio. Un maschio e una femmina, ottima scelta. Come previsto, la femmina venne fecondata in men che non si dica e diede alla luce una discreta cucciolata. Non esistendo Wikipedia al tempo, abbiamo lasciato che la famigliola vivesse felice la nascita dei 5 cuccioli, immaginando per loro un modello “famiglia del Mulino Bianco”. Il regista non deve aver capito e ne è risultato un film animal horror di serie B, che ho ricostruito e interpretato negli anni: il maschio ha ucciso uno ad uno i piccoletti, con lo scopo di spingere la femmina di nuovo al calore, alcuni furono ritrovati fuori dalla gabbia, sul pavimento, defenestrati. Il piano del maschio non ebbe successo, scatenò invece la furia omicida della topina, che sorpresi mentre si mangiava il maschio, probabilmente dopo averlo ucciso con le sue zampe. La topina morì poche settimane più tardi, presumibilmente di solitudine.
Anche il mio primo gatto arrivò attorno ai miei dieci anni: Ambrogio il suo nome. Un micio prevalentemente nero, con una macchia bianca sul petto e sulla pancia. Tutti i miei amici se lo ricordano per la spiccata violenza e premeditazione, oltre a mancanza di senso dell’umorismo: quando era dell’umore giusto, rincorreva la gente per dargli almeno una zampata, si appostava sulla scala a chiocciola menando la zampa alla cieca per cercare di graffiare chiunque vi passasse sotto in quel momento. Odiava, e lo dimostrava attaccandolo, chiunque osasse ridere troppo a lungo; ma anche per poco, quando si accorgeva di essere lui l’oggetto dell’ilarità.

Sebbene Ambrogio fosse rimasto con noi fino alla mia maggiore età, fu sempre mia madre ad occuparsi di sistemare e pulire la lettiera del micio.
Ora, con quasi il doppio degli anni, ho provato l’ebbrezza di giocare con paletta e secchiello, un po’ come al mare da piccolo, con la sola accortezza di non respirare col naso per l’intera durata della pericolosa operazione.
Mi sembra, ad occhio, che l’adorabile micino produca in un giorno una quantità pari ad almeno metà del suo peso corporeo in pura cacca fumante. E hai voglia ad usar la sabbietta aggregante al profumo di borotalco, quando ogni sera sarebbe necessaria una ghost trap degli acchiappafantasmi.

Deiezioni a parte, il pupo sembra essersi abituato a noi e alla casa e tra poco proveremo a farlo uscire in giardino.
Anche per fargli conoscere gli altri gatti del vicinato, da cui dovrà farsi rispettare.

|Ste|

PS: Ma se serve una mano, miagola e arrivo!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Comments (3) »

Amsterdam museumnacht 2012

3 novembre 2012, la notte dei musei di Amsterdam.
50 musei aperti dalle 19 alle 2 di notte.

Dal primo inverno qui ne abbiamo sentito parlare, ma non ci siamo mai decisi a comprare i biglietti per partecipare.
Quest’anno ci siamo organizzati meglio e abbiamo seguito i consigli dei locali, accaparrandoci due posti quando mancava quasi una settimana.

museum n-acht

Più che posti, braccialetti. Infatti, al primo museo, il foglio di carta stampato a casa veniva scambiato con un braccialetto di stoffa, di quelli che si possono solo stringere, rendendo impossibile scambiarlo con un’altra persona. Con questo braccialetto si ha accesso a tutti i cinquanta musei, agli eventi all’interno dei musei e a gli after party, presso 9 locali della zona. Per tirar tardi con l’alibi dei musei, una volta tanto.
Tra i musei ci si muove con i mezzi pubblici della capitale, della biancoazzurra GVB: tram, bus e bus notturni erano gratuiti ai possessori di braccialetto dalle 6 del pomeriggio alle 6 della mattina successiva.
Ce n’è per tutti i gusti: dall’immancabile Van Gogh, al museo della borsette, da quello della scienza e della tecnica, fino al museo del cinema, passando per il museo dei tatuaggi e della navigazione.

druktemeter

Davvero tanta gente sui tram e per strada, tanto che dei  colleghi, che vivono dalla nascita nella città, mi hanno raccontato di situazioni di panico per il traffico ciclistico spropositato, complice anche il normale viavai del sabato sera amsterdamese. I braccialetti disponibili, a 17,50 € l’uno, erano questa volta 27.000. La manifestazione è, contrariamente ai consueti eventi della capitale, dedicata perlopiù agli indigeni: siti e brochure sono tutte in olandese, senza spazio per l’inglese, se non in brevi trafiletti introduttivi. Nei musei, tuttavia, tutte le didascalie, i filmati, le guide sono in inglese e olandese.
Gli ultimi biglietti sono stati venduti la mattina del 3 novembre dopo un “tweet-ultimatum” di @n8news, account twitter dell’evento che informava i partecipanti sulle numerosissime opportunità della serata.
Con l’applicazione per smartphone “museumnacht” era addirittura possibile visualizzare il druktemeter degli 8 musei più famosi, ovvero l’affluenza in tempo reale, rappresentata graficamente come nell’immagine a lato. Il Rijksmuseum, nostro primo obiettivo, era così pieno di gente, che la coda per entrare iniziava una via più in là, dopo essersi snodata ordinatamente nella strada adiacente, chiusa per lavori.

Abbiamo così rinunciato alla visita del Rijks, ma poco male perché questo riaprirà i battenti super rinnovato nel 2013, assieme al museo di Van Gogh, che si trova a pochi metri di distanza dal primo, anch’esso chiuso per riaprire in primavera. Ha invece da poco  riaperto lo Stedelijk museum, chiamato “vasca da bagno”, dopo la ristrutturazione in chiave piuttosto moderna di un lato dell’edificio (sul curioso aspetto del museo rinnovato, consiglio questo breve video con sottotitoli in inglese). Anche qui la coda alle 20 era notevole ed abbiamo preferito ritornare in un altro momento.

esibizione all’Hermitage

Abbiamo visitato l’Amsterdam Museum, dove esponeva DNA Amsterdam, una visione storico-statistica sulla capitale e sulle sue particolarità. Sapevate, per esempio, che la città è tuttora chiamata, dai locali, Mokum? Un divertente quadro, nella foto in basso, mostra la rappresentazione di Amsterdam, Mokum appunto, assieme ai principali personaggi che ne hanno fatto la storia. E sapete che il numero dei matrimoni omosessuali tra donne è pari al doppio delle unioni tra uomini? C’era anche questo.

Spettacolare l’Eye, nuovo museo del cinema affacciato sull’Ij, il tratto di “mare” che tocca la stazione sul lato nord. Qui c’è stata l’apertura della museumnacht: dalle 18.30 luci colorate hanno iniziato a riempire la grande sala – auditorium, con DJ set e un’atmosfera niente male. Tema della serata per l’Eye era la suspense, con proiezione dei migliori titoli sul genere, per chiudere con Psyco di Hitchcock, a mezzanotte. Interessante, a mio parere, l’esposizione dal nome Expanded Cinema (all’Eye fino al 3/12), in cui tre artisti – Fiona Tan, Isaac Julien e Yang Fudong – hanno rivisitato il concetto di cinema, proponendo una sorta di terza dimensione: non quella visibile tramite speciali occhiali, ma fatta di diversi schermi e proiettori, che permettono al visitatore di camminare tra di essi. Il filmato muto in bianco e nero di Yang Fudong, Fifth Nights, dura 10 minuti ed è mostrato da 7 punti di vista differenti, contemporaneamente, da 7 differenti schermi disposti uno accanto all’altro. Merita un’occhiata il video seguente, che presenta Expanded Cinema.

Belli, per bambini ma non solo, anche gli eventi all’Artis Zoo, sia all’Aquarium, storico edificio del 1882, dove per l’occasione si poteva visitare una sezione dedicata alla fauna che popola i – torbidi – canali di Amsterdam, sia al Planetarium, dove è possibile simulare un viaggio nello Spazio e, per l’occasione, anche vedere le stelle dal vivo, grazie ai telescopi che di giorno non potrebbero essere utilizzati.
Davvero tantissimi musei, impossibili da visitare tutti. Forse meglio scegliere uno dei 10 percorsi a tema, da 5 musei l’uno, disponibili sul sito e sui depliant. Unico neo, i musei che abbiamo visitato erano piuttosto pieni di visitatori e il clima era più di festa che da museo.
La serata è servita a farci assaggiare i molti musei a portata di mano che Amsterdam offre, tra l’altro è compresa nel costo della museumnacht una visita a uno dei musei entro il 31.12! Credo che lo spenderemo assieme a Ferru per visitare lo Scheepvaartmuseum, museo della navigazione, per la quale gli olandesi sono famosi.

Abbiamo anche fatto un pensierino alla museumkaart, carta musei del costo di 50 €, valida in 400 musei d’Olanda (link alla pagina dei musei su Holland.com).

|Ste|

Comments (2) »

Amsterdam Gay Pride 2012

A poco più di due settimane dal Roze Zaterdag di Haarlem, ci troviamo nuovamente a parlare di eventi gay friendly.
Stavolta è stato il momento dell’appuntamento annuale con l’Amsterdam Gay Pride e la consueta Canal Parade. Anche quest’anno la partecipazione degli olandesi è stata calorosissima.

Durante la parata, di cui vi abbiamo già parlato in occasione dell’edizione 2009, il Prinsengracht, uno dei canali del centro di Amsterdam, si trasforma in una passerella su cui sfilano grosse barche piene di personaggi più o meno eccentrici. Le due sponde del Prinsengracht si affollano di persone e non manca un foltissimo pubblico che segue la sfilata dalla propria barchetta, attraccata sulle banchine.

Alle 14 è iniziata la parata in un’esplosione di colori, coriandoli, fumogeni e musica a palla.
Una sfilata carnevalesca su barche, alcune delle quali al limite della decenza, e qualcuna anche oltre il limite.

Quest’anno hanno partecipato alla parata 80 imbarcazioni, tra cui:

  • il Ministero della Cultura
  • diversi comuni, tra cui quello di Amsterdam
  • mister travestito 2011
  • fondazione Roze in Blauw, omosessuali nella polizia
  • Waternet (i servizi idrici)
  • l’associazione dei sindacati olandesi
  • la Nederlandsche Bank
  • le Poste
  • il Ministero della Difesa
  • servizi di escort per omosessuali
  • diverse discoteche, locali, bar gay friendly
  • Youtube + Google
  • partiti politici quali VVD (liberali), GroenLinks (verdi), PvdA (laburisti), D66 (democratici)
  • agenzie interinali
  • fondazioni per raccolta fondi anti AIDS
  • le immancabili NS, ferrovie olandesi
  • AVRO, una rete televisiva
  • associazioni studentesche gay
  • ING Bank
  • l’acqua minerale BAR LE DUC

Ecco alcune delle foto della manifestazione di ieri:

Questo slideshow richiede JavaScript.

Le immagini dell’Amsterdam Gay Pride 2012 sono proprietà del sito amsterdamgaypride.nl.
È possibile visualizzare tutte le immagini direttamente da sito, cliccando qui: pagina 1pagina 2.

|Ste|

Leave a comment »

berto e il disgelo

Ne avevo parlato nel mio precedente articolo, e mai come stavolta le previsioni si sono avverate.
Non si è tenuto infatti l’Elfstedentocht, ci siamo andati molto vicino ma ad un certo punto, quando lo spessore del ghiaccio sui canali che compongono il percorso aveva raggiunto 11-13  centimetri, quindi ben vicino ai 15 richiesti, c’è stato un giorno in cui ha nevicato abbondantemente ed il giorno seguente i giornali hanno dato all’unisono la triste notizia: nemmeno quest’anno si sarebbe tenuta la corsa.

Berto

Io l’ho presa bene: niente “festona” a Leeuwarden ma gran pupazzo di neve sul terrazzo! Ad essere sincero, non so se fosse per la neve troppo farinosa o per la mia scarsa dimestichezza coi pupazzi di neve viste le poche occasioni, fatto sta che la forma tradizionale dei pupazzi da cartolina era impossibile da fare, soprattutto a -10°C mentre Aria e Ferru mi guardavano divertiti ma seduti in poltrona al calduccio.
Così è venuto fuori Berto, pupazzo panciuto col cappellino di lana che vedete in foto.

Gli olandesi invece, che avevano risposto subito alla “chiamata ai pattini”, non si sono dati per vinti e si sono riversati scorrazzanti sugli innumerevoli corsi d’acqua ghiacciati, usandoli a loro piacimento.
Le ultime due settimane hanno visto il meno davanti alle temperature minime e massime, con un picco di -17°C dieci giorni fa, quindi la neve caduta non si è sciolta e i canali sono diventati delle vie tra le vie. Le collinette dei parchi cittadini sono state quindi reinterpretate come discese per slitte e i canali si son trasformati in piste di pattinaggio.

canale di Amsterdam

Durante i giorni sotto zero il sole non ha quasi mai smesso di illuminarci poiché il cielo era sempre libero da nubi. E non era raro vedere, dal finestrino del treno, carovane di pattinatori che scivolavano in fila indiana a gruppetti sullo Spaarne, il fiume di Haarlem. È stato affascinante vedere quel tratto d’acqua dolce, largo in quel punto 80 metri, completamente trasformato in una lastra di ghiaccio capace di tenere su di sé parecchie persone.

Altra atmosfera ma stesso fascino hanno suscitato in me i canali di Amsterdam ghiacciati. Soprattutto il Prinsengracht, mi sono infatti concesso una camminata assieme a Jacopo sulle acque del signorile canale che abbraccia il centro della città. Il canale era diventato una via vera e propria. Ora erano le case galleggianti del canale ad affacciarsi sulla fredda strada creatasi sull’acqua. E tutte queste case erano illuminate e spesso piene di gente in clima festante.  Qualche abitante con spirito imprenditoriale più spiccato rispetto ai vicini, aveva esposto il cartello “vendesi cioccolata – 1.50 €“. Mica poco, ma con quel freddo e senza scendere dai pattini non credo ci fossero alternative migliori.

Prinsengracht, falò

Io e Jacopo ci muovevamo stando attenti a non camminare troppo vicini l’uno all’altro per paura di sollecitare troppo lo strato di ghiaccio, essendo due abbondanti pesi massimi, ma gli olandesi vedevano quella lastra come una vera e propria strada, con tanto di ragazzini che usavano la mazza da hockey per colpire l’apposito dischetto. Uno contro uno, come da noi si gioca a calcio in campetto o per le strade (dove il traffico permette ancora di farlo). E, paradosso immancabile, gli abitanti della via di ghiaccio avevano acceso un falò in un cestino di metallo staccato con soli 10 centimetri di legno dall’acqua solidificata sottostante. Attorno abbiamo anche notato una preoccupante pozzanghera, proprio dove le braci cadevano dopo essersi staccate scoppiettando dal tronco in fiamme. Con molta probabilità siamo stati maliziosi, ma abbiamo visto in quel fuoco una trappola e ci siamo immaginati un pattinatore infreddolito che si avvicina per scaldarsi le mani ma che cade in acqua assieme al cestino rovente, a causa del ghiaccio assottigliato dal calore. Scherzone. La foto a lato – non della migliore qualità, a causa della scarsissima luce – può descrivere meglio l’atmosfera del momento (e pure la pozza attorno al falò!).

Le giornate si stanno sensibilmente allungando, la temperatura è oramai sopra i 4° C da almeno quattro giorni, la pioggia ha spazzato via la neve e Berto si è ridotto a due monetine da cinque centesimi sul tappeto verde che ricopre il terrazzo. L’inverno vero, quello cattivo, è durato poco ma è stato intenso e per qualche settimana non ho sentito la mancanza delle montagne friulane.

Però prossimo anno voglio anch’io i pattini.

|Ste|

manifesto delle ferrovie olandesi di molti anni fa. Dice "Anche in inverno sui binari! Viaggio veloce, sicuro, conveniente e..riscaldato!"

Comments (3) »

lezione di geografia

Un paio di giorni fa mi è successa una cosa bizzarra: al ritorno dal lavoro ho sbagliato clamorosamente treno.

Arrivato alla stazione con il bus (rinuncio alla bicicletta in caso di condizioni meteo realmente avverse oppure se sono in ritardo), sono entrato a Centraal dalla porta Est. Da lì si accede direttamente alla scala che porta ai primi due binari.
Dovete sapere che da metà dicembre sono cambiati gli orari dei treni, quindi non li so più a memoria, se non quelli che prendo più spesso. Arrivato alle 18.00 nell’atrio al piano inferiore rispetto ai binari, mi affretto per le scale nel tentativo di prendere il treno delle 18.04, me lo ricordo perché spesso arrivo in stazione attorno a quest’ora.
Solitamente si parte dal binario 2A, o almeno così mi sembra di ricordare, e appena arrivo in cima alla scala lo vedo lì, con le porte spalancate e molti posti liberi rispetto al solito. Non ci bado molto e salto dentro. Mi siedo rivolto verso il senso di marcia: sono i primi posti ad essere occupati, solitamente.
Il treno parte con qualche minuto di ritardo, 3 o 4 direi, ma non ci faccio troppo caso, sono di manica larga e fino a cinque minuti non mi lamento (scherzo, ovviamente, e un pensiero va ai pendolari italiani). Ascolto un po’ di musica con le cuffie, mi guardo in giro. I finestrini del treno a quest’ora sono uguali a specchi, poiché la carrozza è illuminata dai neon all’interno ma fuori è già buio pesto. Di tutto ciò che c’è fuori, solo le luci più forti si intravedono sfrecciare.

Attendo i quindici minuti che mi separano da Haarlem come accade ogni giorno. Come ogni giorno la magia del finestrino a specchio svanisce, il vetro diventa completamente trasparente e lascia vedere quello che succede nella stazione di Amsterdam Sloterdijk. Pochi scendono, molti salgono sul treno, come sempre. Il treno riparte. Mi rilasso e quasi sonnecchio.
Dopo una decina di minuti il mio orologio biologico sostiene che dovremmo essere all’altezza di Haarlem Spaarnwoude. Provo a guardare attraverso il finestrino ed in effetti, di lì a poco, vedo arrivare una stazione. Il treno non rallenta e quando la vedo scorrere davanti a me scopro che non è Spaarnwoude poiché molto più grande e illuminata. La locomotiva spinge così tanto che non riesco a scorgere il nome, sicuramente finisce con dam. Decisamente poco utile in Olanda, visto che molti nomi di città terminano con questo suffisso. Chiedo aiuto allo smartphone che in pochi istanti mi consegna l’esito insindacabile del GPS: siamo appena passati a Zaandam, prima stazione verso l’estremo nord d’Olanda, mentre Haarlem si trova a ovest di Amsterdam.

Ok, qualcosa è andato storto. Decido di scendere alla stazione successiva e tornare indietro, ma di stazioni ne vedo passare altre due, impotente, col naso sul vetro tipo gatto chiuso in terrazza. Verifico gli orari dei treni e scopro di aver preso il diabolicointercity 4654 da Amsterdam a Hoorn con una sola sosta, già fatta.

"benvenuti nella bella Hoorn"

Altre stazioni si fanno vedere di sfuggita, fino al capolinea: 42 minuti di treno per trovarmi a 45 chilometri da casa, quando solo 17 separano Haarlem e Amsterdam. Alla fine sono arrivato a casa un’ora e venti più tardi rispetto al previsto ma non posso lamentarmi se non di me stesso, visto che i treni olandesi ce l’hanno messa tutta, considerando che sul treno di ritorno c’era il WiFi ad alta velocità gratuito e soprattutto che ho dovuto attendere solo 7 minuti per salire sul primo treno da Hoorn in direzione opposta e 4 minuti nella coincidenza presso Sloterdijk.

Morale? Meglio prendere il treno successivo, meno di dieci minuti dopo, che saltare sulla prima carrozza ed essere costretti ad una lezione di geografia al buio, della durata di ottanta minuti per la modica cifra di 8,20 €.

|Ste|

Comments (2) »

turisti e coffeeshop

Fino ad oggi l’argomento marijuana non era stato affrontato su questo blog, per non rafforzare ulteriormente il binomio erba – Olanda. Ma visto che negli ultimi tempi ho sia letto che sentito molte notizie (si veda, per esempio, l’articolo apparso su repubblica.it), riguardo le future restrizioni dei coffeeshop per i non residenti, ecco gli aggiornamenti dal nostro avamposto.

Nella capitale dei Paesi Bassi si è respirata sempre, almeno dagli anni ’70, un’atmosfera di libertà mista a trasgressione, grazie a coffeeshop e quartieri a luci rosse: due soluzioni a questioni che hanno interessato e coinvolto molte generazioni.
Il proibizionismo e la lotta contro la prostituzione hanno trovano un’isola di pace nel paese dei tulipani: nelle vetrine di determinati quartieri, nella capitale e non, illuminate da neon rossi fanno mostra di sé giovani (ma non solo) prostitute. È il lavoro più antico del mondo ma qui viene fatto a regola d’arte: controlli sanitari, protezione da aggressioni e tasse come per i professionisti di più canonici settori.
Allo stesso modo sono tipici dei Paesi Bassi i coffeeshop, bar che non servono alcolici ma succhi di frutta ed erba di ottima qualità, oppure hashish d’importazione per tutti i gusti.
Ci sono però regole anche qui: non è permesso l’accesso ai minorenni e non deve trovarsi all’interno dell’edificio più di mezzo chilogrammo di “prodotto”. Tenere in piedi questa tradizione, che ha le sue origini nel 1972 quando venne tollerata la presenza del primo coffeeshop (il Mellow Yellow), non è facile soprattutto dal momento che i Paesi Bassi devono tener conto dei pareri della Comunità Europea. E, come è ben noto, la legalizzazione delle droghe leggere non ha finora trovato terreno fertile in molti stati (nemmeno in Olanda la marijuana è legale, ma il possesso per uso personale e la vendita con licenza sono depenalizzati).
Quindi sono iniziate le leggi per mantenere la sostanza, ma per dare un ritocco alla forma.
Qualche anno fa, quando la legge contro il tabacco iniziò ad essere ratificata dai vari stati europei tra cui l’Olanda, sembrava che moltissimi coffeeshop sarebbero stati chiusi, poiché nel decreto si specificava che nei locali pubblici “la zona riservata ai fumatori, ove presente, deve essere più piccola rispetto a quella per non fumatori”. Applicando alla lettera ciò, la maggior parte dei locali dove si vendono derivati della cannabis sarebbe stata chiusa perché spesso questi esercizi sono talmente piccoli da non permettere la divisione in due parti. È conseguentemente iniziata la corsa al “rinnovo locali”, e molti gestori di coffeeshop si sono dati da fare per creare stanze fumatori e ambienti tobacco-free. I più “furbi” non hanno adeguato di molto i locali e hanno atteso il passare di qualche mese, fino a che i controlli si sono ridotti e si è ritornato a fumare in tutti il locali senza troppe distinzioni.
Anche perché, ironia della sorte (o ironia dell’Olanda), la legge contro il fumo è stata interpretata da qualche vispo membro del governo. Me lo sono sempre immaginato chino sui libri alla ricerca di un cavillo finché…EUREKA! La legge parla di “tabacco”, quindi basta fumare senza tabacco! L’idea non era male, ma non deve aver preso troppo piede poiché fumarsi una canna di succosa erba olandese senza nemmeno mischiarla con del tabacco è un’esperienza che può sfiorare il mistico; soprattutto per i turisti “al primo tiro”, ma anche per quelli un po’ più navigati, non dev’essere una passeggiata.
L’alternativa agli spinelli “puri” è costituita da un sostituto del tabacco fornito dal locale gratuitamente e consiste in rametti e foglie di altre piante. Qualcuno sostiene che siano derivati della pianta maschile della marijuana (la quale contiene percentuali bassissime di principio attivo), fatto sta che sembra di fumare del tè e quindi praticamente nessuno lo usa. Alla fine questa legge ha portato solo qualche depuratore d’aria in più nei locali e l’invito a nascondere i pacchetti di sigarette come se fossero queste ad essere divenute illegali.
Un’altra legge che ha fatto qualche vittima tra i proprietari di licenza è quella che impone una zona franca attorno alle scuole, 300 metri di raggio dentro cui non possono stare i coffeeshop. Chi era più vicino si è spostato, oppure ha chiuso.

Con il numero dei coffeeshop dimezzato rispetto a qualche anno fa, vuoi per l’intervento dell’Europa, vuoi per mano di questo o quel partito, non ha però accennato a diminuire il flusso turistico di giovani ragazzi (soprattutto italiani e spagnoli) che arrivano in branchi e si dividono tra vetrine e canapai non risparmiandosi in schiamazzi che nei loro paesi d’origine sono la norma, mentre qui risaltano molto poiché in contrasto con il quieto rispetto che vige nei luoghi pubblici olandesi.
Da quando, negli anni ’90, i turisti hanno cominciato ad arrivare in massa ad Amsterdam, i cittadini della capitale convivono con questi chiassosi sciami umani in tenuta e spirito da vacanza. Qualcuno si dev’essere stufato, oppure sono tutte decisioni prese dall’alto, non so.
Qualcuno mi ha detto che dev’essere una conseguenza del fatto che i canali del centro di Amsterdam sono diventati patrimonio dell’Unesco e ora il comune intenda dare il benvenuto a certi turisti più che ad altri. Fatto sta che è in arrivo la nuova legge sui coffeeshop olandesi: i locali diventano club con un massimo di 2000 iscritti ciascuno. Per ottenere la tessera (il nome sarà wietpas, letteralmente “il pass per l’erba”), bisogna dimostrare di risiedere sul territorio olandese. Senza tessera non si entra.
A Maastricht la sperimentazione è già iniziata da qualche mese.
Toccherà da maggio 2012 (sebbene data prevista fosse 1.1.12) alle province di Noord Brabant, Limburg e Zeeland.
Da gennaio 2013, salvo rinvii e se la sperimentazione avrà dato esito positivo, la legge sarà estesa a tutto il paese.

Cosa succederà poi è tutto da vedere, di sicuro sono già in molti a protestare. Non sono solo i rivenditori di droghe leggere a temere di vedere decimati gli introiti, ma anche tutto il settore turistico che vedrebbe un crollo sostanzioso dei clienti, visto che anche i quartieri a luci rosse sono stati già ridimensionati negli ultimi anni. Le previsioni, a livello economico, sono abbastanza funeste. Il guadagno nell’immagine dell’Olanda nel mondo forse avrà qualche miglioramento presso i benpensanti, ma le casse dello Stato subiranno un danno non da poco e, soprattutto in tempi di crisi, non si pensa col cuore ma col portafogli.
Vedremo che succederà. Per quel che riguarda Amsterdam..finché non vedo non credo.

|Ste|

Comments (2) »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: