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Nonostante il suo aspetto green, dato perlopiù dalla massiccia presenza di biciclette sulle strade, dalle verdi distese di erba e alberi rese rigogliose dalle abbondanti piogge, e dalle grosse turbine eoliche visibili appena fuori dalle città, l’Olanda non è un paese troppo attento all’ecologia.
Il fabbisogno energetico è soddisfatto per meno del 7% da fonti rinnovabili (5,5 % nel 2014, obiettivo 14% nel 2020; Italia: 18% nel 2014, 18% nel 2020, fonte Eurostat).
La raccolta differenziata è volontaria e la sezione umida dei rifiuti non viene raccolta in città.
Il porto di Rotterdam, il più grande d’Europa, da solo inquina in maniera abominevole.
Buona parte dei rifiuti viene convertita in energia con la combustione tramite termo-valorizzatori (termine aulico per dire inceneritori): non fosse per le emissioni, sarebbe una soluzione perfetta: non solo produrre energia gratis, ma eliminare allo stesso tempo i rifiuti. Così perfetta che qualcuno ha ben pensato di importare, dietro profumato compenso, i rifiuti tristemente famosi di Napoli per bruciarli qui.
Non fosse per le emissioni, appunto.

Presa coscienza di questa situazione, HVC – organizzazione che raccoglie rifiuti riciclabili e produce energia rinnovabile – ha organizzato in 29 comuni olandesi l’iniziativa “100-100-100“: 100 giorni, 100 famiglie, 100% liberi da rifiuti.
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Il progetto prevedeva fondamentalmente: risparmio di materie prime e drastica diminuzione del cosiddetto “secco residuo”.
Io ne sono venuto a conoscenza grazie ad affissioni pubblicitarie viste in città e mi sono iscritto online, perché incuriosito e probabilmente perché reso ancor più sensibile all’argomento ecologia da quando sono nati i nostri figli.
Trascorso il termine per l’iscrizione, io e gli altri partecipanti – il numero prefissato, 100 famiglie, è stato presto raggiunto e superato, arrivando a più del doppio di adesioni – siamo stati invitati all’incontro di presentazione, in una elegante sala del Municipio di Haarlem, con vista su Grote Markt.
Sono state due ore piuttosto intense, l’acustica non era ottimale e il mio olandese neppure, ma la presentazione in Power Point proiettata, assieme alle informazioni presenti sul sito, ha ben reso l’idea del progetto e le regole del gioco.
Da lì siamo andati via con un pacchetto contenente una bilancia elettronica per pesare i rifiuti, un contenitore in cartone per raccogliere piccoli elettrodomestici / batterie / lampadine esauste e diverse brochure informative sulla corretta divisione dei rifiuti e sull’utilizzo della piattaforma online, creata per l’occasione.

Le regole di 100-100-100 sono semplici: l’obbiettivo è produrre meno secco residuo possibile e ciò si ottiene sia massimizzando la raccolta differenziata, sia evitando di produrre rifiuti in origine (per esempio, non utilizzare i sacchetti singoli per frutta e verdura al supermercato e/o usare gli stessi come sacchetti per piccoli cestini in casa, invece che comperare appositi sacchetti oppure preferire, al momento dell’acquisto, un prodotto piuttosto che un altro anche per la riciclabilità della sua confezione).

Ogni settimana i partecipanti accedono al sito internet e dichiarano il peso del secco residuo prodotto negli ultimi 7 giorni, oltre a partecipare, volendo, ai “compiti per casa” settimanali, tra i più disparati: contare il numero totale di sacchetti usati in 7 giorni, quante volte si tira lo sciacquone durante la giornata, come ci si è organizzati per raccogliere la differenziata e in quali contenitori, eccetera.
Sulla piattaforma online i partecipanti possono anche conoscersi e scambiarsi idee e opinioni. Non meno importante è la sezione del sito che aiuta i partecipanti nella divisione dei materiali per la raccolta differenziata: un utilissimo database che include moltissimi prodotti di uso comune e la loro destinazione, riciclo o smaltimento.

Alla fine dei 3 mesi di esperimento, i partecipanti hanno prodotto meno di un ottavo dei rifiuti, che vuol dire 33kg all’anno pro capite, contro i 265 kg prodotti da un cittadino haarlemese medio in un anno .

Com’è andata a casa nostra? L’entusiasmo iniziale si è scontrato con la realtà dei fatti: il peso dei pannolini , 8-10 al giorno completi del loro angelico contenuto, ci ha buttati fuori da ogni possibile classifica.
Anzi, a conti fatti, abbiamo realizzato di essere una delle famiglie che produce più kg di immondizia, nonostante cerchiamo di essere più attenti possibile.
Così ho smesso presto di inserire il dato reale della nostra produzione sul sito ed ho preferito inserire lo stesso, ma tolto il peso dei pannolini. Per più di un mese ho anche voluto vedere quanti rifiuti in meno avremmo prodotto separando il GFT (frutta, verdura, verde in generale) e portandolo una volta alla settimana di persona fino alla discarica, in zona industriale.
Pannolini a parte, il risultato è stato notevole: su circa 10 kg di immondizie, più di 6 kg era costituito da materiale organico compostabile.

A essere onesti, già abbiamo in casa l’alternativa ecologica ai pannolini usa e getta, i pannolini lavabili. Ma, un po’ per pigrizia, un po’ per sopravvivenza, li abbiamo usati ben poco in questi quasi due anni e mezzo. Ci siamo promessi però di rimediare in futuro, insegnando ai nostri bambini prima a usare il vasino e poi a rispettare in ogni modo possibile il pianeta e le limitate risorse di cui dispone. E contiamo, in un paio d’anni, di diventare competitivi nella “100-100-100”, sperando che nel frattempo si muova qualcosa a livello comunale, se non altro per la raccolta dell’umido in città: sarebbe già una grossa rivoluzione e un taglio drastico nella quantità di rifiuti da smaltire.

|Ste|

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