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Le attività di inizio anno

Felice anno a tutte/i!

Sopravvissuta alle detonazioni e ai nostri parchi festeggiamenti di saluto al nuovo anno, il primo giorno dell’anno sono uscita a fare una breve passeggiata e ho notato molti alberi di Natale dismessi per strada. Vero che il 1° gennaio segna la fine delle feste natalizie, ma che peccato vedere tutti quegli alberi senza radici buttati sul marciapiedi o per strada!
Fortunatamente ho trovato sul sito del Comune di Haarlem un’iniziativa molto carina ed ecologica: la raccolta e consegna degli alberi di Natale (Kerstbomenactie) da parte dei bambini e ragazzi fino a 15 anni.
Il 4 e l’11 gennaio i bambini e i ragazzi fino a 15 anni possono portare tutti gli alberi di Natale dismessi che si trovano in città in diversi punti di raccolta; in entrambe le occasioni vengono dati 0,40€ per ogni albero consegnato. Inoltre è previsto un premio di 500€ ad estrazione per una delle classi che partecipa all’iniziativa, da destinare ad un’escursione o in beneficenza.
L’11 gennaio, giorno della chiusura, vengono dati ulteriori premi.
I maggiori di 16 anni possono portare gli alberi, ma non partecipano all’iniziativa.

Abbiamo scoperto un’altra cosa interessante: è stato nominato lo stadsdichter di Haarlem per il triennio 2017 – 2020.
Lo stadsdichter è il poeta della città. Questa figura esiste dal 2001 nei Paesi Bassi; nasce per volontà di alcune associazioni letterarie e deve la sua origine al Poet Laureate inglese. Questo è una specie di cantore della città: si occupa di scrivere di avvenimenti importanti, feste cittadine, o in occasioni specifiche.
Alla fine dello scorso anno, il Comune di Haarlem ha deciso che la città avrebbe avuto il suo cantore. È stato indetto un concorso e tra i cinque finalisti è stato scelto il vincitore.

|Aria|

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Grraaatis

Questa è la parola più amata dagli olandesi. Grandi e piccini non riescono a resistere: anche se non ne hanno bisogno, devono avere tutto ciò che è gratuito solo perché non lo pagano.
Quando, arrivata qui, i predecessori expat mi fecero notare questa caratteristica, all’inizio pensavo fosse una battuta; poi mi resi conto che erano diverse le persone che me lo indicavano.
Infine, un autunno di qualche anno fa ebbi la schiacciante conferma della magia della parola ‘gratis’.

Dato che nell’inverno precedente si erano verificati diversi disagi coi treni a causa della neve, NS decise di prepararsi tempestivamente alle eventuali nevicate con conseguenti disagi per i passeggeri.
All’inizio dell’autunno, previa consistente campagna informativa, NS organizzò nelle più grandi stazioni dei punti di informazione e di ristoro per i passeggeri in attesa del proprio treno (episodio raccontato interamente nel post prove tecniche d’inverno).
Nonostante non facesse freddo ed i treni non fossero molto in ritardo, i punti di ristoro, che fornivano gratuitamente bevande e zuppe calde, erano pieni di gente.

Con il tempo e con le diverse occasioni che mi sono capitate ho potuto notare anche un altro aspetto del concetto di gratuità. Non è solamente qualcosa di cui approfittare, ma è costume che venga accettato.
La maggior parte delle volte in cui mi hanno offerto qualcosa gratuitamente ho rifiutato. Tutte le volte si è dipinto lo stupore sul viso dell’offerente, talvolta accompagnato da un’espressione di rimprovero (per intenderci, simile a quella dei genitori quando i figli piccoli non ringraziano dopo aver ricevuto il biscotto).

Se l’integrazione con la cultura e il posto in cui vivi si misura anche nei piccoli gesti, devo constatare che il mio amato Ste si sta ‘olandesizzando’.
I primi segni della conversione li notai qualche tempo fa quando, di ritorno dalla spesa al supermercato, Ste mi fece notare con aria trionfante che approfittando di un’offerta aveva comprato 6 o 8 barattolini di mais (circa il doppio dell’acquisto consueto). Gli feci presente che avevamo già del mais a casa e che quindi non era necessario comprarlo; e lui giustamente rispose che l’avremmo sicuramente usato prima della scadenza.
Il ragionamento non fa una piega, ma nella pratica: dove le metti 8+2 (che già c’erano) confezioni di mais? Alla fine con un po’ di costruzioni geometriche, il mais fu sistemato in dispensa.
Successivamente ci sono stati altri episodi del genere fino ad arrivare ad una combo che non lascia dubbi sulla lenta ma inesorabile conversione.

Un giorno di ritorno dal lavoro, noto in giardino uno scivolo per bambini di quelli di plastica.
Chiedo spiegazioni a Ste, il quale candidamente mi risponde che l’ha trovato su Gratis op te halen (letteralmente da prendere gratis). Alle mie obiezioni sulla quantità di spazio occupata dallo scivolo e sulla reale possibilità per i bambini di utilizzarlo, Ste risponde che non poteva non prenderlo: era gratis!
In effetti i bambini si sono entusiasmati per un po’, hanno giocato con lo scivolo diverse volte (sempre sotto la supervisione di uno di noi, dato che era già abbastanza vissuto al suo arrivo a casa nostra), ma dopo un paio di mesi è rimasto lì, a colorare il giardino.
Ora, dopo qualche mia insistenza, Ste ha smontato lo scivolo e poi lo porteremo in discarica, essendo troppo grande per rientrare nelle immondizie normali.

mobili-in-giardinoQualche settimana fa Ste ed io stavamo parlando di un mobile a scaffali che ci serviva: discutevamo se era preferibile comprarlo, o se Ste poteva costruirlo da solo con gli avanzi di legno che avevamo già a casa.
Un paio di giorni più tardi Ste mi informa che ha accettato una super offerta trovata su un sito, Maarktplaats: qualcuno offre gratis 3 mobili a scaffali di diverse misure. Alla mia domanda di impiego di 2 mobili a scaffali in più, Ste risponde che un secondo mobile possiamo impiegarlo noi ed il terzo lo può dare ad un suo amico.
Non sono molto convinta della spiegazione e ci sto rimuginando su, quando Ste arriva a casa con il primo carico di mobili. Già, perché una volta incontrato il proprietario dei mobili, Ste realizza che sono in tutto 5 mobili e non 3. Ormai lui ha accettato, quindi non può far altro che portarseli tutti a casa.
Una volta sistemati i mobili in giardino, chiedo nuovamente cosa ce ne facciamo dei mobili in eccesso, che ora sono 2 (nel frattempo, visto che è aumentato il numero di mobili complessivo, Ste ha aumentato a 3 i mobili che rimangono a casa nostra).
Ste confida nell’aiuto dei suoi amici, che sicuramente avranno bisogno di un mobile a scaffali, magari anche di due!
Invece, prima ancora che arrivino le loro risposte, il vicino di casa si fa una passeggiata in giardino e chiede a Ste come mai abbiamo così tanti mobili. Quando Ste gli comunica che è in attesa di risposta da parte dei suoi amici, il vicino si fa avanti e chiede se può prendere un mobile; inoltre chiede se, in caso nessuno sia interessato, può prendere anche il secondo mobile.
Ed ecco fatto: noi ci siamo tenuti 3 mobili a cui Ste ha trovato un utilizzo ed il vicino se n’è ritrovati 2 gratis e consegnati in giardino. Non solo: per ringraziarci dei mobili, ci hanno regalato un sacchetto pieno di automobiline di cui Lorenzo e Mila vanno matti!
Un giro di gratuità niente male, eh?!

|Aria|

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il campeggio in città

mandela doetuin

Mandela Doetuin

Il quartiere in cui viviamo, Haarlem Noord, è residenziale, piuttosto multietnico e pieno di famiglie con bambini. Nel raggio di 2km si trovano diversi asili, scuole, parchi attrezzati, fattorie cittadine e tutto ciò che può servire a tenere impegnato un bambino all’aria aperta.
A pochi passi da casa nostra si trova un parco piuttosto grande, il Nelson Mandelapark (curiosità: il parco ha questo nome da ben prima che lo storico Presidente del Sud Africa passasse a miglior vita, se uno merita un parco perché aspettare che muoia), dove trovano posto un campetto da calcio, uno da basket, una rampa per skateboard, uno scivolo e altri giochi per bambini piccoli, diverse aiuole e molti alberi. Su un lato corto del parco si trova anche un doetuin, credo unione delle parole doe, imperativo del verbo “fare” e tuin, “giardino, orto”: 28 mini orti da 25mq l’uno, a disposizione dei cittadini che ne fanno richiesta, liste d’attesa permettendo.
Ma di questa iniziativa, che mi piace molto, vi parlerò nel dettaglio in uno dei prossimi articoli.

Per la sua vicinanza da casa e per il suo gradevole aspetto, il Nelson Mandelapark è da molto il nostro preferito e ci andiamo sia con i bimbi che per una chiacchierata in relax con amici. Durante il giorno e nelle prime ore della sera non è quasi mai vuoto, essendo meta preferita anche dei possessori di cani del quartiere, ma ci sono stati giorni in cui il parco non si è svuotato nemmeno di notte. Nel weekend di metà luglio, è stato infatti teatro di una bella iniziativa, alla prima edizione in quel di Haarlem: il buurtcamping, campeggio di quartiere.

buurtcamping

Per 3 giorni e 2 notti il parco si è trasformato in un ordinato e funzionale campeggio, fruibile dai residenti di Haarlem Noord pagando una modica cifra all’organizzazione. Posti tenda, un paio di punti di ristoro, una lunghissima tavola per cenare insieme, gazebo destinati a workshop, giochi per i più piccoli e zona relax.
Il buurtcamping, secondo gli organizzatori, volontari, è un’occasione per conoscere i propri vicini, fare nuove amicizie ma anche godersi una vacanza con pochi euro.

In campeggio si sta tutto il giorno all’aria aperta e tutti sono uguali – si legge nella presentazione dell’iniziativa, sul volantino arrivato a casa di tutti gli abitanti del quartiere -, con quel rotolo di carta igienica (presente anche nel logo, aguzzate la vista) sotto braccio, abbiamo tutti lo stesso identico aspetto impacciato. Incontri i tuoi vicini di casa, fai due chiacchiere e ti dai una mano. Costruendo insieme il camping o facendo una partita a badminton, gli abitanti del quartiere imparano a conoscersi in un contesto di relax vacanziero“.

I prezzi sono abbordabili: per un weekend si pagano 10 € a persona e 5 € a tenda, con sconti per i volontari e i meno abbienti, mentre fino ai 12 anni non si paga.
C’è tutto: dal parcheggio per i pochi venuti in macchina ai bidoni per la raccolta differenziata portati per l’occasione, la roulotte dove si può noleggiare di tutto, dalla tenda alle racchette da badminton; non manca neppure il barbiere, che aspetta i clienti in un gazebo trasformato salone dall’aria molto vintage.
E il meteo, dettaglio non indifferente da queste parti, è stato, nonostante qualche goccia di pioggia notturna, davvero niente male.

Quest’anno non abbiamo partecipato perché sprovvisti di tenda e soprattutto perché eravamo appena tornati da due settimane di vacanza in Italia e avevamo bisogno di vivere la nostra casa, in tranquillità. Spero di riuscire a parteciparvi il prossimo anno perché ho trovato l’iniziativa lodevole, soprattutto per la possibilità di conoscere meglio le persone con cui si condivide il quartiere, ma che nella routine quotidiana si ha poche occasioni di incontrare.

Di seguito, i video ufficiali dei tre giorni al Majellapark di Utrecht, 8 – 10 luglio 2016.
Appena saranno disponibili i video del Buurtcamping Mandelapark Haarlem, li aggiungerò qui sotto e alla pagina Facebook.
Sono in olandese, ma di breve durata e riescono bene a cogliere lo spirito di questa manifestazione.

VidBuurtcamp1 VidBuurtcamp2 VidBuurtcamp3

Sito ufficiale dell’iniziativa (in olandese): debuurtcamping.nl

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Conclusa la parte divertente e spensierata, lasciate che sfoghi qui la frustrazione per la maleducazione di molti proprietari di cani.
Se pensate che gli olandesi siano in media più educati e ordinati, sappiate che questo non vale assolutamente per la questione cani e cacca. Non bastano cartelli e minacce di multe per ricordare alle persone i loro doveri nei confronti dei loro quadrupedi e dei bipedi, soprattutto bambini, che popolano il parco e che non possono scorrazzare liberi per problematiche da campo minato.
Un giorno o l’altro diverrò un attivista anti pupù canina, sì. Ho già qualche piano in mente, tipo segnalare la presenza delle cacche con una vistosa bandierina dall’asta sproporzionata o tappezzare il parco con dei messaggi sarcastici/drammatici, oppure attendere il maleducato di turno e intervistarlo chiedendogli le ragioni del gesto. Si accettano consigli.
A vedere i cartelli sotto, di certo c’è che non sono né il primo né l’unico a lamentarsene.

poep

“utilizza un sacchetto”; “qui giocano bambini”; “no cacca sul marciapiede”; bandierine olandesi su cacca.

Vi tengo aggiornati.
Nel frattempo voi, per piacere, raccogliete la cacca dei vostri cani.

|Ste|

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Un nuovo inverno olandese

Anche se fai le stesse cose in momenti diversi, la sensazione che ne consegue non è mai la medesima. È un po’ quello che è successo a noi durante il periodo natalizio appena passato.
Per diversi motivi abbiamo scelto di rimanere in Olanda a festeggiare il Natale e l’anno nuovo, per la prima volta da quando ci sono i bimbi. Ovviamente la mancanza di famiglia e amici si fa sentire di più in quel periodo, ma abbiamo cercato di combatterla organizzando il nostro solito ‘Natale aperto‘, invitando i nostri amici (expat come noi) a trascorrere la giornata insieme.
Nonostante non ci fosse un clima natalizio, senza la neve e poco freddo, abbiamo mangiato parecchio (requisito fondamentale per gli italiani all’estero!) e siamo diventati le attrazioni viventi dei bambini: anche loro hanno avuto un menu speciale, che sembra abbiano apprezzato parecchio assieme alla compagnia e ai regali.

Per tutto il mese di dicembre abbiamo atteso che arrivassero il freddo e la neve, ma il Natale, come dicevo, è stato piuttosto tiepido. Allora abbiamo riposto le nostre aspettative sulla fine d’anno.
Anche in quell’occasione abbiamo organizzato una cena con amici, che poi abbiamo ospitato per la notte visto che l’ultimo giorno dell’anno non ci sono treni dalle 20 della sera fino alla mattina successiva.
Siamo stati molto bene, ma devo dire qualcosa riguardo ai fuochi d’artificio.
Partiamo dal presupposto che gli olandesi sono generalmente rispettosi delle regole e della libertà altrui; forse proprio per questo, in alcune e rare situazioni si comportano in modo completamente diverso: due casi su tutti, il koningsdag e l’ultimo dell’anno.
Tralasciando il primo, negli anni ho notato una crescente mania per i botti e i fuochi d’artificio. Se al primo Capodanno in terra olandese mi ero stupita della poca presenza di botti e fuochi, col passare degli anni la sensazione di essere per qualche giorno in mezzo a una guerriglia civile è diventata una realtà.
Generalmente è vietato accendere botti e fuochi prima del 31 dicembre: quest’anno ad Haarlem hanno permesso l’esplosione di botti e fuochi tra le 18 dell’ultimo giorno dell’anno e le 2 della mattina del primo.
Magari fossero stati tutti ligi a quegli orari!
Già qualche giorno prima della fine dell’anno, soprattutto di pomeriggio e sera, si sentivano le esplosioni; ma l’ultimo dell’anno hanno iniziato in tarda mattinata ed è stato un crescendo di scoppi. La sera le finestre di casa che davano sulla strada tremavano ad ogni scoppio e, dopo aver messo i bimbi in camera, ci siamo preoccupati che non riuscissero a dormire, visto il rumore costante e forte.
Con estrema sorpresa ci siamo accorti che non solo i bimbi non risentivano del rumore, ma sembrava fosse per loro quasi meglio di una ninna nanna!

Il 1º dell’anno siamo andati tutti insieme al mare: la giornata era splendida, con sole e vento. Il nostro obiettivo era fare una passeggiata sul lungo mare, mentre quello di quasi tutti i viaggiatori in treno era quello di fare il bagno. Eh già, la tradizione olandese prevede che le persone di tutte le età si tuffino nell’acqua gelata per salutare il nuovo anno (nieuwjaarsduik).
Non credo lo farò mai nella vita, nonostante guardare lo spettacolo sia allegro e divertente.

È bastato aspettare qualche giorno del nuovo anno affinché le temperature scendessero decisamente e l’inverno arrivasse davvero; dicevano che a gennaio ci sarebbero state delle gelate e si sarebbe sentito il vero inverno: si è tutto avverato.

|Aria|

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Un Capodanno misto

Mi sorprende sempre la velocità con cui gli olandesi montano e smontano addobbi, interni di case, pezzi di stazioni dei treni; insomma, sono sempre in piena attività e, considerata la tipologia del lavoro da svolgere, immagino siano anche mentalmente molto attivi. Già, perché se non ricordo male, al pensiero consegue l’azione, quantomeno nelle situazioni non emotive.
Così, con quanta velocità avevano appeso striscioni celebranti zwarte Piet e Sinterklaas, li hanno tolti prima di Natale, per lasciare solo le luci appese.
E, subito dopo Natale, sono partiti i saldi.

L’ultima festa è il Capodanno (nieuwjaarsdag), poi tutto riprende più o meno lentamente dal 2-3 gennaio.
Per il terzo anno consecutivo ho lavorato anche l’ultimo dell’anno, quindi la possibilità effettiva di andare in giro era scarsa, vista la consueta assenza di treni per Haarlem dopo le 20-20:30. Inoltre, la mia pigrizia è nota e non ha aiutato Ste nei preparativi del nostro ultimo dell’anno, trascorso molto piacevolmente e tranquillamente insieme ad una coppia di amici, Bina e Diego.

Capodanno 2014

Capodanno 2014

Chef Ste è riuscito ad uscire dal lavoro qualche ora prima e si è dedicato alla spesa ed alla conseguente cottura di squisitezze italiane non proprio tradizionali, ma decisamente ‘di festa’.
Diego ha preparato melanzane e zucchine ripiene al forno e due rotoli di crepes, una al salmone ed una con i gamberi.
Abbiamo mangiato tanto e molto bene ed abbiamo pazientemente atteso che finissero i botti; purtroppo, siamo tutti andati a dormire con il loro sottofondo; direi che questo dei botti esageratemente esplosi anche prima dell’ultimo dell’anno e per tutto il giorno è una delle stranezze olandesi, in netto peggioramento col passare degli anni.

Al risveglio verso metà mattina, ho chiesto a Ste di mettere il Concerto di Capodanno della Filarmonica di Vienna, in modo da accompagnare la sontuosa colazione imbandita per l’occasione; ricordo l’usanza di ascoltare il Concerto da quando ero bambina: era una richiesta del papiño.
Purtroppo non è stato possibile sintonizzarci in diretta con l’evento, ma Ste ci ha magistralmente collegato con quello dell’anno scorso, “perché tanto non credo faccia molta differenza”, ha correttamente motivato.
Dopo mezzogiorno, la mattinata ha cambiato tono e Ste ha cercato qualche canale televisivo locale che offrisse l’intrattenimento olandese per eccellenza: un collegamento in diretta con uno delle centinaia di posti dove migliaia di persone facevano il tuffo in mare del 1° dell’anno (nieuwjaarsduik).
Questi sconsiderati di tutte le età attendevano per più di un’ora, in discutibili costumi da bagno, al di qua della linea di partenza, ballando con musica decisamente popolare ed intrattenendosi con le offerte gratuite degli organizzatori. Il tutto con una temperatura esterna di 7°C, di cui percepiti 2°C, e quella dell’acqua a 6°C.
Certo, c’era anche lo scopo benefico di riuscire a raccogliere i soldi necessari per comprare una macchina elettrica per i degenti di una clinica, ma di base agli olandesi piace divertirsi così, facendo cose un po’ bizzarre, tutti insieme.

|Aria|

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zwarte Piet in pericolo?

In Olanda non si celebra molto il 25 dicembre e la figura principale portatrice di regali non è Babbo Natale, ma Sinterklaas e i suoi aiutanti.

zwarte piet

zwarte piet

Di loro si era già parlato un paio di anni fa, nell’articolo di Aria a proposito; la sostanza non cambia: i bambini attendono l’arrivo di un signore con la barba bianca e dei regali che questo porta. Ma mentre il vecchio Babbo riesce a far tutto in una notte (molto probabilmente è tutto merito delle renne, pensavo da bambino), Sinterklaas arriva via mare in Olanda, circa tre settimane prima del 5 dicembre, assieme ai suoi aiutanti su di una grossa barca. I bambini sanno che da quel giorno possono mettere le calze appese, in attesa di trovarci dentro dei dolciumi e piccoli regali, consegnati dai piccoli aiutanti.

uno degli intochtMa da qualche anno a novembre, quando fa buio presto e l’aria odora di zenzero, ritorna un dibattito che mette in discussione uno dei simboli dell’infanzia olandesi.
Gli aiutanti di Sinterklaas, gli Zwarte Piet, letteralmente “Pietro Nero”, stanno infatti creando qualche grattacapo ai tradizionalisti. Questi giovani e instancabili collaboratori, nella storia e in tutte le rappresentazioni, sotto il colorato copricapo che indossano, hanno per tradizione capelli ricci e neri, sono rigorosamente di pelle nera e portano vistosi orecchini. Il problema è chiaro: ricordano troppo dei, seppur felici, schiavi.

Quest’anno, tutto è cominciato il 4 ottobre per mano e bocca di 21 cittadini di Amsterdam  che hanno protestato ufficialmente contro l'”intocht“, la  cerimonia di arrivo della nave di Sinterklaas e ciurma organizzata nella capitale (come in tutte le maggiori città olandesi). Il comune ha quindi messo attorno ad un tavolo coloro che protestavano contro la natura razzista della figura di Zwarte Piet, assieme agli organizzatori della cerimonia. La discussione in sé non ha avuto esiti rivoluzionari, ma è stato il momento in cui, tramite le riprese della tv AT5 la diatriba ha raggiunto il grande pubblico.

protesta anti Zwarte PietLa questione non si è fermata nei salotti, casalinghi e televisivi, olandesi, ma è stata presa in grande considerazione addirittura dalle Nazioni Unite.
Mentre ad Amsterdam un giudice ha deciso di non accettare le richieste di coloro che protestavano, ammettendo la manifestazione poiché non sussistevano problemi di ordine pubblico, dalle Nazioni Unite a New York è arrivato il consiglio di rivedere i particolari della storia che richiamano la schiavitù, soprattutto considerato il livello di civiltà e la difesa della libertà che caratterizzano l’Olanda di oggi.

Molte le ipotesi e le soluzioni proposte dai vari organizzatori per mettere d’accordo tradizione e rispetto: qualcuno ha proposto dei Piet di tutti i colori, a Schiphol sembra che saranno bianchi con solo dei pois neri sul volto, mentre in alcuni posti i capelli non erano ricci, e in molte città sono stati tralasciati gli orecchini.
Molti sono anche coloro che non vogliono sentirne parlare di cambiare, come nel caso della Pietitie (crasi di Piet e Petitie), petizione che ha superato in pochissimo tempo il milione di adesioni, divenendo la pagina Facebook con la crescita più veloce vista finora in Olanda.

Personalmente non so bene cosa pensare e quale sarebbe la migliore soluzione. Da un lato penso che la storia non cambierebbe se i Piet fossero di diverso colore, quindi perché non togliere ogni possibile simbolo di schiavitù? Dall’altro ritengo che non sia la storia di Sinterklaas a fare dell’Olanda un Paese più o meno civile.
Di sicuro mi ha piacevolmente colpito il fatto che siano bastate 21 persone per portare all’attenzione di media ed enti internazionali una questione; la questione non è di per sé così importante, ma ritengo sia comunque una buona prova di democrazia.

Alla fine, durante lo scorso weekend, quando la nave è arrivata, non si sono registrati i temuti scontri: qualche centinaio di anti Zwarte si sono fatti sentire sabato, mentre domenica, durante la cerimonia, non sono stati in grado di rovinare la festa, forse anche a causa del livello di guardia innalzato dalla polizia o forse perché l’arrivo di Sint è soprattutto una festa per i bambini, che difficilmente avrebbero capito le ragioni della protesta.

sinterklaas nero

“risolto. fine della discussione.” – da Spits del 21.11.13

|Ste|

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feste di primavera

Mentre il nostro trasloco procede un po’ a rilento e se ne prevede il decollo solo durante il prossimo weekend, l’Olanda ha vissuto il periodo più festoso dell’anno. Il giorno della regina, l’investitura del nuovo re e il festival della liberazione hanno colorato ed animato le strade di molte città olandesi.

hlemstraatCome da tradizione, abbiamo passato anche questa giornata della regina ad Amsterdam. La giornata era gradevole, nonostante bastasse una nuvola – che qui non manca praticamente mai – ad oscurare il sole e a far subito sentire i 12°C di questa timida primavera. Così timida che i giardini di Keukenhof, che abbiamo visitato assieme agli ospiti venuti a trovarci una settimana fa, non erano del tutto in fiore, anzi, almeno un quarto dei boccioli non si era ancora schiuso.

willemtrixAd Amsterdam invece era tutto un fiorire di vestiti, accessori e parrucche arancioni. Ci siamo diretti dalla stazione dei treni, stranamente non stracolma di gente come gli altri anni, verso lo Jordaan, rinomato quartiere della capitale e teatro dei più colorati e forniti mercatini. Il giorno della regina tutti possono vendere tutto, esentasse, per strada: dalle cianfrusaglie trovate in soffitta ai dolci rigorosamente home made appena sfornati. Vale un po’ tutto al vrij markt (lett. mercato libero). hijisgekDappertutto la musica riempie l’aria allietando venditori e attirando compratori per tutta la durata delle bancarelle, aperte dalle 6 di mattina alle 8 di sera. Nelle strette viuzze dello Jordaan,  dove sono più numerosi gli indigeni amsterdamesi, mi è capitato di vedere più spesso espressioni goliardiche atte a prendere in giro la casa reale. I migliori contributi sono le foto che vedete a destra: in basso la nuova regina Maxima, moglie del re, che esclama “è pazzo!”; nella foto in alto il nuovo re sfoggia l’inconfondibile pettinatura della madre, l’ex regina Beatrix, dando vita ad uno spassoso fotomontaggio.

Nei canali del centro sfilavano già dal primo pomeriggio le barche decorate con drappi arancioni, grossi altoparlanti e una discreta riserva di birra, dotate spesso di pochi posti e solo in piedi, meglio se occupati ballando (in perfetta sincronia con gli altri occupanti, visti gli spazi esigui). Abbiamo seguito i canali per un po’, fino ad arrivare a Leidseplein, in gran fervore, e proseguire verso il Vondelpark. barcaQui trovano posto i mercatini tenuti dai bambini, assieme a coetanei che suonano gli strumenti più vari, attirando folle di curiosi ad applaudirli.
Il giorno della regina è sì un occasione di festa, ma per i più intraprendenti è anche momento per lauti guadagni. Vendendo a peso d’oro delle lattine comperate nei giorni precedenti nei supermercati per pochi centesimi, improvvisandosi cuochi o con le idee più curiose. Le più interessanti di quest’anno sono il matrimonio express e il lancio delle uova.
Nel primo caso, un gazebo di due metri per due prometteva di sposare qualsiasi coppia lo volesse per soli 5€. Nel pacchetto erano compresi: abiti da sposi, cerimonia, anelli e servizio fotografico (una foto Polaroid). uova
Nel secondo caso, un personaggio vendeva tre uova crude per la modica cifra di  2 €.
Un allevatore di galline che offriva i prodotti del suo pollaio? No, le uova servivano per essere lanciate addosso al socio del primo uomo, che stava immobile a una decina di metri, attendendo che i lanciatori scagliassero “mancati pulcini” sulla sua testa, coperta da una parrucca arancione fluorescente. Il gioco non coinvolgeva solo le persone appena descritte: a volte le uova, lanciate troppo radenti al suolo, non si rompevano subito ma rimbalzavano, correndo minacciose verso le persone sedute anche a 30-40 metri di distanza, a volte frantumandosi sui malcapitati che comprensibilmente pensavano di non essere nel raggio d’azione, impregnando i loro vestiti del nutriente alimento e del suo poco gradevole profumo.
Ho calcolato che a quel ritmo i due potevano aver raccolto circa 3-400 € all’ora, già al netto del costo delle uova.

La zona del Dam l’abbiamo evitata un po’ come la peste, visto che l’area era transennata più o meno pesantemente nel raggio di diverse centinaia di metri dal palazzo reale e dalla Nieuwe Kerk, dove l’investitura di Re Willem ha avuto luogo. Anche i cartelli luminosi sconsigliavano di recarsi lì, e invitavano il pubblico a seguire l’avvenimento sui maxi schermi predisposti in diverse zone della città.
Quest’anno c’era meno gente in giro per la città, forse perché i grandi party sono stati spostati in zone periferiche, forse perché si temeva che la concomitanza del giorno della regina con l’investitura generasse un sovraffollamento tale da rendere invivibile l’ambiente.

In questi giorni si è tenuta anche la Nationale Dodenherdenking, commemorazione nazionale dei morti di tutte le guerre (e delle missioni umanitarie), che ha luogo il 4 maggio, giorno in cui si svolgono cerimonie ufficiali e vengono osservati due minuti di silenzio alle 20.

Bevrijdingspop

Più festoso è invece il Bevrijdingsdag, il giorno della liberazione. Oltre a celebrare la liberazione dai tedeschi alla fine della seconda Guerra Mondiale, è oggi una celebrazione della libertà in senso lato. Un giorno per festeggiare la libertà di cui l’Olanda è un noto esempio, ma anche per pensare a chi non ha la stessa fortuna e vive in posti dove essere liberi è ancora un miraggio. La data è il 5 maggio ma, a differenza del 25 aprile per l’Italia, è considerato giorno festivo solo una volta ogni cinque anni, quelli divisibili per 5. Sarà quindi una bank holiday la prossima volta nel 2015.
Ogni anno il 5 maggio, indipendentemente da quale giorno della settimana sia, in molte città d’Olanda la giornata viene celebrata con dei festival. Il più famoso e più datato di questi festival è il Bevrijdingspop (pop di liberazione) e si tiene nella nostra adorata Haarlem. Questa era la 33esima edizione e anche questa volta gran parte del merito per la buona riuscita dell’evento va ai volontari che l’hanno preparata.
Non ci eravamo mai stati da quando siamo qui, ma quest’anno abbiamo voluto dare un’occhiata. Siamo partiti dalla stazione in bici ed abbiamo percorso la strada verso i parchi a sud, Harlemmerhout e Florapark. Dalla partenza all’arrivo abbiamo pedalato accanto ad un vero fiume di persone che scorreva ininterrotto attraverso le vie del centro per uscirne a sud, dove si trovavano i parchi e l’area della festa. Lì, 4 palchi offrivano musica per tutti i gusti e per tutte le età, visto che uno di essi era dedicato ai più piccoli. Un’affluenza da record, favorita dal bel tempo (20 gradi e più) e dal fatto che quest’anno l’avvenimento è avvenuto di domenica.

|Ste|

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