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Angoli retti

Dall’epoca in cui vivevamo in affitto nella precedente casa, Ste ed io ci siamo fatti parecchie domande sulle modalità di costruzione olandesi.
La chiesa dove vivemmo nei primi 3 mesi era esclusa dalle nostre analisi, semplicemente perché eravamo consapevoli che l’ambiente fosse stato adattato prima a ‘casa dello studente’ e poi a ‘condominio’. E le due destinazioni d’uso ci risultavano già abbastanza strane, considerati i nostri retaggi cattolici.
Eppure, continuavamo a chiederci come fosse possibile costruire su quello che tempo prima era acqua e poi era stato svuotato e coperto di sabbia; soprattutto, ci chiedevamo, quanta solidità potessero avere delle fondamenta con sotto della sabbia (trovate alcuni articoli a tal proposito, vedi ruspetta e secchiello e A pensarci bene).
Per quel che riguarda la manutenzione delle strade, certo il basamento di sabbia facilita la rimozione delle mattonelle stradali o dei marciapiedi.

Le case sono costruite sulle fondamenta (ben che vada di metallo), poi c’è una struttura in legno, la quale viene rivestita con i vari materiali di costruzione.
La caratteristica pendenza frontale di alcune case è appositamente costruita per facilitare lo spostamento dei mobili dall’interno all’esterno delle case e viceversa; accorgimento necessario poiché spesso lo spazio di movimento interno è decisamente ristretto.
Questo non accade nelle villette tipiche olandesi, tipo la nostra, sviluppate in lunghezza, dove le finestre sono sufficientemente larghe e quindi si pensa che tutto possa essere spostato attraverso di esse.

Quando, però, ci siamo trovati alle prese con delle manutenzioni da fare in casa, lì ci siamo accorti che in effetti qualche problema di quadratura c’era.
Vuoi per l’umidità accumulata dal legno nei decenni, o per la poca stabilità del basamento (‘infilato’ nella sabbia), abbiamo notato che in effetti quelli che dovevano essere angoli retti, per esempio gli incavi delle finestre o delle porte, non lo erano propriamente. Inizialmente pensavamo di non guardare correttamente gli infissi, poi ci siamo accorti che le angolature non erano davvero di 90°!
Prima di costruire il bagno al piano terra (vedi post), avevamo notato che le pareti del bijkeuken non formavano angoli retti, ma pensavamo che fosse dovuto al rivestimento che i precedenti proprietari di casa avevano messo alla stanza intera. Nel momento in cui i rivestimenti di tutte le pareti sono stati buttati giù, però, ci siamo accorti che le pareti stesse della casa non erano a 90° tra loro! Ora sembra che il bagno sia stato sistemato, ma non ne siamo sicuri perché guardando le piastrelle del pavimento e la parete esterna della vasca, si ha l’impressione che non ci sia un angolo retto nemmeno lì.
Ora che Ste si sta occupando (con grande successo, devo dire) della manutenzione e del rinnovo della stanza al primo piano, si è accorto che non ci sono 90° neppure tra le pareti adiacenti, o tra le pareti e il pavimento.

Una curiosità per gli appassionati di cucina italiana e/o di tecnologia è che prossimamente il notissimo produttore di pasta Barilla, con la collaborazione dell’olandese TNO (Nederlandse Organisatie voor Toegepast Natuurwetenschappelijk OnderzoekOrganizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata), produrrà la pasta stampata in tre dimensioni (vedi articolo).
Sembra che la società olandese, in costante attività con diverse università olandesi, si stia dedicando al perfezionamento del prodotto finito, in modo da poterlo poi testare in alcuni ristoranti olandesi.
Se la ‘pasta stampata’ soddisferà i canoni voluti dalla nota marca italiana, verrà poi esportata nei ristoranti monomarca, già presenti nel mondo.

|Aria|

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ruspetta e secchiello

il buongiorno della ruspa

il buongiorno della ruspa

Sono oramai 10 giorni, due settimane lavorative, che una ruspa mi dà il buongiorno. Intendo dire che vedo oltre la tenda della camera il braccio di un escavatore che occupa quasi interamente la strada sottostante. Mi sveglio alle 7.20 solitamente, ma secondo me lì sotto cominciano a lavorare una ventina di minuti prima. Grazie al mio sonno del tutto simile allo stato comatoso, è però la mia sveglia a farmi aprire gli occhi, non gli operai. Fatto sta che dal momento in cui ristabilisco il contatto con la realtà, prima ancora di uscire dal piumone (come dite? è fine maggio? il piumone è tuttora necessario, credetemi), posso sentire la ruspa che muove il suo braccio meccanico, di cui intuisco i movimenti grazie anche al mutare delle ombre sulla nostra tenda.
Basta scostarla un po’ per vedere chiaramente una enorme ruspa rossa che si muove forsennatamente in tutte le direzioni con la pala, scavando qua e là buche più o meno profonde. Pensate che, per garantire più libertà di movimento possible al mezzo meccanico, hanno ruotato di 90° il lampione che si trova esattamente tra le due finestre della nostra camera, posizionandolo in questo modo parallelamente alla strada anziché perpendicolarmente, come qualsiasi lampione nell’esercizio delle sue funzioni. Il risultato per noi è quello di avere, fin dalla data di inizio lavori, un neon di mezzo metro fuori dalla finestra, parallelo al davanzale ed a meno di un metro da quest’ultimo. Il risultato è  che ci sembra di avere un abat-jour aldilà della tenda, la quale, sebbene sia di colore scuro, non riesce a bloccare che metà della luce.
Siccome siamo persone molto pazienti, invece di smontare il lampione nottetempo abbiamo istituito una protesta “sarcasticopacifica” , low cost ovviamente. Con un po’ di spago da cucina, della carta di giornale e tanto “nastro americano” abbiamo costruito una sorta di enorme interruttore per l’enorme abat-jour creato per noi dagli operai del comune. Costruito un peso con 60 centesimi, e intendo monetine da 5 e 2 eurocent a formare un cilindretto tenuto insieme dal nastro, del peso di 55 grammi: più che sufficiente per lanciarlo attorno alla parte orizzontale del lampione, per agganciarvi l’interruttore. Siamo rimasti soddisfatti per la riuscita del nostro piano, ma non abbiamo ottenuto molto, oltre alla esposizione del lungo interruttore per tre giorni, seguita ieri dalla rimozione in occasione del weekend.

La ruspa ha continuato a muoversi per scavare e sistemare le fognature. Pensate che nelle strade di quartiere come quella su cui si affaccia la nostra casa, non c’è asfalto per terra ma mattonelle: parallelepipedi di 20x10x10cm (stima) fatti in pietra. Quindi, quando devono fare dei lavori sui tubi di fognature, gas, acqua e tutto ciò che si trova sotto le strade, o semplicemente per rinnovare le stesse, non fanno altro che rimuovere le piastrelle e metterle da parte, su un camion. Tolte le pietre c’è tanta, tantissima, sabbia e le tubature da sostituire sono immerse nella rena stessa. Questo sistema, che io trovo molto più ecologico rispetto a buche e nuove colate di asfalto, fa però capire quanta sabbia ci sia in Olanda. Sentire il divano sobbalzare dall’altra parte della casa farebbe urlare al terremoto se non si conoscesse  il fondo su cui posano le case, invece è del tutto normale che un mezzo cingolato muova un po’ le case intorno quando si sposta, date le premesse.

Ogni mattina scendo e incontro gli operai che mi danno il buongiorno. Non mi soffermo sul fatto che tutti hanno il caschetto e che ci sono due supervisori a coordinare il lavoro di altri 8-10 operai, bensì sulla passione degli olandesi per la sabbia: in questi anni li ho sorpresi spesso a spostarla da un posto all’altro, con vigore. La usano ovunque. Pressata mille volte dal rullo, se necessario.
Passo accanto al bunker scavato dove prima correva la strada, all’interno ci sono due lavoratori che parlano tra loro e a me sembra che stiano litigando per chi ha la formina più bella. Mi allontano in fretta sui percorsi che hanno riservato ai pedoni lungo quello che era (e sarà) il marciapiede, la ruspa attende il mio passaggio ferma. Appena sono fuori dal raggio d’azione del braccio meccanico, il manovratore riprende goloso a usare la ruspa come fosse una paletta e il camion come un enorme secchiello. Secondo me si ricorda dei bei tempi all’asilo, poiché ogni scuola infantile in Olanda è dotata di una zandbakje, letteralmente scatoletta di sabbia, un contenitore in legno di 4-8 mq pieno di sabbia dove i bambini sguazzano per i primi giochi.

|Ste|

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