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Nonostante il suo aspetto green, dato perlopiù dalla massiccia presenza di biciclette sulle strade, dalle verdi distese di erba e alberi rese rigogliose dalle abbondanti piogge, e dalle grosse turbine eoliche visibili appena fuori dalle città, l’Olanda non è un paese troppo attento all’ecologia.
Il fabbisogno energetico è soddisfatto per meno del 7% da fonti rinnovabili (5,5 % nel 2014, obiettivo 14% nel 2020; Italia: 18% nel 2014, 18% nel 2020, fonte Eurostat).
La raccolta differenziata è volontaria e la sezione umida dei rifiuti non viene raccolta in città.
Il porto di Rotterdam, il più grande d’Europa, da solo inquina in maniera abominevole.
Buona parte dei rifiuti viene convertita in energia con la combustione tramite termo-valorizzatori (termine aulico per dire inceneritori): non fosse per le emissioni, sarebbe una soluzione perfetta: non solo produrre energia gratis, ma eliminare allo stesso tempo i rifiuti. Così perfetta che qualcuno ha ben pensato di importare, dietro profumato compenso, i rifiuti tristemente famosi di Napoli per bruciarli qui.
Non fosse per le emissioni, appunto.

Presa coscienza di questa situazione, HVC – organizzazione che raccoglie rifiuti riciclabili e produce energia rinnovabile – ha organizzato in 29 comuni olandesi l’iniziativa “100-100-100“: 100 giorni, 100 famiglie, 100% liberi da rifiuti.
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Il progetto prevedeva fondamentalmente: risparmio di materie prime e drastica diminuzione del cosiddetto “secco residuo”.
Io ne sono venuto a conoscenza grazie ad affissioni pubblicitarie viste in città e mi sono iscritto online, perché incuriosito e probabilmente perché reso ancor più sensibile all’argomento ecologia da quando sono nati i nostri figli.
Trascorso il termine per l’iscrizione, io e gli altri partecipanti – il numero prefissato, 100 famiglie, è stato presto raggiunto e superato, arrivando a più del doppio di adesioni – siamo stati invitati all’incontro di presentazione, in una elegante sala del Municipio di Haarlem, con vista su Grote Markt.
Sono state due ore piuttosto intense, l’acustica non era ottimale e il mio olandese neppure, ma la presentazione in Power Point proiettata, assieme alle informazioni presenti sul sito, ha ben reso l’idea del progetto e le regole del gioco.
Da lì siamo andati via con un pacchetto contenente una bilancia elettronica per pesare i rifiuti, un contenitore in cartone per raccogliere piccoli elettrodomestici / batterie / lampadine esauste e diverse brochure informative sulla corretta divisione dei rifiuti e sull’utilizzo della piattaforma online, creata per l’occasione.

Le regole di 100-100-100 sono semplici: l’obbiettivo è produrre meno secco residuo possibile e ciò si ottiene sia massimizzando la raccolta differenziata, sia evitando di produrre rifiuti in origine (per esempio, non utilizzare i sacchetti singoli per frutta e verdura al supermercato e/o usare gli stessi come sacchetti per piccoli cestini in casa, invece che comperare appositi sacchetti oppure preferire, al momento dell’acquisto, un prodotto piuttosto che un altro anche per la riciclabilità della sua confezione).

Ogni settimana i partecipanti accedono al sito internet e dichiarano il peso del secco residuo prodotto negli ultimi 7 giorni, oltre a partecipare, volendo, ai “compiti per casa” settimanali, tra i più disparati: contare il numero totale di sacchetti usati in 7 giorni, quante volte si tira lo sciacquone durante la giornata, come ci si è organizzati per raccogliere la differenziata e in quali contenitori, eccetera.
Sulla piattaforma online i partecipanti possono anche conoscersi e scambiarsi idee e opinioni. Non meno importante è la sezione del sito che aiuta i partecipanti nella divisione dei materiali per la raccolta differenziata: un utilissimo database che include moltissimi prodotti di uso comune e la loro destinazione, riciclo o smaltimento.

Alla fine dei 3 mesi di esperimento, i partecipanti hanno prodotto meno di un ottavo dei rifiuti, che vuol dire 33kg all’anno pro capite, contro i 265 kg prodotti da un cittadino haarlemese medio in un anno .

Com’è andata a casa nostra? L’entusiasmo iniziale si è scontrato con la realtà dei fatti: il peso dei pannolini , 8-10 al giorno completi del loro angelico contenuto, ci ha buttati fuori da ogni possibile classifica.
Anzi, a conti fatti, abbiamo realizzato di essere una delle famiglie che produce più kg di immondizia, nonostante cerchiamo di essere più attenti possibile.
Così ho smesso presto di inserire il dato reale della nostra produzione sul sito ed ho preferito inserire lo stesso, ma tolto il peso dei pannolini. Per più di un mese ho anche voluto vedere quanti rifiuti in meno avremmo prodotto separando il GFT (frutta, verdura, verde in generale) e portandolo una volta alla settimana di persona fino alla discarica, in zona industriale.
Pannolini a parte, il risultato è stato notevole: su circa 10 kg di immondizie, più di 6 kg era costituito da materiale organico compostabile.

A essere onesti, già abbiamo in casa l’alternativa ecologica ai pannolini usa e getta, i pannolini lavabili. Ma, un po’ per pigrizia, un po’ per sopravvivenza, li abbiamo usati ben poco in questi quasi due anni e mezzo. Ci siamo promessi però di rimediare in futuro, insegnando ai nostri bambini prima a usare il vasino e poi a rispettare in ogni modo possibile il pianeta e le limitate risorse di cui dispone. E contiamo, in un paio d’anni, di diventare competitivi nella “100-100-100”, sperando che nel frattempo si muova qualcosa a livello comunale, se non altro per la raccolta dell’umido in città: sarebbe già una grossa rivoluzione e un taglio drastico nella quantità di rifiuti da smaltire.

|Ste|

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la nuova vita del cetriolo storto

Kromkommer è l’unione delle parole krom (storto, curvo) e komkommer (cetriolo) ed è il nome di un interessante progetto divenuto oramai realtà.

Nasce dall’esigenza di un gruppo di ragazze olandesi di fare qualcosa per limitare lo spreco di alimenti nel mondo.
Ed è facile capire perché, sapendo che ogni anno vengono buttati via 1.3 miliardi di tonnellate di cibo (pari al 30-50% di quello prodotto), che 1 miliardo di persone vive nella fame e che il 5 – 10% di frutta e verdura viene scartato solo perché fuori dagli standard di dimensione o forma o perché in qualche modo imperfetto.
Proprio su questo ultimo punto Jente e Lisanne, compagne di corso all’università di Economia e Gestione aziendale, decidono di fare qualcosa e creano Kromkommer. Nel 2012 incontrano Chantal e la sua “Too Good to Waste“, progetto dalle idee simili, che nel 2013 confluisce in Kromkommer.
Insieme si propongono di andare a recuperare frutta e verdura scartata per motivi estetici per trasformarla in deliziose zuppe. A questo scopo creano una community (Krommunity, pardòn) che mette in contatto consumatori, contadini, negozi e grossisti, per verificare la fattibilità del progetto e per supportare la campagna di crowdfunding, aperta nel 2014.

Grazie all’allegro motivetto e all’animazione del video di presentazione, ma soprattutto grazie alla bontà del progetto, l’obiettivo prefissato di 25.000 € è stato superato, arrivando a oltre 31.000 € (847 donatori per una media di 37€ a donazione).

Sono nate così le prime tre zuppe (di carote, di pomodori e di barbabietole), distribuite in una cinquantina di negozi selezionati (biologici, equo e solidale, vitamin shop).

Ad oggi le zuppe sono diventate sei ed i punti vendita che le distribuiscono sono più di 150 in tutti i Paesi Bassi.

Bello anche il video promozionale di “Too Good To Waste”, che si proponeva di trasformare pomodori non conformi in Gazpacho, minestra fredda tipica della Spagna.

Kromkommer non è attiva solo come raccoglitore, produttore e distributore di prodotti, ma si impegna anche nella partecipazione e nell’organizzazione di dibattiti ed avvenimenti sul tema dello spreco alimentare, come ad esempio la Bijna waste geweest feest (traducibile come “la festa di ciò che era quasi divenuto rifiuto”), un evento che si proponeva di vendere in un giorno 5.000 kg di frutta e verdura non conformi (a causa della grandine o dell’estate troppo calda o semplicemente di madre natura). Ognuno poteva comprare una borsa per 7€ in cui mettere 5 kg di frutta a scelta, fuori mercato e proveniente dai contadini della zona.
Raggiunta la quota minima di prevendita di 2.500kg, l’evento ha avuto luogo andando ben oltre le aspettative con la vendita di ben 6.300 kg di materiale destinato altrimenti al macero. L’evento si è ripetuto anche nel 2015, con 10.000 kg in due città, Utrecht e Rotterdam.

L’obiettivo finale dichiarato da Kromkommer è poter vedere la frutta e la verdura non conformi accanto a quelle conformi, allo stesso prezzo, senza che sia l’estetica a determinare il valore del cibo.

|Ste|

 

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il campeggio in città

mandela doetuin

Mandela Doetuin

Il quartiere in cui viviamo, Haarlem Noord, è residenziale, piuttosto multietnico e pieno di famiglie con bambini. Nel raggio di 2km si trovano diversi asili, scuole, parchi attrezzati, fattorie cittadine e tutto ciò che può servire a tenere impegnato un bambino all’aria aperta.
A pochi passi da casa nostra si trova un parco piuttosto grande, il Nelson Mandelapark (curiosità: il parco ha questo nome da ben prima che lo storico Presidente del Sud Africa passasse a miglior vita, se uno merita un parco perché aspettare che muoia), dove trovano posto un campetto da calcio, uno da basket, una rampa per skateboard, uno scivolo e altri giochi per bambini piccoli, diverse aiuole e molti alberi. Su un lato corto del parco si trova anche un doetuin, credo unione delle parole doe, imperativo del verbo “fare” e tuin, “giardino, orto”: 28 mini orti da 25mq l’uno, a disposizione dei cittadini che ne fanno richiesta, liste d’attesa permettendo.
Ma di questa iniziativa, che mi piace molto, vi parlerò nel dettaglio in uno dei prossimi articoli.

Per la sua vicinanza da casa e per il suo gradevole aspetto, il Nelson Mandelapark è da molto il nostro preferito e ci andiamo sia con i bimbi che per una chiacchierata in relax con amici. Durante il giorno e nelle prime ore della sera non è quasi mai vuoto, essendo meta preferita anche dei possessori di cani del quartiere, ma ci sono stati giorni in cui il parco non si è svuotato nemmeno di notte. Nel weekend di metà luglio, è stato infatti teatro di una bella iniziativa, alla prima edizione in quel di Haarlem: il buurtcamping, campeggio di quartiere.

buurtcamping

Per 3 giorni e 2 notti il parco si è trasformato in un ordinato e funzionale campeggio, fruibile dai residenti di Haarlem Noord pagando una modica cifra all’organizzazione. Posti tenda, un paio di punti di ristoro, una lunghissima tavola per cenare insieme, gazebo destinati a workshop, giochi per i più piccoli e zona relax.
Il buurtcamping, secondo gli organizzatori, volontari, è un’occasione per conoscere i propri vicini, fare nuove amicizie ma anche godersi una vacanza con pochi euro.

In campeggio si sta tutto il giorno all’aria aperta e tutti sono uguali – si legge nella presentazione dell’iniziativa, sul volantino arrivato a casa di tutti gli abitanti del quartiere -, con quel rotolo di carta igienica (presente anche nel logo, aguzzate la vista) sotto braccio, abbiamo tutti lo stesso identico aspetto impacciato. Incontri i tuoi vicini di casa, fai due chiacchiere e ti dai una mano. Costruendo insieme il camping o facendo una partita a badminton, gli abitanti del quartiere imparano a conoscersi in un contesto di relax vacanziero“.

I prezzi sono abbordabili: per un weekend si pagano 10 € a persona e 5 € a tenda, con sconti per i volontari e i meno abbienti, mentre fino ai 12 anni non si paga.
C’è tutto: dal parcheggio per i pochi venuti in macchina ai bidoni per la raccolta differenziata portati per l’occasione, la roulotte dove si può noleggiare di tutto, dalla tenda alle racchette da badminton; non manca neppure il barbiere, che aspetta i clienti in un gazebo trasformato salone dall’aria molto vintage.
E il meteo, dettaglio non indifferente da queste parti, è stato, nonostante qualche goccia di pioggia notturna, davvero niente male.

Quest’anno non abbiamo partecipato perché sprovvisti di tenda e soprattutto perché eravamo appena tornati da due settimane di vacanza in Italia e avevamo bisogno di vivere la nostra casa, in tranquillità. Spero di riuscire a parteciparvi il prossimo anno perché ho trovato l’iniziativa lodevole, soprattutto per la possibilità di conoscere meglio le persone con cui si condivide il quartiere, ma che nella routine quotidiana si ha poche occasioni di incontrare.

Di seguito, i video ufficiali dei tre giorni al Majellapark di Utrecht, 8 – 10 luglio 2016.
Appena saranno disponibili i video del Buurtcamping Mandelapark Haarlem, li aggiungerò qui sotto e alla pagina Facebook.
Sono in olandese, ma di breve durata e riescono bene a cogliere lo spirito di questa manifestazione.

VidBuurtcamp1 VidBuurtcamp2 VidBuurtcamp3

Sito ufficiale dell’iniziativa (in olandese): debuurtcamping.nl

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Conclusa la parte divertente e spensierata, lasciate che sfoghi qui la frustrazione per la maleducazione di molti proprietari di cani.
Se pensate che gli olandesi siano in media più educati e ordinati, sappiate che questo non vale assolutamente per la questione cani e cacca. Non bastano cartelli e minacce di multe per ricordare alle persone i loro doveri nei confronti dei loro quadrupedi e dei bipedi, soprattutto bambini, che popolano il parco e che non possono scorrazzare liberi per problematiche da campo minato.
Un giorno o l’altro diverrò un attivista anti pupù canina, sì. Ho già qualche piano in mente, tipo segnalare la presenza delle cacche con una vistosa bandierina dall’asta sproporzionata o tappezzare il parco con dei messaggi sarcastici/drammatici, oppure attendere il maleducato di turno e intervistarlo chiedendogli le ragioni del gesto. Si accettano consigli.
A vedere i cartelli sotto, di certo c’è che non sono né il primo né l’unico a lamentarsene.

poep

“utilizza un sacchetto”; “qui giocano bambini”; “no cacca sul marciapiede”; bandierine olandesi su cacca.

Vi tengo aggiornati.
Nel frattempo voi, per piacere, raccogliete la cacca dei vostri cani.

|Ste|

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prove tecniche di normalità

Dopo quasi un anno e mezzo dall’ultimo articolo, scritto tra l’altro a quattro mani con Aria, rimetto “piede” in questo polveroso blog, armato di scopa e vernice fresca.
Non che non sia passato di qui per tutto questo tempo, ho cercato di continuare ad esserci per chi faceva delle domande sia sul blog che sulla nostra pagina Facebook, in costante crescita nonostante dall’Italia all’Olanda sia al momento più un museo online che un vero blog. Non ho risposto a tutti, a volte perché le domande erano demenziali, altre perché non ho avuto tempo e costanza. Mi scuso con chi non ha avuto risposta, ringrazio chi è rimasto affettuosamente a seguirci nonostante questa mia lunga assenza.

Il blog è stato aperto nel 2009, al nostro arrivo in Olanda. Per quasi 5 anni abbiamo raccontato la nostra esperienza fatta di scoperte quotidiane e di sfide costanti, delusioni e risalite. Siamo partiti da niente e siamo arrivati ad avere un’indipendenza economica, a comprare una casa per noi due, a condividerla prima con due gatti e poi con due meravigliosi bambini. Abbiamo migliorato di molto la nostra conoscenza della lingua e siamo stati molto impegnati a crescere Mila e Lorenzo, a imparare le procedure olandesi dalla gravidanza fino all’iscrizione alla scuola elementare (che andrebbe fatta tra i 18 e i 24 mesi di età perché la scuola inizia tra i 4 e i 5 anni), passando per ospedali, consultorio e kinderopvang, l’asilo. Tutto questo facendo la cosa più difficile e importante al tempo stesso: imparare a fare i genitori, nel miglior modo possibile.

Considerato ciò, credo sia facile capire come le energie e gli spunti per tenere aggiornato un blog siano diminuite nel tempo, ma sono molto affezionato a questo piccolo spazio sul web, che mi ha permesso di trovare un lavoro e di conoscere, anche di persona, nuovi amici, oltre a permettere ai nostri cari di seguirci quasi quotidianamente e di incoraggiarci nei primi anni lontani da casa.
Così affezionato, che ho deciso – non senza incoraggiamento da parte di Aria – di vincere la mia incostanza e di rimettere mano alla nostra creatura digitale.

In questa nuova fase del blog ci saranno probabilmente meno aggiornamenti sulle nostre quattro vite e più articoli su ciò che accade qui in Olanda, sulle buone idee che vedono la luce attorno a noi e che possono fornire spunti di riflessione, sulle cose che non vanno nemmeno qui, oltre a semplici curiosità. Insomma, un po’ meno diario, un po’ più punto di vista di una famiglia italiana che vive ad Haarlem da tanti anni.
Ho già qualche articolo in mente e cercherò di pubblicare ogni settimana qualcosa, ma se ci sono argomenti di cui vi piacerebbe sapere qualcosa in più, fatecelo sapere e saremo lieti di darvi il nostro punto di vista.

Buona lettura.
|Ste|

In via del tutto eccezionale, in questi giorni le temperature sfiorano i 30° C. Succede così di rado, che molti ne approfittano per sfoderare le piscine e i giochi d’acqua, per raffreddarsi e intrattenere i bambini. Quest’anno ci siamo attrezzati anche noi: un ombrellone, una sedia, un tavolino, tanta crema solare – il sole si fa vedere di rado, ma quando c’è picchia forte – e nonno Ferro a fare da bagnino.

terrazzo attrezzato

Terrazzo in versione estiva, con ombrellone e piscina. E biancheria stesa ad asciugare.

Nonno Ferro in versione bagnino.

Nonno Ferro in versione bagnino.

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Un nuovo inverno olandese

Anche se fai le stesse cose in momenti diversi, la sensazione che ne consegue non è mai la medesima. È un po’ quello che è successo a noi durante il periodo natalizio appena passato.
Per diversi motivi abbiamo scelto di rimanere in Olanda a festeggiare il Natale e l’anno nuovo, per la prima volta da quando ci sono i bimbi. Ovviamente la mancanza di famiglia e amici si fa sentire di più in quel periodo, ma abbiamo cercato di combatterla organizzando il nostro solito ‘Natale aperto‘, invitando i nostri amici (expat come noi) a trascorrere la giornata insieme.
Nonostante non ci fosse un clima natalizio, senza la neve e poco freddo, abbiamo mangiato parecchio (requisito fondamentale per gli italiani all’estero!) e siamo diventati le attrazioni viventi dei bambini: anche loro hanno avuto un menu speciale, che sembra abbiano apprezzato parecchio assieme alla compagnia e ai regali.

Per tutto il mese di dicembre abbiamo atteso che arrivassero il freddo e la neve, ma il Natale, come dicevo, è stato piuttosto tiepido. Allora abbiamo riposto le nostre aspettative sulla fine d’anno.
Anche in quell’occasione abbiamo organizzato una cena con amici, che poi abbiamo ospitato per la notte visto che l’ultimo giorno dell’anno non ci sono treni dalle 20 della sera fino alla mattina successiva.
Siamo stati molto bene, ma devo dire qualcosa riguardo ai fuochi d’artificio.
Partiamo dal presupposto che gli olandesi sono generalmente rispettosi delle regole e della libertà altrui; forse proprio per questo, in alcune e rare situazioni si comportano in modo completamente diverso: due casi su tutti, il koningsdag e l’ultimo dell’anno.
Tralasciando il primo, negli anni ho notato una crescente mania per i botti e i fuochi d’artificio. Se al primo Capodanno in terra olandese mi ero stupita della poca presenza di botti e fuochi, col passare degli anni la sensazione di essere per qualche giorno in mezzo a una guerriglia civile è diventata una realtà.
Generalmente è vietato accendere botti e fuochi prima del 31 dicembre: quest’anno ad Haarlem hanno permesso l’esplosione di botti e fuochi tra le 18 dell’ultimo giorno dell’anno e le 2 della mattina del primo.
Magari fossero stati tutti ligi a quegli orari!
Già qualche giorno prima della fine dell’anno, soprattutto di pomeriggio e sera, si sentivano le esplosioni; ma l’ultimo dell’anno hanno iniziato in tarda mattinata ed è stato un crescendo di scoppi. La sera le finestre di casa che davano sulla strada tremavano ad ogni scoppio e, dopo aver messo i bimbi in camera, ci siamo preoccupati che non riuscissero a dormire, visto il rumore costante e forte.
Con estrema sorpresa ci siamo accorti che non solo i bimbi non risentivano del rumore, ma sembrava fosse per loro quasi meglio di una ninna nanna!

Il 1º dell’anno siamo andati tutti insieme al mare: la giornata era splendida, con sole e vento. Il nostro obiettivo era fare una passeggiata sul lungo mare, mentre quello di quasi tutti i viaggiatori in treno era quello di fare il bagno. Eh già, la tradizione olandese prevede che le persone di tutte le età si tuffino nell’acqua gelata per salutare il nuovo anno (nieuwjaarsduik).
Non credo lo farò mai nella vita, nonostante guardare lo spettacolo sia allegro e divertente.

È bastato aspettare qualche giorno del nuovo anno affinché le temperature scendessero decisamente e l’inverno arrivasse davvero; dicevano che a gennaio ci sarebbero state delle gelate e si sarebbe sentito il vero inverno: si è tutto avverato.

|Aria|

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Ferie italiane

Ho trascorso gli ultimi giorni di ferie a casa, per cercare un po’ di tranquillità anche nella nostra quotidianità.
Siamo stati in ferie in Italia dai parenti per un paio di settimane e Ste ed io abbiamo dovuto scegliere tra molteplici offerte di intrattenimento e custodia dei bimbi che ci sono arrivate da tutti. Ormai anche i nostri amici di vecchia data sono più interessati alle attività e alle conquiste dei nanetti che a noi! O forse sono gli occhi innamorati di mamma (anche papà non scherza..) a sentire parlare dei e vedere i bimbi ovunque..
Ad ogni modo Ste ed io abbiamo trovato il tempo per rivedere un po’ di amici e un po’ di luoghi familiari dove non vediamo l’ora di portare i bimbi quando saranno più grandicelli.

Anche il nostro modo di andare in ferie è cambiato parecchio; non intendo solo la scelta della località: inevitabile, anche considerando che non sono tanti quelli che possono venire a trovarci durante l’anno.
Mi riferisco a quello che cerchi in una vacanza e a quello che ne ottieni.
Fino a quando abbiamo comprato casa un paio di anni fa, la vacanza era per me un’avventura: decidevamo insieme il posto, Ste si occupava dei trasporti e del viaggio e poi andavamo insieme alla scoperta dei luoghi, delle persone, del cibo locale.
Da un paio d’anni per me la vacanza è ricerca di relax innanzitutto; non sono il tipo da stare a non far nulla, però la componente riposo è diventata la base della vacanza alla quale aggiungo qualcosa di bello da fare, magari una gita o leggere un libro, o incontrare un po’ di amici e passare qualche ora in allegria. Non riposo mai quanto vorrei, ma mi sento sempre ricaricata.
Sono certa che le ferie cambieranno ancora, parecchio, in futuro: assecondando l’autonomia dei bimbi scopriremo anche nuovi luoghi insieme, tutti e quattro, finché arriverà il giorno in cui sia Mila che Lorenzo declineranno (se saremo fortunati..) le vacanze insieme a mamma e papà.

All’arrivo all’aeroporto di Amsterdam, abbiamo atteso che scendessero tutti i passeggeri e poi ci siamo infilati nel finger dove generalmente ti fanno trovare il passeggino; del nostro mancava un seggiolino, quello di Lorenzo. Siamo arrivati all’interno dell’aeroporto e, non trovandolo nemmeno lì, abbiamo chiesto alle gentili assistenti di volo dove potessimo recuperare il seggiolino. Loro stavano attendendo il comandante e l’hanno informato della situazione immediatamente; il comandante ci ha chiesto di attenderlo ed è ritornato verso l’aeromobile. È tornato pochi minuti più tardi con il seggiolino in mano e un’aria rassicurante.
Così il rientro a casa è stato quasi divertente! Certo, se non avessimo scelto la compagnia aerea di bandiera olandese credo che non avremmo avuto nulla di cui ridere!

|Aria|

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Temporaneamente chiusi per crescita gemelli

Care/i lettrici e lettori,

solo chi ha provato a crescere due gemelli può immaginare cosa noi viviamo da un po’, meglio se l’avventura è capitata fuori dalla rete familiare e dal contesto culturale in cui si è cresciuti: ecco, voi sì che capite a cosa mi riferisco.
Chi non ha mai avuto a che fare da vicino con bambini molto piccoli faticherà a capire che tipo di vortice (emotivo e non solo) sia avere due gemelli, ma forse preferisce rimanere ignorante e lo capisco.

Da quando ho ripreso a lavorare l’anno scorso, per me è diventata anche più dura: una corsa costante per il mantenimento di una vita ‘normale’ e sana, che mi portava (e porta) ad arrivare a letto la sera con le ultime energie.
Fortunatamente non sono mai stata sola: ogni dubbio, ogni fatica e tutti i primi sorrisi e gli sguardi dei gemelli li ho condivisi con Ste; e mio padre si è dimostrato un vero nonno di Ferro, oltre a preoccuparsi anche della salute psicofisica dei neo-genitori.

Col passare dei mesi tutto va normalizzandosi, anche se in realtà i bambini, soprattutto piccoli, sono fonte di cambiamento quasi quotidiano per cui un vero equilibrio non credo possa esistere.
Di certo col tempo ci si abitua l’un l’altro e questo crea una sorta di normalità.
Abbiamo scoperto sulla nostra pelle (è proprio il caso di dirlo) che gli asili nido sono un festoso ritrovo di tutti i virus in circolazione dove, subdolamente, vengono ridistribuiti tra i bimbi presenti, che hanno il compito di portarli a casa per affliggere i genitori, dopo essere stati male loro stessi.
Continuiamo a mantenere la nostra italianità nella crescita dei bimbi, sia per l’italiano che parliamo in casa, che per il cibo: per il pranzo dei bimbi optiamo per una buona minestrina di verdure anziché una fetta di pane, margarina e formaggio (il pranzo all’olandese).

1 anno

1 anno

La cosa importante è che i gemelli stanno crescendo sani e sereni, ciascuno con il proprio carattere e le proprie peculiarità, ma entrambi consapevoli dell’altra/o e a volte quasi rassicurati dalla presenza dell’altra/o.
Ormai i gemelli hanno spento (noi per loro in realtà) la prima candelina, anche se sembra ieri che eravamo in ospedale. Come dice eloquentemente Ste: 365 giorni e 365 notti sono passati (e stiamo tutti bene).

Ste ed io ci siamo dati delle priorità e, tolto ovviamente il primo posto riservato ai gemelli, in questa lista figura anche la ripresa del blog; la posizione occupata fa sì che non ci sia ancora stata la possibilità di metterci mano, ma voglio sperare che prima o poi troveremo il tempo anche per questo.
Ringraziamo tutti quelli che continuano a scriverci e ci scusiamo di non riuscire a rispondere.

|Aria Ste|

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