Archive for festività

Le attività di inizio anno

Felice anno a tutte/i!

Sopravvissuta alle detonazioni e ai nostri parchi festeggiamenti di saluto al nuovo anno, il primo giorno dell’anno sono uscita a fare una breve passeggiata e ho notato molti alberi di Natale dismessi per strada. Vero che il 1° gennaio segna la fine delle feste natalizie, ma che peccato vedere tutti quegli alberi senza radici buttati sul marciapiedi o per strada!
Fortunatamente ho trovato sul sito del Comune di Haarlem un’iniziativa molto carina ed ecologica: la raccolta e consegna degli alberi di Natale (Kerstbomenactie) da parte dei bambini e ragazzi fino a 15 anni.
Il 4 e l’11 gennaio i bambini e i ragazzi fino a 15 anni possono portare tutti gli alberi di Natale dismessi che si trovano in città in diversi punti di raccolta; in entrambe le occasioni vengono dati 0,40€ per ogni albero consegnato. Inoltre è previsto un premio di 500€ ad estrazione per una delle classi che partecipa all’iniziativa, da destinare ad un’escursione o in beneficenza.
L’11 gennaio, giorno della chiusura, vengono dati ulteriori premi.
I maggiori di 16 anni possono portare gli alberi, ma non partecipano all’iniziativa.

Abbiamo scoperto un’altra cosa interessante: è stato nominato lo stadsdichter di Haarlem per il triennio 2017 – 2020.
Lo stadsdichter è il poeta della città. Questa figura esiste dal 2001 nei Paesi Bassi; nasce per volontà di alcune associazioni letterarie e deve la sua origine al Poet Laureate inglese. Questo è una specie di cantore della città: si occupa di scrivere di avvenimenti importanti, feste cittadine, o in occasioni specifiche.
Alla fine dello scorso anno, il Comune di Haarlem ha deciso che la città avrebbe avuto il suo cantore. È stato indetto un concorso e tra i cinque finalisti è stato scelto il vincitore.

|Aria|

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Un nuovo inverno olandese

Anche se fai le stesse cose in momenti diversi, la sensazione che ne consegue non è mai la medesima. È un po’ quello che è successo a noi durante il periodo natalizio appena passato.
Per diversi motivi abbiamo scelto di rimanere in Olanda a festeggiare il Natale e l’anno nuovo, per la prima volta da quando ci sono i bimbi. Ovviamente la mancanza di famiglia e amici si fa sentire di più in quel periodo, ma abbiamo cercato di combatterla organizzando il nostro solito ‘Natale aperto‘, invitando i nostri amici (expat come noi) a trascorrere la giornata insieme.
Nonostante non ci fosse un clima natalizio, senza la neve e poco freddo, abbiamo mangiato parecchio (requisito fondamentale per gli italiani all’estero!) e siamo diventati le attrazioni viventi dei bambini: anche loro hanno avuto un menu speciale, che sembra abbiano apprezzato parecchio assieme alla compagnia e ai regali.

Per tutto il mese di dicembre abbiamo atteso che arrivassero il freddo e la neve, ma il Natale, come dicevo, è stato piuttosto tiepido. Allora abbiamo riposto le nostre aspettative sulla fine d’anno.
Anche in quell’occasione abbiamo organizzato una cena con amici, che poi abbiamo ospitato per la notte visto che l’ultimo giorno dell’anno non ci sono treni dalle 20 della sera fino alla mattina successiva.
Siamo stati molto bene, ma devo dire qualcosa riguardo ai fuochi d’artificio.
Partiamo dal presupposto che gli olandesi sono generalmente rispettosi delle regole e della libertà altrui; forse proprio per questo, in alcune e rare situazioni si comportano in modo completamente diverso: due casi su tutti, il koningsdag e l’ultimo dell’anno.
Tralasciando il primo, negli anni ho notato una crescente mania per i botti e i fuochi d’artificio. Se al primo Capodanno in terra olandese mi ero stupita della poca presenza di botti e fuochi, col passare degli anni la sensazione di essere per qualche giorno in mezzo a una guerriglia civile è diventata una realtà.
Generalmente è vietato accendere botti e fuochi prima del 31 dicembre: quest’anno ad Haarlem hanno permesso l’esplosione di botti e fuochi tra le 18 dell’ultimo giorno dell’anno e le 2 della mattina del primo.
Magari fossero stati tutti ligi a quegli orari!
Già qualche giorno prima della fine dell’anno, soprattutto di pomeriggio e sera, si sentivano le esplosioni; ma l’ultimo dell’anno hanno iniziato in tarda mattinata ed è stato un crescendo di scoppi. La sera le finestre di casa che davano sulla strada tremavano ad ogni scoppio e, dopo aver messo i bimbi in camera, ci siamo preoccupati che non riuscissero a dormire, visto il rumore costante e forte.
Con estrema sorpresa ci siamo accorti che non solo i bimbi non risentivano del rumore, ma sembrava fosse per loro quasi meglio di una ninna nanna!

Il 1º dell’anno siamo andati tutti insieme al mare: la giornata era splendida, con sole e vento. Il nostro obiettivo era fare una passeggiata sul lungo mare, mentre quello di quasi tutti i viaggiatori in treno era quello di fare il bagno. Eh già, la tradizione olandese prevede che le persone di tutte le età si tuffino nell’acqua gelata per salutare il nuovo anno (nieuwjaarsduik).
Non credo lo farò mai nella vita, nonostante guardare lo spettacolo sia allegro e divertente.

È bastato aspettare qualche giorno del nuovo anno affinché le temperature scendessero decisamente e l’inverno arrivasse davvero; dicevano che a gennaio ci sarebbero state delle gelate e si sarebbe sentito il vero inverno: si è tutto avverato.

|Aria|

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zwarte Piet in pericolo?

In Olanda non si celebra molto il 25 dicembre e la figura principale portatrice di regali non è Babbo Natale, ma Sinterklaas e i suoi aiutanti.

zwarte piet

zwarte piet

Di loro si era già parlato un paio di anni fa, nell’articolo di Aria a proposito; la sostanza non cambia: i bambini attendono l’arrivo di un signore con la barba bianca e dei regali che questo porta. Ma mentre il vecchio Babbo riesce a far tutto in una notte (molto probabilmente è tutto merito delle renne, pensavo da bambino), Sinterklaas arriva via mare in Olanda, circa tre settimane prima del 5 dicembre, assieme ai suoi aiutanti su di una grossa barca. I bambini sanno che da quel giorno possono mettere le calze appese, in attesa di trovarci dentro dei dolciumi e piccoli regali, consegnati dai piccoli aiutanti.

uno degli intochtMa da qualche anno a novembre, quando fa buio presto e l’aria odora di zenzero, ritorna un dibattito che mette in discussione uno dei simboli dell’infanzia olandesi.
Gli aiutanti di Sinterklaas, gli Zwarte Piet, letteralmente “Pietro Nero”, stanno infatti creando qualche grattacapo ai tradizionalisti. Questi giovani e instancabili collaboratori, nella storia e in tutte le rappresentazioni, sotto il colorato copricapo che indossano, hanno per tradizione capelli ricci e neri, sono rigorosamente di pelle nera e portano vistosi orecchini. Il problema è chiaro: ricordano troppo dei, seppur felici, schiavi.

Quest’anno, tutto è cominciato il 4 ottobre per mano e bocca di 21 cittadini di Amsterdam  che hanno protestato ufficialmente contro l'”intocht“, la  cerimonia di arrivo della nave di Sinterklaas e ciurma organizzata nella capitale (come in tutte le maggiori città olandesi). Il comune ha quindi messo attorno ad un tavolo coloro che protestavano contro la natura razzista della figura di Zwarte Piet, assieme agli organizzatori della cerimonia. La discussione in sé non ha avuto esiti rivoluzionari, ma è stato il momento in cui, tramite le riprese della tv AT5 la diatriba ha raggiunto il grande pubblico.

protesta anti Zwarte PietLa questione non si è fermata nei salotti, casalinghi e televisivi, olandesi, ma è stata presa in grande considerazione addirittura dalle Nazioni Unite.
Mentre ad Amsterdam un giudice ha deciso di non accettare le richieste di coloro che protestavano, ammettendo la manifestazione poiché non sussistevano problemi di ordine pubblico, dalle Nazioni Unite a New York è arrivato il consiglio di rivedere i particolari della storia che richiamano la schiavitù, soprattutto considerato il livello di civiltà e la difesa della libertà che caratterizzano l’Olanda di oggi.

Molte le ipotesi e le soluzioni proposte dai vari organizzatori per mettere d’accordo tradizione e rispetto: qualcuno ha proposto dei Piet di tutti i colori, a Schiphol sembra che saranno bianchi con solo dei pois neri sul volto, mentre in alcuni posti i capelli non erano ricci, e in molte città sono stati tralasciati gli orecchini.
Molti sono anche coloro che non vogliono sentirne parlare di cambiare, come nel caso della Pietitie (crasi di Piet e Petitie), petizione che ha superato in pochissimo tempo il milione di adesioni, divenendo la pagina Facebook con la crescita più veloce vista finora in Olanda.

Personalmente non so bene cosa pensare e quale sarebbe la migliore soluzione. Da un lato penso che la storia non cambierebbe se i Piet fossero di diverso colore, quindi perché non togliere ogni possibile simbolo di schiavitù? Dall’altro ritengo che non sia la storia di Sinterklaas a fare dell’Olanda un Paese più o meno civile.
Di sicuro mi ha piacevolmente colpito il fatto che siano bastate 21 persone per portare all’attenzione di media ed enti internazionali una questione; la questione non è di per sé così importante, ma ritengo sia comunque una buona prova di democrazia.

Alla fine, durante lo scorso weekend, quando la nave è arrivata, non si sono registrati i temuti scontri: qualche centinaio di anti Zwarte si sono fatti sentire sabato, mentre domenica, durante la cerimonia, non sono stati in grado di rovinare la festa, forse anche a causa del livello di guardia innalzato dalla polizia o forse perché l’arrivo di Sint è soprattutto una festa per i bambini, che difficilmente avrebbero capito le ragioni della protesta.

sinterklaas nero

“risolto. fine della discussione.” – da Spits del 21.11.13

|Ste|

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Fuga per la libertà

Sapete già che, nonostante le festività cattoliche celebrate nei Paesi Bassi, il Ferragosto non rientra tra queste.
In effetti è ancora un po’ strano vedere in giro la vita movimentata di tutti i giorni e sentire fresco (quando va bene) il 15 di agosto, ma si sa, gli Olandesi sono di manica stretta anche per le festività, sinonimo forse di improduttività.
C’è un evento ad Haarlem, che ormai sta diventando un appuntamento del ferragosto cittadino, l’Haarlem Jazz & more, una tre giorni di musica jazz per le vie e le piazze del centro. Siamo alla seconda edizione, quindi l’organizzazione della nuova ‘gestione’ del festival è stata apprezzata.

Una decina di giorni fa siamo andati in un dierenasiel (rifugio per animali) per tornare a casa con un gatto.
Da tempo parlavamo della possibilità di prendere un gatto, vista la nostra scarsa presenza a casa durante il giorno: ora che non abbiamo più padroni di casa intolleranti agli animali, possiamo sfogarci!
Così, dopo un’occhiata al sito, ci siamo diretti al rifugio con una gabbietta vuota.
Al ritorno, pesava almeno 4 chili in più e dentro c’era un bel gattone tutto nero, di 5 anni.
Abbiamo seguito alla lettera i consigli dati dal personale del rifugio, ma il gatto non ha toccato cibo ed è rimasto nascosto per quasi 2 giorni.
La seconda notte, con un’impresa diabolica, è riuscito a scappare dalla finestra (aperta solo nella parte superiore): non ce l’avrebbe fatta se avesse mangiato qualcosa, secondo me. A modo suo (con una pisciatina fatta al centro della lettiera), ci ha ringraziato di avergli pagato la cauzione per la libertà.
Scoperta la fuga, ci siamo attivati quanto possibile: abbiamo avvisato il rifugio (tutti i gatti hanno il chip di riconoscimento), stampato volantini con foto e dettagli e poi li abbiamo attaccati nelle vie limitrofe e intorno al parco vicino a casa.
Per ora abbiamo ricevuto un paio di segnalazioni di avvistamenti nei dintorni, l’abbiamo cercato in giro, ma nulla.
Continueremo ad aspettarlo, ma, visto il suo essere congenitamente selvatico, non credo lo rivedremo presto.
Chissà, forse più avanti, quando avrà bisogno di qualche cura, verrà portato da un veterinario che alla fine lo ricondurrà a noi.

|Aria|

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feste di primavera

Mentre il nostro trasloco procede un po’ a rilento e se ne prevede il decollo solo durante il prossimo weekend, l’Olanda ha vissuto il periodo più festoso dell’anno. Il giorno della regina, l’investitura del nuovo re e il festival della liberazione hanno colorato ed animato le strade di molte città olandesi.

hlemstraatCome da tradizione, abbiamo passato anche questa giornata della regina ad Amsterdam. La giornata era gradevole, nonostante bastasse una nuvola – che qui non manca praticamente mai – ad oscurare il sole e a far subito sentire i 12°C di questa timida primavera. Così timida che i giardini di Keukenhof, che abbiamo visitato assieme agli ospiti venuti a trovarci una settimana fa, non erano del tutto in fiore, anzi, almeno un quarto dei boccioli non si era ancora schiuso.

willemtrixAd Amsterdam invece era tutto un fiorire di vestiti, accessori e parrucche arancioni. Ci siamo diretti dalla stazione dei treni, stranamente non stracolma di gente come gli altri anni, verso lo Jordaan, rinomato quartiere della capitale e teatro dei più colorati e forniti mercatini. Il giorno della regina tutti possono vendere tutto, esentasse, per strada: dalle cianfrusaglie trovate in soffitta ai dolci rigorosamente home made appena sfornati. Vale un po’ tutto al vrij markt (lett. mercato libero). hijisgekDappertutto la musica riempie l’aria allietando venditori e attirando compratori per tutta la durata delle bancarelle, aperte dalle 6 di mattina alle 8 di sera. Nelle strette viuzze dello Jordaan,  dove sono più numerosi gli indigeni amsterdamesi, mi è capitato di vedere più spesso espressioni goliardiche atte a prendere in giro la casa reale. I migliori contributi sono le foto che vedete a destra: in basso la nuova regina Maxima, moglie del re, che esclama “è pazzo!”; nella foto in alto il nuovo re sfoggia l’inconfondibile pettinatura della madre, l’ex regina Beatrix, dando vita ad uno spassoso fotomontaggio.

Nei canali del centro sfilavano già dal primo pomeriggio le barche decorate con drappi arancioni, grossi altoparlanti e una discreta riserva di birra, dotate spesso di pochi posti e solo in piedi, meglio se occupati ballando (in perfetta sincronia con gli altri occupanti, visti gli spazi esigui). Abbiamo seguito i canali per un po’, fino ad arrivare a Leidseplein, in gran fervore, e proseguire verso il Vondelpark. barcaQui trovano posto i mercatini tenuti dai bambini, assieme a coetanei che suonano gli strumenti più vari, attirando folle di curiosi ad applaudirli.
Il giorno della regina è sì un occasione di festa, ma per i più intraprendenti è anche momento per lauti guadagni. Vendendo a peso d’oro delle lattine comperate nei giorni precedenti nei supermercati per pochi centesimi, improvvisandosi cuochi o con le idee più curiose. Le più interessanti di quest’anno sono il matrimonio express e il lancio delle uova.
Nel primo caso, un gazebo di due metri per due prometteva di sposare qualsiasi coppia lo volesse per soli 5€. Nel pacchetto erano compresi: abiti da sposi, cerimonia, anelli e servizio fotografico (una foto Polaroid). uova
Nel secondo caso, un personaggio vendeva tre uova crude per la modica cifra di  2 €.
Un allevatore di galline che offriva i prodotti del suo pollaio? No, le uova servivano per essere lanciate addosso al socio del primo uomo, che stava immobile a una decina di metri, attendendo che i lanciatori scagliassero “mancati pulcini” sulla sua testa, coperta da una parrucca arancione fluorescente. Il gioco non coinvolgeva solo le persone appena descritte: a volte le uova, lanciate troppo radenti al suolo, non si rompevano subito ma rimbalzavano, correndo minacciose verso le persone sedute anche a 30-40 metri di distanza, a volte frantumandosi sui malcapitati che comprensibilmente pensavano di non essere nel raggio d’azione, impregnando i loro vestiti del nutriente alimento e del suo poco gradevole profumo.
Ho calcolato che a quel ritmo i due potevano aver raccolto circa 3-400 € all’ora, già al netto del costo delle uova.

La zona del Dam l’abbiamo evitata un po’ come la peste, visto che l’area era transennata più o meno pesantemente nel raggio di diverse centinaia di metri dal palazzo reale e dalla Nieuwe Kerk, dove l’investitura di Re Willem ha avuto luogo. Anche i cartelli luminosi sconsigliavano di recarsi lì, e invitavano il pubblico a seguire l’avvenimento sui maxi schermi predisposti in diverse zone della città.
Quest’anno c’era meno gente in giro per la città, forse perché i grandi party sono stati spostati in zone periferiche, forse perché si temeva che la concomitanza del giorno della regina con l’investitura generasse un sovraffollamento tale da rendere invivibile l’ambiente.

In questi giorni si è tenuta anche la Nationale Dodenherdenking, commemorazione nazionale dei morti di tutte le guerre (e delle missioni umanitarie), che ha luogo il 4 maggio, giorno in cui si svolgono cerimonie ufficiali e vengono osservati due minuti di silenzio alle 20.

Bevrijdingspop

Più festoso è invece il Bevrijdingsdag, il giorno della liberazione. Oltre a celebrare la liberazione dai tedeschi alla fine della seconda Guerra Mondiale, è oggi una celebrazione della libertà in senso lato. Un giorno per festeggiare la libertà di cui l’Olanda è un noto esempio, ma anche per pensare a chi non ha la stessa fortuna e vive in posti dove essere liberi è ancora un miraggio. La data è il 5 maggio ma, a differenza del 25 aprile per l’Italia, è considerato giorno festivo solo una volta ogni cinque anni, quelli divisibili per 5. Sarà quindi una bank holiday la prossima volta nel 2015.
Ogni anno il 5 maggio, indipendentemente da quale giorno della settimana sia, in molte città d’Olanda la giornata viene celebrata con dei festival. Il più famoso e più datato di questi festival è il Bevrijdingspop (pop di liberazione) e si tiene nella nostra adorata Haarlem. Questa era la 33esima edizione e anche questa volta gran parte del merito per la buona riuscita dell’evento va ai volontari che l’hanno preparata.
Non ci eravamo mai stati da quando siamo qui, ma quest’anno abbiamo voluto dare un’occhiata. Siamo partiti dalla stazione in bici ed abbiamo percorso la strada verso i parchi a sud, Harlemmerhout e Florapark. Dalla partenza all’arrivo abbiamo pedalato accanto ad un vero fiume di persone che scorreva ininterrotto attraverso le vie del centro per uscirne a sud, dove si trovavano i parchi e l’area della festa. Lì, 4 palchi offrivano musica per tutti i gusti e per tutte le età, visto che uno di essi era dedicato ai più piccoli. Un’affluenza da record, favorita dal bel tempo (20 gradi e più) e dal fatto che quest’anno l’avvenimento è avvenuto di domenica.

|Ste|

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cambio al trono

Ieri alle 17 già qualcosa si iniziava a sospettare.
Già a quell’ora si sapeva che la regina sarebbe apparsa in televisione per un discorso alla nazione.
Grosse novità per un piccolo Paese.

I più pessimisti hanno subito pensato alla comunicazione della morte di Friso, secondogenito della regina che è tuttora in coma dopo l’incidente dello scorso anno (link al post).
I più ottimisti (davvero ottimisti e, come molti olandesi, contrari o indifferenti alla monarchia) hanno sperato che la regina mettesse la parola fine alla monarchia. Ipotesi che pare subito decisamente bizzarra e contraria ad ogni logica umana.

Non si è verificata nessuna delle due ipotesi, ma l’annuncio è stato comunque di forte impatto.

spits2901Dopo 123 anni durante i quali il più importante cittadino olandese è stato una donna, si ritorna alla figura del re.
La regina ha infatti annunciato ufficialmente che abdicherà per lasciare il posto al figlio, che non ha chiamato per nome ma con l’appellativo “principe di Orange” (suono più nobile rispetto al suo nome, Guglielmo Alessandro, Willem Alexander).

Il 30 aprile prossimo, dopo 33 anni di regno, Beatrix lascerà il potere . Esattamente nella stessa data in cui, nel 1980, divenne regina. Proprio nel giorno del compleanno della madre, Juliana, che compiva gli anni il 30 aprile, data in cui si celebra ancora il giorno della regina.

Il futuro re, come la madre, non indosserà la corona, “poiché è un simbolo ecclesiastico”. E “la dinastia olandese non regna per grazia divina, ma per grazia del popolo”, dicono.
Che poi la vera libertà e partecipazione del popolo non è certo rappresentata dalla monarchia, per quanto questa sia parlamentare e quindi poco influente negli affari olandesi.

E i simboli della monarchia, sebbene non indossati, non mancano: lo scettro, che rappresenta l’autorità del re, la spada, che ne rappresenta la forza, il mappamondo, per rappresentare i territori del regno. C’è anche lo stendardo con il leone, simbolo della famiglia reale Orange. Curiosità: i re olandesi non hanno attualmente un trono; ne avevano uno, nel palazzo reale in piazza Dam, ma è oggetto di restauro.

Chissà cosa ne pensa la regina Elisabetta, vicina di regno e poco più vecchia di Beatrice, seduta su quella poltrona da 61 anni. Per non parlare dell’invidia di Carlo nei confronti del più giovane rampollo olandese.

Ma, piuttosto, chissà che ne sarà della famosa e attesa Festa della Regina, il Koninginnedag o Queen’s day, mi sono chiesto. In men che non si dica ho avuto la risposta: la festa in cui praticamente tutti gli olandesi, uniti ai turisti nelle grandi città, escono di casa vestiti perlopiù di arancione e le regole diventano un’opinione, cambierà, ma non cesserà di esistere. La festa della regina 2013 sarà l’ultima per un bel po’, almeno fino a quando Catharina Amalia non sarà abbastanza matura per prendere il posto del padre.

Ma devono star tranquilli gli amanti della festa primaverile orange, la formula di successo probabilmente non cambierà, solo il nome e la data sì: il giorno sarà dedicato al re, Koningdag o King’s day, e il giorno sarà quello del vero compleanno del re, il 27 aprile.

Non resta ora che festeggiare l’ultimo giorno della regina e attendere sabato 26 aprile 2014 (anticipato eccezionalmente di un giorno per non coincidere con la domenica), per vedere quali novità verranno apportate alla grande festa, per la prima volta al maschile. Stupiscici, vecchio!

A noi, per quanto possano essere superficiali i nostri pensieri, non avendo vissuto la monarchia, dispiace un po’ che non ci sia più una donna a capo del Regno dei Paesi Bassi, ci piaceva far parte di quella minoranza di Stati.

|Ste|

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Che ne è dei resti?

Nonostante la svolta ‘ciclistica’ olandese verso la fine degli anni ’70 (vedi video sottostante) e il conseguente primato di Stato europeo (apparentemente) meno legato al petrolio, nonostante le loro dimensioni contenute, i Paesi Bassi non si possono definire ecologici né troppo attenti all’ambiente circostante. Inoltre credo rientrino tra i primi Paesi europei più inquinanti; vengono salvati dal vento che, soffiando costantemente e non trovando ostacoli, sparpaglia nel resto d’Europa le emissioni olandesi (vedi articolo).

C’è una sottile differenza tra il rispetto degli spazi – più o meno verdi – comuni e un atteggiamento collettivo profondamente ecologico; lì si trovano la maggioranza degli olandesi.

Più volte mi sono chiesta come funzionasse la raccolta dei rifiuti urbani, non notando contenitori nelle strade per differenziare la spazzatura, né avendo mai visto degli operatori o dei camion impiegati alla raccolta; anzi, una volta vidi un camion adibito alla raccolta di residui differenziati, ma non feci in tempo ad annotarne il nome.
Come sapranno i più affezionati, da poco anche i quartieri di Haarlem sono stati dotati di contenitori sotterranei per la raccolta dei rifiuti indifferenziati delle vicine abitazioni; finora, la raccolta aveva cadenza settimanale e veniva effettuata da giovani e robusti operatori che gettavano i sacchi dai vari punti di raccolta nella parte posteriore del camion che li accompagnava.
Ora, vedremo chi verrà a svuotare i contenitori sotterranei e quando.
Ad Haarlem (a differenza di Amsterdam, da quello che mi dicono, dove i contenitori sono vicini alle abitazioni) i punti di raccolta differenziati – esterni – per plastica, carta e vetro si trovano vicino ai supermercati, o in apposite piazzole comunali.

Altra questione pungente visto l’argomento, sono gli alberi di Natale dismessi.
Per il 4° anno consecutivo, noto questa brutta consuetudine di abbandonare gli alberi (la maggior parte delle volte si tratta di quelli recisi, altre addirittura di quelli in vaso), nei primi giorni dell’anno per strada. Ho dedotto che quelli che li lasciano vicino ai contenitori sotterranei, si aspettino che gli alberi vengano portati via insieme agli altri rifiuti; non so se funzioni, perché vedo ‘dormire’ gli alberi per strada per più qualche giorno.
Cercando in qualche sito, ho scoperto che ogni Comune gestisce a proprio modo la raccolta annuale degli alberi di Natale: per esempio, il Comune di Haarlem organizza due pomeriggi per la raccolta/consegna degli alberi da parte dei ragazzi (fino a 16 anni) in cambio di 0,40€/l’uno; la somma raggiunta viene suddivisa in diversi premi per una lotteria i cui partecipanti sono gli stessi ragazzi.
E cosa se ne fanno i Comuni con tutti gli alberi di Natale dismessi?
Stando al sito del Milieu Centraal (letteralmente la centrale dell’ambiente), un’azienda scientifica che si occupa di ambiente e di ecosostenibilità, gli alberi dismessi non artificiali vengono raccolti e destinati in parte all’incenerimento per produrre energia ed in parte alla produzione di compost e di prodotti per la copertura del terreno e la coltivazione.

|Aria|

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