lezione di geografia

Un paio di giorni fa mi è successa una cosa bizzarra: al ritorno dal lavoro ho sbagliato clamorosamente treno.

Arrivato alla stazione con il bus (rinuncio alla bicicletta in caso di condizioni meteo realmente avverse oppure se sono in ritardo), sono entrato a Centraal dalla porta Est. Da lì si accede direttamente alla scala che porta ai primi due binari.
Dovete sapere che da metà dicembre sono cambiati gli orari dei treni, quindi non li so più a memoria, se non quelli che prendo più spesso. Arrivato alle 18.00 nell’atrio al piano inferiore rispetto ai binari, mi affretto per le scale nel tentativo di prendere il treno delle 18.04, me lo ricordo perché spesso arrivo in stazione attorno a quest’ora.
Solitamente si parte dal binario 2A, o almeno così mi sembra di ricordare, e appena arrivo in cima alla scala lo vedo lì, con le porte spalancate e molti posti liberi rispetto al solito. Non ci bado molto e salto dentro. Mi siedo rivolto verso il senso di marcia: sono i primi posti ad essere occupati, solitamente.
Il treno parte con qualche minuto di ritardo, 3 o 4 direi, ma non ci faccio troppo caso, sono di manica larga e fino a cinque minuti non mi lamento (scherzo, ovviamente, e un pensiero va ai pendolari italiani). Ascolto un po’ di musica con le cuffie, mi guardo in giro. I finestrini del treno a quest’ora sono uguali a specchi, poiché la carrozza è illuminata dai neon all’interno ma fuori è già buio pesto. Di tutto ciò che c’è fuori, solo le luci più forti si intravedono sfrecciare.

Attendo i quindici minuti che mi separano da Haarlem come accade ogni giorno. Come ogni giorno la magia del finestrino a specchio svanisce, il vetro diventa completamente trasparente e lascia vedere quello che succede nella stazione di Amsterdam Sloterdijk. Pochi scendono, molti salgono sul treno, come sempre. Il treno riparte. Mi rilasso e quasi sonnecchio.
Dopo una decina di minuti il mio orologio biologico sostiene che dovremmo essere all’altezza di Haarlem Spaarnwoude. Provo a guardare attraverso il finestrino ed in effetti, di lì a poco, vedo arrivare una stazione. Il treno non rallenta e quando la vedo scorrere davanti a me scopro che non è Spaarnwoude poiché molto più grande e illuminata. La locomotiva spinge così tanto che non riesco a scorgere il nome, sicuramente finisce con dam. Decisamente poco utile in Olanda, visto che molti nomi di città terminano con questo suffisso. Chiedo aiuto allo smartphone che in pochi istanti mi consegna l’esito insindacabile del GPS: siamo appena passati a Zaandam, prima stazione verso l’estremo nord d’Olanda, mentre Haarlem si trova a ovest di Amsterdam.

Ok, qualcosa è andato storto. Decido di scendere alla stazione successiva e tornare indietro, ma di stazioni ne vedo passare altre due, impotente, col naso sul vetro tipo gatto chiuso in terrazza. Verifico gli orari dei treni e scopro di aver preso il diabolicointercity 4654 da Amsterdam a Hoorn con una sola sosta, già fatta.

"benvenuti nella bella Hoorn"

Altre stazioni si fanno vedere di sfuggita, fino al capolinea: 42 minuti di treno per trovarmi a 45 chilometri da casa, quando solo 17 separano Haarlem e Amsterdam. Alla fine sono arrivato a casa un’ora e venti più tardi rispetto al previsto ma non posso lamentarmi se non di me stesso, visto che i treni olandesi ce l’hanno messa tutta, considerando che sul treno di ritorno c’era il WiFi ad alta velocità gratuito e soprattutto che ho dovuto attendere solo 7 minuti per salire sul primo treno da Hoorn in direzione opposta e 4 minuti nella coincidenza presso Sloterdijk.

Morale? Meglio prendere il treno successivo, meno di dieci minuti dopo, che saltare sulla prima carrozza ed essere costretti ad una lezione di geografia al buio, della durata di ottanta minuti per la modica cifra di 8,20 €.

|Ste|

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2 Risposte so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Se può consolarti, caro Ste, qualcosa del genere è capitato anche a me. Addirittura due o tre volte, eppure non sono uno che prende il treno ogni giorno [come te] dai lontanissimi tempi della frequenza universitaria. Diciamo che le nostre terre d’origine sono sempre state terre di confine; quindi se sbagli o – meglio – se sbagliavi treno potevi finire in luoghi imprevedibili.

    A me è capitato con i regionali Trieste – Venezia sui quali salivo alla stazione di Monfalcone (73 metri sul livello del mare: una vetta per l’Olanda, ad esempio) per prendere a Mestre la coincidenza con l’Eurostar che mi portava verso Sud. Un paio di chilometri ad ovest della stazione c’è un bivio; la maggior parte dei treni prendono il ramo a sinistra (verso Venezia), i rimanenti svoltano a destra (verso Udine).
    C’erano (in quanto alla fine hanno cambiato gli orari) due regionali che partivano a pochissimi minuti di distanza, e per entrambi la destinazione finale (che compariva sul tabellone) era Venezia; solo che il primo arrivava (ed arriva ancora) a Mestre in circa 90 minuti. Invece quello che passava (e passa tutt’ora) prima per Udine, arrivava a Mestre in più di 140 minuti. Ed il biglietto era (ed è) pure più caro.
    Naturalmente le volte che, per la fretta, ho sbagliato treno, mi sono perso le coincidenze successive. Sconfortante era il fatto che mi accorgevo dello sbaglio appena partito, al primo bivio. Quindi sapevo già cosa mi sarebbe toccato: perdere le coincidenze (= lunghe attese), oltre che pagare sovrapprezzi e multe per i biglietti da rifare ex novo.
    Senza contare che i generi di conforto (bevande, cibo e letture), che mi portavo per affrontare l’intero percorso, a Bologna erano già finite.

    Ma queste sono situazioni che – credo – più di qualche viaggiatore abbia sperimentato, anche senza partire da luoghi di confine.

    Più sorprendente un episodio capitato a due mie concittadine; anche loro pendolari quotidiane Trieste – Monfalcone (circa 25 minuti) ai tempi dell’Università. Finite lezioni, laboratori, studio e quant’altro si rilassano. Fra una chiacchiera e l’altra salgono sul solito treno a Trieste, dirette a Monfalcone: solita ora e solito binario. Particolare importante: Trieste Centrale è una stazione di testa, quindi tutti i treni partono nella stessa direzione; indipendentemente dalla destinazione.

    Bene. Le nostre due eroine (al tempo brillanti studentesse universitarie), chiacchierarono amabilmente del più e del meno, fino a che il treno non si fermò. Convinte di essere arrivate a Monfalcone, scesero per affrontare i quattro passi che le separavano da casa ma – con loro grande sorpresa – si trovarono di fronte una robusta guardia di confine armata (con tanto di stella rossa in fronte), che le fermò per controllare i documenti: avevano sconfinato nell’ex-Jugoslavija!

    Per la cronaca la cosa finì senza gravi conseguenze: fra una grappa ed una pasta crema furono rimpatriate in Italia la sera stessa.
    Ma divennero lo zimbello a vita di tutti noi pendolari, naturalmente.

  2. 2

    Olandesina76 said,

    Eheh :) dai Ste sei in ottima compagnia,succede a tanti,anche a me! Il mio primo anno a Firenze tornavo a casa,in Liguria,ogni venerdì sera dopo il lavoro,mi mancava il mare…due ore e mezza di viaggio con cambio a Pisa,non esistono alternative al regionale..stesso treno ogni venerdì,eppure una volta che ero troppo stanca,ho sbagliato,in più mi sono appisolata appena salita e sono stata svegliata dal controllore a Grosseto! Era buio già e nn è stato facile rimediare…sono arrivata tre ore dopo :( anche nei disagi l’Olanda mi pare sempre meglio :)


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