un olandese in famiglia

Signore e signori, dopo la fuga del tuttora ricercato Henk, ci abbiamo riprovato. Stavolta siamo stati al dierenopvangcentrumasilo per cani e gatti, di Amsterdam, a ovest, tra Sloterdijk e Halfweg. Anche stavolta con la gabbietta in plastica vuota in mano, un pezzo in treno, poi in autobus e l’ultimo tratto a piedi.
Dieren Asiel AmsterdamLa struttura è enorme e circondata da campi e alberi, eccezion fatta dalla strada che passa davanti, oltre il fossato pieno d’acqua. Entriamo e veniamo accolti da un team tutto femminile che ci invita a salire al piano superiore. Qui ci sono moltissimi gatti, di varie età, problematiche, condizioni di salute. In ogni stanza si trovano circa 10 felini sani, mentre i malaticci trovano posto in stanze separate e possono essere in quarantena o meno.

Aria, che aveva scelto Henk a suo tempo, stavolta ha dichiarato fin da subito di non voler essere in alcun modo responsabile della scelta del nuovo micio, così è toccato a me scegliere e farmi conquistare da un gattone piuttosto che da un gattino. Un po’ scottato dalla recente adozione di un gatto adulto, la mia idea era quella di portarne a casa uno giovane. Il più affettuoso si è dimostrato subito un gatto di circa un anno di età: un festival di fusa, strusciamenti, leccate e miagolii complici. Nella mia mente dopo pochi istanti era pronto per diventare uno di famiglia, così ho chiesto alla simpatica signora di avere maggiori informazioni su di lui. Avvicinatasi col voluminoso lettore di microchip in plastica alla nuca del gatto, un bip confermava la lettura e faceva vedere sul display un numero. Il pupo era sì disponibile, ma solo in combinazione con un altro micio, che giaceva in disparte. Abbandonata immediatamente l’idea di portarne a casa due (come dice Aria, il freddo potrebbe spingere Henk verso un lettore di chip ed essere in qualche modo recapitato in quella che, seppur goduta per pochissime ore, è ufficialmente casa sua), rimanevano una mamma e un paio di cuccioli, che però si dimostravano parecchio timidi e schivi. Il maschietto ha catturato maggiormente la mia simpatia, Hansje il nome datogli dai ragazzi del centro.
Sebbene fossimo partiti con l’idea di chiamare un gatto maschio Camilo o Ernesto (se ne parlava a Cuba), in poche ore abbiamo deciso di lasciargli il suo olandesissimo nome. Non perché ci piaccia il corrispondente italiano, Anselmino, ma perché descriveva benissimo lo stato d’animo del felino nelle sue prime ore di vita nella, per lui grandissima, casa nuova: Hansje si pronuncia infatti un po’ come “ansie”.

Così è arrivato un vero olandese in famiglia; prima in una stanza a lui dedicata (teatro della fuga di mezzanotte di Henk) e poi, nel giro di una settimana, ha imparato a conoscere il resto della casa. Al momento è libero durante il giorno e quando può essere sorvegliato più o meno a vista (a volte l’orecchio è più che sufficiente per capire se sta facendo danni), e contiamo di lasciarlo autonomo non appena avremo cercato, forse senza i risultati sperati, di educarlo un pochino a non disintegrare la casa in nostra assenza.

Non ho avuto molti animali domestici in casa mia, ricordo il cane Ralph negli anni precedenti alle elementari, ma poi lo dovemmo affidare ai miei zii (purtroppo inevitabilmente anche a mio cugino Max, che sottoponeva il docile cagnolino a diverse prove di coraggio quali, per citare solo quelli che ho visto di persona, il test della betoniera e quello del ciuffo fucsia, che non sto qui a spiegarvi, vi basti sapere che il cane è morto poi di vecchiaia, o almeno questo è ciò che mi hanno raccontato).
Ricordo poi Fievel, criceto marrone e bianco, niente da segnalare, se non lo shock per averlo visto morto accanto a una chiazza di diarrea color verde acceso.
Poi, verso le medie, ho avuto anche dei topi ballerini.
[se il nome sembra non dirvi nulla, sappiate che il nome scientifico vi direbbe ancora meno: Mus musculus chinensis, anche lui su Wikipedia]
I nomi mi sfuggono, ricordo che giravano per ore attorno alla loro coda, velocissimi, in cerchio. Un maschio e una femmina, ottima scelta. Come previsto, la femmina venne fecondata in men che non si dica e diede alla luce una discreta cucciolata. Non esistendo Wikipedia al tempo, abbiamo lasciato che la famigliola vivesse felice la nascita dei 5 cuccioli, immaginando per loro un modello “famiglia del Mulino Bianco”. Il regista non deve aver capito e ne è risultato un film animal horror di serie B, che ho ricostruito e interpretato negli anni: il maschio ha ucciso uno ad uno i piccoletti, con lo scopo di spingere la femmina di nuovo al calore, alcuni furono ritrovati fuori dalla gabbia, sul pavimento, defenestrati. Il piano del maschio non ebbe successo, scatenò invece la furia omicida della topina, che sorpresi mentre si mangiava il maschio, probabilmente dopo averlo ucciso con le sue zampe. La topina morì poche settimane più tardi, presumibilmente di solitudine.
Anche il mio primo gatto arrivò attorno ai miei dieci anni: Ambrogio il suo nome. Un micio prevalentemente nero, con una macchia bianca sul petto e sulla pancia. Tutti i miei amici se lo ricordano per la spiccata violenza e premeditazione, oltre a mancanza di senso dell’umorismo: quando era dell’umore giusto, rincorreva la gente per dargli almeno una zampata, si appostava sulla scala a chiocciola menando la zampa alla cieca per cercare di graffiare chiunque vi passasse sotto in quel momento. Odiava, e lo dimostrava attaccandolo, chiunque osasse ridere troppo a lungo; ma anche per poco, quando si accorgeva di essere lui l’oggetto dell’ilarità.

Sebbene Ambrogio fosse rimasto con noi fino alla mia maggiore età, fu sempre mia madre ad occuparsi di sistemare e pulire la lettiera del micio.
Ora, con quasi il doppio degli anni, ho provato l’ebbrezza di giocare con paletta e secchiello, un po’ come al mare da piccolo, con la sola accortezza di non respirare col naso per l’intera durata della pericolosa operazione.
Mi sembra, ad occhio, che l’adorabile micino produca in un giorno una quantità pari ad almeno metà del suo peso corporeo in pura cacca fumante. E hai voglia ad usar la sabbietta aggregante al profumo di borotalco, quando ogni sera sarebbe necessaria una ghost trap degli acchiappafantasmi.

Deiezioni a parte, il pupo sembra essersi abituato a noi e alla casa e tra poco proveremo a farlo uscire in giardino.
Anche per fargli conoscere gli altri gatti del vicinato, da cui dovrà farsi rispettare.

|Ste|

PS: Ma se serve una mano, miagola e arrivo!

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3 Risposte so far »

  1. 1

    Andrea, Tiziana, Erica e Keira said,

    Ciao ragazzi! Complimenti per la nuova casa e per lo splendido micione. Siamo molto felici per voi! Un bacione Tiziana Andrea Erica Keira

    • 2

      Ste said,

      Ciao bellissimi! Grazie a voi per il consueto supporto!!
      Tutto bene? No Holland quest’anno? Un abbraccio forte da tutti noi!

      • 3

        tiziana said,

        Ciao! Purtroppo quest’anno niente Holland….mi manca tantissimo….sono in crisi di astinenza!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!…ma la speranza è l’ultima a morire! Bacioni a tutti..Hansje compreso! Tiziana


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