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Grraaatis

Questa è la parola più amata dagli olandesi. Grandi e piccini non riescono a resistere: anche se non ne hanno bisogno, devono avere tutto ciò che è gratuito solo perché non lo pagano.
Quando, arrivata qui, i predecessori expat mi fecero notare questa caratteristica, all’inizio pensavo fosse una battuta; poi mi resi conto che erano diverse le persone che me lo indicavano.
Infine, un autunno di qualche anno fa ebbi la schiacciante conferma della magia della parola ‘gratis’.

Dato che nell’inverno precedente si erano verificati diversi disagi coi treni a causa della neve, NS decise di prepararsi tempestivamente alle eventuali nevicate con conseguenti disagi per i passeggeri.
All’inizio dell’autunno, previa consistente campagna informativa, NS organizzò nelle più grandi stazioni dei punti di informazione e di ristoro per i passeggeri in attesa del proprio treno (episodio raccontato interamente nel post prove tecniche d’inverno).
Nonostante non facesse freddo ed i treni non fossero molto in ritardo, i punti di ristoro, che fornivano gratuitamente bevande e zuppe calde, erano pieni di gente.

Con il tempo e con le diverse occasioni che mi sono capitate ho potuto notare anche un altro aspetto del concetto di gratuità. Non è solamente qualcosa di cui approfittare, ma è costume che venga accettato.
La maggior parte delle volte in cui mi hanno offerto qualcosa gratuitamente ho rifiutato. Tutte le volte si è dipinto lo stupore sul viso dell’offerente, talvolta accompagnato da un’espressione di rimprovero (per intenderci, simile a quella dei genitori quando i figli piccoli non ringraziano dopo aver ricevuto il biscotto).

Se l’integrazione con la cultura e il posto in cui vivi si misura anche nei piccoli gesti, devo constatare che il mio amato Ste si sta ‘olandesizzando’.
I primi segni della conversione li notai qualche tempo fa quando, di ritorno dalla spesa al supermercato, Ste mi fece notare con aria trionfante che approfittando di un’offerta aveva comprato 6 o 8 barattolini di mais (circa il doppio dell’acquisto consueto). Gli feci presente che avevamo già del mais a casa e che quindi non era necessario comprarlo; e lui giustamente rispose che l’avremmo sicuramente usato prima della scadenza.
Il ragionamento non fa una piega, ma nella pratica: dove le metti 8+2 (che già c’erano) confezioni di mais? Alla fine con un po’ di costruzioni geometriche, il mais fu sistemato in dispensa.
Successivamente ci sono stati altri episodi del genere fino ad arrivare ad una combo che non lascia dubbi sulla lenta ma inesorabile conversione.

Un giorno di ritorno dal lavoro, noto in giardino uno scivolo per bambini di quelli di plastica.
Chiedo spiegazioni a Ste, il quale candidamente mi risponde che l’ha trovato su Gratis op te halen (letteralmente da prendere gratis). Alle mie obiezioni sulla quantità di spazio occupata dallo scivolo e sulla reale possibilità per i bambini di utilizzarlo, Ste risponde che non poteva non prenderlo: era gratis!
In effetti i bambini si sono entusiasmati per un po’, hanno giocato con lo scivolo diverse volte (sempre sotto la supervisione di uno di noi, dato che era già abbastanza vissuto al suo arrivo a casa nostra), ma dopo un paio di mesi è rimasto lì, a colorare il giardino.
Ora, dopo qualche mia insistenza, Ste ha smontato lo scivolo e poi lo porteremo in discarica, essendo troppo grande per rientrare nelle immondizie normali.

mobili-in-giardinoQualche settimana fa Ste ed io stavamo parlando di un mobile a scaffali che ci serviva: discutevamo se era preferibile comprarlo, o se Ste poteva costruirlo da solo con gli avanzi di legno che avevamo già a casa.
Un paio di giorni più tardi Ste mi informa che ha accettato una super offerta trovata su un sito, Maarktplaats: qualcuno offre gratis 3 mobili a scaffali di diverse misure. Alla mia domanda di impiego di 2 mobili a scaffali in più, Ste risponde che un secondo mobile possiamo impiegarlo noi ed il terzo lo può dare ad un suo amico.
Non sono molto convinta della spiegazione e ci sto rimuginando su, quando Ste arriva a casa con il primo carico di mobili. Già, perché una volta incontrato il proprietario dei mobili, Ste realizza che sono in tutto 5 mobili e non 3. Ormai lui ha accettato, quindi non può far altro che portarseli tutti a casa.
Una volta sistemati i mobili in giardino, chiedo nuovamente cosa ce ne facciamo dei mobili in eccesso, che ora sono 2 (nel frattempo, visto che è aumentato il numero di mobili complessivo, Ste ha aumentato a 3 i mobili che rimangono a casa nostra).
Ste confida nell’aiuto dei suoi amici, che sicuramente avranno bisogno di un mobile a scaffali, magari anche di due!
Invece, prima ancora che arrivino le loro risposte, il vicino di casa si fa una passeggiata in giardino e chiede a Ste come mai abbiamo così tanti mobili. Quando Ste gli comunica che è in attesa di risposta da parte dei suoi amici, il vicino si fa avanti e chiede se può prendere un mobile; inoltre chiede se, in caso nessuno sia interessato, può prendere anche il secondo mobile.
Ed ecco fatto: noi ci siamo tenuti 3 mobili a cui Ste ha trovato un utilizzo ed il vicino se n’è ritrovati 2 gratis e consegnati in giardino. Non solo: per ringraziarci dei mobili, ci hanno regalato un sacchetto pieno di automobiline di cui Lorenzo e Mila vanno matti!
Un giro di gratuità niente male, eh?!

|Aria|

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Ferie italiane

Ho trascorso gli ultimi giorni di ferie a casa, per cercare un po’ di tranquillità anche nella nostra quotidianità.
Siamo stati in ferie in Italia dai parenti per un paio di settimane e Ste ed io abbiamo dovuto scegliere tra molteplici offerte di intrattenimento e custodia dei bimbi che ci sono arrivate da tutti. Ormai anche i nostri amici di vecchia data sono più interessati alle attività e alle conquiste dei nanetti che a noi! O forse sono gli occhi innamorati di mamma (anche papà non scherza..) a sentire parlare dei e vedere i bimbi ovunque..
Ad ogni modo Ste ed io abbiamo trovato il tempo per rivedere un po’ di amici e un po’ di luoghi familiari dove non vediamo l’ora di portare i bimbi quando saranno più grandicelli.

Anche il nostro modo di andare in ferie è cambiato parecchio; non intendo solo la scelta della località: inevitabile, anche considerando che non sono tanti quelli che possono venire a trovarci durante l’anno.
Mi riferisco a quello che cerchi in una vacanza e a quello che ne ottieni.
Fino a quando abbiamo comprato casa un paio di anni fa, la vacanza era per me un’avventura: decidevamo insieme il posto, Ste si occupava dei trasporti e del viaggio e poi andavamo insieme alla scoperta dei luoghi, delle persone, del cibo locale.
Da un paio d’anni per me la vacanza è ricerca di relax innanzitutto; non sono il tipo da stare a non far nulla, però la componente riposo è diventata la base della vacanza alla quale aggiungo qualcosa di bello da fare, magari una gita o leggere un libro, o incontrare un po’ di amici e passare qualche ora in allegria. Non riposo mai quanto vorrei, ma mi sento sempre ricaricata.
Sono certa che le ferie cambieranno ancora, parecchio, in futuro: assecondando l’autonomia dei bimbi scopriremo anche nuovi luoghi insieme, tutti e quattro, finché arriverà il giorno in cui sia Mila che Lorenzo declineranno (se saremo fortunati..) le vacanze insieme a mamma e papà.

All’arrivo all’aeroporto di Amsterdam, abbiamo atteso che scendessero tutti i passeggeri e poi ci siamo infilati nel finger dove generalmente ti fanno trovare il passeggino; del nostro mancava un seggiolino, quello di Lorenzo. Siamo arrivati all’interno dell’aeroporto e, non trovandolo nemmeno lì, abbiamo chiesto alle gentili assistenti di volo dove potessimo recuperare il seggiolino. Loro stavano attendendo il comandante e l’hanno informato della situazione immediatamente; il comandante ci ha chiesto di attenderlo ed è ritornato verso l’aeromobile. È tornato pochi minuti più tardi con il seggiolino in mano e un’aria rassicurante.
Così il rientro a casa è stato quasi divertente! Certo, se non avessimo scelto la compagnia aerea di bandiera olandese credo che non avremmo avuto nulla di cui ridere!

|Aria|

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Angoli retti

Dall’epoca in cui vivevamo in affitto nella precedente casa, Ste ed io ci siamo fatti parecchie domande sulle modalità di costruzione olandesi.
La chiesa dove vivemmo nei primi 3 mesi era esclusa dalle nostre analisi, semplicemente perché eravamo consapevoli che l’ambiente fosse stato adattato prima a ‘casa dello studente’ e poi a ‘condominio’. E le due destinazioni d’uso ci risultavano già abbastanza strane, considerati i nostri retaggi cattolici.
Eppure, continuavamo a chiederci come fosse possibile costruire su quello che tempo prima era acqua e poi era stato svuotato e coperto di sabbia; soprattutto, ci chiedevamo, quanta solidità potessero avere delle fondamenta con sotto della sabbia (trovate alcuni articoli a tal proposito, vedi ruspetta e secchiello e A pensarci bene).
Per quel che riguarda la manutenzione delle strade, certo il basamento di sabbia facilita la rimozione delle mattonelle stradali o dei marciapiedi.

Le case sono costruite sulle fondamenta (ben che vada di metallo), poi c’è una struttura in legno, la quale viene rivestita con i vari materiali di costruzione.
La caratteristica pendenza frontale di alcune case è appositamente costruita per facilitare lo spostamento dei mobili dall’interno all’esterno delle case e viceversa; accorgimento necessario poiché spesso lo spazio di movimento interno è decisamente ristretto.
Questo non accade nelle villette tipiche olandesi, tipo la nostra, sviluppate in lunghezza, dove le finestre sono sufficientemente larghe e quindi si pensa che tutto possa essere spostato attraverso di esse.

Quando, però, ci siamo trovati alle prese con delle manutenzioni da fare in casa, lì ci siamo accorti che in effetti qualche problema di quadratura c’era.
Vuoi per l’umidità accumulata dal legno nei decenni, o per la poca stabilità del basamento (‘infilato’ nella sabbia), abbiamo notato che in effetti quelli che dovevano essere angoli retti, per esempio gli incavi delle finestre o delle porte, non lo erano propriamente. Inizialmente pensavamo di non guardare correttamente gli infissi, poi ci siamo accorti che le angolature non erano davvero di 90°!
Prima di costruire il bagno al piano terra (vedi post), avevamo notato che le pareti del bijkeuken non formavano angoli retti, ma pensavamo che fosse dovuto al rivestimento che i precedenti proprietari di casa avevano messo alla stanza intera. Nel momento in cui i rivestimenti di tutte le pareti sono stati buttati giù, però, ci siamo accorti che le pareti stesse della casa non erano a 90° tra loro! Ora sembra che il bagno sia stato sistemato, ma non ne siamo sicuri perché guardando le piastrelle del pavimento e la parete esterna della vasca, si ha l’impressione che non ci sia un angolo retto nemmeno lì.
Ora che Ste si sta occupando (con grande successo, devo dire) della manutenzione e del rinnovo della stanza al primo piano, si è accorto che non ci sono 90° neppure tra le pareti adiacenti, o tra le pareti e il pavimento.

Una curiosità per gli appassionati di cucina italiana e/o di tecnologia è che prossimamente il notissimo produttore di pasta Barilla, con la collaborazione dell’olandese TNO (Nederlandse Organisatie voor Toegepast Natuurwetenschappelijk OnderzoekOrganizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata), produrrà la pasta stampata in tre dimensioni (vedi articolo).
Sembra che la società olandese, in costante attività con diverse università olandesi, si stia dedicando al perfezionamento del prodotto finito, in modo da poterlo poi testare in alcuni ristoranti olandesi.
Se la ‘pasta stampata’ soddisferà i canoni voluti dalla nota marca italiana, verrà poi esportata nei ristoranti monomarca, già presenti nel mondo.

|Aria|

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La lunga (ri)costruzione

Ci pensavate dispersi tra le macerie di casa? O magari volati all’estero per scampare al caotico e sporco campeggio che fungeva da casa?
Be’, in effetti l’idea di ‘cambiare aria’ per un po’ ci ha molto tentato, ma non avrebbe incontrato il benestare dei nostri rispettivi datori di lavoro e avremmo avuto anche qualche problema di soldi. Però è stata davvero un’esperienza faticosa.
Ora possiamo finalmente dire che i lavori sono conclusi: abbiamo una vera stanza da bagno, un piccolo bagno di servizio e la nostra camera (attualmente vuota) è un po’ più grande. Manca ancora qualche aggiustamento da fare, ma almeno non ospitiamo più a casa gli operai per qualche ora al giorno e l’aspetto complessivo è ritornato quello di una casa.

Ricordo che durante l’ultima breve vacanza italiana, parlando con mia suocera e cercando di rassicurarmi, le ho detto che avere i lavori in casa non sarebbe stato più pesante del trasloco che avevamo affrontato qualche mese prima. Ne ero certa sia per la durata del trasloco (tra un trasporto e l’altro è durato in effetti 2-3 settimane), sia per la fatica che non avremmo dovuto fare mentre gli operai lavoravano (il trasloco è ricaduto perlopiù su di noi, papiño compreso).
Non ho fatto caso al silenzio di Manu e solo più tardi mi ha chiarito perché non avesse commentato. In realtà, lei sapeva meglio di me che lo stress che accompagna i lavori può essere di parecchio superiore a quello di un trasloco per diversi motivi: non puoi decidere quando finiranno del tutto, né le tempistiche effettive dei lavori; nel frattempo sei costretto a vivere in una specie di campeggio con il tetto, che ti rifiuti di pulire visto che il giorno successivo verrà sporcato nuovamente con lo stesso impegno e la stessa precisione.
Solamente quando ci siamo sentite quasi alla fine dei lavori, Manu mi ha confessato che non voleva contrastare il mio ottimismo e che per questo non mi aveva preannunciato le problematiche a cui saremmo andati incontro.
Già, se posso dare un consiglio: non continuate a vivere in casa se dovete fare dei lavori!
E pensare che questo era lo stesso suggerimento che avevamo avuto dal turco..
Nonostante i lavori siano durati più del previsto a causa di una mancata e continua valutazione (diciamo così..) dei lavori nel loro complesso, lui pensava che saremmo stati in ferie per la maggior parte del tempo! Da chiedersi come avremmo potuto pagarlo poi..

Ora posso dire che ne è valsa la pena: dopo aver fatto un vero bagno nella nuova vasca del nostro bagno.
Wow, quando si pensa alle piccole cose che rendono la vita migliore! Era da più di 4 anni che non facevo un bagno a casa mia (a scapito di malintesi, assicuro che ho sempre fatto la doccia in questi anni) ed è stato quasi emozionante, di certo molto rilassante.

Mentre gli operai lavoravano, eravamo obbligati a tenere i gatti chiusi in due stanze separate perché il papiño non poteva tenere d’occhio anche loro. Così abbiamo preso l’abitudine di ‘liberarli’ non appena gli operai se ne andavano, con una piccola differenza però: Hansje può già uscire in cortile, Spenk deve prima conoscere bene la casa.
Nonostante la nostra attenzione, Spenk si è fatto vedere solamente quando gli operai se ne sono andati, dopo che le coperture di scale e pavimento erano state tolte dall’instancabile Ste: Spenk si è presentato mentre cenavamo per fare un giretto indisturbato al piano terra.
Con il passare dei giorni e l’assenza degli operai, Spenk si è fatto coraggio e ogni sera si presenta al piano terra per verificare se ci siano finestre o porte che sono sfuggite al suo controllo.
Siamo portati a pensare che il suo obiettivo principale sia nuovamente la fuga perché più di una volta, aprendo una finestra a ribalta, abbiamo notato il suo sguardo rapito che andava verso la finestra, seguito poi dal suo corpo, inesorabile.
In compenso, ha imparato a dormire con noi. Da qualche settimana Ste ed io condividiamo la stessa stanza con Spenk e, finalmente, ha smesso di dormire nel suo nascondiglio e la sera si acciambella ai piedi del letto.
Abbiamo anche avuto modo di studiare come i due mici di casa si rapportino tra loro. L’entusiasta Hansje cerca di farsi notare dal serio Spenk in ogni modo: se non è sufficiente miagolare o rimbrottare qualcosa, allora gli dà delle zampate senza unghie. Il pazientissimo Spenk si fa ‘picchiare’ per poco: al terzo attacco generalmente si stufa e restituisce tutto quello che ha ricevuto, sempre senza unghie. La cosa stupefacente è che durante queste attività nessuno dei due emetta il minimo suono; se non vedessimo cosa succede, non sapremmo che in effetti Spenk ha sempre la meglio sul piccolo Hans, che, quando si stufa, ci raggiunge per farsi consolare un po’.

Ora che i lavori sono finiti, potremo anche tornare ad una sistemazione più comoda e tranquilla. Vedremo se sarà possibile far dormire insieme i due felini e se potremo lasciarli liberi di girare in casa, mentre noi non siamo presenti.
I ripetuti attentati al mio adorato Ficus beniamina da parte di Hansje e l’esperienza di vita di Spenk, mi fanno temere cosa potrebbe conseguire dalla loro unione, senza un occhio vigile a controllarli.

|Aria|

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L’inesorabile Spenk

Al fine di preservare un minimo di tranquillità, durante i lavori Ste ed io siamo andati a trascorrere qualche giorno in Italia, ‘a casa’.
In realtà, lo facciamo per essere accolti come re e regina, per stilare a fatica una lista di appuntamenti per pranzi e cene (con reciproco accordo di ingrassare sanamente di qualche chilo) e per mangiare e degustare tutto quello che di bello offre la nostra terra: l’Isonzo e i suoi snodi, il Carso, i cieli, la strada costiera per Trieste e i panorami.
Per non parlare dell’affetto che tutti mi dimostrano, nonostante siano passati anni e situazioni: una delle mie ‘sorelline’ mi ha fatto la sorpresa di farmi rivedere Ciro, che si è immediatamente offerto di farmi pervenire un paio di bottiglie della sua salsa.
Mi sono commossa più volte rivedendo persone che non vedevo da tempo e mi ha riempito il cuore poter passare un po’ di tempo con loro, anche se la piaga della disoccupazione e della crisi sembra dilagare nella vita di tutti.

La mattina della partenza, stavamo andando all’aeroporto quando ho ricevuto una chiamata da un gentile signore; aveva trovato Henk la sera prima, nei pressi di IJmuiden, una dozzina di chilometri a nord-ovest di Haarlem, e mi chiedeva di andarlo a prendere. Gli ho spiegato la situazione e ho chiesto di portare il gatto all’asilo dove l’avevamo preso: sarei andata a prenderlo al mio ritorno in Olanda.
Sono rimasta per un po’ imbambolata a cercare di realizzare quello che mi avevano appena comunicato, ne ho parlato con Ste, perché la situazione domestica attuale è decisamente un caos e stiamo appena facendo ambientare Hansje, e abbiamo deciso che l’avremmo riportato a casa non appena rientrati.

Al rientro non abbiamo trovato il bagno al piano terra finito, come garantito dal turco una settimana prima, ma almeno il water era utilizzabile ed era già stato montato definitivamente.
La porta che originariamente chiudeva il minuscolo bagno era (ed è) appoggiata agli stipiti alla fine della cucina ed è possibile accedere al bagno comodamente dalla porta che dà sul cortile esterno (fortuna che le giornate sembrano primaverili). Il futuro bagno è provvisto solo della vasca e del water ed è collegato all’acqua solo quest’ultimo; una parte del pavimento è stata cementata, l’altra verrà sistemata la prossima settimana. Dal water c’è una bella vista sulle stanze superiori e posteriori delle case che stanno sulla strada parallela; ora più che in giardino, sembra di stare in campeggio!
La doccia è ancora funzionante al 1° piano, dove inizieranno i lavori una volta terminato il bagno al piano terra.
Il problema della mancanza di biancheria pulita si è ripresentato, anzi, la mia sensibilità ‘tutta femminile’ ha evitato che la questione diventasse più grave, e i miei due uomini hanno risolto allo stesso modo (vedi post precedente): estrarre la lavatrice, adagiata su un carrello, dal casotto di legno in cortile e trasportarla all’interno del futuro bagno, collegarla con acqua ed elettricità ed informarmi con aria trionfante che era perfettamente funzionante.
Mi hanno avvisato di staccare la presa della lavatrice a fine lavaggio stavolta, e non quella generale: l’ultima volta, ho staccato proprio quella, da cui si alimentava anche la caldaia, e il caro Pier se n’è accorto proprio mentre si accingeva a fare la doccia.. fredda!

Ste aveva chiesto ad un’amica che vive qui di prestarci la sua auto per andare a prendere Henk più agevolmente, così, dopo aver pagato il conto dell’asilo che lo aveva ospitato durante la nostra vacanza in Italia, l’abbiamo caricato in auto e siamo tornati a casa. Abbiamo scambiato un po’ di miagolii con lui e, all’arrivo e su consiglio del personale dell’asilo, lo abbiamo messo in una stanza solo per lui, quella deluxe per gli ospiti di riguardo, al 2° piano, facendogli vedere di tanto in tanto Hansje. Ci hanno detto che per Spenk, (Ste gli ha dato questo soprannome), socievole con gli altri gatti e per nulla aggressivo, Hansje potrebbe essere motivo di attaccamento, quindi li abbiamo fatti incontrare.
Spenk è praticamente indifferente alle mille attenzioni che il piccolo Hansje gli riserva, sembra capire che il piccolo è impetuoso e curioso.
L’approccio di Ste e mio nei confronti di Spenk è diverso da un mese e mezzo fa: lo avviciniamo e lo prendiamo in braccio a fatica, a causa della sua resistenza passiva e del suo peso (4-5 chili), e lui si appiattisce al suolo; si lascia accarezzare e, dopo poco, comincia a strisciare lentamente verso una via di fuga, ovvero un qualsiasi nascondiglio da noi.
Secondo me, anche lui è un po’ cambiato; tra una carezza e un’altra gli è anche scappata qualche fusa, ma poi lo spavento ha preso il sopravvento.
Sebbene la sua stazza sia corpulenta, il suo modo di ottenere quello che vuole è la testa.
Infatti, non graffia, non soffia, non morde, ma usa la propria testa come un ariete, per liberare la strada per il suo passaggio.
Nonostante il caos complessivo e l’ulteriore pagamento del rifugio di IJmuiden per il servizio di monitoraggio e consegna dell’inesorabile Spenk all’altro rifugio, siamo proprio contenti di averlo ritrovato!

catsHaveStaff

|Aria|

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Welcome tuin!

[Benarrivato in giardino]

Per chi non conosce l’olandese, non suona molto bene né divertente; con una piccola spiegazione, però.. Una tipica frase è benarrivato a casa, che in olandese si scrive welcome thuis. Thuis suona molto simile a tuin, nonostante i significati siano, appunto, diversi: casa e giardino.
Dopo questa premessa, è forse più comprensibile la frase con cui ho accolto Ste (Welcome tuin!) al suo rientro a casa, il giorno in cui hanno iniziato i lavori.

Già, i lavori sono finalmente iniziati.
Sembra passato un secolo da quando Ste ventilava la possibilità che non avremmo avuto il bagno completato prima della nostra entrata in casa. In effetti sono passati diversi mesi da quel momento e alcuni anche da quando abitiamo nella nuova dimora.
Ci è voluto tanto impegno da parte nostra per trovare a chi affidarci e anche per comprare e far arrivare a casa tutte le cose che servivano. Ora il grande momento è arrivato.
A parte qualche incomprensione dell’inizio, ogni mattina un paio di operai vengono accolti dal papiño, che, investitosi del ruolo di controllore, verifica che i due lavorino durante il giorno e anche come si occupino delle varie attività.
Sembra che lavorino seriamente, diverse ore al giorno, anche il sabato in caso di necessità, nella completa mancanza delle misure di sicurezza, però: non indossano occhiali, né cuffie, nonostante alcuni lavori richiederebbero entrambi.

Al mio rientro a casa il primo giorno, sono rimasta senza parole: la stanza adiacente alla cucina (bijkeuken con velleità di diventare una bella stanza da bagno) era stata demolita  internamente; rimanevano ancora i muri, il soffitto ed il pavimento, ma tutti i rivestimenti erano stati tolti. La mattina l’avevo lasciata con poche cose al suo interno, pareti in cartongesso e pavimento con piastrelle; la sera ho trovato una stanza vuota, con le mattonelle alle pareti e il cemento per terra. Non erano dei rivestimenti nuovi messi dagli operai, ma quello che già c’era al di sotto.
Da quella stanza (in questo momento non si può ancora chiamare diversamente) esce costantemente quella polvere impalpabile dei resti di muratura, che si appoggia dappertutto e che sporca ovunque: l’intero piano, ma anche quello superiore e le scale.
Questa situazione stressa tutti tranne Hansje, il quale si diverte a scoprire nuovi luoghi, o a inseguire chissà cosa sul pavimento (polveroso).
Ecco perché mi è sembrato che stessimo in giardino: uno non tenuto benissimo e piuttosto sporco.

Dopo qualche giorno, un altro problema è sorto: come lavare la biancheria, dato che la lavatrice era stata temporaneamente spostata nel casotto esterno in legno.
Ho posto il problema ai miei due uomini, proponendo come unica soluzione la lavanderia automatica vicino alla stazione, con conseguente trasporto del consistente bucato (ancora più pesante da bagnato) in bicicletta.
Fortunatamente loro hanno trovato una soluzione migliore ed economica: rimettere momentaneamente la lavatrice nella futura stanza da bagno e fare il bucato ‘come sempre’.

|Aria|

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Animali e fai da te

L’avventuriero Hansje continua la scoperta della casa, meglio dire che misura le varie metrature, e i posti raggiungibili grazie a nuovi balzi e arrampicate. Per il momento, stiamo preservando tende, tappeti e divani (per questo c’è ancora bisogno del controllo acustico/visivo), ma abbiamo dovuto cedere un tappetino alle sue unghie e una coperta ai suoi ‘impastamenti’.
Stiamo pensando alla sua sistemazione diurna durante i lavori che ci saranno in casa; nonostante cresca e sia costantemente impegnato con l’elaborazione finale del tanto cibo ingerito, potrebbe venire facilmente calpestato, o cercare di uscire verso la strada.

I lavori inizieranno la prossima settimana. Dietro a questa semplice affermazione, non c’è solamente la scelta della persona adeguata a cui affidare i lavori, ma anche la presa di coscienza che avremmo dovuto occuparci personalmente dell’acquisto di tutto il materiale necessario (sanitari, piastrelle, …), che quindi non era incluso nel preventivo, già considerevole.
Il ‘nostro’ turco ci ha consigliato qualche posto in cui trovare il necessario a buon prezzo. Piccolo problema: come portare a casa quel tipo di carico senza un mezzo adeguato? Provate voi a portare decine di chili di piastrelle in bicicletta! E il lavandino, dove lo mettiamo?!
Ste ha quindi proposto il consueto noleggio del furgoncino (ricordi del trasloco..) e sabato scorso, dopo l’ultimo sopralluogo del turco, ci siamo diretti verso il paradiso del fai da te della zona, nell’area industriale di Zaandam (30 km a nord-est di Haarlem).
Un paio di centinaia di metri quadrati di negozio-magazzino, con ristorantino annesso, contenente tutto per costruire e arredare l’interno e l’esterno della casa. Se davvero qualcuno sapesse occuparsi di tutto da solo, avrebbe bisogno solo dei muratori.
Ho già detto che gli olandesi sono professionisti del fai da te, ma sono talmente convinti di potersi occupare di tutto fuori e dentro casa, che trovare i piccoli artigiani è una rarità. In compenso, le case sono ampliate o modificate dai proprietari non professionisti del momento e questo può riservare delle sorprese poco piacevoli in futuro.

Abbiamo speso un’ora e mezza in questo luogo enorme solamente alla ricerca delle piastrelle e, con la poca energia rimasta, siamo passati al lavandino e alla rubinetteria varia.
A questo punto, ci siamo accorti del ristorantino interno, che serviva i consueti cibi olandesi ai clienti e anche ai lavoratori, e ci siamo accomodati.
Dall’altra parte, visibile dal banco, c’era seduta a un tavolo una coppia di avventori un po’ insoliti in quanto la signora aveva accanto una specie di trespolo su 2 ruote, sulla punta del quale stava tranquillamente appollaiato un grande pappagallo multicolore, lungo una sessantina di centimentri, coda compresa. Nessuno si sarebbe accorto dell’enorme volatile, se non fosse stato per i suoi colori sgargianti. In ogni caso, nessun avventore sembrava intimidito né infastidito dall’insolita presenza. Solamente fuori, nel parcheggio antistante l’enorme negozio, il pappagallo si è lasciato sfuggire qualche verso, che ha portato l’attenzione di tutti su di lui.

Dierenambulance

Dierenambulance

Nel parcheggio del negozio, vicino alla ‘nostra’ auto, abbiamo visto una dierenambulance (ambulanza per animali) parcheggiata, con la portiera laterale aperta e con un gruppetto di persone con rispettivi cani al guinzaglio e gatti e conigli nella gabbietta, che attendevano ordinatamente il proprio turno.
Da quello che si poteva capire, infatti, il veterinario era a disposizione all’interno dell’ambulatorio su ruote; non credo sia stato gratuito, ma comunque un’ottima iniziativa.

|Aria|

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