Posts tagged neve

I giorni della merla olandesi

Da quand’ero piccola ricordo questa espressione, i giorni della merla, per indicare delle fredde giornate invernali. Crescendo, ho voluto scoprire qualche dettaglio in più e finora ho trovato detti popolari e indicazioni temporali (sulla solita fida Wikipedia): gli ultimi 3 giorni di gennaio portano questo nome forse per una storica gelata del fiume Po, nel ‘700, che permise di trasportare cose e persone da una riva all’altra.

Le tradizioni popolari sono sempre affascinanti, ma credo abbiano dei confini geografici per definizione.
Non so, quindi, se i giorni della merla siano applicabili anche all’Olanda, ma posso testimoniare che dalla fine di gennaio, dopo un inverno quasi mite comparato con i due precedenti, siamo in preda al freddo, quello vero!
Le temperature minime – notturne – di quei giorni sono andate sotto lo zero; di giorno, le massime, erano di una manciata di gradi sopra. Poi, con l’inizio di febbraio, anche le massime hanno iniziato ad abbassarsi e a scendere sotto gli 0°C; finché il 3 febbraio è arrivata anche la neve: copiosa, soffice, in qualche ora ha intasato tutto, mezzi pubblici, strade, linee telefoniche.
Per mantenere questo scenario incantato, le temperature sono scese ancor di più, fino a toccare i -17°C come minima della notte successiva.

Tutti gli olandesi sperano nella fattibilità della Elfestedentocht (vedi articolo precedente); per i bambini è una festa, perché hanno un’ottima occasione per costruire pupazzi, farsi la guerra a palle di neve e farsi comodamente trasportare negli slittini da genitori pazienti.
Per chi deve viaggiare con i mezzi pubblici, la questione è un po’ più seria: ci sono meno mezzi, molto più affollati, ma l’aggiornamento sulla situazione è costante anche sui rispettivi siti.
Per me significa rinunciare tassativamente alla bici, perché temo troppo una caduta causata dal ghiaccio, o dalla neve ghiacciata. E detto da una che qualche giorno fa ha sbadatamente ‘saltato’ un gradino scendendo le scale, slogandosi un po’ la caviglia, ha il suo peso.

|Aria|

Comments (4) »

fuori i pattini!

Dopo due inverni al nord, il terzo è in pieno svolgimento.
Dopo due inverni di neve e ghiaccio, questo sembrava essere il più mite della storia, fino a domenica. Da sabato notte si è alzato un vento gelido che ha portato le temperature sotto lo zero in poche ore. Domenica pomeriggio sono riuscito a fare la oramai consueta corsetta in bici fino a Zandvoort ma in certi momenti, quando il vento soffiava contrario a noi, sembrava di essere su una pista da sci, non fosse stato per il mare che si intravedeva alla nostra sinistra, immerso nel buio.

Lunedì mattina ci siamo svegliati con la neve. Pochi centimetri hanno coperto ogni cosa ma, al momento di uscire di casa, ne rimaneva traccia solo sui tetti. Quella poca neve è rimasta lì fino ad ora, ed è destinata a rimanervi dal momento che almeno per 7 – 10 giorni non si prevedono temperature sopra lo zero, nemmeno a mezzodì.

Oltre al freddo clamoroso che si riesce a provare pedalando, camminando o anche solo respirando in città, mi sono subito preoccupato dei treni, che sono solitamente i primi ad avere dei problemi in caso di neve e ghiaccio. Invece no, tutto procede tranquillo al momento, tanto che sui giornali si parla sì dei 300 km di code in autostrada del lunedì mattina, ma anche e soprattutto di tirar fuori i pattini!

Come in ogni vignetta che rappresenti uno scorcio di vita olandese in inverno, infatti, gli spilungoni si dilettano a sfrecciare sulle spesse lastre ghiacciate che ricoprono l’acqua dei canali appena possono. Per ognuno dei canali di Amsterdam, almeno per quelli del centro, esiste un “mastro ghiacciaio” che ha il compito di verificare lo spessore dello strato di ghiaccio, tramite carotaggio, per garantirne la “pattinabilità” ai cittadini che gradiscono farsi quattro piroette sulle lame affilate.

la, curiosa, bandiera della Frisia

Non contenti di una pattinata nel canale del quartiere gli olandesi hanno ben pensato di organizzare una gara seria. Dal 1909 esiste, infatti, la tradizione dell’Elfstedentocht (il giro delle undici città). È una corsa sui pattini da ghiaccio in Friesland, regione a nordest con una curiosissima bandiera, che potete ammirare a sinistra. Si corre ogni qualvolta tutti i canali che collegano le 11 città di Leexuwarden, Sneek, IJIst, Sloten, Stavoren, Hindeloopen, Workum, Bolsward, Harlingen, Franeker, Dokkum raggiungano uno spessore di almeno 15 cm su tutto il percorso, di 200 chilometri. Se ogni mastro ghiacciaio dà l’ok per il tratto di sua competenza, viene dato il via all’organizzazione della gara, al grido di “it giet oan!“, che in lingua frisona significa qualcosa tipo “si può fare!”.
L’evento, avvenuto l’ultima volta nel 1997 e prima nel 1986 (la pausa più lunga tra le edizioni del 1963 e del 1985), conta in media 15.000 partecipanti ed è una festa per tutta la nazione, oltre che per la Frisia.

Non credo che il 2012 sarà l’anno giusto per questo evento, ma se dovesse capitare saremo a festeggiare tra i frisoni a Leeuwaarden, visto che la nostra preparazione atletica non ci permetterebbe di pattinare per 200km.
Questo non vuol dire che non pattineremo nelle terre olandesi, visto che Aria vorrebbe imparare e io vorrei mettere a frutto gli anni di pattinaggio artistico fatti da bambino, ma opteremo per delle ruote e, soprattutto, per una temperatura più gradevole.

|Ste|

qui sotto il giornale di oggi, in copertina la frase magica che potrebbe arrivare dalla Frisia, It giet oan!

Comments (1) »

la neve vince

canale, Amsterdam

canale, Amsterdam

La neve vince due volte: vince perché mi piace un sacco e vince sull’uomo, anche quello del Nord.

Mi piace molto la neve, e a vedere Facebook si direbbe che sia una cosa diffusa, molti si improvvisano fotografi con fotocamere o mezzi di fortuna, quali cellulari dall’infima risoluzione, pur di dar testimonianza del bianco manto sceso su ogni cosa. Sarà perché ci ricorda l’infanzia, o forse perché nei posti in cui siamo vissuti (io e molti degli amici su FB), la neve è cosa abbastanza rara, in più se cade lo fa nel clima di festa che accompagna Natale. Il giorno dopo solitamente è perlopiù già sciolta.
Come già narravo lo scorso inverno, che qui avevano definito “eccezionale”, gli olandesi non sono più abituati alla neve e l’organizzazione dei mezzi pubblici, solitamente impeccabile o quasi, si trova per un giorno intero paralizzata o quantomeno fortemente influenzata dai fiocchi che in una giornata come quella di ieri lasciano a terra 15-20 centimetri di neve.

bici, neve, A'dam

bici, neve, A'dam

Ieri ho iniziato a sperimentare la paralisi dei mezzi già dall’ufficio quando, dopo ore di incessante nevicata, ho ricevuto la telefonata di Aria, la quale era già partita per cercar di raggiungere casa un’ora prima. Era in stazione in attesa di un treno, dopo aver camminato fino all’imbarcadero del traghetto per l’assenza di autobus. Ho iniziato a cercare su internet delle informazioni aggiornate sulla situazione dei mezzi pubblici: il sito delle ferrovie NS era fuori uso per troppe visite (o forse per mancanza di risposte?), mentre l’altro sito, ov9292.nl, che mette insieme tutte le informazioni inerenti tutti i mezzi pubblici d’Olanda, dava fuori uso tutti i mezzi pubblici di diverse città, tra cui Amsterdam e Haarlem. Nessun problema in realtà per me, visto che mi muovo in bici, ma emblematico pensando a come potrebbe essere stata la situazione delle ferrovie in quello stesso momento.
Sono partito dall’ufficio prima del solito, pochi minuti dopo le 17, e le piste ciclabili erano dei ricordi, piste innevate distinguibili dai marciapiedi solo grazie alla memoria. Ogni tanto qualche solco tracciato dal passaggio di altri ciclisti permette di poter scegliere se crederci e infilarsi in quella rotaia di ghiaccio che permette una certa velocità, ma presenta rischi notevoli e potenziale lavoro per dentisti. Opto per la rotaia ma a velocità moderata, non ho il dentista incluso nella tristemente famosa assicurazione medica (chi ha denti per intendere, intenda). Il traghetto è l’unico mezzo che, ovviamente, funziona, anche se poppa e prua sono piene di neve e ghiaccio che pian piano si sciolgono. Arrivato in stazione dal lato est, la trovo completamente piena di gente, ci sono le code che partono dal piano interrato e si snodano fino alla scala mobile che porta ai binari al piano di sopra.

Haarlem

Haarlem

Sono i treni per Parigi, dovrebbero essere ad alta velocità una volta partiti, il problema è che ne partono pochi e raramente. Procedo nella stazione tra la gente verso l’uscita a ovest, vicino alla quale partono i treni per Haarlem. Sulla sinistra noto una lunga coda composta, in fondo alla quale c’è il banco informazioni di NS. Per un attimo penso che vorrei anch’io qualche informazione, visto che sugli schermi non si vede nessun treno in partenza. Leggo sul vetro del banchetto un cartello in olandese che ammette subito “La situazione meteorologica estrema non permette ai mezzi pubblici olandesi di viaggiare. Sono pertanto fermi quasi tutti i treni, bus, tram e metro“. Rinuncio all’ufficio informazioni e mi dirigo con la scala mobile al binario. Dagli altoparlanti si sente ogni tanto l’annuncio di qualche treno per Parigi, per Utrecht, per Zaandam. Haarlem niente. Sempre lo speaker ci ricorda che è tutto molto confuso sui binari, ma che ci sono caffè e tè ggggggratis (gli olandesi sono molto sensibili a questa parola, quindi la G è ancora più pronunciata per attirarne l’attenzione). Mi metto in fila al “bar” mentre tendo le orecchie per sentire la chiamata per Haarlem. Prendo il caffè bollente, ovviamente preparato all’olandese quindi 200ml di liquido rovente dal lontano gusto di estratto di aroma di caffè. Esco e appoggio la mia tazza di carta sulla neve depositatasi sul muretto esterno e cerco di spegnerne il contenuto. Due metri più in là, un ragazzo della mia età è in piena estasi creativa e sta costruendo un pupazzo di neve, mentre muove leggermente la testa a ritmo con la musica che ascolta dalle grosse cuffie. Per un po’  lo osservo con la coda dell’occhio, poi prendo il contenitore della panna monouso e lo metto rovesciato  in testa al suo pupazzo di neve come fosse un cappellino. Lo vedo abbastanza contento, anche se non molto, forse per la sproporzione tra la testa della sua creatura e il piccolo berretto da me fornitogli.

A'dam, Skyline

A'dam, Skyline

Passa circa un’ora e nessun treno si è ancora mosso in direzione Haarlem: sto perdendo la speranza, tanto che mi viene addirittura in mente di noleggiare una bici per fare il ritorno fino ad Haarlem pedalando. Mi ero dato tempo fino alle 19. Per fortuna alle 18.45 un tizio vestito con una casacca NS urla a squarciagola “Haaaaaaarlem”. Tutto il piano si muove verso il treno e faccio in tempo a salire per occupare il corridoio, mentre qualcuno non ce la farà a salire e dovrà attendere il prossimo barcone di disperati. Il treno non parte subito e, una decina di minuti dopo che siamo saliti, il macchinista ci accoglie e ci promette una partenza nel giro di pochi minuti, aggiungendo battute che non mi fanno ridere perché non sono riuscito a capire, ma si vede che tutti, forse anche perché semplicemente contenti di essere saliti, si lasciano scappare una risata per il commento espresso. Il treno parte attorno alle 19, lento e pesante arriva fino a poche centinaia di metri da Amsterdam Sloterdijk. Il macchinista, stavolta capisco, chiede gentilmente alle persone sul corridoio di stringersi perché sta per salire altra gente in attesa alla stazione. Ci stringiamo, qualcuno si siede l’uno sull’altro. Arriviamo in stazione e la banchina è colma di gente, anche qui molti dovranno attendere il prossimo treno. Il macchinista ringrazia per la collaborazione e ripartiamo alla volta della nostra amata cittadina. Alle 19.30 arriviamo finalmente a destinazione e il treno si svuota.

Circa 2 ore e 30 minuti per arrivare a casa dal lavoro, circa 100 minuti più del solito. Alla fine non va così male, le prove tecniche di inverno devono aver funzionato abbastanza.

Schiphol camp beds, foto BBC

Schiphol camp beds

Ma mi ritengo ancor più fortunato dopo aver visto i voli di Schiphol cancellati o ritardati anche di un giorno e l’arredamento predisposto (vedi foto © BBC) per far passare la notte ai passeggeri in attesa. Speriamo bene, tra 4 giorni tocca a noi prendere l’aereo e qui promettono ancora neve..

|Ste|

Comments (7) »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: