Archive for curiosità

Le attività di inizio anno

Felice anno a tutte/i!

Sopravvissuta alle detonazioni e ai nostri parchi festeggiamenti di saluto al nuovo anno, il primo giorno dell’anno sono uscita a fare una breve passeggiata e ho notato molti alberi di Natale dismessi per strada. Vero che il 1° gennaio segna la fine delle feste natalizie, ma che peccato vedere tutti quegli alberi senza radici buttati sul marciapiedi o per strada!
Fortunatamente ho trovato sul sito del Comune di Haarlem un’iniziativa molto carina ed ecologica: la raccolta e consegna degli alberi di Natale (Kerstbomenactie) da parte dei bambini e ragazzi fino a 15 anni.
Il 4 e l’11 gennaio i bambini e i ragazzi fino a 15 anni possono portare tutti gli alberi di Natale dismessi che si trovano in città in diversi punti di raccolta; in entrambe le occasioni vengono dati 0,40€ per ogni albero consegnato. Inoltre è previsto un premio di 500€ ad estrazione per una delle classi che partecipa all’iniziativa, da destinare ad un’escursione o in beneficenza.
L’11 gennaio, giorno della chiusura, vengono dati ulteriori premi.
I maggiori di 16 anni possono portare gli alberi, ma non partecipano all’iniziativa.

Abbiamo scoperto un’altra cosa interessante: è stato nominato lo stadsdichter di Haarlem per il triennio 2017 – 2020.
Lo stadsdichter è il poeta della città. Questa figura esiste dal 2001 nei Paesi Bassi; nasce per volontà di alcune associazioni letterarie e deve la sua origine al Poet Laureate inglese. Questo è una specie di cantore della città: si occupa di scrivere di avvenimenti importanti, feste cittadine, o in occasioni specifiche.
Alla fine dello scorso anno, il Comune di Haarlem ha deciso che la città avrebbe avuto il suo cantore. È stato indetto un concorso e tra i cinque finalisti è stato scelto il vincitore.

|Aria|

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Grraaatis

Questa è la parola più amata dagli olandesi. Grandi e piccini non riescono a resistere: anche se non ne hanno bisogno, devono avere tutto ciò che è gratuito solo perché non lo pagano.
Quando, arrivata qui, i predecessori expat mi fecero notare questa caratteristica, all’inizio pensavo fosse una battuta; poi mi resi conto che erano diverse le persone che me lo indicavano.
Infine, un autunno di qualche anno fa ebbi la schiacciante conferma della magia della parola ‘gratis’.

Dato che nell’inverno precedente si erano verificati diversi disagi coi treni a causa della neve, NS decise di prepararsi tempestivamente alle eventuali nevicate con conseguenti disagi per i passeggeri.
All’inizio dell’autunno, previa consistente campagna informativa, NS organizzò nelle più grandi stazioni dei punti di informazione e di ristoro per i passeggeri in attesa del proprio treno (episodio raccontato interamente nel post prove tecniche d’inverno).
Nonostante non facesse freddo ed i treni non fossero molto in ritardo, i punti di ristoro, che fornivano gratuitamente bevande e zuppe calde, erano pieni di gente.

Con il tempo e con le diverse occasioni che mi sono capitate ho potuto notare anche un altro aspetto del concetto di gratuità. Non è solamente qualcosa di cui approfittare, ma è costume che venga accettato.
La maggior parte delle volte in cui mi hanno offerto qualcosa gratuitamente ho rifiutato. Tutte le volte si è dipinto lo stupore sul viso dell’offerente, talvolta accompagnato da un’espressione di rimprovero (per intenderci, simile a quella dei genitori quando i figli piccoli non ringraziano dopo aver ricevuto il biscotto).

Se l’integrazione con la cultura e il posto in cui vivi si misura anche nei piccoli gesti, devo constatare che il mio amato Ste si sta ‘olandesizzando’.
I primi segni della conversione li notai qualche tempo fa quando, di ritorno dalla spesa al supermercato, Ste mi fece notare con aria trionfante che approfittando di un’offerta aveva comprato 6 o 8 barattolini di mais (circa il doppio dell’acquisto consueto). Gli feci presente che avevamo già del mais a casa e che quindi non era necessario comprarlo; e lui giustamente rispose che l’avremmo sicuramente usato prima della scadenza.
Il ragionamento non fa una piega, ma nella pratica: dove le metti 8+2 (che già c’erano) confezioni di mais? Alla fine con un po’ di costruzioni geometriche, il mais fu sistemato in dispensa.
Successivamente ci sono stati altri episodi del genere fino ad arrivare ad una combo che non lascia dubbi sulla lenta ma inesorabile conversione.

Un giorno di ritorno dal lavoro, noto in giardino uno scivolo per bambini di quelli di plastica.
Chiedo spiegazioni a Ste, il quale candidamente mi risponde che l’ha trovato su Gratis op te halen (letteralmente da prendere gratis). Alle mie obiezioni sulla quantità di spazio occupata dallo scivolo e sulla reale possibilità per i bambini di utilizzarlo, Ste risponde che non poteva non prenderlo: era gratis!
In effetti i bambini si sono entusiasmati per un po’, hanno giocato con lo scivolo diverse volte (sempre sotto la supervisione di uno di noi, dato che era già abbastanza vissuto al suo arrivo a casa nostra), ma dopo un paio di mesi è rimasto lì, a colorare il giardino.
Ora, dopo qualche mia insistenza, Ste ha smontato lo scivolo e poi lo porteremo in discarica, essendo troppo grande per rientrare nelle immondizie normali.

mobili-in-giardinoQualche settimana fa Ste ed io stavamo parlando di un mobile a scaffali che ci serviva: discutevamo se era preferibile comprarlo, o se Ste poteva costruirlo da solo con gli avanzi di legno che avevamo già a casa.
Un paio di giorni più tardi Ste mi informa che ha accettato una super offerta trovata su un sito, Maarktplaats: qualcuno offre gratis 3 mobili a scaffali di diverse misure. Alla mia domanda di impiego di 2 mobili a scaffali in più, Ste risponde che un secondo mobile possiamo impiegarlo noi ed il terzo lo può dare ad un suo amico.
Non sono molto convinta della spiegazione e ci sto rimuginando su, quando Ste arriva a casa con il primo carico di mobili. Già, perché una volta incontrato il proprietario dei mobili, Ste realizza che sono in tutto 5 mobili e non 3. Ormai lui ha accettato, quindi non può far altro che portarseli tutti a casa.
Una volta sistemati i mobili in giardino, chiedo nuovamente cosa ce ne facciamo dei mobili in eccesso, che ora sono 2 (nel frattempo, visto che è aumentato il numero di mobili complessivo, Ste ha aumentato a 3 i mobili che rimangono a casa nostra).
Ste confida nell’aiuto dei suoi amici, che sicuramente avranno bisogno di un mobile a scaffali, magari anche di due!
Invece, prima ancora che arrivino le loro risposte, il vicino di casa si fa una passeggiata in giardino e chiede a Ste come mai abbiamo così tanti mobili. Quando Ste gli comunica che è in attesa di risposta da parte dei suoi amici, il vicino si fa avanti e chiede se può prendere un mobile; inoltre chiede se, in caso nessuno sia interessato, può prendere anche il secondo mobile.
Ed ecco fatto: noi ci siamo tenuti 3 mobili a cui Ste ha trovato un utilizzo ed il vicino se n’è ritrovati 2 gratis e consegnati in giardino. Non solo: per ringraziarci dei mobili, ci hanno regalato un sacchetto pieno di automobiline di cui Lorenzo e Mila vanno matti!
Un giro di gratuità niente male, eh?!

|Aria|

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100 100 100

Nonostante il suo aspetto green, dato perlopiù dalla massiccia presenza di biciclette sulle strade, dalle verdi distese di erba e alberi rese rigogliose dalle abbondanti piogge, e dalle grosse turbine eoliche visibili appena fuori dalle città, l’Olanda non è un paese troppo attento all’ecologia.
Il fabbisogno energetico è soddisfatto per meno del 7% da fonti rinnovabili (5,5 % nel 2014, obiettivo 14% nel 2020; Italia: 18% nel 2014, 18% nel 2020, fonte Eurostat).
La raccolta differenziata è volontaria e la sezione umida dei rifiuti non viene raccolta in città.
Il porto di Rotterdam, il più grande d’Europa, da solo inquina in maniera abominevole.
Buona parte dei rifiuti viene convertita in energia con la combustione tramite termo-valorizzatori (termine aulico per dire inceneritori): non fosse per le emissioni, sarebbe una soluzione perfetta: non solo produrre energia gratis, ma eliminare allo stesso tempo i rifiuti. Così perfetta che qualcuno ha ben pensato di importare, dietro profumato compenso, i rifiuti tristemente famosi di Napoli per bruciarli qui.
Non fosse per le emissioni, appunto.

Presa coscienza di questa situazione, HVC – organizzazione che raccoglie rifiuti riciclabili e produce energia rinnovabile – ha organizzato in 29 comuni olandesi l’iniziativa “100-100-100“: 100 giorni, 100 famiglie, 100% liberi da rifiuti.
100100100
Il progetto prevedeva fondamentalmente: risparmio di materie prime e drastica diminuzione del cosiddetto “secco residuo”.
Io ne sono venuto a conoscenza grazie ad affissioni pubblicitarie viste in città e mi sono iscritto online, perché incuriosito e probabilmente perché reso ancor più sensibile all’argomento ecologia da quando sono nati i nostri figli.
Trascorso il termine per l’iscrizione, io e gli altri partecipanti – il numero prefissato, 100 famiglie, è stato presto raggiunto e superato, arrivando a più del doppio di adesioni – siamo stati invitati all’incontro di presentazione, in una elegante sala del Municipio di Haarlem, con vista su Grote Markt.
Sono state due ore piuttosto intense, l’acustica non era ottimale e il mio olandese neppure, ma la presentazione in Power Point proiettata, assieme alle informazioni presenti sul sito, ha ben reso l’idea del progetto e le regole del gioco.
Da lì siamo andati via con un pacchetto contenente una bilancia elettronica per pesare i rifiuti, un contenitore in cartone per raccogliere piccoli elettrodomestici / batterie / lampadine esauste e diverse brochure informative sulla corretta divisione dei rifiuti e sull’utilizzo della piattaforma online, creata per l’occasione.

Le regole di 100-100-100 sono semplici: l’obbiettivo è produrre meno secco residuo possibile e ciò si ottiene sia massimizzando la raccolta differenziata, sia evitando di produrre rifiuti in origine (per esempio, non utilizzare i sacchetti singoli per frutta e verdura al supermercato e/o usare gli stessi come sacchetti per piccoli cestini in casa, invece che comperare appositi sacchetti oppure preferire, al momento dell’acquisto, un prodotto piuttosto che un altro anche per la riciclabilità della sua confezione).

Ogni settimana i partecipanti accedono al sito internet e dichiarano il peso del secco residuo prodotto negli ultimi 7 giorni, oltre a partecipare, volendo, ai “compiti per casa” settimanali, tra i più disparati: contare il numero totale di sacchetti usati in 7 giorni, quante volte si tira lo sciacquone durante la giornata, come ci si è organizzati per raccogliere la differenziata e in quali contenitori, eccetera.
Sulla piattaforma online i partecipanti possono anche conoscersi e scambiarsi idee e opinioni. Non meno importante è la sezione del sito che aiuta i partecipanti nella divisione dei materiali per la raccolta differenziata: un utilissimo database che include moltissimi prodotti di uso comune e la loro destinazione, riciclo o smaltimento.

Alla fine dei 3 mesi di esperimento, i partecipanti hanno prodotto meno di un ottavo dei rifiuti, che vuol dire 33kg all’anno pro capite, contro i 265 kg prodotti da un cittadino haarlemese medio in un anno .

Com’è andata a casa nostra? L’entusiasmo iniziale si è scontrato con la realtà dei fatti: il peso dei pannolini , 8-10 al giorno completi del loro angelico contenuto, ci ha buttati fuori da ogni possibile classifica.
Anzi, a conti fatti, abbiamo realizzato di essere una delle famiglie che produce più kg di immondizia, nonostante cerchiamo di essere più attenti possibile.
Così ho smesso presto di inserire il dato reale della nostra produzione sul sito ed ho preferito inserire lo stesso, ma tolto il peso dei pannolini. Per più di un mese ho anche voluto vedere quanti rifiuti in meno avremmo prodotto separando il GFT (frutta, verdura, verde in generale) e portandolo una volta alla settimana di persona fino alla discarica, in zona industriale.
Pannolini a parte, il risultato è stato notevole: su circa 10 kg di immondizie, più di 6 kg era costituito da materiale organico compostabile.

A essere onesti, già abbiamo in casa l’alternativa ecologica ai pannolini usa e getta, i pannolini lavabili. Ma, un po’ per pigrizia, un po’ per sopravvivenza, li abbiamo usati ben poco in questi quasi due anni e mezzo. Ci siamo promessi però di rimediare in futuro, insegnando ai nostri bambini prima a usare il vasino e poi a rispettare in ogni modo possibile il pianeta e le limitate risorse di cui dispone. E contiamo, in un paio d’anni, di diventare competitivi nella “100-100-100”, sperando che nel frattempo si muova qualcosa a livello comunale, se non altro per la raccolta dell’umido in città: sarebbe già una grossa rivoluzione e un taglio drastico nella quantità di rifiuti da smaltire.

|Ste|

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la nuova vita del cetriolo storto

Kromkommer è l’unione delle parole krom (storto, curvo) e komkommer (cetriolo) ed è il nome di un interessante progetto divenuto oramai realtà.

Nasce dall’esigenza di un gruppo di ragazze olandesi di fare qualcosa per limitare lo spreco di alimenti nel mondo.
Ed è facile capire perché, sapendo che ogni anno vengono buttati via 1.3 miliardi di tonnellate di cibo (pari al 30-50% di quello prodotto), che 1 miliardo di persone vive nella fame e che il 5 – 10% di frutta e verdura viene scartato solo perché fuori dagli standard di dimensione o forma o perché in qualche modo imperfetto.
Proprio su questo ultimo punto Jente e Lisanne, compagne di corso all’università di Economia e Gestione aziendale, decidono di fare qualcosa e creano Kromkommer. Nel 2012 incontrano Chantal e la sua “Too Good to Waste“, progetto dalle idee simili, che nel 2013 confluisce in Kromkommer.
Insieme si propongono di andare a recuperare frutta e verdura scartata per motivi estetici per trasformarla in deliziose zuppe. A questo scopo creano una community (Krommunity, pardòn) che mette in contatto consumatori, contadini, negozi e grossisti, per verificare la fattibilità del progetto e per supportare la campagna di crowdfunding, aperta nel 2014.

Grazie all’allegro motivetto e all’animazione del video di presentazione, ma soprattutto grazie alla bontà del progetto, l’obiettivo prefissato di 25.000 € è stato superato, arrivando a oltre 31.000 € (847 donatori per una media di 37€ a donazione).

Sono nate così le prime tre zuppe (di carote, di pomodori e di barbabietole), distribuite in una cinquantina di negozi selezionati (biologici, equo e solidale, vitamin shop).

Ad oggi le zuppe sono diventate sei ed i punti vendita che le distribuiscono sono più di 150 in tutti i Paesi Bassi.

Bello anche il video promozionale di “Too Good To Waste”, che si proponeva di trasformare pomodori non conformi in Gazpacho, minestra fredda tipica della Spagna.

Kromkommer non è attiva solo come raccoglitore, produttore e distributore di prodotti, ma si impegna anche nella partecipazione e nell’organizzazione di dibattiti ed avvenimenti sul tema dello spreco alimentare, come ad esempio la Bijna waste geweest feest (traducibile come “la festa di ciò che era quasi divenuto rifiuto”), un evento che si proponeva di vendere in un giorno 5.000 kg di frutta e verdura non conformi (a causa della grandine o dell’estate troppo calda o semplicemente di madre natura). Ognuno poteva comprare una borsa per 7€ in cui mettere 5 kg di frutta a scelta, fuori mercato e proveniente dai contadini della zona.
Raggiunta la quota minima di prevendita di 2.500kg, l’evento ha avuto luogo andando ben oltre le aspettative con la vendita di ben 6.300 kg di materiale destinato altrimenti al macero. L’evento si è ripetuto anche nel 2015, con 10.000 kg in due città, Utrecht e Rotterdam.

L’obiettivo finale dichiarato da Kromkommer è poter vedere la frutta e la verdura non conformi accanto a quelle conformi, allo stesso prezzo, senza che sia l’estetica a determinare il valore del cibo.

|Ste|

 

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Un nuovo inverno olandese

Anche se fai le stesse cose in momenti diversi, la sensazione che ne consegue non è mai la medesima. È un po’ quello che è successo a noi durante il periodo natalizio appena passato.
Per diversi motivi abbiamo scelto di rimanere in Olanda a festeggiare il Natale e l’anno nuovo, per la prima volta da quando ci sono i bimbi. Ovviamente la mancanza di famiglia e amici si fa sentire di più in quel periodo, ma abbiamo cercato di combatterla organizzando il nostro solito ‘Natale aperto‘, invitando i nostri amici (expat come noi) a trascorrere la giornata insieme.
Nonostante non ci fosse un clima natalizio, senza la neve e poco freddo, abbiamo mangiato parecchio (requisito fondamentale per gli italiani all’estero!) e siamo diventati le attrazioni viventi dei bambini: anche loro hanno avuto un menu speciale, che sembra abbiano apprezzato parecchio assieme alla compagnia e ai regali.

Per tutto il mese di dicembre abbiamo atteso che arrivassero il freddo e la neve, ma il Natale, come dicevo, è stato piuttosto tiepido. Allora abbiamo riposto le nostre aspettative sulla fine d’anno.
Anche in quell’occasione abbiamo organizzato una cena con amici, che poi abbiamo ospitato per la notte visto che l’ultimo giorno dell’anno non ci sono treni dalle 20 della sera fino alla mattina successiva.
Siamo stati molto bene, ma devo dire qualcosa riguardo ai fuochi d’artificio.
Partiamo dal presupposto che gli olandesi sono generalmente rispettosi delle regole e della libertà altrui; forse proprio per questo, in alcune e rare situazioni si comportano in modo completamente diverso: due casi su tutti, il koningsdag e l’ultimo dell’anno.
Tralasciando il primo, negli anni ho notato una crescente mania per i botti e i fuochi d’artificio. Se al primo Capodanno in terra olandese mi ero stupita della poca presenza di botti e fuochi, col passare degli anni la sensazione di essere per qualche giorno in mezzo a una guerriglia civile è diventata una realtà.
Generalmente è vietato accendere botti e fuochi prima del 31 dicembre: quest’anno ad Haarlem hanno permesso l’esplosione di botti e fuochi tra le 18 dell’ultimo giorno dell’anno e le 2 della mattina del primo.
Magari fossero stati tutti ligi a quegli orari!
Già qualche giorno prima della fine dell’anno, soprattutto di pomeriggio e sera, si sentivano le esplosioni; ma l’ultimo dell’anno hanno iniziato in tarda mattinata ed è stato un crescendo di scoppi. La sera le finestre di casa che davano sulla strada tremavano ad ogni scoppio e, dopo aver messo i bimbi in camera, ci siamo preoccupati che non riuscissero a dormire, visto il rumore costante e forte.
Con estrema sorpresa ci siamo accorti che non solo i bimbi non risentivano del rumore, ma sembrava fosse per loro quasi meglio di una ninna nanna!

Il 1º dell’anno siamo andati tutti insieme al mare: la giornata era splendida, con sole e vento. Il nostro obiettivo era fare una passeggiata sul lungo mare, mentre quello di quasi tutti i viaggiatori in treno era quello di fare il bagno. Eh già, la tradizione olandese prevede che le persone di tutte le età si tuffino nell’acqua gelata per salutare il nuovo anno (nieuwjaarsduik).
Non credo lo farò mai nella vita, nonostante guardare lo spettacolo sia allegro e divertente.

È bastato aspettare qualche giorno del nuovo anno affinché le temperature scendessero decisamente e l’inverno arrivasse davvero; dicevano che a gennaio ci sarebbero state delle gelate e si sarebbe sentito il vero inverno: si è tutto avverato.

|Aria|

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A misura di bimbo

È davvero incredibile quanto le due piccole pesti stravolgano le nostre vite. Me l’avevano detto che sarebbe successo, ma finché non l’abbiamo provato sulla nostra pelle non ci siamo accorti di quanto la nostra quotidianità sarebbe stata stravolta.
Non vorrei far diventare questo blog uno di quelli da e per mamme (non ne sarei capace e qualcuno potrebbe trovarlo noioso), ma per il momento questa è la mia unica quotidianità, quindi vi dovrete sorbire un po’ di notizie non richieste sul sistema olandese per bimbi piccoli.

Logo Jeugdgezondheidzorg Kennemerland Ho già parlato precedentemente del Consultatiebureau, ma vorrei descriverlo un po’ meglio. Innanzitutto è un sistema nazionale di consultori/ambulatori presenti capillarmente sul territorio (ogni Comune si occupa di finanziare i propri), in cui si possono iscrivere facoltativamente e gratuitamente tutti i neonati. Il consultatiebureau si occupa delle vaccinazioni e genericamente della salute dei bambini da 0 a 4 anni: ad ogni visita i bambini vengono pesati e misurati. Inoltre forniscono assistenza telefonica e telematica per qualsiasi domanda o dubbio riguardo ai bimbi, all’alimentazione, alla salute, …
Il Consultatiebureau non sostituisce l’ospedale né un ambulatorio medico, ma è ottimo per le vaccinazioni e per i consigli pratici che fornisce.
Se i bambini non stanno bene, o hanno bisogno di una visita medica, devono essere portati in prima istanza dal medico curante della madre, che può decidere per una terapia o per una visita specialistica dal pediatra in ospedale.

La scuola non è obbligatoria fino ai 5 anni, ma si può decidere di portare i bimbi in un asilo (kinderopvang), o da una bambinaia (gastouder) dai 3 mesi in poi. Entrambe le possibilità devono essere valutate in anticipo perché si deve poi valutare con l’asilo o la bambinaia le rispettive disponibilità.
La differenza sostanziale tra le due opzioni è che la gastouder riceve i bimbi a casa propria e devono essere corredati di pannolini, latte o pappe e tutto quello di cui possono avere bisogno durante la permanenza; l’asilo richiede invece solamente il latte. Inoltre, è entrata da poco in vigore una normativa che prevede che una bambinaia (che generalmente tiene fino a 4 bambini insieme) non possa tenere contemporaneamente più di un bambino al di sotto dell’anno di età, quindi nel caso di gemelli non può essere opzionabile.
La maggior parte degli asili non chiude per le vacanze estive o invernali, ma semplicemente nei giorni festivi e il sabato.
Se i bambini frequentano l’asilo, o vanno da una bambinaia, è possibile chiedere un rimborso delle spese (piuttosto alte) al Belastingdienst (l’ufficio delle tasse), che è proporzionale a quanto sono occupati i genitori: più lavorano, più il rimborso è alto.
È previsto anche un altro piccolo rimborso (kinderbijslag) che viene versato trimestralmente per ciascun bambino fino alla maggiore età. È un contributo dello Stato alla crescita del bambino, che viene aumentato ogni sei anni.
La scuola elementare (basisonderwijs) dura dai 4-6 anni del bambino fino generalmente ai 12 ed è gratuita. Ma credo che di questo parlerò decisamente più avanti.

|Aria|

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Angoli retti

Dall’epoca in cui vivevamo in affitto nella precedente casa, Ste ed io ci siamo fatti parecchie domande sulle modalità di costruzione olandesi.
La chiesa dove vivemmo nei primi 3 mesi era esclusa dalle nostre analisi, semplicemente perché eravamo consapevoli che l’ambiente fosse stato adattato prima a ‘casa dello studente’ e poi a ‘condominio’. E le due destinazioni d’uso ci risultavano già abbastanza strane, considerati i nostri retaggi cattolici.
Eppure, continuavamo a chiederci come fosse possibile costruire su quello che tempo prima era acqua e poi era stato svuotato e coperto di sabbia; soprattutto, ci chiedevamo, quanta solidità potessero avere delle fondamenta con sotto della sabbia (trovate alcuni articoli a tal proposito, vedi ruspetta e secchiello e A pensarci bene).
Per quel che riguarda la manutenzione delle strade, certo il basamento di sabbia facilita la rimozione delle mattonelle stradali o dei marciapiedi.

Le case sono costruite sulle fondamenta (ben che vada di metallo), poi c’è una struttura in legno, la quale viene rivestita con i vari materiali di costruzione.
La caratteristica pendenza frontale di alcune case è appositamente costruita per facilitare lo spostamento dei mobili dall’interno all’esterno delle case e viceversa; accorgimento necessario poiché spesso lo spazio di movimento interno è decisamente ristretto.
Questo non accade nelle villette tipiche olandesi, tipo la nostra, sviluppate in lunghezza, dove le finestre sono sufficientemente larghe e quindi si pensa che tutto possa essere spostato attraverso di esse.

Quando, però, ci siamo trovati alle prese con delle manutenzioni da fare in casa, lì ci siamo accorti che in effetti qualche problema di quadratura c’era.
Vuoi per l’umidità accumulata dal legno nei decenni, o per la poca stabilità del basamento (‘infilato’ nella sabbia), abbiamo notato che in effetti quelli che dovevano essere angoli retti, per esempio gli incavi delle finestre o delle porte, non lo erano propriamente. Inizialmente pensavamo di non guardare correttamente gli infissi, poi ci siamo accorti che le angolature non erano davvero di 90°!
Prima di costruire il bagno al piano terra (vedi post), avevamo notato che le pareti del bijkeuken non formavano angoli retti, ma pensavamo che fosse dovuto al rivestimento che i precedenti proprietari di casa avevano messo alla stanza intera. Nel momento in cui i rivestimenti di tutte le pareti sono stati buttati giù, però, ci siamo accorti che le pareti stesse della casa non erano a 90° tra loro! Ora sembra che il bagno sia stato sistemato, ma non ne siamo sicuri perché guardando le piastrelle del pavimento e la parete esterna della vasca, si ha l’impressione che non ci sia un angolo retto nemmeno lì.
Ora che Ste si sta occupando (con grande successo, devo dire) della manutenzione e del rinnovo della stanza al primo piano, si è accorto che non ci sono 90° neppure tra le pareti adiacenti, o tra le pareti e il pavimento.

Una curiosità per gli appassionati di cucina italiana e/o di tecnologia è che prossimamente il notissimo produttore di pasta Barilla, con la collaborazione dell’olandese TNO (Nederlandse Organisatie voor Toegepast Natuurwetenschappelijk OnderzoekOrganizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata), produrrà la pasta stampata in tre dimensioni (vedi articolo).
Sembra che la società olandese, in costante attività con diverse università olandesi, si stia dedicando al perfezionamento del prodotto finito, in modo da poterlo poi testare in alcuni ristoranti olandesi.
Se la ‘pasta stampata’ soddisferà i canoni voluti dalla nota marca italiana, verrà poi esportata nei ristoranti monomarca, già presenti nel mondo.

|Aria|

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