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Grraaatis

Questa è la parola più amata dagli olandesi. Grandi e piccini non riescono a resistere: anche se non ne hanno bisogno, devono avere tutto ciò che è gratuito solo perché non lo pagano.
Quando, arrivata qui, i predecessori expat mi fecero notare questa caratteristica, all’inizio pensavo fosse una battuta; poi mi resi conto che erano diverse le persone che me lo indicavano.
Infine, un autunno di qualche anno fa ebbi la schiacciante conferma della magia della parola ‘gratis’.

Dato che nell’inverno precedente si erano verificati diversi disagi coi treni a causa della neve, NS decise di prepararsi tempestivamente alle eventuali nevicate con conseguenti disagi per i passeggeri.
All’inizio dell’autunno, previa consistente campagna informativa, NS organizzò nelle più grandi stazioni dei punti di informazione e di ristoro per i passeggeri in attesa del proprio treno (episodio raccontato interamente nel post prove tecniche d’inverno).
Nonostante non facesse freddo ed i treni non fossero molto in ritardo, i punti di ristoro, che fornivano gratuitamente bevande e zuppe calde, erano pieni di gente.

Con il tempo e con le diverse occasioni che mi sono capitate ho potuto notare anche un altro aspetto del concetto di gratuità. Non è solamente qualcosa di cui approfittare, ma è costume che venga accettato.
La maggior parte delle volte in cui mi hanno offerto qualcosa gratuitamente ho rifiutato. Tutte le volte si è dipinto lo stupore sul viso dell’offerente, talvolta accompagnato da un’espressione di rimprovero (per intenderci, simile a quella dei genitori quando i figli piccoli non ringraziano dopo aver ricevuto il biscotto).

Se l’integrazione con la cultura e il posto in cui vivi si misura anche nei piccoli gesti, devo constatare che il mio amato Ste si sta ‘olandesizzando’.
I primi segni della conversione li notai qualche tempo fa quando, di ritorno dalla spesa al supermercato, Ste mi fece notare con aria trionfante che approfittando di un’offerta aveva comprato 6 o 8 barattolini di mais (circa il doppio dell’acquisto consueto). Gli feci presente che avevamo già del mais a casa e che quindi non era necessario comprarlo; e lui giustamente rispose che l’avremmo sicuramente usato prima della scadenza.
Il ragionamento non fa una piega, ma nella pratica: dove le metti 8+2 (che già c’erano) confezioni di mais? Alla fine con un po’ di costruzioni geometriche, il mais fu sistemato in dispensa.
Successivamente ci sono stati altri episodi del genere fino ad arrivare ad una combo che non lascia dubbi sulla lenta ma inesorabile conversione.

Un giorno di ritorno dal lavoro, noto in giardino uno scivolo per bambini di quelli di plastica.
Chiedo spiegazioni a Ste, il quale candidamente mi risponde che l’ha trovato su Gratis op te halen (letteralmente da prendere gratis). Alle mie obiezioni sulla quantità di spazio occupata dallo scivolo e sulla reale possibilità per i bambini di utilizzarlo, Ste risponde che non poteva non prenderlo: era gratis!
In effetti i bambini si sono entusiasmati per un po’, hanno giocato con lo scivolo diverse volte (sempre sotto la supervisione di uno di noi, dato che era già abbastanza vissuto al suo arrivo a casa nostra), ma dopo un paio di mesi è rimasto lì, a colorare il giardino.
Ora, dopo qualche mia insistenza, Ste ha smontato lo scivolo e poi lo porteremo in discarica, essendo troppo grande per rientrare nelle immondizie normali.

mobili-in-giardinoQualche settimana fa Ste ed io stavamo parlando di un mobile a scaffali che ci serviva: discutevamo se era preferibile comprarlo, o se Ste poteva costruirlo da solo con gli avanzi di legno che avevamo già a casa.
Un paio di giorni più tardi Ste mi informa che ha accettato una super offerta trovata su un sito, Maarktplaats: qualcuno offre gratis 3 mobili a scaffali di diverse misure. Alla mia domanda di impiego di 2 mobili a scaffali in più, Ste risponde che un secondo mobile possiamo impiegarlo noi ed il terzo lo può dare ad un suo amico.
Non sono molto convinta della spiegazione e ci sto rimuginando su, quando Ste arriva a casa con il primo carico di mobili. Già, perché una volta incontrato il proprietario dei mobili, Ste realizza che sono in tutto 5 mobili e non 3. Ormai lui ha accettato, quindi non può far altro che portarseli tutti a casa.
Una volta sistemati i mobili in giardino, chiedo nuovamente cosa ce ne facciamo dei mobili in eccesso, che ora sono 2 (nel frattempo, visto che è aumentato il numero di mobili complessivo, Ste ha aumentato a 3 i mobili che rimangono a casa nostra).
Ste confida nell’aiuto dei suoi amici, che sicuramente avranno bisogno di un mobile a scaffali, magari anche di due!
Invece, prima ancora che arrivino le loro risposte, il vicino di casa si fa una passeggiata in giardino e chiede a Ste come mai abbiamo così tanti mobili. Quando Ste gli comunica che è in attesa di risposta da parte dei suoi amici, il vicino si fa avanti e chiede se può prendere un mobile; inoltre chiede se, in caso nessuno sia interessato, può prendere anche il secondo mobile.
Ed ecco fatto: noi ci siamo tenuti 3 mobili a cui Ste ha trovato un utilizzo ed il vicino se n’è ritrovati 2 gratis e consegnati in giardino. Non solo: per ringraziarci dei mobili, ci hanno regalato un sacchetto pieno di automobiline di cui Lorenzo e Mila vanno matti!
Un giro di gratuità niente male, eh?!

|Aria|

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crisi, treni e festa

Giorni di confusione e festa in Olanda, in attesa della primavera che, fattasi vedere per un paio di settimane a fine marzo, è poi scomparsa senza lasciare traccia.

Giorni di confusione per i treni e per la politica, nella solitamente ordinata Olanda. Dieci giorni fa, mentre io e Aria eravamo a Parigi, si sono scontrati due treni tra Amsterdam Centraal e Amsterdam Sloterdijk. Un intercity contro uno sprinter, nel pomeriggio: un morto e più di 130 feriti. Il bilancio poteva essere decisamente peggiore, ma quello che più è pericoloso è la perdita di fiducia in un mezzo che qui funziona benissimo ed è molto spesso la soluzione scelta da moltissimi pendolari per recarsi al lavoro. Secondo qualche olandese con cui ho parlato, gli incidenti non sono un evento così raro (2-3 l’anno, perlopiù senza vittime), soprattutto da quando la gestione della rete non è più in mano alla sola NS. Nederlandse Spoorwegen ha ora in gestione solamente i treni e le stazioni, mentre le infrastrutture della rete ferroviaria e, di conseguenza, la sicurezza sono mansioni che spettano a Pro Rail. Col solito pragmatismo olandese, ma non nego di avere la stessa curiosità, tutti si chiedono come nel 2012 un treno possa ancora passare con il semaforo rosso. Dall’inchiesta è emerso infatti che tutto ha funzionato alla perfezione nella gestione degli scambi, l’errore è stato assolutamente umano! ProRail ora promette che dal 2015 tutti i treni saranno dotati di un dispositivo che frena la marcia del treno automaticamente in caso non fosse il macchinista a frenare in corrispondenza di un semaforo rosso. Staremo a vedere.

Altro punto dolente di questa (mancata) primavera olandese è la questione politica. Lo xenofobo ossigenato, Geert Wilders (PvV), leader del partito simil-Lega Nord col nome uguale al PdL che dava appoggio esterno al governo da un anno e mezzo, ha di punto in bianco staccato la spina al premier Rutte (VVD). Lo ha fatto quando si è trattato di passare dalle parole ai fatti con i tagli imposti dalla comunità europea, come se non avessero avuto il tempo di discuterne durante questa collaborazione, protrattasi per un anno e mezzo. Wilders ora non ci sta più, dice che i tagli sono contro i “vecchi” olandesi, soprattutto perché vanno a toccare l’età pensionabile e la pensione. Dice che l’Europa chiede troppo e che l’Olanda dovrebbe uscirne sia politicamente che monetariamente. Già, ma non fa i conti con il ruolo che i Paesi Bassi hanno sempre avuto nella richiesta di rigore per i paesi membri. Un atteggiamento da prima della classe che ora, a crisi più che conclamata, ritorna decisamente scomodo nel chiedere sconti all’Europa.
Cinque elezioni politiche negli ultimi dieci anni sono decisamente troppe e l’andazzo non può che migliorare a questo punto. C’è da dire però che l’incertezza su cosa fare nell’immediato è durata pochissimo (trascinando in basso, anche se per poco, l’AEX): due giorni più tardi l’accordo sui tagli per portare il rapporto deficit/pil sotto la soglia del 3% nel 2013 era saltato fuori, con la collaborazione di diversi partiti della minoranza (i verdi di sinistra, i liberal democratici e l’unione cristiana) e nuove elezioni fissate al 5 o al 12 settembre.
Anche qui vedremo che succederà, ora Wilders dovrà spiegare ai suoi elettori quale sia il piano malefico che lo ha portato a cambiare idea sui tagli, con conseguente caduta del governo. E gli olandesi, anche quelli (per fortuna tantissimi) che non lo votano, sanno che il tipo ha già studiato un modo per riuscire a portare a casa ancora più voti di prima. Sembra che l’intenzione principale dell’ossigenato sia quella di trasformare le prossime elezioni politiche in un referendum pro o contro l’Euro e l’Europa.

Basito e insospettito. Così mi hanno lasciato le condizioni meteo dell’ultimo weekend poiché, dopo quasi un mese di nuvole grigie e pesanti con temperature tra 8 e 12 gradi, il cielo si è aperto improvvisamente per la Festa della Regina. Dicono che quel giorno non piova mai qui in Olanda ed in effetti negli ultimi tre anni non ricordo pesanti acquazzoni il 30 aprile, ma gli avvenimenti di quest’anno sono stati incredibili. 21°C e un sole caldo a rendere ancora più vivace il manto arancione che ricopre le vie della capitale e di moltissime altre città olandesi. Arrivata la sera del 30, appena sono terminate le celebrazioni, il cielo è tornato a coprirsi e la pioggia a cadere copiosa.
Incredibile fortuna? Manipolazione meteorologica? Protezione divina? Energie positive?
Ho reso partecipi tutti della mia incredulità di fronte a questo evento e le risposte che ho avuto sono state le più varie.
I “complottisti“, che ritengono l’evento troppo contro natura: sarebbe stata messa in atto una manipolazione meteorologica con mezzi artificiali, quali il rilascio di sostanze chimiche (capaci di vaporizzare le nuvole per lasciar posto al sole) da appositi aerei. Il governo olandese ha ritenuto improponibile, in tempo di crisi, dover incassare i bassi introiti che una giornata piovosa avrebbe portato.
I più religiosi vedono la regina in contatto quasi diretto con l’Altissimo, grazie al figlio Friso che giace in stato vegetativo da qualche mese, più vicino all’aldilà che alla vita terrena.
I romantici sostengono che la voglia di festeggiare di sedici milioni di persone abbia potuto creare un accumulo di energie positive tale da influenzare la pressione e, di conseguenza, il meteo.

Queen's day 2012

A vedere come gli olandesi, ai quali si aggiungono sempre più spesso persone provenienti da tutta Europa, festeggiano questa giornata, ritengo la terza opzione piuttosto interessante. Sarà anche per la ferma convinzione con cui Ferru esponeva, quasi scientificamente, quella tesi.

Anche se gli aerei..

|Ste|

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Non soddisfatti ma rimborsati

Vi scrivo dall’inverno inoltrato; se non fosse per la luce, che accompagna più ore delle giornate rispetto a quelle invernali, il mio corpo penserebbe che siamo tornati a febbraio. Meno male che ci sono i fiori già sbocciati a ricordarci che effettivamente un po’ tutti ci aspettavamo la primavera..
Certo, la decina di giorni di sole e temperature primaverili era un po’ troppo per la fine di marzo, ma tornare indietro di 2 mesi è davvero eccessivo.

Un paio di settimane fa, gran parte del trasporto ferroviario attorno ad Amsterdam è rimasto bloccato dalla mattina presto per diverse ore, a causa di un guasto al sistema di segnalazione.
Quando mi sono recata verso la stazione per prendere il solito treno della mattina, appena arrivata mi sono accorta che c’era qualcosa di strano: moltissime persone affollavano la stazione degli autobus ed altrettante uscivano da quella dei treni verso quella antistante degli autobus (generalemente il flusso va in direzione opposta).
Entrata nell’ingresso di una delle 2 gallerie della stazione, ho sentito gli annunci che informavano che non erano previsti treni verso Amsterdam almeno per le successive 3-4 ore e ho visto quasi tutti i treni cancellati sul display informativo.
Mentre chiamavo il mio problem solver personale (Ste), ho cercato di trovare qualche informazione su come raggiungere Amsterdam Sloterdijk (lo snodo prima di arrivare ad Amsterdam Centraal), ascoltando le risposte del personale di NS che forniva informazioni su come raggiungere le varie destinazioni con gli autobus. Poi, in meno di 2 ore, ho visto arrivare gli autobus per sostituire i treni.
Fortunatamente, poco dopo ho incontrato alcuni miei conoscenti nella stessa situazione ed in gruppo abbiamo cercato una soluzione. Per circa un’ora e mezza abbiamo cercato di salire su dei mezzi già affollatissimi, aspettando il nostro turno in una fila che sembrava più una macchia senza contorno.
Alla fine siamo riusciti a prendere l’autobus che generalmente usiamo per andare all’aeroporto, dato che sembrava che da lì avremmo potuto prendere un altro autobus in direzione di Amsterdam.
È andata così, però tra un mezzo e l’altro ho impiegato 2 ore per arrivare al lavoro, mentre di solito ci impiego meno della metà del tempo.

Pochi giorni più tardi, a me e credo a tutti i pluri-abbonati NS, è arrivata una mail in cui si scusavano del disagio causato e fornivano un modulo per chiedere la restituzione dei soldi del biglietto di quel giorno.
Voglio essere onesta: quel giorno non ho pagato la corsa di alcun autobus, ma io ho l’abbonamento mensile quindi non ho avuto una reale perdita.
Nonostante questo (e credo di non essere stata l’unica ad agire in quel modo), mi offrivano il rimborso della tratta che avrei dovuto percorrere in treno. Non ho usufruito della possibilità (atteggiamento forse poco olandese), ma ho apprezzato molto il gesto.

|Aria|

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lezione di geografia

Un paio di giorni fa mi è successa una cosa bizzarra: al ritorno dal lavoro ho sbagliato clamorosamente treno.

Arrivato alla stazione con il bus (rinuncio alla bicicletta in caso di condizioni meteo realmente avverse oppure se sono in ritardo), sono entrato a Centraal dalla porta Est. Da lì si accede direttamente alla scala che porta ai primi due binari.
Dovete sapere che da metà dicembre sono cambiati gli orari dei treni, quindi non li so più a memoria, se non quelli che prendo più spesso. Arrivato alle 18.00 nell’atrio al piano inferiore rispetto ai binari, mi affretto per le scale nel tentativo di prendere il treno delle 18.04, me lo ricordo perché spesso arrivo in stazione attorno a quest’ora.
Solitamente si parte dal binario 2A, o almeno così mi sembra di ricordare, e appena arrivo in cima alla scala lo vedo lì, con le porte spalancate e molti posti liberi rispetto al solito. Non ci bado molto e salto dentro. Mi siedo rivolto verso il senso di marcia: sono i primi posti ad essere occupati, solitamente.
Il treno parte con qualche minuto di ritardo, 3 o 4 direi, ma non ci faccio troppo caso, sono di manica larga e fino a cinque minuti non mi lamento (scherzo, ovviamente, e un pensiero va ai pendolari italiani). Ascolto un po’ di musica con le cuffie, mi guardo in giro. I finestrini del treno a quest’ora sono uguali a specchi, poiché la carrozza è illuminata dai neon all’interno ma fuori è già buio pesto. Di tutto ciò che c’è fuori, solo le luci più forti si intravedono sfrecciare.

Attendo i quindici minuti che mi separano da Haarlem come accade ogni giorno. Come ogni giorno la magia del finestrino a specchio svanisce, il vetro diventa completamente trasparente e lascia vedere quello che succede nella stazione di Amsterdam Sloterdijk. Pochi scendono, molti salgono sul treno, come sempre. Il treno riparte. Mi rilasso e quasi sonnecchio.
Dopo una decina di minuti il mio orologio biologico sostiene che dovremmo essere all’altezza di Haarlem Spaarnwoude. Provo a guardare attraverso il finestrino ed in effetti, di lì a poco, vedo arrivare una stazione. Il treno non rallenta e quando la vedo scorrere davanti a me scopro che non è Spaarnwoude poiché molto più grande e illuminata. La locomotiva spinge così tanto che non riesco a scorgere il nome, sicuramente finisce con dam. Decisamente poco utile in Olanda, visto che molti nomi di città terminano con questo suffisso. Chiedo aiuto allo smartphone che in pochi istanti mi consegna l’esito insindacabile del GPS: siamo appena passati a Zaandam, prima stazione verso l’estremo nord d’Olanda, mentre Haarlem si trova a ovest di Amsterdam.

Ok, qualcosa è andato storto. Decido di scendere alla stazione successiva e tornare indietro, ma di stazioni ne vedo passare altre due, impotente, col naso sul vetro tipo gatto chiuso in terrazza. Verifico gli orari dei treni e scopro di aver preso il diabolicointercity 4654 da Amsterdam a Hoorn con una sola sosta, già fatta.

"benvenuti nella bella Hoorn"

Altre stazioni si fanno vedere di sfuggita, fino al capolinea: 42 minuti di treno per trovarmi a 45 chilometri da casa, quando solo 17 separano Haarlem e Amsterdam. Alla fine sono arrivato a casa un’ora e venti più tardi rispetto al previsto ma non posso lamentarmi se non di me stesso, visto che i treni olandesi ce l’hanno messa tutta, considerando che sul treno di ritorno c’era il WiFi ad alta velocità gratuito e soprattutto che ho dovuto attendere solo 7 minuti per salire sul primo treno da Hoorn in direzione opposta e 4 minuti nella coincidenza presso Sloterdijk.

Morale? Meglio prendere il treno successivo, meno di dieci minuti dopo, che saltare sulla prima carrozza ed essere costretti ad una lezione di geografia al buio, della durata di ottanta minuti per la modica cifra di 8,20 €.

|Ste|

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incastri temporali

In Italia tutti i miei spostamenti avvenivano in auto; nei cinque anni precedenti la mia partenza era una Golf III serie che costava poco più dell’impianto stereo che in essa era stato installato. In tutto, meno di duemila euro quando la comprai nel 2004.

Tutti i tempi degli spostamenti dipendevano da me e basta, eccezion fatta talvolta per il fattore traffico, talvolta per la quantità di benzina in serbatoio (che imponeva quindi un basso numero di giri e, di conseguenza, una velocità inferiore). Nonostante la libera scelta dei tempi e della tabella di marcia – o forse proprio a causa di questa – mi trovavo sempre ad essere di corsa. Avevo fatto dei calcoli sofisticatissimi basati sul nulla, che mi permettevano di lasciare casa all’ultimo istante utile per arrivare al lavoro in tempo. In realtà non sempre funzionava, ma ho collezionato perlopiù ritardi di pochi minuti (5-7). Lavoravo presso un’area di servizio autostradale, quindi potevo giocarmi ogni secondo sulla strada. Così, a seconda del ritardo che avevo al momento della partenza da casa, decidevo che strada fare.
Ritardo minimo: strada normale e piccolo tratto in autostrada (3 km, senza pedaggio).
Ritardo sostenuto: intero percorso – fatta eccezione per i 2 km che dividevano casa mia dal raccordo – in autostrada. Ottanta centesimi per percorrere poco più di 5 chilometri, ma erano opportunamente ripagati dalla felicità dei miei colleghi che ricevevano il cambio in tempo. Ovviamente la velocità era direttamente proporzionale al ritardo e, nei giorni in cui avevo fatto peggio i calcoli, sentivo urlare il motore della più che maggiorenne Golf rossa (chiamiamola col suo nome: la Rouge), quando la spingevo a 160 per guadagnare qualche sporco secondo. La tecnica era però affinata e quasi sempre arrivavo meno di un minuto prima dello scoccare del turno, ma almeno non diversi minuti dopo: questo bastava già agli stanchi colleghi che conoscevano, temendolo, il mio ritardo cronico.

Ora la situazione è un po’ cambiata. L’età o l’Olanda mi hanno fatto diventare più puntuale e meno incline a fare le cose all’ultimo secondo. Non grossi miglioramenti, ma dai secondi siamo arrivati ai minuti, anche mezze dozzine a volte. Più che l’età e il “giudizio”, credo sia la diffusa puntualità olandese ad avermi cambiato. Non lo dico per scarsa fiducia in me stesso, in quella sono migliorato sicuramente, lo dico perché ogni volta che faccio ritorno al mio Paese per qualche giorno, riprendo la macchina e con essa la libertà di crearmi gli orari sul momento, sbagliando di grosso sulle previsioni e arrivando agli appuntamenti con sostanzioso ritardo.

Sebbene qui al nord i mezzi siano puntuali, efficienti, abbondanti e quasi impeccabili, ho comunque mantenuto un po’ del mio spirito last minute. È molto difficile che io arrivi tardi al lavoro, poiché ho degli orari abbastanza elastici (ingresso tra le 9 e le 10), ma nonostante ciò cerco di ottimizzare al massimo i tempi, di questo volevo narrarvi in questo articolo, dopo essermi dilungato in estese premesse.

Ottimizzare i tempi per me significa riuscire a dormire qualche decina di minuti in più la mattina e non perdere minuti per strada quando ritorno la sera.

La mattina cronologicamente perfetta prevede: sveglia con almeno 3 snooze della durata di almeno 5 minuti ciascuno (attenzione a non farlo se Aria è ancora a letto…ogni tanto ci riesco lo stesso, rischiando però di rovinare la giornata alla mia bella), abbandono delle amate coperte alle 7.45, un’ora abbondante per far colazione e prepararmi.
La sveglia, nel senso letterale del termine, avviene tra le 8.55 e le 8.59, nei 600 metri di pista ciclabile che dividono casa nostra dalla Stazione di Haarlem, soprattutto ora che il freddo inizia a pungere. Mi sveglio del tutto quando scorgo la stazione. Salto giù dalla bici e la faccio scivolare lungo le apposite feritoie mentre scendo le scale del parcheggio sotterraneo. Lo sguardo va a sinistra verso il monitor: se va male si vedono sullo schermo le immagini della telecamera che inquadra l’entrata, e vedo me stesso entrare. Inutile se non per controllare il proprio aspetto mentre, già trafelati nonostante l’ora, si trascina una bici dentro un parcheggio.
Se va bene sullo schermo ci sono i treni in partenza, con tanto di numero del binario aggiornato (si sappia che gli olandesi sono precisissimi per gli orari ma avvezzi al cambio del binario); da qui vedo dove troverò il treno ma soprattutto scopro eventuali ritardi che mi permettono di prendermela un po’ più comoda. Cerco parcheggio in una delle file più vicine alla scala che porta alle banchine, solitamente la 7 o la 8, e ne memorizzo il numero, assieme a qualche indicazione approssimativa sulla posizione all’interno della fila, dal momento che ognuna delle 16 file conta almeno 300 posti.  Lasciato il mio ciclo arrugginito, salgo le scale interne e arrivo alla galleria al piano terra, poi salgo al binario in tempo per il treno delle 9.06 e arrivo ad Amsterdam alle 9.22.
Con passo sostenuto attraverso la galleria principale della stazione della capitale, arrivo al passaggio pedonale (aggiungere 30 secondi se il semaforo è rosso) ed eccomi all’attracco del traghetto.
Il traghetto per IJplein fino alle 9 è molto frequente, con una partenza ogni 7 minuti; passata quell’ora la frequenza si riduce a un traghetto ogni 15 minuti. Quindi mi rimane la scelta tra la barca delle 9.27 – e avanza tempo per il caffè – e quella delle 9.42 – niente caffè.
Arrivato dopo una navigazione di circa 4-5 minuti alla riva opposta, prendo la Gazelle e pedalo pochi minuti per arrivare al lavoro. Se tutto funziona a dovere, raggiungo la mia scrivania con almeno cinque minuti di anticipo.

traghetto ferry veer ijplein central station AmsterdamIl ritorno è ancor più preciso e non si può sbagliare.
Fine lavoro alle 18.30, volata fino ad IJplein dove il traghetto (non!) mi attende alle 18.35.
Dopo molti treni persi ho cambiato metodo e parcheggio la mia bici dal lato nord dell’IJ. Solitamente, infatti, mi avanza un minuto alla partenza del traghetto, più che sufficiente per assicurare la bici alle strutture in alluminio di un affollato quanto piccolo parcheggio. A rendere il tutto più simile a “scommettiamo che..?“, ci pensa l’orologio a led arancioni posto sopra l’attracco, che mostra il conto alla rovescia al termine del quale il traghetto leva le ancore. Se la mitica Gazelle non fosse così vecchia e acciaccata avrei paura di non trovarla il giorno dopo, dal momento che ogni tanto vedo uno dei tubi in sottile alluminio tagliato con la flex (sono cavi all’interno e qualcuno se n’è accorto).
Arrivato sull’altro lato dell’IJ (fiume? mare? un corso d’acqua largo 350 metri in quel punto), corro in stazione e cerco il treno delle 18.44, che spesso si trova al 2b, il binario più lontano rispetto all’entrata dalla quale arrivo io. Da quando non perdo più un minuto abbondante per parcheggiare la bici dal lato della stazione, riesco quasi sempre a salire sul treno con una ventina di secondi di anticipo sulla chiusura delle porte.

Le rimanenti volte o perdo il treno oppure mi trovo davanti a scene bizzarre, come quella volta in cui, già salito ai binari e diretto verso le tre luci gialle della locomotiva, continuavo a vedere gente che, invece di correre assieme a me la consueta maratona che si scatena nei due minuti precedenti la partenza del treno, mi veniva incontro.
Usciva dal treno invece di entrarci, qualcosa non andava.
Prima di arrivare al treno che a quel punto era quasi vuoto – gli ultimi a scendere sono quelli più distratti, con il lettore mp3 che suona più forte del macchinista che avvisa i passeggeri tramite gli altoparlanti – mi sono girato e ho iniziato a seguire la corrente umana. Non c’erano indicazioni sul treno che avrebbe sostituito quello sul 2b, quindi ho deciso semplicemente di fidarmi dell’istinto degli olandesi. Guardando gli orologi della stazione non pensavo che avrei lasciato Amsterdam prima delle 18.57, orario del treno successivo, tanto che tra me e me stavo già lamentandomi.
La massa di pendolari si era snodata fino a scomparire dentro al treno sul binario 1. L’orario di partenza e la destinazione del mezzo indicati sugli schermi LCD erano gli stessi del precedente, ma il macchinista aveva atteso quasi cinque minuti oltre l’orario previsto prima di chiudere le porte, di modo che tutti (perlomeno i mediamente attenti) potessero salirvi senza problemi. Continuava ad arrivare gente, anche se il flusso era sempre meno intenso. Quando la pancia del treno era oramai piena, è arrivato il fischio del macchinista che precede la chiusura delle porte. È in questo momento che è accaduto qualcosa di molto divertente: le porte hanno emesso il solito sbuffo prima di iniziare a chiudersi, dopo di che hanno iniziato a scorrere una verso l’altra. Quando sembrava che oramai i giochi fossero fatti e lo spazio tra le due porte era ridotto a una quarantina di centimetri, è saltato sul treno un tipo sulla trentina che ha messo se stesso tra le due porte. Il meccanismo di chiusura ha rallentato fino quasi a fermarsi: il tizio era dei nostri.

treno NS ferrovie olandesiNon pago per aver salvato la propria pelle, ha deciso di portare con sé anche i successivi passanti, per lui perfetti sconosciuti ma compagni nell’assalto al treno. Così ha appoggiato le mani su entrambe le porte e le ha spinte per allontanarle. Era paonazzo e rumoreggiava per la fatica poiché il meccanismo tentava comunque di chiuderle, ma insistendo un po’ è arrivato al punto in cui la procedura si interrompe e le porte si aprono nuovamente. Una decina di passeggeri rimasti prima a terra è riuscito a conquistare un posto a bordo, ringraziando il loro eroe mentre le porte riprovavano a chiudersi, stavolta con successo. Dopo il plateale gesto di altruismo dell’intrepido pendolare il gigante giallo e blu ha iniziato pian piano a scivolare sulle rotaie. Il peso lo faceva oscillare leggermente a destra e a sinistra quando affrontava le prime curve, poi ha preso velocità per portarci tutti verso casa.

|Ste|

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Het verwacht onweer

[La tempesta attesa]

Anche in Olanda fa caldo; raramente, forse qualche giorno in estate, ma capita.
Quest’anno ci è capitato di vivere un paio di giorni di vera afa, verso la fine del mese scorso. Le previsioni del nostro affidabile Weer.nl davano 25°C di minima e 29°C di massima durante il giorno e vento praticamente inesistente, con conseguente afa; inoltre, il sole, che generalmente è un po’ timido, ha caratterizzato entrambe le intere giornate.
Mi sembrava di essere in Italia!!

Per porre fine allo strano clima, era necessario un temporale.
I temporali in Olanda sono generalmente silenziosi e scuri, ovvero sprovvisti di tuoni e fulmini (ovviamente, data la caratteristica piana del territorio).
Una sera le NS (Nederlandse Spoorwegen) hanno inviato ai soci (Ste ed io lo siamo) una mail in cui informavano i viaggiatori di possibili ritardi nel pomeriggio successivo, a causa del ‘burrascoso temporale’ previsto.
Effettivamente, anche Weer prospettava una situazione quasi apocalittica, con pioggia, vento, grandine e un abbassamento della temperatura di 10°C. Tutto in un pomeriggio.
Se vi state chiedendo come mai le Ferrovie Olandesi dovrebbero preoccuparsi di un temporale alla fine di giugno, sappiate che non ci siamo ancora dati una risposta definitiva.

Ormai so che gli olandesi si lasciano un po’ prendere dalle manie di precisione e so che per loro è piuttosto seccante trovarsi impreparati di fronte alle situazioni. È vero che bisogna sempre rispettare la natura, ma non necessariamente ogni manifestazione climatica è un cataclisma.

Più volte, nel pomeriggio, ho guardato il cielo, aspettandomi di scorgere da un momento all’altro un muro di intemperie, ma niente, anzi ‘peggio’ (rispetto alle previsioni): sole splendente e caldo incredibile.
Solamente la sera ha piovuto. D’accordo, c’è stato qualche tuono e anche alcuni fulmini, ma il tutto è durato non più di mezz’ora.
Dato che l’obiettivo è stato raggiunto, cioè la temperatura si è davvero abbassata di 10°C, forse nessuno ha ridacchiato pensando alla mobilitazione nazionale per un temporale estivo!!

Il riposo del giardiniere

Qualcuno ha lavorato alacremente dopo il temporale, per sistemare e pulire anche il giardino.
Il meritato riposo.

|Aria|

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Maastricht

Mi sono ritrovata con qualche giorno di ferie da smaltire, così ho aspettato l’arrivo del papiño e gli ho proposto un viaggetto a Maastricht, credo la città più a sud dei Paesi Bassi, a circa 270 km a sud di Haarlem.

Il viaggio di andata, organizzato tramite l’ormai famoso e utilissimo sito delle Nederlandse Spoorwegen (www.ns.nl), è durato poco meno di 3 ore, mentre quello di ritorno è stato più lungo di un’ora, a causa di lavori sulla linea, già noti agli organizzatissimi olandesi, ma non all’italianissima sottoscritta. Pazienza, anche viaggiare per mezzo Stato (da sud-ovest a ovest), in un pomeriggio, ha il suo fascino.
Bisogna ammettere che abbiamo avuto la fortuna di avere 2 giorni di completa primavera, che per un olandese valgono come anticipo d’estate; il sole ci ha accompagnato sia durante i viaggi che nella permanenza.

Le due parti centrali di Maastricht, Wyck e Centrum, sono divise dal fiume Maas. Entrambe le parti sono visitabili a piedi, sono fornite di piste ciclabili e di mezzi pubblici per attraversarle, ma il Centrum è complessivamente più pedonale. Sono entrambe molto carine: dal Centrum verso le diverse mura di fortificazione esterne, si snodano vie pedonali molto caratteristiche e dal sapore europeo.

La statua di Johannes Petrus Minckelers, che si trova al Markt, la piazza in cui c’è il Municipio, ricorda l’inventore della luce a gas.
La città è molto vivace e piuttosto turistica, com’è naturale che sia, vista la posizione confinante in cui si trova.

Onestamente mi è sembrato che la pronuncia olandese fosse più dura, più somigliante al tedesco; chiederò all’insegnante durante la prossima lezione e vi terrò aggiornati.
Ho parlato quanto più olandese potevo, sbagliando e chiedendo (anche non verbalmente) correzioni: molti non mi hanno capito per nulla, alcuni mi hanno gentilmente risposto.
Mi sa che la prima prova orale/verbale non è andata troppo bene..
In compenso, mi sono proprio divertita, in ottima compagnia, in una bella città, con un tempo eccezionale!!
Consiglio una visita a Maastricht a tutti.

|Aria|

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