non date da mangiare ai gabbiani

I rifiuti, ad Haarlem, vengono raccolti senza distinzione alcuna. Nessun porta a porta del secco o dell’umido, ma un prelievo settimanale dei rifiuti normali e uno dei rifiuti ingombranti.
Mentre la raccolta degli ingombranti è riservata più che altro alla scuola vicina a casa nostra, quella del lunedì mattina ci riguarda personalmente. Ci sono diversi punti di raccolta sulla nostra via, dove la domenica sera si depositano i sacchetti nostri e dei vicini, per essere presi la mattina successiva. Con abile opera di volantinaggio ci hanno spiegato che è vietato mettere i sacchetti fuori casa prima delle 21. La regolarità degli spazzini non ci è stata preannunciata, ma l’abbiamo potuta notare di persona. Questo perché ogni settimana inizia con i ragazzi della nettezza urbana che interpretano canzoni olandesi nella strada sotto casa, lanciando i sacchi nell’enorme camion, che li precede sbuffando.

Assieme agli spazzini, e in certi casi prima, arrivano i gabbiani. “Teneri, i gabbiani, pio pio in riva al mare”. Tutt’altro. I gabbiani di Haarlem non sono per nulla teneri e li si vede lottare con sacchetti poco più grandi di loro, non perché i sacchetti siano piccoli, ma per le dimensioni di tutto rispetto che i volatili bianchi e grigi hanno da queste parti.
Può essere un’esperienza mistica veder sbucare il pesante uccello, grande come un piccolo cane di media taglia e dotato di un’apertura alare di un metro, da dietro un sacchetto della spazzatura all’angolo di una via. Magari quando si è in volata con la bici, per non perdere il treno andando al lavoro. Ho rischiato più volte di entrare in collisione con un pennuto e ho sempre temuto la violenza di un eventuale impatto, che finora ho – talvolta abilmente – sempre evitato.

Al di là dei problemi con la viabilità dei ciclisti, i gabbiani provano ad aprire un po’ tutti i sacchetti che trovano. Così i resti di cibo, assieme ad ogni altro genere di rifiuto, vengono sparsi in giro per le vie.
Di gatti, neanche a dirlo, nemmeno l’ombra. Devono aver avuto brutte esperienze da generazioni e devono esser giunti alla conclusione che ci sono moltissimi pennuti da cacciare, o fingere di cacciare, ma si lascino perdere i gabbiani, ché son pericolosi.
Quando i cittadini più esasperati penserebbero a risolvere la questione di petto, uomo contro gabbiano, a costo di uno spargimento di sangue, ecco che arriva un altro volantino del comune a calmare gli animi.

Stavolta il volantino è dedicato, tra le altre cose, ai gabbiani e illustra le linee guida per la convivenza con gli aggressivi e vandalici volatili. Convivenza obbligata dai primi tre punti, in cui si vieta ogni possibile intervento ai danni dei pennuti, protetti dalla Comunità Europea. Sono raggruppati sotto il titolo “quello che non si può fare“:

  • disturbare di proposito i gabbiani
  • rimuovere o distruggere i nidi
  • togliere le uova dai nidi o distruggerle

Il volantino suggerisce invece, con il titolo “quello che puoi fare“, ciò che si può o si deve fare:

  • la guerra preventiva è permessa, quindi prevenire la formazione dei nidi con l’utilizzo di spuntoni, reti anti-uccello, e cavi. Segue l’invito a spronare tutti i vicini di casa a farlo, per eliminare il problema dall’intero quartiere.
  • mettere le immondizie in strada il giorno di raccolta, solo pochi minuti prima del passaggio della nettezza urbana. Non manca, anche in questo punto, il consiglio di rivolgersi al vicino per sapere quando passa il camion.
  • ai gabbiani non piace il giallo. Questa affermazione, che si trova solo sul volantino ma non sul sito, lascia un po’ sgomenti, e precede l’invito a utilizzare sacchetti color limone, perché i gabbiani non ci metterebbero volentieri il becco.
  • segnalare i nuovi nidi. Questo non vi libererà dai gabbiani, ma aiuterete il Comune a mappare le zone, identificando quelle a più alta concentrazione.
  • NON DARE DA MANGIARE AI GABBIANI! Assieme alle anatre (tirate in ballo senza dar fastidio a nessuno, poracce!), non vanno nutriti perché “hanno già il cibo sufficiente per vivere”.  Conosco più di qualche anatra cicciottella che sicuramente dissente dalle affermazioni del Comune.

Terzo e ultimo titolo: “cosa fa il Comune“. Le promesse sono:

  • il Comune si impegna a mettere prima possibile i contenitori di rifiuti interrati, nei quartieri che ne sono ancora sprovvisti.
  • il Comune combatte per ottenere una sospensione della legge Europea sulla protezione della Flora e la Fauna, per poter diminuire attivamente il disturbo dato da questi volatili, “nel rispetto delle persone e degli animali”.

Pur essendo un amante degli animali, da quando abito qui ad Haarlem ho smesso di amare i gabbiani. Al punto da farmi molte domande sulla loro vita, ma soprattutto sulla loro morte: qual è il loro posto nella catena alimentare? Muoiono solo per la vecchiaia o andando a sbattere per un colpo di vento, oppure c’è qualche essere che se li mangia? Ho dato una veloce occhiata in giro e sembra che nemmeno ai pirati piacciano.

Svelatemi l’arcano.

|Ste|

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3 Risposte so far »

  1. 1

    Lucia said,

    I gabbiani sono cattivisssimi!!!Sono carini solo ne “Storia della gabbianella…”. A Grado i gabbiani si mangiano i piccioni e inseguono pure i sacchetti di patatine. Farò girare queste indicazioni sulla guerra preventiva!;-) In ogni caso…Hitchock di aveva avvisati!;-)

  2. 2

    babboferro said,

    Rispondo con colpevole ritardo alla domanda di Ste [” … ma chi si mangia i gabbiani? …”]. Be’; neanch’io ho trovato molto, salvo un articolo di Danilo Mainardi (illustre e noto etologo), comparso su “il Corriere della Sera” di quattro anni fa, sui gabbiani “killer” a Venezia,

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/luglio/19/Gabbiani_killer_mangiano_colombi_vivi_co_0_980719159.shtml

    ed un filmato (03′:42″) su vita e morte dei gabbiani girato alle isole Midway nell’ Atlantico, distanti più di tremilaseicento chilometri sia dall’una che dall’altra costa. A metà strada, quindi. Da cui il nome.

    http://www.midwayfilm.com/

    Se ne deduce che i gabbiani sono carnivori di base (= mangiano pesci), ma sono in più anche opportunisti: si adattano a mangiare il cibo più facilmente disponibile (colombi, ad esempio). Mainardi inoltre – a conferma nelle sue note teorie sul comportamento animale – afferma che imparano seguendo l’esempio degli esemplari adulti; cioè senza bisogno di esperienza personale. Insomma, per attaccare e mangiare uomini (seguendo la scala evolutiva darwiniana) non ci dovrebbe mancare molto; come già paventava il film di Hitchcock.

    Io – in realtà – non sono particolarmente preoccupato per questa evenienza, a meno che le comunità europeee e nordamericane non ottengano ottimi risultati con la raccolta differenziata dei rifiuti: basta vedere cos’hanno nello stomaco i cadaveri dei gabbiani nelle Midway. Di tutto e di più; e sarebbe preoccupante se i gabbiani cercassero nutrimento in tappi di bottiglia, accendini usati e scarti di plastica vari per nutrirsi: più preoccupante della scalata lungo la catena alimentare.

    Il professor Mainardi avanza delle proposte etologiche addirittura preventive (ha studiato!): lasciamo perdere i gabbiani ed eliminiamo i colombi, così i primi non avranno più da mangiare e scompariranno.
    Geniale! Ma dove il cibo non sono i colombi (come ad Haarlem)?
    Ci sono alternative, naturalmente: ratti e gufi (o rapaci in genere).

    Sinceramente i ratti non mi sembrano un’alternativa allettante, ma forse i gufi (o i rapaci in genere) non dispiacerebbero ai bravi olandesi. Con impiantata una bella telecamera ed un GPS potrebbero dare un sacco di informazioni su traffico e varie altre cose. “Hgraaatis!”
    Poi se ne stanno per le loro, e non fanno gruppo con altri “expat”.

    Comunque, i gabbiani – di certo in Olanda, ma non solo – hanno dei grandi amici: le compagnie che gestiscono inceneritori e discariche. Dove troverebbero un aiuto (e “Hraaatis” per giunta) che ripulisca la loro raccolta INDIFFERENZIATA – necessaria per nutrire voraci inceneritori e decorative discariche – riducendo l’emissione di fumi e liquami tossici, e portando via gli inquinanti a duemila miglia lontano.

    Io credo che i pragmatici governanti olandesi riusciranno (prima o poi) a spedire i loro gabbiani a Napoli, per far loro pulire le “ecoballe” che da lì arrivano per essere incenerite (a pagamento), rendendo il tutto conforme alla normativa europea. Così i gabbiani saranno risparmiati!

    http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=107970

  3. 3

    Bina982 said,

    A leggere questo post non ho potuto fare a meno di pensare al giorno in cui, passeggiando per la mia città, sono finita in uno dei vicoli del Rione Monti, quello in cui di solito si svolge il mercato alimentare rionale.
    Erano quasi le 13, e i proprietari dei banchi richiudevano frettolosamente i loro tendoni, rimettevano nei camion le loro merci guardandosi intorno come se stessero trafugando qualcosa.
    Sul momento ho pensato all’arrivo della GdF, che ne so.
    Improvvisamente, guardando nel punto più lontano del vicolo, eccoli li, che volteggiavano come avvoltoi decine di gabbiani, pronti a depredare le bancarelle dei pescivendoli (e non solo, credo).
    Dalla simpatica voce di una vecchietta seduta fuori dal suo negozio, ho appreso che ogni giorno, alle 13 in punto, quando i vicoli sono meno affollati e il mercato sta per chiudere, orde di gabbiani invadono il vicolo alla ricerca di cibo, e se non ti sbrighi a smontare la bancarella rischi di essere aggredito!
    Raccontando l’episodio a mio fratello, che lavora come antennista e installatore per Sky, ho appreso che ai gabbiani non piacciono nemmeno tanto gli antennisti, perchè son soliti scacciarli dai loro nidi posti sui tetti del centro città, non solo di case, ma anche di edifici pubblici o monumentali.
    Sembrerebbe, da quanto riferitomi, che nella catena alimentare abbiano un posto un pò nel mezzo, nella realtà romana: i gabbiani mangiano le uova e i piccoli dei piccioni, ma a loro volta, se distratti, vengono mangiati dalle pantegane del fiume Tevere, che con l’evoluzione adesso dovrebbero essere grandi come ippopotami.
    Piccoli Nessy che vivono a pelo d’acqua ed emergono per pochi secondi, il tempo di papparsi un gabbiano, magari inesperto e un pò Scemo.


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