Archive for bici

ritrovato fossile di tastiera

Ho trovato la tastiera.

Può andare come scusa? Suvvia, nei traslochi si perdono sempre un sacco di cose, che vengono poi rilasciate nel tempo da scatoloni-scrigno.
Sarò onesto e dirò subito che l’assenza dal blog non è dovuta all’assenza di tastiera, ma è da ricercarsi nel consumo di energie impiegate nel trasloco.

Ora la nostra casa ha preso forma, il computer ha trovato il suo posto su un tavolo del soggiorno e si fanno più frequenti i momenti di tranquillità per poter scrivere.

In questo periodo ho accumulato una serie di notizie e informazioni su siti internet olandesi che hanno destato il mio interesse e vado, tosto tosto, a proporle sul blog.

www.hetregentbijnanooit.nl è un sito sviluppato da un olandese stufo di sentirsi dire dai suoi colleghi che non vanno a lavorare in bici perché piove sempre. Gerard, gestore del sito, lavora 3-4 giorni alla settimana a 18 km da casa, a Nijmegen, nel sud del Paese. Ogni volta che va a lavorare ci va in bicicletta, a prescindere dal clima.

ga toch fietsen!

Sul sito, totalmente in olandese ma facilmente comprensibile (almeno per quanto riguarda le statistiche giornaliere e mensili – si sappia solo che droog significa asciutto e nat bagnato), emerge qualcosa che non ci si sarebbe aspettati, in Olanda: non piove quasi mai (letterale traduzione del nome del sito). O meglio, il nostro paladino Gerard ha preso e prende la pioggia andando al lavoro o tornando a casa in media solo in un’occasione su 10. Le statistiche cominciano ad avere un certo valore, considerata la distanza non indifferente e la frequenza quasi giornaliera con cui i risultati vengono raccolti dal 2008. Il messaggio che ne risulta è “ga toch fietsen“, e suona tipo: muoviti e pedala (può diventare anche “ma va a pedalare”, se detto in tono un po’ arrogante). Oltre alla statistica accompagnata da grafiche non proprio irresistibili, è notevole il messaggio che si vuole dare: Gerard infatti dice e dimostra sulla sua pelle che il clima non è una scusa per usare la macchina al posto della bici. Dice anche che, se tutti usassimo la macchina per andare al lavoro, si avrebbe un traffico insostenibile e si darebbe un pessimo esempio ai giovani, i quali diventerebbero a loro volta degli adulti automobile-dipendenti, rendendo ancora più grave la situazione traffico (gli ingorghi in autostrada sono quotidiani). Qualora la questione educativa non fosse sufficiente, Gerard non esita a insistere sugli altri fattori positivi: ci si mantiene in forma, si protegge l’ambiente da emissioni dannose e, per toccare gli olandesi nell’intimo: si risparmia geld, denaro.
Sul sito affiliato, www.knurft.net si trova anche un’interessante grafico (© Peter Sigmund), che rappresenta le possibilità di prendere la pioggia in Olanda. Sull’ascissa si trova il tempo di permanenza all’aperto, prima in ore (in nero) e poi in giorni (rosso), sull’ordinata invece si trova la probabilità di prendere la pioggia, in percentuale. Le misurazioni sono effettuate a De Bilt, presso Utrecht, al centro dell’Olanda (ma non proprio al centro dei Paesi Bassi) . Effettivamente, una pedalata media casa – lavoro dura meno di mezz’ora (complimenti a Gerard che impiega solo 40 minuti per fare 18km!) e le probabilità di arrivare a destinazione bagnati variano dal 9% al 16% a seconda delle stagioni. Il nostro ciclista di riferimento vive a sud e si bagna un po’ di meno, ma il grafico ne conferma l’esperimento, tutt’ora in corso.

Altro sito che mi ha colpito è www.werkspot.nl, che ha come intento quello di mettere in contatto i proprietari di case e appartamenti con carpentieri, artigiani e idraulici. Il privato che vuole restaurare, sistemare o ampliare casa accede al sito e indica le sue necessità, in maniera precisa ed esauriente, allegando disegni e fotografie. A questo punto le informazioni vengono messe a disposizione dei professionisti, che rispondono velocemente (leggenda narra che si ricevano in media 3 risposte nelle prime 24 ore successive alla richiesta), inviando un preventivo. L’utente riceve così le proposte e può valutarle in base a diversi fattori, quali prezzo o velocità nel completamento del lavoro, ma anche in base alle esperienze di altri utenti. Ogni professionista ha infatti una scheda “social” in cui si possono leggere tutte le segnalazioni e trarre le proprie conclusioni, preferendo un operaio ad un altro.
Proprio come avviene in Italia, infatti, anche qui non è così facile avere risposte veloci e concrete da muratori e artigiani. Di conseguenza, mentre attendiamo da 2 settimane di ricevere il preventivo da un professionista consigliatoci da un’amica, cominciamo a cercare altre strade e questa sembra la più allettante, visto che la concorrenza, come sempre, porta vantaggi per i consumatori.
(update: il servizio esiste da inizio 2015 anche in Italia, con il nome di Instapro)

Terzo argomento di questo succoso post è l’elezione dell’aeroporto di Schiphol (AMS, Amsterdam) a miglior aeroporto europeo 2013 nella categoria “più di 25.000.000 di visitatori all’anno” da parte di ACI Europe, figlia di ACI (Airport Council International). ACI Europe cura gli interessi di 400 aeroporti in 46 Paesi, pari al 90% del traffico europeo, con un totale passeggeri che raggiunge il miliardo di unità.
Una giuria di esperti indipendenti, ha votato lo scalo della capitale olandese come migliore del continente (a pari merito con Heathrow, Londra) perché “offre ottimi servizi e strutture all’avanguardia, senza perdere d’occhio l’ambiente”. Niente da dire, Schiphol è un ottimo aeroporto che usa solo energie rinnovabili, è illuminato a led con sensori di movimento, è enorme da passarci una giornata a visitarne i negozi e la piccola filiale del Rijksmuseum, ma molto facile da girare per i passeggeri, grazie anche alle famose infografiche ad opera dell’architetto olandese Paul Mijksenaar, che ha curato anche quelle dell’aeroporto JFK di New York.
Tuttavia, leggendo i giornali e scambiando qualche parola con colleghi ed amici, ho scoperto che anche Schiphol ha le sue macchie: ai fini di garantire la sicurezza dei voli, è in atto, e si è in parte già consumato, un vero e proprio sterminio di oche, circa 10.000.
I volatili, per la possibilità che finiscano nelle turbine degli aerei, sono la maggiore causa di incidenti in fase di decollo. E sembra che la popolazione delle oche sia aumentata a dismisura negli ultimi anni, rendendo potenzialmente pericoloso il traffico nel grosso scalo nordeuropeo. La causa dell’aumento nel numero dei volatili sembra sia il loro cambio di abitudini: mentre un tempo queste migravano più a nord, ora si fermano nelle piatte terre olandesi. Non sono mancate le proteste degli animalisti, tra cui Marianne Thieme, del Partij van de Dieren, partito per gli animali, che propone alternative quali togliere le coltivazioni di vegetali ricchi di proteine dai campi vicini all’aeroporto e installare dei radar per seguirne la migrazione. Voglio credere sia che si stiano considerando le alternative pacifiche, sia alle voci di corridoio che narrano si sia giunti alla concessione di licenze ai cacciatori per la cattura degli esemplari selvatici. In questo modo, qualche esemplare finirebbe sulla tavola di un olandese anziché essere cremato in un inceneritore.

|Ste|

Leave a comment »

Giorni, sensazioni e numeri

Anche questo lunedì, come il precedente, è arrivata un’intensa nevicata; sembra che stia diventando l’appuntamento settimanale dell’inverno!
L’ultima neve si è appoggiata su quella precedente che, a causa delle temperature rimaste sotto lo zero, era rimasta ghiacciata ad imbiancare strade, parchi e tetti. Così ora sembra davvero di stare in montagna, se non fosse che siamo nei Paesi Bassi – sotto il livello del mare! -.
Manco a dirlo, NS ha prolungato il suo stato di allarme di giorno in giorno per una settimana; poi ha nevicato di nuovo e subito sono stati diramati gli stessi comunicati riguardanti gli orari ‘modificati’ dei treni, che erano esattamente uguali a quelli della settimana precedente.

Lo scorso lunedì ho scoperto una novità, almeno per me. Stavo ‘leggendo’ il quotidiano gratuito mentre ero inscatolata nella parte d’ingresso del treno (colmo, data la minore quantità di mezzi a causa della neve), quando trovo un articolo che inizia così: Ti senti infelice oggi? Preferiresti stare a letto tutto il giorno nell’attesa che sia presto martedì? Non è così strano. Oggi è conosciuto come il lunedì blu…
Onestamente, credo che chiunque lavori dal lunedì ritenga che questa sia una giornata pesante; penso anche che molti preferirebbero di gran lunga starsene a casa in attesa del martedì, soprattutto in una giornata freddissima, con un manto di neve ghiacchiata che copre tutto. In ogni caso, ho deciso di approfondire l’argomento.
Dal 2005 è stato identificato nel lunedì dell’ultima settimana piena di ogni gennaio il Blue Monday (letteralmente, lunedì blu). Questa giornata è stata definita come la più deprimente dell’anno da Cliff Arnall, un impiegato di un Centro di Educazione Avanzata dell’Università di Cardiff, nel Regno Unito, come risultato di una formula matematica che include diversi fattori tra cui il clima, il tempo trascorso da Natale e dal fallimento dei propositi del nuovo anno (?), una motivazione piuttosto bassa e anche la necessità di agire.
La stessa pagina in cui ho trovato queste informazioni dubitava della scientificità del trattato, portando le critiche di alcuni scienziati.
Io stessa, pur non essendo uno scienziato, ho fatto fatica a tradurre i fattori della suddetta formula; ho anche notato un certo pessimismo, che, proprio per questo, la allontana dalla scienza.

La crisi economica globale ha mietuto le sue vittime anche fra i ciclisti ed il mercato a 2 ruote olandesi.
Nonostante la popolazione complessiva non arrivi a 17 milioni, ogni anno vengono vendute più di 1 milione di biciclette.
Nel 2012 sono state comprate solo 1 milione e poche decine di migliaia di bici, segnando una flessione del 13% sull’anno precedente. Inoltre, i negozi del settore hanno perso una parte dei clienti a causa del proliferare di rivenditori online e dell’economicissimo fai-da-te.
Almeno i ciclisti olandesi possono apprezzare la quasi perfetta percorribilità delle loro piste ciclabili, che sono le prime ad essere pulite dalla neve, prima delle strade e prima addirittura dei marciapiedi!

|Aria|

Comments (1) »

petizioni sul tappeto rosso

Questo inverno, perlomeno l’ultimo mese e mezzo, è stato piuttosto grigio. Otto gradi, nove gradi, talvolta qualche goccia di pioggia, quel che basta a ridurre la visuale mentre si pedala. Né caldo né freddo.
Contatto con il sole avvenuto in due occasioni negli ultimi 20 giorni.

Ma non mi dilungherò parlando del meteo, sebbene questo sia argomento principe per gli olandesi.

Nei quasi quattro anni di permanenza nella nostra Haarlem, abbiamo visto cambiare molto la città. La zona del centro, tra la stazione e la piazza di Grote Markt, è stata in questi anni sede di una serie continua di cantieri. La stazione è stata rimodernata all’esterno sul lato sud, mentre sono tuttora in corso i lavori sul lato nord.

stationsplein 2008

La vecchia stazione delle corriere (l’immagine a sinistra è tratta da Google Maps, credo scattata nel 2008 o comunque prima del 2009) è stata smantellata: alta prima quasi due piani è ora a livello della strada, parte di una grande piazza. I parcheggi per le biciclette, che prima circondavano la stazione delle corriere e quella dei treni, sono stati rimossi ed è stato creato il famoso parcheggio sotterraneo da 5.500 posti bici, gratuito e coperto. Un centro intermodale dal quale passano migliaia di persone al giorno, dirette ad Amsterdam o in un altro quartiere della città.

stationsplein

stationsplein 2013

Kruisweg, che diventa poi Kruisstraat, collega la stazione e il centro ed è stata oggetto di lavori dal 2010 a fine 2012. Prima percorribile in automobile e bicicletta, è stata ora adibita al transito dei mezzi pubblici sul primo tratto e delle automobili nella seconda parte. Sull’intero percorso, chiamato rode loper (tappeto rosso), le biciclette hanno corsie riservate per entrambe le direzioni di marcia e la precedenza sui tratti in cui il transito è misto auto – bici (un segnale stradale sconosciuto agli italiani chiarisce benissimo chi comanda).

precedenzaBiciIl rode loper è frutto delle petizioni sottoscritte dai ciclisti nel 2008.
Il numero enorme di ciclisti olandesi li rende piuttosto importanti e influenti nelle scelte politiche e soprattutto nell’urbanistica. Internet ed il suo sviluppo notevole nella terra dei mulini a vento ha infine ridotto ancor più le distanze tra i singoli cittadini “a pedali”, unendoli e organizzandoli, quando necessario. Esiste anche un’associazione nazionale dei ciclisti, il Fietsersbond, il cui motto è “andare in bici sicuri, veloci e con piacere”. Gli associati sono più di 35.000 ed il sito è aggiornato con le informazioni che riguardano le due ruote; e non mancano segnalazioni ed articoli di nuove migliorie, così come di eventuali disservizi della rete ciclabile olandese. Il sito merita una visita per il funzionale route planner, valido per raggiungere qualsiasi indirizzo in Olanda, ovviamente a cavallo di una bicicletta.
rodeLoperDolhuys Vista ultimata la rode loper, secondo i progetti di 5 anni fa, i ciclisti di Haarlem ora chiedono di più: il prolungamento del tappeto rosso fino a nord, dividendo il traffico a pedali dal resto del traffico. La petizione è raggiungibile ad un indirizzo internet, dove vengono spiegate tutte le ragioni con disegni esplicativi, si firma inserendo i propri dati e facendo clic, ma con la sensazione che la propria voce possa facilmente essere ascoltata e trasformarsi in un reale progetto che migliori la città.

Davanti al parcheggio e sugli incroci ciclabili vicini alla stazione, alcuni gruppetti di volontari, di tutte le età, distribuiscono volantini e attaccano adesivi per promuovere la petizione. Vinceranno anche stavolta i ciclisti e verrà costruito il ponte sul canale a Kleverpark?

petizioneDolhuys

|Ste|

Comments (2) »

Che ne è dei resti?

Nonostante la svolta ‘ciclistica’ olandese verso la fine degli anni ’70 (vedi video sottostante) e il conseguente primato di Stato europeo (apparentemente) meno legato al petrolio, nonostante le loro dimensioni contenute, i Paesi Bassi non si possono definire ecologici né troppo attenti all’ambiente circostante. Inoltre credo rientrino tra i primi Paesi europei più inquinanti; vengono salvati dal vento che, soffiando costantemente e non trovando ostacoli, sparpaglia nel resto d’Europa le emissioni olandesi (vedi articolo).

C’è una sottile differenza tra il rispetto degli spazi – più o meno verdi – comuni e un atteggiamento collettivo profondamente ecologico; lì si trovano la maggioranza degli olandesi.

Più volte mi sono chiesta come funzionasse la raccolta dei rifiuti urbani, non notando contenitori nelle strade per differenziare la spazzatura, né avendo mai visto degli operatori o dei camion impiegati alla raccolta; anzi, una volta vidi un camion adibito alla raccolta di residui differenziati, ma non feci in tempo ad annotarne il nome.
Come sapranno i più affezionati, da poco anche i quartieri di Haarlem sono stati dotati di contenitori sotterranei per la raccolta dei rifiuti indifferenziati delle vicine abitazioni; finora, la raccolta aveva cadenza settimanale e veniva effettuata da giovani e robusti operatori che gettavano i sacchi dai vari punti di raccolta nella parte posteriore del camion che li accompagnava.
Ora, vedremo chi verrà a svuotare i contenitori sotterranei e quando.
Ad Haarlem (a differenza di Amsterdam, da quello che mi dicono, dove i contenitori sono vicini alle abitazioni) i punti di raccolta differenziati – esterni – per plastica, carta e vetro si trovano vicino ai supermercati, o in apposite piazzole comunali.

Altra questione pungente visto l’argomento, sono gli alberi di Natale dismessi.
Per il 4° anno consecutivo, noto questa brutta consuetudine di abbandonare gli alberi (la maggior parte delle volte si tratta di quelli recisi, altre addirittura di quelli in vaso), nei primi giorni dell’anno per strada. Ho dedotto che quelli che li lasciano vicino ai contenitori sotterranei, si aspettino che gli alberi vengano portati via insieme agli altri rifiuti; non so se funzioni, perché vedo ‘dormire’ gli alberi per strada per più qualche giorno.
Cercando in qualche sito, ho scoperto che ogni Comune gestisce a proprio modo la raccolta annuale degli alberi di Natale: per esempio, il Comune di Haarlem organizza due pomeriggi per la raccolta/consegna degli alberi da parte dei ragazzi (fino a 16 anni) in cambio di 0,40€/l’uno; la somma raggiunta viene suddivisa in diversi premi per una lotteria i cui partecipanti sono gli stessi ragazzi.
E cosa se ne fanno i Comuni con tutti gli alberi di Natale dismessi?
Stando al sito del Milieu Centraal (letteralmente la centrale dell’ambiente), un’azienda scientifica che si occupa di ambiente e di ecosostenibilità, gli alberi dismessi non artificiali vengono raccolti e destinati in parte all’incenerimento per produrre energia ed in parte alla produzione di compost e di prodotti per la copertura del terreno e la coltivazione.

|Aria|

Comments (3) »

ladri di biciclette (atto VI)

È successo di nuovo. Sta diventando quasi una miniserie all’interno del blog. Ladri di biciclette.
Dopo diversi articoli che hanno seguito altrettanti episodi di furto, tentativi o ritrovamenti quali: Lo stupido vorrebbe anche la (mia) bici – La sfortuna della piccola Gazelle – La Gazelle ritrovata – L’irresistibile Gazelle – Fiets gestolen, si ritorna sulla questione.
Già, perché ieri sera, tornato dal lavoro, ho parcheggiato la bici qui sotto come al solito e sono salito a casa. Stamattina, al momento di scendere per andare ad Amsterdam, ho fatto la spiacevole scoperta: la mia bella bici, regalatami da Ari lo scorso inverno, era sparita nel nulla.
Cercando di non pensare alle bestemmie e a quello che avrei fatto al ladro, qualora lo avessi sorpreso, ho dato un’occhiata in giro, sperando che qualche vicino l’avesse spostata per chissà quale motivo. Unico errore, quello di non legare la bici a nessun palo o elemento difficile da rimuovere. Secondo me anche un’altra bici è sufficiente, ma qualcuno mi dice che possono passare col furgone e caricarsi su tutte le bici incatenate tra loro. Non credo che ad Haarlem, tanto più in questa tranquillissima zona, girino delle gang dedite al commercio illegale di bici, ma dovrò prendere l’abitudine a chiudere la bici non solo con il lucchetto che blocca la ruota posteriore, ma anche con una catena, a qualcosa di fisso o perlomeno difficilmente movibile.

Auguro pubblicamente al ladro di passare ore interminabili seduto al bagno, periodo che deve essere raddoppiato qualora dovesse vendere la bici anziché regalarla o usarla per sé.

Per il resto non posso lamentarmi più di tanto, è il reato più diffuso in questa nazione. Anche se mi sento un soggetto statisticamente molto colpito dai furti di bicicletta. In media uno all’anno, in posti diversi, non è poco.
Ora, come ogni volta che mi è stata sottratta la bici, vorrei giurare che non spenderò più di 60 € per la bici successiva – usata, ovviamente – ma finisco poi per convincermi a spendere di più, perché penso che l’investimento sia meritevole, vista quella che dovrebbe essere la durata media di una bici. Alla fine succede che non riesco a godermele per tutto il loro ciclo (termine non a caso) vitale, un po’ come le gomme o le matite ai tempi della scuola. Me ne hanno comperate un sacco, ma non sono mai arrivato a consumarne nemmeno la metà. Pensavo di perderle, ora comincio a credere che già ai tempi me le rubassero.

Oggi ho raccontato la disavventura al buon Diego, che ha commentato augurando al ladro, con accento romano, “je se seccassero le palle”. Diego mi ha offerto la sua vecchia bici, visto che ne ha rimediata una nuova più robusta. E sono tentato di accettare solo per la marca della bici.
Signore e signori, dopo i dolci da banco frigo MONA, dopo i dessert firmati CULI D’OR, facciamo conoscenza con le bici MERDINA. Proprio così, come merendina senza “en”.
Oltre al nome imbarazzante, almeno per un italiano, ho trovato online anche una super chicca trash: la pubblicità di Merdina. Il video lo trovate sotto. Godete della musica, emozionatevi con la fotografia, assaporate la trama complessa: alcuni archeologi ritrovano una bici Merdina in uno scavo.
La frase che probabilmente non capirete significa “la bici che sopravvive a te”.

Roba da toccarsi.

|Ste|

Comments (3) »

Un’estate olandese

Erano altri tempi quando le vacanze duravano settimane, per i più fortunati mesi. Io stessa ne ho ricordi vaghi, per cui di sicuro era una dozzina (ventina?) di anni fa almeno. Negli ultimi 15 anni hanno cambiato nome, ferie, e sono diventati dei periodi di qualche giorno: un paio, 3-4 se aggiunti ad un fine settimana o ad un ponte festivo, una decina se inseriti a cavallo tra 2 fine settimana.
Le località prescelte rimangono dipendenti da mezzi a disposizione per il viaggio (non solo economici) e da gusti e preferenze personali.
Adattandoci alla nuova tendenza, anche noi abbiamo deciso di trascorrere parte delle ferie in loco e vivere un’estate olandese.

Abbiamo ricevuto la visita di una ‘famiglia lettrice’ del blog (se anche la simpatica e giocosa Keira potesse parlare..), che vince anche il primo premio (di fama, s’intende!), per la provenienza regionale: la stessa dalla quale proveniamo Ste ed io. Incredibile, diranno quelli al di fuori del Friuli – Venezia Giulia, che in una regione così piccola (poco più di 1 milione e 200 mila abitanti al 31/12/2011, secondo Wikipedia), non ci si conosca tutti?!? E non è ancora più bizzarro che l’incontro avvenga a più di 1200 km dalla regione in questione, per di più tramite un blog?!?
Ebbene, è successo davvero ed è stato un vero piacere incontrare un’intera famiglia così entusiasta dell’Olanda e dei viaggi e così vicina a noi nelle origini.
Con loro siamo stati alla Jopenkerk, un posto ‘obbligatorio’ per gli amanti della birra, almeno per vedere le quasi 2 pagine dedicate ai tipi di birra che producono artigianalmente.

Ho applicato il detto olandese: twee vliegen met één klap krijgen (letteralmente prendere 2 mosche con una manata, più conosciuto con i comuni piccioni e fava) e ho mostrato al papiño l’Openbare Bibliotheek di Amsterdam durante un incontro con la nostra amica Marijke, interessantissimo e piacevole come sempre.
La Biblioteca, inaugurata in quella sede circa 5 anni fa, si trova vicino alla Centraal Station di Amsterdam e si innalza per 7 piani enormi, 6 dei quali zeppi di postazioni di studio/internet, libri, cd, dvd, riviste di tutti i tipi ed in differenti lingue.
Il 7° piano è riservato alla caffetteria/ristorante self service, con terrazza che affaccia sulla città. Bellissimo.

Ad Haarlem, stanno apportando le ultime tecnologie al parcheggio sotterraneo delle bici davanti alla stazione dei treni.
Dato che già ora, che il parcheggio retrostante non è ancora terminato, la quantità di posti bici porta il parcheggio ad essere il più grande in Europa, la società che si occupa delle stazioni e della rete ferroviaria ha indetto un concorso per trovarne il nome. Una commissione di tutto rispetto della società interessata, del Comune e del Sindacato dei Ciclisti deciderà a chi dare in premio… una omafiets nuova, naturalmente!

|Aria|

Comments (3) »

fuori i pattini!

Dopo due inverni al nord, il terzo è in pieno svolgimento.
Dopo due inverni di neve e ghiaccio, questo sembrava essere il più mite della storia, fino a domenica. Da sabato notte si è alzato un vento gelido che ha portato le temperature sotto lo zero in poche ore. Domenica pomeriggio sono riuscito a fare la oramai consueta corsetta in bici fino a Zandvoort ma in certi momenti, quando il vento soffiava contrario a noi, sembrava di essere su una pista da sci, non fosse stato per il mare che si intravedeva alla nostra sinistra, immerso nel buio.

Lunedì mattina ci siamo svegliati con la neve. Pochi centimetri hanno coperto ogni cosa ma, al momento di uscire di casa, ne rimaneva traccia solo sui tetti. Quella poca neve è rimasta lì fino ad ora, ed è destinata a rimanervi dal momento che almeno per 7 – 10 giorni non si prevedono temperature sopra lo zero, nemmeno a mezzodì.

Oltre al freddo clamoroso che si riesce a provare pedalando, camminando o anche solo respirando in città, mi sono subito preoccupato dei treni, che sono solitamente i primi ad avere dei problemi in caso di neve e ghiaccio. Invece no, tutto procede tranquillo al momento, tanto che sui giornali si parla sì dei 300 km di code in autostrada del lunedì mattina, ma anche e soprattutto di tirar fuori i pattini!

Come in ogni vignetta che rappresenti uno scorcio di vita olandese in inverno, infatti, gli spilungoni si dilettano a sfrecciare sulle spesse lastre ghiacciate che ricoprono l’acqua dei canali appena possono. Per ognuno dei canali di Amsterdam, almeno per quelli del centro, esiste un “mastro ghiacciaio” che ha il compito di verificare lo spessore dello strato di ghiaccio, tramite carotaggio, per garantirne la “pattinabilità” ai cittadini che gradiscono farsi quattro piroette sulle lame affilate.

la, curiosa, bandiera della Frisia

Non contenti di una pattinata nel canale del quartiere gli olandesi hanno ben pensato di organizzare una gara seria. Dal 1909 esiste, infatti, la tradizione dell’Elfstedentocht (il giro delle undici città). È una corsa sui pattini da ghiaccio in Friesland, regione a nordest con una curiosissima bandiera, che potete ammirare a sinistra. Si corre ogni qualvolta tutti i canali che collegano le 11 città di Leexuwarden, Sneek, IJIst, Sloten, Stavoren, Hindeloopen, Workum, Bolsward, Harlingen, Franeker, Dokkum raggiungano uno spessore di almeno 15 cm su tutto il percorso, di 200 chilometri. Se ogni mastro ghiacciaio dà l’ok per il tratto di sua competenza, viene dato il via all’organizzazione della gara, al grido di “it giet oan!“, che in lingua frisona significa qualcosa tipo “si può fare!”.
L’evento, avvenuto l’ultima volta nel 1997 e prima nel 1986 (la pausa più lunga tra le edizioni del 1963 e del 1985), conta in media 15.000 partecipanti ed è una festa per tutta la nazione, oltre che per la Frisia.

Non credo che il 2012 sarà l’anno giusto per questo evento, ma se dovesse capitare saremo a festeggiare tra i frisoni a Leeuwaarden, visto che la nostra preparazione atletica non ci permetterebbe di pattinare per 200km.
Questo non vuol dire che non pattineremo nelle terre olandesi, visto che Aria vorrebbe imparare e io vorrei mettere a frutto gli anni di pattinaggio artistico fatti da bambino, ma opteremo per delle ruote e, soprattutto, per una temperatura più gradevole.

|Ste|

qui sotto il giornale di oggi, in copertina la frase magica che potrebbe arrivare dalla Frisia, It giet oan!

Comments (1) »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: