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la nuova vita del cetriolo storto

Kromkommer è l’unione delle parole krom (storto, curvo) e komkommer (cetriolo) ed è il nome di un interessante progetto divenuto oramai realtà.

Nasce dall’esigenza di un gruppo di ragazze olandesi di fare qualcosa per limitare lo spreco di alimenti nel mondo.
Ed è facile capire perché, sapendo che ogni anno vengono buttati via 1.3 miliardi di tonnellate di cibo (pari al 30-50% di quello prodotto), che 1 miliardo di persone vive nella fame e che il 5 – 10% di frutta e verdura viene scartato solo perché fuori dagli standard di dimensione o forma o perché in qualche modo imperfetto.
Proprio su questo ultimo punto Jente e Lisanne, compagne di corso all’università di Economia e Gestione aziendale, decidono di fare qualcosa e creano Kromkommer. Nel 2012 incontrano Chantal e la sua “Too Good to Waste“, progetto dalle idee simili, che nel 2013 confluisce in Kromkommer.
Insieme si propongono di andare a recuperare frutta e verdura scartata per motivi estetici per trasformarla in deliziose zuppe. A questo scopo creano una community (Krommunity, pardòn) che mette in contatto consumatori, contadini, negozi e grossisti, per verificare la fattibilità del progetto e per supportare la campagna di crowdfunding, aperta nel 2014.

Grazie all’allegro motivetto e all’animazione del video di presentazione, ma soprattutto grazie alla bontà del progetto, l’obiettivo prefissato di 25.000 € è stato superato, arrivando a oltre 31.000 € (847 donatori per una media di 37€ a donazione).

Sono nate così le prime tre zuppe (di carote, di pomodori e di barbabietole), distribuite in una cinquantina di negozi selezionati (biologici, equo e solidale, vitamin shop).

Ad oggi le zuppe sono diventate sei ed i punti vendita che le distribuiscono sono più di 150 in tutti i Paesi Bassi.

Bello anche il video promozionale di “Too Good To Waste”, che si proponeva di trasformare pomodori non conformi in Gazpacho, minestra fredda tipica della Spagna.

Kromkommer non è attiva solo come raccoglitore, produttore e distributore di prodotti, ma si impegna anche nella partecipazione e nell’organizzazione di dibattiti ed avvenimenti sul tema dello spreco alimentare, come ad esempio la Bijna waste geweest feest (traducibile come “la festa di ciò che era quasi divenuto rifiuto”), un evento che si proponeva di vendere in un giorno 5.000 kg di frutta e verdura non conformi (a causa della grandine o dell’estate troppo calda o semplicemente di madre natura). Ognuno poteva comprare una borsa per 7€ in cui mettere 5 kg di frutta a scelta, fuori mercato e proveniente dai contadini della zona.
Raggiunta la quota minima di prevendita di 2.500kg, l’evento ha avuto luogo andando ben oltre le aspettative con la vendita di ben 6.300 kg di materiale destinato altrimenti al macero. L’evento si è ripetuto anche nel 2015, con 10.000 kg in due città, Utrecht e Rotterdam.

L’obiettivo finale dichiarato da Kromkommer è poter vedere la frutta e la verdura non conformi accanto a quelle conformi, allo stesso prezzo, senza che sia l’estetica a determinare il valore del cibo.

|Ste|

 

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Angoli retti

Dall’epoca in cui vivevamo in affitto nella precedente casa, Ste ed io ci siamo fatti parecchie domande sulle modalità di costruzione olandesi.
La chiesa dove vivemmo nei primi 3 mesi era esclusa dalle nostre analisi, semplicemente perché eravamo consapevoli che l’ambiente fosse stato adattato prima a ‘casa dello studente’ e poi a ‘condominio’. E le due destinazioni d’uso ci risultavano già abbastanza strane, considerati i nostri retaggi cattolici.
Eppure, continuavamo a chiederci come fosse possibile costruire su quello che tempo prima era acqua e poi era stato svuotato e coperto di sabbia; soprattutto, ci chiedevamo, quanta solidità potessero avere delle fondamenta con sotto della sabbia (trovate alcuni articoli a tal proposito, vedi ruspetta e secchiello e A pensarci bene).
Per quel che riguarda la manutenzione delle strade, certo il basamento di sabbia facilita la rimozione delle mattonelle stradali o dei marciapiedi.

Le case sono costruite sulle fondamenta (ben che vada di metallo), poi c’è una struttura in legno, la quale viene rivestita con i vari materiali di costruzione.
La caratteristica pendenza frontale di alcune case è appositamente costruita per facilitare lo spostamento dei mobili dall’interno all’esterno delle case e viceversa; accorgimento necessario poiché spesso lo spazio di movimento interno è decisamente ristretto.
Questo non accade nelle villette tipiche olandesi, tipo la nostra, sviluppate in lunghezza, dove le finestre sono sufficientemente larghe e quindi si pensa che tutto possa essere spostato attraverso di esse.

Quando, però, ci siamo trovati alle prese con delle manutenzioni da fare in casa, lì ci siamo accorti che in effetti qualche problema di quadratura c’era.
Vuoi per l’umidità accumulata dal legno nei decenni, o per la poca stabilità del basamento (‘infilato’ nella sabbia), abbiamo notato che in effetti quelli che dovevano essere angoli retti, per esempio gli incavi delle finestre o delle porte, non lo erano propriamente. Inizialmente pensavamo di non guardare correttamente gli infissi, poi ci siamo accorti che le angolature non erano davvero di 90°!
Prima di costruire il bagno al piano terra (vedi post), avevamo notato che le pareti del bijkeuken non formavano angoli retti, ma pensavamo che fosse dovuto al rivestimento che i precedenti proprietari di casa avevano messo alla stanza intera. Nel momento in cui i rivestimenti di tutte le pareti sono stati buttati giù, però, ci siamo accorti che le pareti stesse della casa non erano a 90° tra loro! Ora sembra che il bagno sia stato sistemato, ma non ne siamo sicuri perché guardando le piastrelle del pavimento e la parete esterna della vasca, si ha l’impressione che non ci sia un angolo retto nemmeno lì.
Ora che Ste si sta occupando (con grande successo, devo dire) della manutenzione e del rinnovo della stanza al primo piano, si è accorto che non ci sono 90° neppure tra le pareti adiacenti, o tra le pareti e il pavimento.

Una curiosità per gli appassionati di cucina italiana e/o di tecnologia è che prossimamente il notissimo produttore di pasta Barilla, con la collaborazione dell’olandese TNO (Nederlandse Organisatie voor Toegepast Natuurwetenschappelijk OnderzoekOrganizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata), produrrà la pasta stampata in tre dimensioni (vedi articolo).
Sembra che la società olandese, in costante attività con diverse università olandesi, si stia dedicando al perfezionamento del prodotto finito, in modo da poterlo poi testare in alcuni ristoranti olandesi.
Se la ‘pasta stampata’ soddisferà i canoni voluti dalla nota marca italiana, verrà poi esportata nei ristoranti monomarca, già presenti nel mondo.

|Aria|

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La spesa

I supermercati olandesi sono piuttosto diversi da quelli italiani, sia per le loro dimensioni che per i loro contenuti.
Innanzitutto, non è frequente trovare gli ipermercati – intesi come dei supermercati sovradimensionati – nelle piccole città; è più comune che ci siano supermercati medio-grandi disseminati nei quartieri, oltre ovviamente ai piccoli negozi.
Inoltre, da queste parti non ho mai visto un centro commerciale ‘tutto in uno’, di quelli che in un unico enorme vano ospitano tutti i vari settori commerciali, dagli alimenti alle biciclette. I pochi olandesi sono caratterizzati dall’avere tutti i negozi in fila, separati l’uno dall’altro.
Ho la sensazione, però, che la tendenza sia quella di aumentare i centri commerciali.

Come accade in Italia, nei Paesi Bassi le grandi catene disseminano i supermercati a regioni, ma essendo lo Stato piuttosto piccolo, è facile che almeno l’esistenza delle altre catene sia nota un po’ ovunque; le pubblicità in televisione e per radio colmano le restanti lacune.
Un esperto di ‘localizzazione’ è Albert Heijn, il marchio di supermercati più vecchio e conosciuto nei Paesi Bassi.
Hanno considerato talmente importante riempire quanti più quartieri possibili in Olanda con i loro negozi che nel 2009 era considerato il più vicino supermercato del quartiere ad Amsterdam, a Den Haag e a Gouda.
Attraverso la creazione di una serie di negozi ‘su misura’ (nelle stazioni dei treni un piccolo e carissimo supermercato, fuori città dei supermercati molto simili ai famigerati ipermercati), hanno probabilmente raggiunto altri traguardi di localizzazione e, di conseguenza, hanno ampliato la loro popolarità.

I supermercati vendono in genere le stesse cose che si comprano in Italia, anche se gli articoli sono diversificati in base alla domanda. Per esempio, i reparti di salumeria e prodotti caseari sono piuttosto rari e, dove non presenti, vengono sostituiti da capienti frighi contenenti confezioni di salumi e formaggi già affettati a forma di pane in cassetta, pronti per essere compresi da fette di pane e costituire così il pranzo della maggioranza degli olandesi.
Le verdure sono molto grandi, tanto che mi incuriosisce la produttività delle serre in loco. Dato che la maggior parte degli ortaggi sono in vendita nell’arco di tutto l’anno, è abbastanza logico pensare che siano proprio le coltivazioni in serra a dare questa possibilità.
Anche il latte e i prodotti dolciari suoi derivati si trovano in confezioni ‘maggiorate’, che vengono vendute come porzioni normali; difficilissimo trovare la confezione di latte da 0,5 litri, o il barattolino di yogurt da 125 grammi.
La vendita degli alcolici e dei superalcolici è regolamentata. In qualsiasi supermercato dei Paesi Bassi, la sezione dedicata alla vendita di superalcolici è separata dal resto del negozio ed è servita dal personale, che può controllare il documento per verificare la maggiore età dell’acquirente. Mentre gli alcolici ‘minori’, come birra e vino, sono accessibili a tutti, sugli scaffali del supermercato, ma alla cassa viene verificato che il compratore abbia almeno 16 anni.

|Aria|

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Non chiedere se non vuoi sapere

La scorsa settimana la direzione di una famosa steakhouse (ristorante specializzato in bistecche di manzo) di Amsterdam ha confessato di aver venduto e servito bistecche di cavallo invece che di manzo per più di 60 anni.
Il menù proponeva gustose bistecche di manzo ed i clienti mangiavano carne equina.
L’attuale proprietario, figlio del fondatore del locale, non ha mai pensato di modificare il menù perché non ha mai ricevuto reclami. Sembra che l’utilizzo della carne di cavallo fosse una tradizione dall’apertura del locale, da quando, cioè, un macellaio di carni equine decise di aprire un ristorante con le carni che conosceva meglio, spacciandole da subito, però, come carni bovine.
Non fa una piega. C’è, però, una legge olandese che obbliga il venditore a dichiarare la presenza di carne di cavallo negli alimenti.

Dalla scorsa settimana ho notato un incremento negli articoli sullo ‘scandalo carne equine’: sembra che le agenzie sanitarie stiano controllando a tappeto le aziende, grandi e piccole, che hanno a che fare con gli alimenti di carne.

Oggi se n’è aggiunto un altro, altrettanto spiacevole.
Il gigante europeo di alimenti surgelati Iglo, il cui marchio ne include altri tra cui Findus, ha ritirato un prodotto specifico dal mercato olandese -riso con carne piccante- perché al suo interno è stata trovata della carne di cavallo pari al 2%, evidentemente non dichiarata negli ingredienti.

Frikandellen

Frikandellen

Ricordo che qualche anno fa, d’inverno, davanti ad una vetrina colma di cose fritte, vidi per la prima volta delle frikandellen (crocchette di carne, fritte, a forma cilindrica) e chiesi a Ste cosa fossero. Alla mia successiva domanda, “Di che carne sono fatte?”, ricordo che mi rispose: “Non chiedere se non vuoi sapere”.

Da quella volta mi è rimasta la curiosità, ma credo che continuerò a non mangiare frikandel.

|Aria|

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Ferie e pane

Un simbolico abbraccio a tutti coloro che sono stati coinvolti dal terremoto in Emilia, fatevi forza e ricostruite il vostro presente e futuro.
So che con una breve ricerca su internet si trovano diversi siti che offrono aiuti ed altri tipi di solidarietà alla popolazione.  

Le tante ore di chiaro -non mi azzardo a definirla luce, perché potrebbe essere fraintesa con quella solare, più rara- mi rendono più attiva e mi permettono di gustare molto di più i rientri dal lavoro; anche le entrate, soprattutto nelle giornate di sole, sono molto più leggere grazie al fatto che è già chiaro. Non siamo ancora arrivati alla massima quantità di ore di luce, ma già ora il buio sopraggiunge verso le 22:30. Fantastico!
Come anticipava Ste, le visite continuano ed ora è la volta di Alice e Luca, intrepidi viaggiatori notturni.
Il loro arrivo è praticamente coinciso con l’inizio delle mie ferie; inizialmente il papiño ed io avremmo dovuto partire alla volta dell’Italia passando per mezza Europa con la sua 27enne (la Volvo che fino all’anno scorso andava dovunque), poi, appunto, la signorina ha avuto un po’ di problemi e fino ad ora ci sta tenendo con il dubbio sulla partenza. Anche se non partissimo, sono in ferie e questo è sufficiente per darmi il giusto relax; chiaro che mi dispiacerebbe proprio non vedere tutte le persone care che non vedo da quasi un anno, non fare un bagno di mare, ma spero fino all’ultimo che tutto si risolva.

Da quando siamo stati in Tunisia e Ste mi ha fatto notare la differenza tra il pane locale e quello olandese, non solo nella preparazione, mi sono un po’ incuriosita e ho preso qualche informazione direttamente, controllando la spesa.
Innanzitutto ogni Stato -in alcuni casi ogni regione- segue la propria panificazione tradizionale, fatta di ingredienti, preparazione, lievitazione, forme ed infine cottura di questo elemento quotidiano e fondamentale per chiunque.
Italia. Sappiamo tutti quanti tipi di pane differenti si possano trovare in panetteria come al supermercato e conosciamo gli ingredienti utilizzati, quindi non mi dilungherò.
Questi dati sono gli unici ufficiali, presi da Altroconsumo dello scorso aprile.
Prezzo medio pane economico: 2,69 €/Kg. Pane costoso: 4,68 €/Kg.
Olanda. Il pane più popolare è quello in cassetta; le fette sono più grandi e morbide e la stessa confezione lo tiene fresco per un paio di giorni. Quello più particolare è differente nelle forme e nella cottura; inoltre alcuni tipi come lo stokbrood (una baguette piuttosto lunga e grossa) non contengono burro, ingrediente che accomuna quasi tutte le altre preparazioni da forno.
Il pane con forme diverse, dallo stokbrood ad una grande pagnotta ai cereali, o quella al burro (beule de beurre), contengono quest’ultimo in quantità variabile e generalmente sono più cotti; di solito costano di più.
Prezzo medio pane economico: 1,70 €/Kg. Pane costoso: 5,50 €/Kg.
Tunisia. È piuttosto diffuso il pane fatto in casa, ma anche quello comune che si trova al negozio o al mercato è accessibile a chiunque. È una specie di grande stokbrood olandese, più lungo e un po’ più grosso e l’impasto non contiene burro.
Prezzo medio: 0,12 €/Kg.

Bene, soddisfatta la curiosità degli appassionati del pane, non mi resta che tenere le dita incrociate sperando di partire al più presto per le ferie con il papiño e la 27enne.

|Aria|

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Thuis bezorgd

[Consegnato a casa]

L’esperienza insegna e, grazie anche alla curiosità vivace di Ste, stiamo ovviando sempre più spesso alla mancanza di voglia di cucinare.
Ci concediamo di mangiare ‘cose pronte’ una volta alla settimana e, considerando che ci prepariamo ogni giorno anche il pranzo da portare in ufficio, credo sia meritato.
Spesso ci affidavamo ai cibi pronti che si trovano in supermercato; altre volte prendevamo qualche piatto esotico tornando a casa (la fortuna di stare in un posto multietnico è anche quella di trovare ampia scelta).
Da qualche tempo, grazie alle sperimentazioni di Ste, ordiniamo la cena via web, a seconda dell’estro e/o dei desideri.

Probabilmente chi vive nelle grandi città italiane ha già sperimentato l’ordinazione telematica, l’avviso del tempo di consegna, la consegna in orario dei cibi caldi, tutto in poco più di un’ora. Per me, che provengo da un posto molto efficiente, ma non così ‘ammodernato’, e peraltro piuttosto piccolo, tutto questo è straordinario.
In pochi minuti Ste ha trovato un paio di siti che si occupano di smistare le ordinazioni in base alla provenienza della richiesta ed alle preferenze di tipologia di cucina. (http://www.thuisbezorgd.nl/ e http://www.eet.nu/, per chi non li conoscesse già).

Se non si è capito, per ora sono pienamente soddisfatta del servizio e del cibo. E, detto da me, non è poco!!

|Aria|

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Nederlandse chocoladebroodjes

[Panini al cioccolato neerlandesi]

Bisogna dirlo, bisogna essere onesti.
Dopo quasi 2 anni di ricerche in diversi supermercati, sopralluoghi in qualche casa, e dopo diverse chiacchierate con olandesi, posso sostenere che questo popolo non è solito all’uso di biscotti e merendine; altra questione per le fette biscottate e per i cereali, che si trovano di ogni misura e tipo.
La colazione tipica olandese è composta di altro: pane a fette con formaggio spalmabile, yogurt, brioches con prosciutto e formaggio, saccottini al cioccolato (chiamati appunto chocoladebroodjes), o alle erbe, cereali, latte, litri di caffé (all’olandese), o té, spremute di arancia e succhi ‘veri’ di frutta mista; qualcuno usa anche l’uovo, ma non so bene se e come venga cucinato.
Lo spuntino di metà mattina è generalmente salato e aggiunge agli alimenti sopraelencati panini al formaggio e/o prosciutto.
Non sono previsti né biscotti né merendine. Che tristezza!!
Credo che qualunque bambino italiano degli ultimi 30-40 anni (forse potrei anche azzardare di più..), ricordi almeno una merendina che ha accompagnato la sua infanzia, la colazione, o l’intervallo a scuola, o la merenda del pomeriggio.
E ci sono almeno 5 o 6 tipi di merendina diversa che mi vengono in mente. Bei ricordi..
Per non parlare dei biscotti, della varietà di tipi, di ripieni, di accostamenti.. Ricordo con nostalgia anche i biscotti più semplici.. Qui, i meno complessi, sono al burro.. si potrebbe pensare che questo ingrediente, insieme alla panna, sia tra i più presenti nella dieta olandese: è così. Non me ne vogliano, ma ho trovato entrambi gli ingredienti, sia nei cibi dolci che salati, troppe volte per non poterlo dire.

Per fortuna io ho a casa Chef-Ste, che è molto meglio di qualunque cuoco olandese si possa trovare.
Avendo terminato la scorta di biscotti di nonna Ferdy (inimitabili, deliziosi.. grazie ancora!!) e le merendine portate dall’Italia, Chef-Ste ha deciso di cimentarsi nella creazione dal nulla dei panini al cioccolato; ha sciolto il cioccolato, (con quello che io non sono riuscita a rubare) ne ha fatto delle gocce, che poi ha aggiunto all’impasto dei panini.
Non vi dico che squisitezza è uscita dal forno!!
Certo che però non posso pensare che Chef-Ste si occupi di tutte le colazioni, sono anche una commensale soddisfacente.. Intanto ne approfitto per manifestargli nuovamente tutto il mio gaudio e la soddisfazione per aver assaggiato quegli squisiti panini al cioccolato.
E ricordo la mia costante disponibilità ad essere la ‘cavia per l’assaggio’.

|Aria|

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