Archive for dall’Italia

Ferie italiane

Ho trascorso gli ultimi giorni di ferie a casa, per cercare un po’ di tranquillità anche nella nostra quotidianità.
Siamo stati in ferie in Italia dai parenti per un paio di settimane e Ste ed io abbiamo dovuto scegliere tra molteplici offerte di intrattenimento e custodia dei bimbi che ci sono arrivate da tutti. Ormai anche i nostri amici di vecchia data sono più interessati alle attività e alle conquiste dei nanetti che a noi! O forse sono gli occhi innamorati di mamma (anche papà non scherza..) a sentire parlare dei e vedere i bimbi ovunque..
Ad ogni modo Ste ed io abbiamo trovato il tempo per rivedere un po’ di amici e un po’ di luoghi familiari dove non vediamo l’ora di portare i bimbi quando saranno più grandicelli.

Anche il nostro modo di andare in ferie è cambiato parecchio; non intendo solo la scelta della località: inevitabile, anche considerando che non sono tanti quelli che possono venire a trovarci durante l’anno.
Mi riferisco a quello che cerchi in una vacanza e a quello che ne ottieni.
Fino a quando abbiamo comprato casa un paio di anni fa, la vacanza era per me un’avventura: decidevamo insieme il posto, Ste si occupava dei trasporti e del viaggio e poi andavamo insieme alla scoperta dei luoghi, delle persone, del cibo locale.
Da un paio d’anni per me la vacanza è ricerca di relax innanzitutto; non sono il tipo da stare a non far nulla, però la componente riposo è diventata la base della vacanza alla quale aggiungo qualcosa di bello da fare, magari una gita o leggere un libro, o incontrare un po’ di amici e passare qualche ora in allegria. Non riposo mai quanto vorrei, ma mi sento sempre ricaricata.
Sono certa che le ferie cambieranno ancora, parecchio, in futuro: assecondando l’autonomia dei bimbi scopriremo anche nuovi luoghi insieme, tutti e quattro, finché arriverà il giorno in cui sia Mila che Lorenzo declineranno (se saremo fortunati..) le vacanze insieme a mamma e papà.

All’arrivo all’aeroporto di Amsterdam, abbiamo atteso che scendessero tutti i passeggeri e poi ci siamo infilati nel finger dove generalmente ti fanno trovare il passeggino; del nostro mancava un seggiolino, quello di Lorenzo. Siamo arrivati all’interno dell’aeroporto e, non trovandolo nemmeno lì, abbiamo chiesto alle gentili assistenti di volo dove potessimo recuperare il seggiolino. Loro stavano attendendo il comandante e l’hanno informato della situazione immediatamente; il comandante ci ha chiesto di attenderlo ed è ritornato verso l’aeromobile. È tornato pochi minuti più tardi con il seggiolino in mano e un’aria rassicurante.
Così il rientro a casa è stato quasi divertente! Certo, se non avessimo scelto la compagnia aerea di bandiera olandese credo che non avremmo avuto nulla di cui ridere!

|Aria|

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Angoli retti

Dall’epoca in cui vivevamo in affitto nella precedente casa, Ste ed io ci siamo fatti parecchie domande sulle modalità di costruzione olandesi.
La chiesa dove vivemmo nei primi 3 mesi era esclusa dalle nostre analisi, semplicemente perché eravamo consapevoli che l’ambiente fosse stato adattato prima a ‘casa dello studente’ e poi a ‘condominio’. E le due destinazioni d’uso ci risultavano già abbastanza strane, considerati i nostri retaggi cattolici.
Eppure, continuavamo a chiederci come fosse possibile costruire su quello che tempo prima era acqua e poi era stato svuotato e coperto di sabbia; soprattutto, ci chiedevamo, quanta solidità potessero avere delle fondamenta con sotto della sabbia (trovate alcuni articoli a tal proposito, vedi ruspetta e secchiello e A pensarci bene).
Per quel che riguarda la manutenzione delle strade, certo il basamento di sabbia facilita la rimozione delle mattonelle stradali o dei marciapiedi.

Le case sono costruite sulle fondamenta (ben che vada di metallo), poi c’è una struttura in legno, la quale viene rivestita con i vari materiali di costruzione.
La caratteristica pendenza frontale di alcune case è appositamente costruita per facilitare lo spostamento dei mobili dall’interno all’esterno delle case e viceversa; accorgimento necessario poiché spesso lo spazio di movimento interno è decisamente ristretto.
Questo non accade nelle villette tipiche olandesi, tipo la nostra, sviluppate in lunghezza, dove le finestre sono sufficientemente larghe e quindi si pensa che tutto possa essere spostato attraverso di esse.

Quando, però, ci siamo trovati alle prese con delle manutenzioni da fare in casa, lì ci siamo accorti che in effetti qualche problema di quadratura c’era.
Vuoi per l’umidità accumulata dal legno nei decenni, o per la poca stabilità del basamento (‘infilato’ nella sabbia), abbiamo notato che in effetti quelli che dovevano essere angoli retti, per esempio gli incavi delle finestre o delle porte, non lo erano propriamente. Inizialmente pensavamo di non guardare correttamente gli infissi, poi ci siamo accorti che le angolature non erano davvero di 90°!
Prima di costruire il bagno al piano terra (vedi post), avevamo notato che le pareti del bijkeuken non formavano angoli retti, ma pensavamo che fosse dovuto al rivestimento che i precedenti proprietari di casa avevano messo alla stanza intera. Nel momento in cui i rivestimenti di tutte le pareti sono stati buttati giù, però, ci siamo accorti che le pareti stesse della casa non erano a 90° tra loro! Ora sembra che il bagno sia stato sistemato, ma non ne siamo sicuri perché guardando le piastrelle del pavimento e la parete esterna della vasca, si ha l’impressione che non ci sia un angolo retto nemmeno lì.
Ora che Ste si sta occupando (con grande successo, devo dire) della manutenzione e del rinnovo della stanza al primo piano, si è accorto che non ci sono 90° neppure tra le pareti adiacenti, o tra le pareti e il pavimento.

Una curiosità per gli appassionati di cucina italiana e/o di tecnologia è che prossimamente il notissimo produttore di pasta Barilla, con la collaborazione dell’olandese TNO (Nederlandse Organisatie voor Toegepast Natuurwetenschappelijk OnderzoekOrganizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata), produrrà la pasta stampata in tre dimensioni (vedi articolo).
Sembra che la società olandese, in costante attività con diverse università olandesi, si stia dedicando al perfezionamento del prodotto finito, in modo da poterlo poi testare in alcuni ristoranti olandesi.
Se la ‘pasta stampata’ soddisferà i canoni voluti dalla nota marca italiana, verrà poi esportata nei ristoranti monomarca, già presenti nel mondo.

|Aria|

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consoli inconsolabili

La crisi colpisce un po’ tutti.

Sono stato in Italia la scorsa settimana e ho sentito come al solito moltissime lamentele sul brutto andazzo dell’economia nazionale e locale, ed ho avuto anche molte conferme della crisi che sta mangiandosi tutto, facendo scomparire negozi grandi e soprattutto piccoli per dar vita a un rigoglioso sbocciare di compro oro e di bar costruiti attorno alle slot machines.

Non sono di sicuro una novità, ma forse ora si notano di più perché sono meno le altre attività aperte, oppure sono io ad avere il dente avvelenato al punto da notarli di più, perché ho sempre considerato queste due tipologie di attività come tra le peggiori legalmente disponibili sul mercato. Vedo i “compro oro” come luoghi dove in pochi minuti si possono svendere i ricordi di una vita, o magari di una vita passata, oltre al fatto che sono potenzialmente dei ricettatori, ignari o consapevoli. Credo che le slot machines siano invece il modo peggiore per perdere i risparmi di una vita (anche qui, talvolta, pure quelli di generazioni passate): una sfida che va contro sia al fato ma, ancor peggio, alle probabilità di vincita, che sono ovviamente ridotte per permettere ai gestori delle “mangia soldi” di guadagnare.

Durante questa vacanza ho trovato anche una novità: i monfalconesi possono ora affogare i dispiaceri e sperperare gli ultimi quattrini nei panini immortali di McDonald’s senza muoversi troppo da casa. Avessero chiesto a me, avrei detto che nessuno a Monfalcone sentiva particolarmente bisogno di un altro punto vendita con la “M” gialla, potendo (volendo) andare già Gorizia e a Trieste. E perché, con la stessa cifra, da noi si può mangiare un panino più buono, più grande e più salutare, magari con delle patatine dal gusto patatina, cosa che invece non avviene nei fast food. E invece il “ristorante”, aperto pochi mesi fa, continua a registrare notevoli incassi e non manca mai qualcuno in coda al drive o che consuma un Mc menù di notte nei weekend, quando le serrande non vengono chiuse nemmeno all’alba. Misteri della globalizzazione, nostalgia dei baracchini che di notte riempivano i nostri stomaci a metà del prezzo e al doppio del gusto.

Sia ben chiaro che di slot machines, compro oro e McDonald’s, l’Olanda non è assolutamente sprovvista, forse il fatto è che qui sono meno i negozi che chiudono i battenti permettendo alle attività sopra citate di mimetizzarsi meglio. I McDonald’s invece funzionano ancor di più da queste parti e credo che non manchino in nessuna città olandese media o grande. Non giustifico la presenza della multinazionale dell’hamburger nemmeno qui, ma a discolpa dei biondi spilungoni si può dire che tutto il loro cibo non è degno di nota, quindi è ben più difficile trovare qualcosa di sfizioso in giro, mentre in Italia ad ogni angolo si può trovare qualcosa di buono da mangiare.

Non ero partito scrivendo di crisi? Lo facevo dopo aver letto la notizia ufficiale della chiusura del consolato italiano ad Amsterdam, prevista per il primo luglio 2014. La notizia mi ha lasciato un po’ basito, non solo perché sono iscritto AIRE presso il Consolato e mi era assai comodo svolgere le rarissime pratiche a poche fermate di tram dalla stazione di Amsterdam, ma anche perché da quando ho messo piede in Olanda ho sempre considerato quel Consolato come angolo di Italia più vicino. A ben pensare, in territorio olandese non ha molto senso la coesistenza di ambasciate e consolati, poiché concentrati rispettivamente a L’Aja e Amsterdam, città che si trovano a una quarantina di minuti l’una dall’altra, in un Paese che si percorre in tre ore da parte a parte.
Ma, nonostante le scene fin troppo italiane viste all’interno, mi ci sono un po’ affezionato. Sarà per l’iscrizione all’AIRE, sarà perché ci sono stato con amici per un’urgenza – perdita della carta di identità il giorno prima della partenza, questione velocemente risolta e di cui non posso lamentarmi – o perché lì ho fatto il primo passaporto della mia vita, che mi ha poi accompagnato sia in Tunisia che a Cuba. O forse semplicemente non pensavo potessero farlo. Pensavo venisse prima un Consolato di una flotta di aerei da guerra, in tempi di ristrettezze economiche, per capirci.
Ma un paio di giorni fa ho letto sui giornali che anche l’Olanda ha in programma il taglio di qualche Consolato e, addirittura, di qualche Ambasciata. Il parere di economisti e di semplici persone di buon senso è contrario a questa decisione, perché peggiorerebbe i rapporti, anche e soprattutto commerciali, con i Paesi nei quali uffici consolari e ambasciate si trovano. Vedremo chi la vincerà, al momento non ci sono date certe. Per ora vi posso dire solo che il Console olandese ha lasciato da poco il suo ufficio di Milano per andare in pensione, ma con la bicicletta.

Segue la prima pagina del 2 agosto del Volkskrant, quotidiano che raggiunge circa due milioni di olandesi con le versioni cartacea e online.
Conoscete il pregiudicato in copertina?
Per non spendere alcuna parola sulla questione, vi lascio con un articolo sui babbuini traumatizzati di uno zoo olandese.

berlu2agosto

|Ste|

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Il giorno delle donne

L’8 marzo si celebrano internazionalmente le donne, le loro conquiste politiche, sociali ed economiche in un mondo dall’ottica ancora primariamente maschile.
Qualcuno ritiene che in questa data si ricordino le 129 operaie che morirono nell’incendio di una fabbrica tessile di New York, avvenuto in realtà il 25 marzo 1911. Il tragico episodio fece da traino all’approvazione di nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro e segnò effettivamente una svolta storica per le conquiste delle donne.
In realtà, il primo Woman’s Day fu celebrato negli Stati Uniti nel 1909, mentre in Europa 2 anni più tardi, nel 1911.

In ogni caso, l’8 marzo è ancora oggi la giornata in cui si riflette sulle donne, sulla loro vita, sull’uguaglianza sociale, lavorativa, politica. E purtroppo, nonostante sia passato più di un secolo, le donne lottano ancora, in diverse parti del mondo, per un’uguaglianza che a loro non è riservata, per dei diritti che per loro non valgono, per dei riconoscimenti che a loro costano molto più che agli uomini.
Per non parlare delle violenze che vengono perpetrate alle donne, in casa, dai familiari maschi. In Italia, il dato già allarmante del 2011 di una donna uccisa ogni 3 giorni, è diventato insostenibile: una donna uccisa ogni 2 giorni.
Questo è inaccettabile se si pensa che l’Italia è stato uno dei primi Stati a ratificare la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW), adottata dall’ONU nel 1979 ed entrata in vigore nel 1981.
Altro dato bizzarro è che gli Stati Uniti non hanno ancora ratificato la Convenzione.

Quand’ero in Italia, mi piaceva organizzare una serata tra donne in occasione dell’8 marzo, una cena tra amiche per chiacchierare e stare un po’ insieme e poi, maggiormente nelle prime uscite, una serata a ballare nei locali.
Mi piaceva ricevere le mimose e gli ‘auguri’, perché significava che qualcuno ci aveva pensato, anche solo per un piccolo gesto.
Da quando sono in Olanda non ho visto una mimosa prima dell’8 marzo né dopo, nessun collega olandese mi ha fatto gli ‘auguri’, né ho mai sentito le donne organizzarsi per questa ricorrenza tra loro. Qualcuno se lo ricorda, ma non è proprio una data celebrata diffusamente.
Io sono comunque una donna fortunata, perché i miei due uomini di casa mi hanno riempito di attenzioni e fiori (quasi come ogni giorno, devo dire) e a casa sono arrivate anche delle mimose!

|Aria|

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dall’Italia all’Olanda… in 29 ore

La scorsa settimana, sono stato in Italia per qualche giorno. Una visita ad amici e parenti, ma anche alle montagne, che ho avuto per una vita a portata di occhio e di automobile, ma che sono scomparse dalla mia vista da quando vivo in Olanda. Così ci siamo organizzati per una vacanza sulla neve, 8 amici su un Fiat Ducato Panorama. Il furgone era il più giovane della compagnia, ma non di molto. Due giorni tra risate e dolori lancinanti, poiché abbiamo scelto come meta Vipiteno e precisamente la pista per slittino di 10km, in mezzo al bosco. Una bellissima gita, nonostante le 12 ore di viaggio su 39 ore totali, un terzo del tempo passato tra autostrada e strade di montagna. Un viaggio quasi perfetto per il furgone ventenne, non fosse per un sospetto esaurimento del carburante durante il viaggio di ritorno, che ha fatto spegnere il mezzo a 3 metri dalla pompa di benzina dell’autogrill. Abbiamo spinto il pulmino assieme al benzinaio e, dopo aver aggiunto una ventina di litri di gasolio nel serbatoio, siamo ripartiti di slancio, oramai a meno di un’ora da casa.

Solo il giorno dopo ho capito che quello era solo un avvertimento.

Il volo di ritorno in Olanda è la mattina dopo, il 25 febbraio. È il KLM delle 12.35, Venezia Marco Polo – Amsterdam Schiphol. Un’ora abbondante di autostrada assieme a mia madre che si offre sempre di accompagnarmi, un’ora e mezza in aeroporto, un’altra ora e mezza di volo e sono ad Amsterdam, dove un treno mi porta ad Haarlem in mezz’ora. Quattro ore e mezza, a volte cinque ore separano la mia vita italiana da quella olandese.
Anche stavolta non ci mettiamo che un’ora per arrivare all’aeroporto. Anche stavolta prendo la seconda colazione della giornata con mia madre, la saluto e mi dirigo al controllo sicurezza. Prima di mezzogiorno i primi passeggeri sono sull’aereo e dopo una decina di minuti il velivolo comincia a muoversi lentamente per guadagnare posto sulla pista e decollare. Il comandante ci comunica che partiremo con qualche minuto di ritardo a causa dello sciopero dei controllori di volo tedeschi, ma la partenza avviene poco più tardi. Il veicolo azzurro e bianco si stacca da terra e dopo una decina di secondi inizia a virare guadagnando quota. Ho già gli occhi chiusi e sono pronto per schiacciare un pisolino lungo 1500km, ma dopo una decina di minuti socchiudo una palpebra e noto che le nuvole sono ancora sopra di noi. Sebbene sia riuscito a liberarmi della paura di volare da qualche anno, la situazione mi fa aprire anche l’altro occhio, permettendo di togliermi ogni dubbio: invece di nuvole e montagne, sotto di noi c’è il mare e, più in là, Venezia. Nei minuti successivi tutti si guardano attorno e attendono di saperne di più. Dopo altri cinque minuti il comandante si fa coraggio e comunica, prima in inglese e poi in olandese, la situazione: “siamo ancora sopra Venezia, abbiamo un problema con il carrello (anteriore, si è saputo poi) che non ne vuol sapere di rientrare. L’aereo è convinto che siamo ancora a terra e ne impedisce la chiusura”. Aggiunge “ora faremo un atterraggio nOOrmale a Venezia, si tratta di un nOOrmale atterraggio per verificare il malfunzionamento. Con il carrello abbassato, per motivi di aerodinamica, non avremmo carburante sufficiente per arrivare ad Amsterdam”. L’aggettivo “normale”, scandito e ripetuto, fa venire in mente a molti passeggeri ben altri tipi di atterraggi. L’atmosfera nell’aereo non è delle migliori, ma le hostess lasciano intravedere anche i denti del giudizio, per quanto sorridono. Il segnale delle cinture di sicurezza non si è mai spento dall’inizio del volo, ma lo stesso qualcuno, piuttosto serio in volto, chiede di recarsi alla toilette mentre aspettiamo il permesso di atterrare.
Dai finestrini rivedo quindi la scena di 4 giorni prima, sono seduto sul lato destro dell’aereo e posso vedere la meravigliosa Venezia comparire e diventare sempre più grande, fino a quando è possibile distinguere il campanile di San Marco. A questo punto si è già piuttosto bassi rispetto al suolo, Venezia lascia il posto alla laguna paludosa e infine compare sotto di noi la pista. Tutti trattengono il fiato quando l’aereo sta per toccare terra, ma sembra in tutto e per tutto un atterraggio come un altro e l’aereo frena vigorosamente per poi tornare all’hangar. Tutto come al solito, non fosse per la quindicina di mezzi dei vigili del fuoco accorsi sulla pista per cercare di spegnerci, qualora avessimo dovuto inavvertitamente trasformarci in una palla di fuoco al contatto con l’asfalto. Rimangono per fortuna “a idranti asciutti” e noi passeggeri si ritorna nuovamente in aeroporto. Stesso gate, un’ora più tardi.

Tentano di distrarci offrendoci voucher per consumare del cibo e dell’acqua, ma funziona per pochi minuti, perché i passeggeri tornano presto all’attacco, stavolta a pancia piena. Il display si aggiorna ogni mezz’ora, posticipando ogni volta la partenza di 30 minuti. Ci promettono che alle 16 sapremo qualcosa e così succede: compare il capitano, che ci dà la spiacevole notizia: volo cancellato, bisogna recuperare i bagagli e ripartire dal “via”.

Il mio bagaglio è uno degli ultimi ad uscire dalla pancia dell’aeroporto e ho un’ottantina di persone davanti a me quando mi metto in fila al banco di KLM & Air France per riemettere il biglietto, che verrà sostituito dalla compagnia aerea con il primo volo libero in quel momento per la destinazione originale. Due ore in fila, qualcuno perde la pazienza, quello che sembra uno stilista veneto di nuova generazione impreca in veneziano stretto contro una signora americana, dietro di me una ragazza piange perché non può raggiungere la figlia di 9 mesi a casa, i più si lamentano soprattutto per la lunga attesa in coda per conoscere il proprio destino. Alle 18.30 circa arriva il mio turno e non è rimasta molta scelta: non ci sono voli disponibili per quel giorno, il primo utile è la mattina successiva, non diretto ma con scalo al Charles de Gaulle, aeroporto di Parigi. Dopo avermi lasciato sbraitare un po’, ascoltando paragoni imbarazzanti con Ryan Air, la hostess mi consegna la mazzetta con le scuse di KLM assieme a uno sconto di 50€ sull’acquisto del prossimo volo e 2000 miglia gratis, oltre ad invitarmi un’ora dopo per avere informazioni sull’albergo. Conosco l’aeroporto a memoria e mi sento finalmente libero, quando alle 20 vengo caricato su una corriera e portato in un hotel a Mogliano Veneto.
Stanze molto nuove e funzionali, cena semplice ma buona, niente da dire. Ma ancora ben distante da casa.

Alle 4.20 del giorno dopo suona la sveglia telefonica, suona anche alle 4.30, ma sono già in doccia per riuscire a svegliarmi. Scendo le scale e alla reception mi viene consegnata una colazione al sacco che consumerò per strada e in aeroporto. Check in in anticipo e imbarco sul volo Venezia – Parigi CDG in perfetto orario, partenza del volo prevista alle 7 e arrivo ad Amsterdam prima delle 11, con coincidenza di 45′, nello stesso terminal. Facile, facile.

L’aereo stavolta ha livrea e personale a bordo di Air France, ma anche coi francesi c’è motivo di ritardo nella partenza e non ci spostiamo sulla pista prima delle 7.30. Una volta tolti i freni e in direzione della pista, il capitano decide che “fa freddo lassù” e chiama due autobotti a spalmarci liquido antigelo sulle ali. Lo spiega pure ai passeggeri, ma l’inglese parlato dai francesi è incomprensibile ai più, e il nostro capitano non fa eccezione.
Di conseguenza, arrivo a Parigi con 45′ di ritardo e perdo la coincidenza col volo per Amsterdam, facendo stavolta una fila cortissima allo sportello. Perché non siamo in molti ad aver avuto tutta quella sfiga, sono sicuro che alcuni passeggeri del Venezia – Parigi ce l’abbiano fatta a prendere la coincidenza, probabilmente perché seduti tra i primi posti e non in fila 18 come me e pochi altri.
Arrivato ad Amsterdam attorno alle 14, ho trovato i treni in perfetto orario, almeno loro non mi hanno tradito.

Insomma, quasi 30 ore per riuscire a tornare a casa, con gli acciacchi post slittino ancora da recuperare.

|Ste|

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Le mie prime elezioni

L’ultima volta che votai per le elezioni politiche fu in Italia nel 2008.
Ricordo che, con Ste e con il papiño, seguimmo tutti i momenti precedenti e immediatamente successivi ai giorni delle elezioni, prima auspicando un cambiamento e poi chiedendoci per quale motivo la maggioranza avesse scelto di rimanere nel fango.
Per me fu una delusione; mi aspettavo e pensavo necessaria una svolta per un Paese sulla via dello sfacelo, che non avvenne. Evidentemente eravamo in pochi ad avere questa aspettativa, o meno di quelli che ritenevano l’Italia ancora il Belpaese.
Il mio attaccamento al principio di democrazia mi costringeva a rispettare l’esito delle elezioni, e la conseguente tendenza ad andare sempre più in basso, in quanto voluto dalla maggior parte dei cittadini italiani. Ero abbastanza convinta, però, che quella scelta collettiva fosse non solo sbagliata, ma addirittura deleteria.
Questo è stato uno dei principali motivi per cui ho deciso di lasciare il mio Paese.

A seguito della crisi di governo del dicembre scorso e delle conseguenti dimissioni dello stesso, il 24 e 25 febbraio gli italiani dovranno nuovamente votare per la Camera ed il Senato.
Sembra che dicembre sia diventato un mese davvero critico per la politica italiana!
Noi che siamo italiani regolarmente iscritti all’estero dovremmo ricevere le schede elettorali entro il 10 febbraio e farle pervenire, compilate ed in forma anonima, alla sede consolare entro il 21 febbraio.
I partiti candidati sono gli stessi che saranno proposti alle elezioni in Italia, ma nel nostro caso i candidati alla carica di primo ministro appartengono alla circoscrizione estero, quindi sono altri rispetto ai candidati presenti in Italia.
Ho scaricato le liste di candidati dal sito del Consolato e purtroppo ci sono solo un paio di partiti ‘nuovi’; i soliti noti la fanno ancora da padrone.

Anche questa volta come 5 anni fa spero che venga votato un cambiamento, ma sono più realistica e mi rendo conto che come al solito – all’italiana – la scelta non è tra i migliori, ma tra i ‘meno peggio’.
Da espatriata posso assicurare che dal dicembre del 2011 veniamo presi in giro di meno all’estero di quanto non fosse prima, appariamo in crisi – come siamo, con molti altri Paesi – ma sobri e gli Olandesi stimano ancora la nostra cultura e rispolverano i bei ricordi di esperienze e vacanze italiane.
Quello che spero davvero è che tutti gli aventi diritto al voto compiano il loro diritto – e dovere – e che scelgano in libertà un futuro dignitoso per l’Italia.

|Aria|

pubblicità Ceres, meritava una citazione qui.

…non come le altre volte.

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Avanti con i diritti!

Ultimamente alcuni aspetti del sistema olandese stanno pesando sulla nostra vita, dalla sanità (per le estrazioni dei miei denti del giudizio) al pagamento delle consegne richiesto due volte, mi sembra di vedere un’altra faccia della società olandese. Certo, molto dipende dal contesto e dal momento in cui le situazioni poco piacevoli accadono e, sicuramente, anche dal modo individuale di affrontare le questioni, ma nemmeno il sistema olandese è impeccabile, pur essendo più avanzato di altri.

Sono reduce dalla seconda (e ultima!) estrazione dei denti del giudizio. È stata più impegnativa della prima perché i denti erano più in profondità nella gengiva, ma ugualmente indolore grazie all’anestesia – anche se ritengo che me ne abbiano somministrato un quantitativo maggiore in questa occasione -.
Da subito la mia guancia sinistra è apparsa notevolmente più gonfia, simile a quella di un bulldog, come se internamente, tra gengiva e guancia, ci fosse una sacchetta di cotone. Il giorno successivo, però, mi è venuta la febbre e ho iniziato a sentire i sintomi dell’influenza; allora il papiño mi ha convinto a prendere l’antibiotico, pensando di contrastare l’infezione che probabilmente si stava diffondendo nella parte operata.
Dal giorno successivo, la guancia ha iniziato a sgonfiarsi visibilmente e la febbre è passata. Ora, con le dita incrociate, attendo di riprendere le mie consuete sembianze.
Mi rendo conto che la responsabilità dei due eventi non può essere imputata a nessuno; probabilmente anche se fossi stata in Italia avrei dovuto togliermi tutti i denti del giudizio. Non conosco nemmeno quale sarebbe stato l’iter in Italia, ma, grazie ai diversi contatti familiari, credo che non sarei andata in ospedale, ma da un dentista conosciuto o consigliato, che l’indomani avrei chiamato per chiedere spiegazioni sulle conseguenze visibili dalla mia guancia. Insomma, forse l’impatto con un intervento del genere sarebbe stato meno forte se fossi stata in Italia.
Ora vedremo l’impatto che entrambe le estrazioni avranno sulle mie finanze, dato che finora l’assicurazione sanitaria non ha fatto sapere nulla riguardo al conto.. Forse attendevano solamente che le facessi entrambe!

Rimanendo sempre nell’ambito soldi, tanto caro agli olandesi, dopo la consegna di un pacco a casa, previa pagamento in contanti al fattorino, a distanza di un paio di mesi la società di trasporto chiede di pagare nuovamente la consegna.
Se c’è una possibilità di guadagnare soldi, anche illegittimamente, ci si prova, che male c’è?! Tutto il mondo è paese, d’altronde.

Come sostenevo all’inizio, i Paesi Bassi rimangono comunque un Paese avanzato. Non solo per le persone che lo costituiscono e, di conseguenza, per tutti gli aspetti sociali che lo contraddistinguono, ma anche per la legislatura laica e volta al rispetto dei diritti del cittadino (vedi la legge sull’eutanasia, o sulle unioni civili). So che qui è gia legale per una coppia omosessuale sposata adottare un bambino, anche se mi dicono che il percorso sia lungo e costoso – forse quanto per una coppia eterosessuale, ma non ho informazioni in merito -.
In Italia ha suscitato molto scalpore la decisione della Cassazione – l’ultimo grado di giudizio – di lasciare ad una madre omosessuale l’affidamento del proprio figlio, anziché darlo al padre. La situazione specifica era decisamente più complicata, ma la decisione è epocale per l’Italia.
Speriamo che sia la prima di una lunga serie.

|Aria|

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