Archive for attualità

Le attività di inizio anno

Felice anno a tutte/i!

Sopravvissuta alle detonazioni e ai nostri parchi festeggiamenti di saluto al nuovo anno, il primo giorno dell’anno sono uscita a fare una breve passeggiata e ho notato molti alberi di Natale dismessi per strada. Vero che il 1° gennaio segna la fine delle feste natalizie, ma che peccato vedere tutti quegli alberi senza radici buttati sul marciapiedi o per strada!
Fortunatamente ho trovato sul sito del Comune di Haarlem un’iniziativa molto carina ed ecologica: la raccolta e consegna degli alberi di Natale (Kerstbomenactie) da parte dei bambini e ragazzi fino a 15 anni.
Il 4 e l’11 gennaio i bambini e i ragazzi fino a 15 anni possono portare tutti gli alberi di Natale dismessi che si trovano in città in diversi punti di raccolta; in entrambe le occasioni vengono dati 0,40€ per ogni albero consegnato. Inoltre è previsto un premio di 500€ ad estrazione per una delle classi che partecipa all’iniziativa, da destinare ad un’escursione o in beneficenza.
L’11 gennaio, giorno della chiusura, vengono dati ulteriori premi.
I maggiori di 16 anni possono portare gli alberi, ma non partecipano all’iniziativa.

Abbiamo scoperto un’altra cosa interessante: è stato nominato lo stadsdichter di Haarlem per il triennio 2017 – 2020.
Lo stadsdichter è il poeta della città. Questa figura esiste dal 2001 nei Paesi Bassi; nasce per volontà di alcune associazioni letterarie e deve la sua origine al Poet Laureate inglese. Questo è una specie di cantore della città: si occupa di scrivere di avvenimenti importanti, feste cittadine, o in occasioni specifiche.
Alla fine dello scorso anno, il Comune di Haarlem ha deciso che la città avrebbe avuto il suo cantore. È stato indetto un concorso e tra i cinque finalisti è stato scelto il vincitore.

|Aria|

Comments (1) »

Grraaatis

Questa è la parola più amata dagli olandesi. Grandi e piccini non riescono a resistere: anche se non ne hanno bisogno, devono avere tutto ciò che è gratuito solo perché non lo pagano.
Quando, arrivata qui, i predecessori expat mi fecero notare questa caratteristica, all’inizio pensavo fosse una battuta; poi mi resi conto che erano diverse le persone che me lo indicavano.
Infine, un autunno di qualche anno fa ebbi la schiacciante conferma della magia della parola ‘gratis’.

Dato che nell’inverno precedente si erano verificati diversi disagi coi treni a causa della neve, NS decise di prepararsi tempestivamente alle eventuali nevicate con conseguenti disagi per i passeggeri.
All’inizio dell’autunno, previa consistente campagna informativa, NS organizzò nelle più grandi stazioni dei punti di informazione e di ristoro per i passeggeri in attesa del proprio treno (episodio raccontato interamente nel post prove tecniche d’inverno).
Nonostante non facesse freddo ed i treni non fossero molto in ritardo, i punti di ristoro, che fornivano gratuitamente bevande e zuppe calde, erano pieni di gente.

Con il tempo e con le diverse occasioni che mi sono capitate ho potuto notare anche un altro aspetto del concetto di gratuità. Non è solamente qualcosa di cui approfittare, ma è costume che venga accettato.
La maggior parte delle volte in cui mi hanno offerto qualcosa gratuitamente ho rifiutato. Tutte le volte si è dipinto lo stupore sul viso dell’offerente, talvolta accompagnato da un’espressione di rimprovero (per intenderci, simile a quella dei genitori quando i figli piccoli non ringraziano dopo aver ricevuto il biscotto).

Se l’integrazione con la cultura e il posto in cui vivi si misura anche nei piccoli gesti, devo constatare che il mio amato Ste si sta ‘olandesizzando’.
I primi segni della conversione li notai qualche tempo fa quando, di ritorno dalla spesa al supermercato, Ste mi fece notare con aria trionfante che approfittando di un’offerta aveva comprato 6 o 8 barattolini di mais (circa il doppio dell’acquisto consueto). Gli feci presente che avevamo già del mais a casa e che quindi non era necessario comprarlo; e lui giustamente rispose che l’avremmo sicuramente usato prima della scadenza.
Il ragionamento non fa una piega, ma nella pratica: dove le metti 8+2 (che già c’erano) confezioni di mais? Alla fine con un po’ di costruzioni geometriche, il mais fu sistemato in dispensa.
Successivamente ci sono stati altri episodi del genere fino ad arrivare ad una combo che non lascia dubbi sulla lenta ma inesorabile conversione.

Un giorno di ritorno dal lavoro, noto in giardino uno scivolo per bambini di quelli di plastica.
Chiedo spiegazioni a Ste, il quale candidamente mi risponde che l’ha trovato su Gratis op te halen (letteralmente da prendere gratis). Alle mie obiezioni sulla quantità di spazio occupata dallo scivolo e sulla reale possibilità per i bambini di utilizzarlo, Ste risponde che non poteva non prenderlo: era gratis!
In effetti i bambini si sono entusiasmati per un po’, hanno giocato con lo scivolo diverse volte (sempre sotto la supervisione di uno di noi, dato che era già abbastanza vissuto al suo arrivo a casa nostra), ma dopo un paio di mesi è rimasto lì, a colorare il giardino.
Ora, dopo qualche mia insistenza, Ste ha smontato lo scivolo e poi lo porteremo in discarica, essendo troppo grande per rientrare nelle immondizie normali.

mobili-in-giardinoQualche settimana fa Ste ed io stavamo parlando di un mobile a scaffali che ci serviva: discutevamo se era preferibile comprarlo, o se Ste poteva costruirlo da solo con gli avanzi di legno che avevamo già a casa.
Un paio di giorni più tardi Ste mi informa che ha accettato una super offerta trovata su un sito, Maarktplaats: qualcuno offre gratis 3 mobili a scaffali di diverse misure. Alla mia domanda di impiego di 2 mobili a scaffali in più, Ste risponde che un secondo mobile possiamo impiegarlo noi ed il terzo lo può dare ad un suo amico.
Non sono molto convinta della spiegazione e ci sto rimuginando su, quando Ste arriva a casa con il primo carico di mobili. Già, perché una volta incontrato il proprietario dei mobili, Ste realizza che sono in tutto 5 mobili e non 3. Ormai lui ha accettato, quindi non può far altro che portarseli tutti a casa.
Una volta sistemati i mobili in giardino, chiedo nuovamente cosa ce ne facciamo dei mobili in eccesso, che ora sono 2 (nel frattempo, visto che è aumentato il numero di mobili complessivo, Ste ha aumentato a 3 i mobili che rimangono a casa nostra).
Ste confida nell’aiuto dei suoi amici, che sicuramente avranno bisogno di un mobile a scaffali, magari anche di due!
Invece, prima ancora che arrivino le loro risposte, il vicino di casa si fa una passeggiata in giardino e chiede a Ste come mai abbiamo così tanti mobili. Quando Ste gli comunica che è in attesa di risposta da parte dei suoi amici, il vicino si fa avanti e chiede se può prendere un mobile; inoltre chiede se, in caso nessuno sia interessato, può prendere anche il secondo mobile.
Ed ecco fatto: noi ci siamo tenuti 3 mobili a cui Ste ha trovato un utilizzo ed il vicino se n’è ritrovati 2 gratis e consegnati in giardino. Non solo: per ringraziarci dei mobili, ci hanno regalato un sacchetto pieno di automobiline di cui Lorenzo e Mila vanno matti!
Un giro di gratuità niente male, eh?!

|Aria|

Leave a comment »

100 100 100

Nonostante il suo aspetto green, dato perlopiù dalla massiccia presenza di biciclette sulle strade, dalle verdi distese di erba e alberi rese rigogliose dalle abbondanti piogge, e dalle grosse turbine eoliche visibili appena fuori dalle città, l’Olanda non è un paese troppo attento all’ecologia.
Il fabbisogno energetico è soddisfatto per meno del 7% da fonti rinnovabili (5,5 % nel 2014, obiettivo 14% nel 2020; Italia: 18% nel 2014, 18% nel 2020, fonte Eurostat).
La raccolta differenziata è volontaria e la sezione umida dei rifiuti non viene raccolta in città.
Il porto di Rotterdam, il più grande d’Europa, da solo inquina in maniera abominevole.
Buona parte dei rifiuti viene convertita in energia con la combustione tramite termo-valorizzatori (termine aulico per dire inceneritori): non fosse per le emissioni, sarebbe una soluzione perfetta: non solo produrre energia gratis, ma eliminare allo stesso tempo i rifiuti. Così perfetta che qualcuno ha ben pensato di importare, dietro profumato compenso, i rifiuti tristemente famosi di Napoli per bruciarli qui.
Non fosse per le emissioni, appunto.

Presa coscienza di questa situazione, HVC – organizzazione che raccoglie rifiuti riciclabili e produce energia rinnovabile – ha organizzato in 29 comuni olandesi l’iniziativa “100-100-100“: 100 giorni, 100 famiglie, 100% liberi da rifiuti.
100100100
Il progetto prevedeva fondamentalmente: risparmio di materie prime e drastica diminuzione del cosiddetto “secco residuo”.
Io ne sono venuto a conoscenza grazie ad affissioni pubblicitarie viste in città e mi sono iscritto online, perché incuriosito e probabilmente perché reso ancor più sensibile all’argomento ecologia da quando sono nati i nostri figli.
Trascorso il termine per l’iscrizione, io e gli altri partecipanti – il numero prefissato, 100 famiglie, è stato presto raggiunto e superato, arrivando a più del doppio di adesioni – siamo stati invitati all’incontro di presentazione, in una elegante sala del Municipio di Haarlem, con vista su Grote Markt.
Sono state due ore piuttosto intense, l’acustica non era ottimale e il mio olandese neppure, ma la presentazione in Power Point proiettata, assieme alle informazioni presenti sul sito, ha ben reso l’idea del progetto e le regole del gioco.
Da lì siamo andati via con un pacchetto contenente una bilancia elettronica per pesare i rifiuti, un contenitore in cartone per raccogliere piccoli elettrodomestici / batterie / lampadine esauste e diverse brochure informative sulla corretta divisione dei rifiuti e sull’utilizzo della piattaforma online, creata per l’occasione.

Le regole di 100-100-100 sono semplici: l’obbiettivo è produrre meno secco residuo possibile e ciò si ottiene sia massimizzando la raccolta differenziata, sia evitando di produrre rifiuti in origine (per esempio, non utilizzare i sacchetti singoli per frutta e verdura al supermercato e/o usare gli stessi come sacchetti per piccoli cestini in casa, invece che comperare appositi sacchetti oppure preferire, al momento dell’acquisto, un prodotto piuttosto che un altro anche per la riciclabilità della sua confezione).

Ogni settimana i partecipanti accedono al sito internet e dichiarano il peso del secco residuo prodotto negli ultimi 7 giorni, oltre a partecipare, volendo, ai “compiti per casa” settimanali, tra i più disparati: contare il numero totale di sacchetti usati in 7 giorni, quante volte si tira lo sciacquone durante la giornata, come ci si è organizzati per raccogliere la differenziata e in quali contenitori, eccetera.
Sulla piattaforma online i partecipanti possono anche conoscersi e scambiarsi idee e opinioni. Non meno importante è la sezione del sito che aiuta i partecipanti nella divisione dei materiali per la raccolta differenziata: un utilissimo database che include moltissimi prodotti di uso comune e la loro destinazione, riciclo o smaltimento.

Alla fine dei 3 mesi di esperimento, i partecipanti hanno prodotto meno di un ottavo dei rifiuti, che vuol dire 33kg all’anno pro capite, contro i 265 kg prodotti da un cittadino haarlemese medio in un anno .

Com’è andata a casa nostra? L’entusiasmo iniziale si è scontrato con la realtà dei fatti: il peso dei pannolini , 8-10 al giorno completi del loro angelico contenuto, ci ha buttati fuori da ogni possibile classifica.
Anzi, a conti fatti, abbiamo realizzato di essere una delle famiglie che produce più kg di immondizia, nonostante cerchiamo di essere più attenti possibile.
Così ho smesso presto di inserire il dato reale della nostra produzione sul sito ed ho preferito inserire lo stesso, ma tolto il peso dei pannolini. Per più di un mese ho anche voluto vedere quanti rifiuti in meno avremmo prodotto separando il GFT (frutta, verdura, verde in generale) e portandolo una volta alla settimana di persona fino alla discarica, in zona industriale.
Pannolini a parte, il risultato è stato notevole: su circa 10 kg di immondizie, più di 6 kg era costituito da materiale organico compostabile.

A essere onesti, già abbiamo in casa l’alternativa ecologica ai pannolini usa e getta, i pannolini lavabili. Ma, un po’ per pigrizia, un po’ per sopravvivenza, li abbiamo usati ben poco in questi quasi due anni e mezzo. Ci siamo promessi però di rimediare in futuro, insegnando ai nostri bambini prima a usare il vasino e poi a rispettare in ogni modo possibile il pianeta e le limitate risorse di cui dispone. E contiamo, in un paio d’anni, di diventare competitivi nella “100-100-100”, sperando che nel frattempo si muova qualcosa a livello comunale, se non altro per la raccolta dell’umido in città: sarebbe già una grossa rivoluzione e un taglio drastico nella quantità di rifiuti da smaltire.

|Ste|

Leave a comment »

la nuova vita del cetriolo storto

Kromkommer è l’unione delle parole krom (storto, curvo) e komkommer (cetriolo) ed è il nome di un interessante progetto divenuto oramai realtà.

Nasce dall’esigenza di un gruppo di ragazze olandesi di fare qualcosa per limitare lo spreco di alimenti nel mondo.
Ed è facile capire perché, sapendo che ogni anno vengono buttati via 1.3 miliardi di tonnellate di cibo (pari al 30-50% di quello prodotto), che 1 miliardo di persone vive nella fame e che il 5 – 10% di frutta e verdura viene scartato solo perché fuori dagli standard di dimensione o forma o perché in qualche modo imperfetto.
Proprio su questo ultimo punto Jente e Lisanne, compagne di corso all’università di Economia e Gestione aziendale, decidono di fare qualcosa e creano Kromkommer. Nel 2012 incontrano Chantal e la sua “Too Good to Waste“, progetto dalle idee simili, che nel 2013 confluisce in Kromkommer.
Insieme si propongono di andare a recuperare frutta e verdura scartata per motivi estetici per trasformarla in deliziose zuppe. A questo scopo creano una community (Krommunity, pardòn) che mette in contatto consumatori, contadini, negozi e grossisti, per verificare la fattibilità del progetto e per supportare la campagna di crowdfunding, aperta nel 2014.

Grazie all’allegro motivetto e all’animazione del video di presentazione, ma soprattutto grazie alla bontà del progetto, l’obiettivo prefissato di 25.000 € è stato superato, arrivando a oltre 31.000 € (847 donatori per una media di 37€ a donazione).

Sono nate così le prime tre zuppe (di carote, di pomodori e di barbabietole), distribuite in una cinquantina di negozi selezionati (biologici, equo e solidale, vitamin shop).

Ad oggi le zuppe sono diventate sei ed i punti vendita che le distribuiscono sono più di 150 in tutti i Paesi Bassi.

Bello anche il video promozionale di “Too Good To Waste”, che si proponeva di trasformare pomodori non conformi in Gazpacho, minestra fredda tipica della Spagna.

Kromkommer non è attiva solo come raccoglitore, produttore e distributore di prodotti, ma si impegna anche nella partecipazione e nell’organizzazione di dibattiti ed avvenimenti sul tema dello spreco alimentare, come ad esempio la Bijna waste geweest feest (traducibile come “la festa di ciò che era quasi divenuto rifiuto”), un evento che si proponeva di vendere in un giorno 5.000 kg di frutta e verdura non conformi (a causa della grandine o dell’estate troppo calda o semplicemente di madre natura). Ognuno poteva comprare una borsa per 7€ in cui mettere 5 kg di frutta a scelta, fuori mercato e proveniente dai contadini della zona.
Raggiunta la quota minima di prevendita di 2.500kg, l’evento ha avuto luogo andando ben oltre le aspettative con la vendita di ben 6.300 kg di materiale destinato altrimenti al macero. L’evento si è ripetuto anche nel 2015, con 10.000 kg in due città, Utrecht e Rotterdam.

L’obiettivo finale dichiarato da Kromkommer è poter vedere la frutta e la verdura non conformi accanto a quelle conformi, allo stesso prezzo, senza che sia l’estetica a determinare il valore del cibo.

|Ste|

 

Leave a comment »

Elezioni comunali 2014

Nei Paesi Bassi, ogni 4 anni si tengono le elezioni comunali (gemeenteraden); dato che quest’anno sarebbero coincise con il Mercoledì delle Ceneri (lo scorso 5 marzo), sono state posticipate al 19 marzo.
Nella stessa data nei Comuni più grandi si vota anche per le singole municipalità.

Quattro anni fa non andai a votare perché mi sentivo ancora troppo ‘straniera’ per sapere chi e quale partito avrebbe fatto davvero il bene della città; quest’anno, però, ho deciso di sentirmi più haarlemese e di votare per la mia città: in definitiva ormai posso considerarla tale, dopo 5 anni passati qui e l’acquisto della casa lo scorso anno.
Non parlando ancora fluentemente la lingua (lo so, ormai dovrei tenere lezioni di italiano in olandese..), ho dovuto documentarmi sulle modalità di voto e sui diversi punti di forza dei partiti che si erano presentati (mi è molto più facile leggere l’olandese che parlarlo).
Sapevo che le elezioni si sarebbero tenute in un unico giorno e un po’ ovunque (scuole, centri di ritrovo dei quartieri, stazioni NS, ogni locale pubblico praticamente). Nella parte anteriore del foglio esplicativo, del tutto simile alla lista dei candidati, che ci è arrivato a casa, erano indicati tutti i posti della città dove si poteva andare a votare dalle 7:30 alle 21:00.
Tra i vari siti da cui ho preso le informazioni, ho trovato che per legge almeno il 25% dei seggi deve essere abilitato ai disabili.

Circa un paio di settimane prima, ad ogni elettore è stato consegnato al proprio indirizzo anche lo stempas (il documento personale di voto), su cui era già presente la delega: se qualcuno avesse voluto mandare qualcun altro a votare al posto suo, avrebbe solo dovuto compilare i dati del delegato sullo stempas e lasciare che questo si presentasse con il proprio documento di identità presso il seggio.
La questione rimaneva a chi dare il voto.
Fortunatamente a Ste è stato consigliato un sito per verificare le posizioni dei vari partiti riguardo a questioni inerenti economia, cultura, ambiente, assistenza sociale nell’intera città e in alcune aree specifiche. Il sito proponeva 30 quesiti a cui rispondere, dopo aver scelto la città ed il quartiere di appartenenza, ed alla fine indicava in un semplice grafico la posizione dell’elettore rispetto ai singoli partiti.
Inoltre, permetteva anche di verificare cosa avesse risposto il singolo partito riguardo ad un quesito in particolare.
Ho risposto a tutte le domande e, con un po’ di sorpresa, mi sono ritrovata molto vicina all’Ouderenpartij, ovvero al partito degli anziani.
Ovviamente, il sito dava un’indicazione di voto ed io, non considerandomi poi così anziana, ho deciso di non seguirla.

Il giorno successivo alle elezioni, i vari risultati erano già noti: sia ad Amsterdam che ad Haarlem hanno vinto i D66, che sarebbero i democratici di centro.
Dopo una lunga tradizione di sinistra in entrambe le città, hanno quindi vinto quelli di centro.
I Paesi Bassi ci hanno già abituato a cambiamenti repentini di tradizioni politiche; anzi, per dirla meglio, gli elettori sono abituati a cambiare i propri governanti se questi non soddisfano le promesse per cui sono stati votati.

|Aria|

Leave a comment »

disoccupazione 2014

Ho cancellato gli ultimi files dal PC e inviato le email ai contatti presso i vari fornitori, per avvisarli che il mio indirizzo non sarebbe stato più valido.
Scrivania dell’ufficio e desktop del PC sono sincronizzati: tutto vuoto, anche i cestini, quello reale e quello virtuale.
Sgancio e lascio sul tavolo le 3 chiavi dell’ufficio, riscoprendo il portachiavi leggero, mentre un uomo ormai provato da troppi anni di convivenza con se stesso ripete frasi di circostanza, che scivolano addosso a chi lo conosce bene.
Saluto i due colleghi rimasti in servizio e chiudo la porta alle mie spalle, mi stupisco della mia maturità (civiltà? stupidità?), quando rinuncio a sputare sulla nuovissima auto da quasi sessantamila Euro, comprata dal titolare coi soldi di una società che licenzia dipendenti per problemi economici.
Ora sento leggero anche me, per qualche istante penso di aver dimenticato qualcosa in ufficio e invece realizzo di essermi liberato di un grosso peso.
La mente viaggia veloce e subito si pone il problema del futuro, ma altrettanto velocemente giungo alla conclusione che non meritavo di spendere ancora del tempo per far ingrassare lui. Trovarsi senza lavoro non è mai facile, ma mi sento positivo. Inoltre non è l’unico lavoro che ho, ne conservo ancora uno di poche ore a settimana che però continua a darmi le sue soddisfazioni.

La fine del rapporto lavorativo è stata un processo piuttosto lungo che merita qualche riga su questo blog, per chi si trovasse nella mia situazione, o per chi semplicemente volesse sapere come funzionano le cose qui oggi.

uwvEssendo il mio contratto a tempo indeterminato, il titolare ha dovuto richiedere all’UWV, l’ente che si occupa di pagare le persone in malattia e quelle in disoccupazione, il permesso per licenziare. È partito un procedimento durato circa 3 mesi e mezzo, durante il quale l’azienda dà le motivazioni, economiche in questo caso, per le quali richiede il licenziamento, mentre il lavoratore, se vuole evitare il licenziamento, deve dimostrare che non ci sono i presupposti per interrompere la collaborazione (quindi, in questo caso, che mancano i motivi economici, o che non viene rispettato il corretto ordine di licenziamento all’interno dell’azienda).
Nonostante le mie pronte risposte, per le quali mi sono iscritto anche al sindacato FNV, dal quale ho avuto quasi subito una consulenza, l’UWV ha dato ragione al titolare, accettando la sua richiesta di licenziare me, ma non è stato della stessa idea per una mia collega che si trovava in una situazione simile alla mia.

FNVLa decisione di UWV, una volta appurata l’effettiva cattiva situazione economica dell’azienda richiedente, si basa sull’unicità o meno della funzione del lavoratore per il quale è richiesto il licenziamento. Se, come nel mio caso, l’azienda è abbastanza piccola da avere solo una persona che si occupa di Acquisti e Logistica, la funzione è quindi unica, e il titolare dichiara di voler rimuoverla (o dichiara di voler prendere lui stesso in mano le funzioni che fino a quel momento spettavano a un dipendente), è libero di farlo, licenziando.
Se, come nel caso della collega, la sua funzione non è unica perché ci sono più lavoratori che la occupano, vale invece la regola “first in, last out”, il primo arrivato è l’ultimo ad andarsene. Essendoci in azienda un’altra persona, più giovane sia di età che di anzianità, con una funzione compatibile con quella della collega (lui è venditore per il mercato olandese, lei per quello italiano, ma sono entrambi venditori), l’UWV non ha concesso il licenziamento.

Non è cambiato moltissimo dal 2011, quando fu Aria a chiedere il sussidio (vedi post) in seguito alla scadenza del contratto, di sicuro però è diminuito il numero dei mesi di disoccupazione: il minimo rimane 3 mesi, mentre il massimo corrisponde ad un mese per anno lavorato (avendo lavorato 3 anni o meno, si ricevono 3 mesi di disoccupazione, avendo lavorato più di 3 anni, si riceve un mese di disoccupazione per ogni anno in cui si è lavorato per almeno 52 giorni).
Le regole per chi riceve il sussidio non sono invece cambiate: rimane l’obbligo di contattare almeno un datore di lavoro a settimana inviando un curriculum, dimostrandosi attivi nella ricerca di lavoro e documentando con report aggiornati tale attività. Se nel 2011 era un work coach in persona a mettersi in contatto con i candidati per verificare come procedesse la ricerca di una nuova occupazione, è ora un computer a prendersi cura di controllare chi riceve il sussidio ed eventualmente stanare i fannulloni.
Il che significa maggiore automatizzazione e riduzione degli sprechi, ma anche che qualche posto di lavoro è stato sacrificato sull’altare della modernizzazione.

Ho deciso che nei primi giorni mi dedicherò a sistemare un po’ di cose a casa, le pareti della camera al primo piano richiedono interventi di manutenzione e questo sembra un ottimo momento per occuparsene.
Nel frattempo mi riorganizzo un po’ le idee e cerco di capire cosa voglio – e posso – fare da grande.
E, naturalmente, aggiornerò più spesso questo blog, trascurato negli ultimi mesi per i motivi citati sopra ed altri di cui parleremo in un secondo momento.

|Ste|

Comments (5) »

Un Capodanno misto

Mi sorprende sempre la velocità con cui gli olandesi montano e smontano addobbi, interni di case, pezzi di stazioni dei treni; insomma, sono sempre in piena attività e, considerata la tipologia del lavoro da svolgere, immagino siano anche mentalmente molto attivi. Già, perché se non ricordo male, al pensiero consegue l’azione, quantomeno nelle situazioni non emotive.
Così, con quanta velocità avevano appeso striscioni celebranti zwarte Piet e Sinterklaas, li hanno tolti prima di Natale, per lasciare solo le luci appese.
E, subito dopo Natale, sono partiti i saldi.

L’ultima festa è il Capodanno (nieuwjaarsdag), poi tutto riprende più o meno lentamente dal 2-3 gennaio.
Per il terzo anno consecutivo ho lavorato anche l’ultimo dell’anno, quindi la possibilità effettiva di andare in giro era scarsa, vista la consueta assenza di treni per Haarlem dopo le 20-20:30. Inoltre, la mia pigrizia è nota e non ha aiutato Ste nei preparativi del nostro ultimo dell’anno, trascorso molto piacevolmente e tranquillamente insieme ad una coppia di amici, Bina e Diego.

Capodanno 2014

Capodanno 2014

Chef Ste è riuscito ad uscire dal lavoro qualche ora prima e si è dedicato alla spesa ed alla conseguente cottura di squisitezze italiane non proprio tradizionali, ma decisamente ‘di festa’.
Diego ha preparato melanzane e zucchine ripiene al forno e due rotoli di crepes, una al salmone ed una con i gamberi.
Abbiamo mangiato tanto e molto bene ed abbiamo pazientemente atteso che finissero i botti; purtroppo, siamo tutti andati a dormire con il loro sottofondo; direi che questo dei botti esageratemente esplosi anche prima dell’ultimo dell’anno e per tutto il giorno è una delle stranezze olandesi, in netto peggioramento col passare degli anni.

Al risveglio verso metà mattina, ho chiesto a Ste di mettere il Concerto di Capodanno della Filarmonica di Vienna, in modo da accompagnare la sontuosa colazione imbandita per l’occasione; ricordo l’usanza di ascoltare il Concerto da quando ero bambina: era una richiesta del papiño.
Purtroppo non è stato possibile sintonizzarci in diretta con l’evento, ma Ste ci ha magistralmente collegato con quello dell’anno scorso, “perché tanto non credo faccia molta differenza”, ha correttamente motivato.
Dopo mezzogiorno, la mattinata ha cambiato tono e Ste ha cercato qualche canale televisivo locale che offrisse l’intrattenimento olandese per eccellenza: un collegamento in diretta con uno delle centinaia di posti dove migliaia di persone facevano il tuffo in mare del 1° dell’anno (nieuwjaarsduik).
Questi sconsiderati di tutte le età attendevano per più di un’ora, in discutibili costumi da bagno, al di qua della linea di partenza, ballando con musica decisamente popolare ed intrattenendosi con le offerte gratuite degli organizzatori. Il tutto con una temperatura esterna di 7°C, di cui percepiti 2°C, e quella dell’acqua a 6°C.
Certo, c’era anche lo scopo benefico di riuscire a raccogliere i soldi necessari per comprare una macchina elettrica per i degenti di una clinica, ma di base agli olandesi piace divertirsi così, facendo cose un po’ bizzarre, tutti insieme.

|Aria|

Comments (5) »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: