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Il viaggio inaspettato

Sono quasi rientrata alla normale dimensione olandese, domani riprenderò a lavorare nonostante non ne senta minimamente la mancanza. La vita che sto conducendo, vacanze comprese, me la posso permettere grazie allo stipendio che consegue dal lavoro, quindi questo è un buon motivo per rientrare in ufficio con entusiasmo.. magari in attesa delle prossime ferie!

Eravamo arrivati all’attesa pre-partenza. L’officina ci ha consegnato la 27enne, a detta loro pronta per affrontare il viaggio verso l’Italia, il lunedì pomeriggio.
Il papiño ha saggiamente rivisto il percorso di andata e scelto il più breve e martedì mattina, di buon’ora, abbiamo lasciato Haarlem nel sole crescente.
Siamo usciti dai Paesi Bassi dalle parti di Arnhem, dirigendoci verso Colonia (Germania), per poi fare una sosta ad Heidelberg. Una cittadina molto carina, universitaria stando ai ricordi del mio compagno di viaggio, in mezzo alle montagne e attraversata dal fiume Neckar. Dopo la sosta, ci siamo rimessi in auto alla volta della tappa per la notte, Augsburg.
L’hotel che il papiño aveva previdentemente adocchiato non sembrava aperto e certamente non aveva posto per il riposo della 27enne, dopo 800 chilometri di viaggio. Ne abbiamo trovato uno nei pressi dell’autostrada, così da essere pronti per l’indomani.
Per la prima volta ho fatto un check-in automatizzato, poiché la reception dell’hotel era già chiusa; in pochi minuti e dopo alcuni ‘tocchi’ sullo schermo, ho prenotato e pagato (con la carta di credito del papiño e unico mezzo per poter fare questa operazione) il pernottamento e la colazione. Dalla macchinetta è uscito uno scontrino con il codice passe partout ed il numero della stanza.

La mattina del mercoledì ci siamo svegliati con tutto l’entusiasmo che precede il completamento del viaggio; avevo chiesto all’unico guidatore di lasciare meno strada da percorrere per il secondo giorno, perché volevo essere a casa della mia amica e ospite Iris nel pomeriggio.
Al momento di partire, la 27enne si è accesa per un momento, poi si è spenta per non riaccendersi più. Le cose più banali (acqua, olio, batteria, …) erano tutte a posto: era uscita da un’officina da pochi giorni!
Grazie ad un gentile impiegato dell’hotel, siamo riusciti a chiamare un carroattrezzi per portare l’auto in officina. In poche ore ci hanno comunicato che il danno era praticamente lo stesso per cui la signorina era stata dai colleghi olandesi meno di una settimana prima; ed era lo stesso anche il costo della eventuale riparazione.
A questo punto abbiamo deciso di donare ai ragazzi dell’officina tedesca tutte le cose che stavamo portando in Italia e di prendere il primo treno da Augsburg per Monaco e poi da lì per Verona, per arrivare in Italia almeno in serata.
Mi sono goduta il viaggio in treno, che da tempo non usavo per tragitti così lunghi, attraverso le montagne e il verde della Germania, dell’Austria, del Trentino, fino ad arrivare al Veneto.
Fortunatamente Iris e Andrea ci sono venuti a prendere in stazione a Verona e ci hanno accompagnato fino a casa, così sono riuscita ad arrivare prima di mezzanotte.

Il viaggio di ritorno organizzato dal papiño è completamente saltato ed io non ho fatto tutto quello che avrei desiderato, perché ho dovuto lottare con quel fastidioso elemento chiamato tempo. Però, ho potuto salutare molte persone alle quali voglio bene e questo mi ha rigenerato.
Ringrazio tutti, ma proprio tutti quelli che ho visto e che mi hanno accolto bene come sempre.

|Aria|

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il primo rientro

oggi ospitiamo un post di Ferru, nell’attesa di convincerlo ad aprire un blog tutto suo…buona lettura.

Dall’Olanda all’Italia, passando per ex DDR, Boemia ed Austria.

Come è accaduto due anni fa, tornando da Haarlem a Monfalcone via terra me la sono presa comoda – se così si può dire -, facendo due tappe notturne anziché l’unica che faccio all’andata. Due anni fa ho fatto il “giro largo” dal lato ovest (B, F, L e CH); quest’anno ho scelto il lato est: ex-DDR (D), Boemia (CZ) ed (A). Utilizzo le targhe nel caso in cui – non si sa mai – la 26enne leggesse.

Da tempo ero curioso di vedere la ex-DDR, a più di vent’anni dalla riunificazione della Germania. La data ufficiale è il 3 ottobre 1990, ma già il 9 novembre dell’anno prima i tedeschi dell’est avevano cominciato ad attraversare il c.d. “Muro” a decine di migliaia, a seguito un annuncio non ufficiale del telegiornale. I soldati della DDR a guardia del muro – non sapendo che pesci pigliare – cercarono di comunicare con i responsabili per avere istruzioni, ma i responsabili stessi (almeno quelli politici) si erano praticamente dati alla macchia, così le guardie lasciarono passare tutti.

Quindi il 9 novembre 1989 è rimasto nell’immaginario storico collettivo “Il Giorno della Caduta del Muro”, anche se la fine della DDR è stata decretata solo un anno dopo. Celebre è l’esecuzione dal vivo di “The Wall” dei Pink Floyd ad opera dell’ex bassista Roger Waters il 9/11/90.

E la Boemia (Čechy in ceco) è da sempre parte fondamentale (già il nome lo dice) dell’attuale Repubblica Ceca: le vicende di quest’ultima sono state segnate per secoli dalla regione in questione.
Tant’è che il 30 settembre 1938 Hitler annesse al Terzo Reich i Sudeti (regione boema), in nome della loro presunta e rivendicata “germanicità”, con il frettoloso e supino assenso di Francia, Germania, Gran Bretagna ed Italia (conferenza di Monaco, promossa da Mussolini). Questa decisione fu presa in nome della difesa della “Pace”. La guerra fu dichiarata il 1° settembre 1939!

In quanto alla Boemia non ho molto di immaginario collettivo, ma solo due ricordi personali:

1. La poesia/sonetto ‘Sant’Ambrogio’ (1845) di Giuseppe Giusti (poeta toscano satirico e “indipendentista”, morto nel 1850 a quarant’anni), dove G.G. ironizza sull’occupazione austro-ungarica di Milano; cito: “… […] Entro, e ti trovo un pieno di soldati, di que’ soldati settentrionali, come sarebbe Boemi e Croati, messi qui nella vigna a far da pali: difatto se ne stavano impalati […] …”. Ricordo solo scolastico e non personale, nonostante la mia età.
2. La versione italiana di ‘Zingaro’ (autore Hubert Giraud, 1958), caratterizzata da versi “alla Marzullo”: “Zingaro chi sei? Figlio di Boemia/dimmi tu perchè sei venuto qui? … [omissis]”, cantata da Dalida (al secolo Iolanda Cristina Gigliotti). Dalida partecipò anche al Festival di Sanremo nel 1967 con “Ciao amore ciao” di Tenco. Lui si suicidò la sera stessa.

Ma sto divagando, come al solito. Dunque ho indotto la mia 26enne a portarmi in questi luoghi dell’immaginario, dopo aver visitato l’impronunciabile cittadina di Gouda (NL), patria dei formaggi e delle pipe olandesi (quelle di terra bianca, non i fiori); poi ci siamo diretti a Lipsia (720 km totali).

Ho girato per più di tre ore dopo mezzanotte alla ricerca dell’albergo che avevo prenotato (e pagato) on-line a Lipsia, ma non c’è stato verso di trovarlo, nonostante innumerevoli giri attorno alla sua localizzazione (presunta). Ho fatto pure carburante in una stazione di servizio 0-24. C’era il curioso sistema in uso in Germania: ci si rivolge all’addetta/o (perlopiù donna non giovane: ovviamente sempre a loro gli incarichi più umili), che riceve richieste e denaro attraverso un sistema a cassetti dietro ad un vetro corazzato. Evidentemente costa meno del self-service totalmente automatico.

Comunque alla fine ho rinunciato sia all’albergo che a Lipsia: sono tornato sull’autobahn, per fermarmi poi a dormire nella prima stazione di servizio incontrata in direzione Dresda.

Ma in fondo il seccante contrattempo mi ha permesso di fare un tiro burlone alla mia fedele (si fa per dire) compagna di viaggio!

La ventiseienne ha passato la notte così con ...

[Nota importante: la signorina in questione ha una targa del 1985, con tanto di sigla della provincia in arancione (nel caso specifico la sigla è RO, visto che proviene da Lendinara). Chi non è esperto di targhe equivoca facilmente: alcuni pensano che RO stia per Roma, altri che stia per Romania. Mi è andata particolarmente bene due anni fa (c’è da precisare che non avevo ancora la regolare ‘I’ nera su ovale bianco): una multa per divieto di sosta – con tanto di copia olandese sul parabrezza – è stata mandata in…Romania! Ma capita anche di essere interpellato con frasi incomprensibili (quando pensano che sia rumeno), o con motti romaneschi (quando invece pensano che sia di quelle parti)].

...guardate che cosa!

La ghiotta occasione me l’hanno data due furgoni con targa rumena e la scritta ‘Romania Trans’, parcheggiati nell’area di sosta (rastplatz): nel buio si poteva pensare che fossero di un gruppo libertario, ed ho infilato la 26enne fra i due quatto quatto; così la mattina, la signorina ha scoperto di aver passato la notte vicino a dei giovani rumeni che acquistano (?) auto nei Paesi confinanti, tolgono loro le targhe e le rivendono in Romania. Naturalmente la notte non l’ho lasciata da sola.

Gli allegri trans rumeni cazzeggiano.

La mattina ho spiegato alla 26enne, come anticipato nel blog, che avrei sempre potuto scambiarla con la Polo Variant sul furgone, comunque quotata circa cinquecento EUR più di lei sul mercato – se non si comportava bene -. Credo che abbia capito; fatto sta che si è messa in moto subito, e mi ha portato spavalda e ronfante fino a casa senza perdere un colpo per altri 921 km (Lipsia – Monfalcone), nonostante le autostrade (!?!) boeme con le conseguenti, interminabili code, ed i nubifragi che ha subito dalle parti di Lienz (A). Io credo che volesse dimenticare il brutto incontro.

Restando su questioni legate ai veicoli (la 26enne si sente un po’ protagonista, e devo concederglielo), va detto che le tariffe dell’attraversamento in auto nei vari Paesi sono un po’ diverse; ad esempio:

1.In Italia, Croazia e Serbia non si paga per entrare nel Paese, ma si pagano le tratte
autostradali in base al percorso ed al tipo veicolo.
2.In Slovenia e nella Repubblica Ceca è nominalmente lo stesso, solo che l’autostrada si paga
su base temporale, ed è complicato non usarla. In realtà, quindi, è una tassa di passaggio.
3.In Austria si paga sia per il passaggio (su base temporale) che per le gallerie attraversate;
in compenso non si pagano le tratte autostradali.
4.In Belgio, Germania, Lussemburgo ed Olanda non si pagano né il passaggio, né le tratte
autostradali; anche in Francia è così, con l’eccezione di alcune autostrade.
5.In Svizzera si pagano sia l’ingresso – che costa quattro volte di più che negli altri Paesi (circa
40 EUR) – che le gallerie alpine, ma nella bella stagione si possono evitare.
6.In Bulgaria si paga solo l’ingresso (su base temporale), mentre le “autostrade” (!?!) sono
gratuite, nel senso più ampio della parola. Infatti si trova veramente di tutto: camion ex russi
a passo d’uomo avvolti in una coltre di fumo nero, ciclisti, motorini, e famiglie che fanno
merenda con tavoli e sedie a mo’ di “decor” sulla corsia d’emergenza, all’ombra di un albero.

In effetti – almeno nei Paesi che ho visitato in macchina – il concetto di gratuità dell’autostrada è più esteso nei paesi dell’est Europa: nella Repubblica Ceca circolano anche trattori agricoli e pedoni.
In quest’ultimo Paese, in particolare, la c.d. autostrada (dálnice) cambia spesso caratteristiche, passando da quattro corsie con spartitraffico, a stradine di montagna e/o di paesini, con le varie possibilità intermedie. Sempre comunque in mezzo a splendidi paesaggi con fitti boschi, campi e castelli sulle colline circostanti, che le frequenti code permettono di apprezzare in tutta calma.

Passaggio a livello da brivido nel bosco boemo.

Dai boschi ai lati della strada spunta di tutto: treni, ma anche spericolati raccoglitori di funghi; spericolati non tanto per il rischio di avvelenarsi con gli stessi, quanto per il fatto di attraversare un’autostrada a quattro corsie trafficata con il classico cestino sottobraccio ed il bastone.
Non per niente i segnali di pericolo, oltre al triangolo rosso con punto esclamativo e la scritta: Attenzione! (pozornost!), c’è anche il simbolo del pericolo di morte. Ma non quello comune (teschio su tibie incrociate), ma proprio quello della Morte, con tanto di cappuccio nero e falce minacciosa!

Purtroppo ci sono visioni molto meno folkloristiche. Ai margini dei boschi intorno ai paesi ci sono spesso ragazzine (all’apparenza minorenni): non raccolgono funghi ma aspettano di essere raccolte.

La bellezza del paesaggio è purtroppo spesso deturpata da orridi centri commerciali e/o giganteschi stabilimenti industriali di dubbia salubrità: ho visto anche una centrale nucleare ai margini della strada, alla periferia di un paesino. C’era anche un chiosco di verdure davanti! Nell’ex DDR – ad esempio – il paesaggio è molto simile, con meno zone boscose e più pianeggiante. Ma si viaggia spesso in mezzo a grandissimi impianti eolici, collocati in ampi spazi e lontani dagli abitati.
Ed in soli ventun anni dalla riunificazione delle due germanie, sono state completamente ricostruite città rase al suolo durante la guerra (come Lipsia e – soprattutto – Dresda), lasciate fino ad allora volutamente piene di macerie dal governo della DDR, in memoria dei bombardamenti alleati.

Grazie Ferru, ci si rivede al nord!!

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il nuovo vicino

Così ora sapete il nome del nostro nuovo vicino di casa.
L’appartamento sarà nostro dal primo di ottobre, così Ferru ha iniziato i suoi viaggi per muovere le sue cose dalla vecchia casa di Monfalcone fino a quella nuova presso Haarlem. Se lo conoscete, personalmente o grazie ai suoi frequenti interventi sul blog, non vi sarà difficile immaginare che abbia organizzato il trasloco tutto per conto suo, caricando la ventiseienne (una Volvo 245 del 1985) come un mulo, proprio come avvenne più di due anni fa, quando fu la stessa coppia (Ferru e la 26enne) assieme a Graz a portare i nostri averi per riempire quella che sarebbe diventata la nostra piccola ma accogliente dimora. Stavolta i viaggi programmati sono almeno un paio, se non di più, con l’obiettivo di portare il materiale a nord della Germania entro la fine dell’anno, data in cui terminerà il contratto di affitto della casa italiana. La prima partenza era fissata per il 22/9, con un carico prevalentemente alimentare ma non solo.

Come ogni volta che Ferru viene a trovarci, anche stavolta ho riportato la Gazelle ad Haarlem. Per lui è più facile destreggiarsi con la bicicletta che uso ad Amsterdam, poiché, nonostante le origini molto olandesi del ciclo (Gazelle è una delle marche olandesi più rinomate), questa è un pochino più bassa e, soprattutto, dispone di freni a mano anziché a pedale. Stavolta ho però deciso di portarla a casa letteralmente, senza usare il treno e affrontando i 18 km che separano la casa di Amsterdam West dove abitano Jacopo e Selena (avevo lasciato la bici da loro la sera prima) dal nostro appartamento di Haarlem. Una cinquantina di minuti sulla strada più veloce, ad una velocità media di 20,5 km/h. Non male direi, per il mio rinomato carattere anti fatica! Da segnalare la presenza di moltissimi oggetti volanti lungo il tragitto: quelli più grandi erano gli aerei in atterraggio a Schiphol, in numero davvero impressionante, credo uno ogni due minuti senza esagerare. Gli oggetti volanti più piccoli erano invece moscerini, mosche ed altri insetti dotati di ali. Questi non li ho proprio visti, ma assaggiati: almeno tre sono passati dalla vita alla morte attraverso la mia bocca e il mio apparato digerente. Un paio è invece riuscito a prendere l’onda del respiro e l’ha cavalcata fino ai polmoni. Di questi individui non si è saputo più nulla: le ipotesi più acclamate li vedono stabilizzatisi in qualche alveolo o espulsi a gran velocità con uno starnuto avvenuto di lì a poco. Anche stavolta la sorte di un moscerino non risulta importante ai fini di un racconto, quindi rimanga il dubbio.

Una volta arrivato a casa e liberatomi dei vestiti sudati, mi sono lanciato in una doccia rinvigorente. Pochi minuti dopo il campanello ha suonato due volte: ecco il nostro nuovo coinquilino! Assieme a lui un carico di cibo, tra cui 6kg di sale grosso, uno scatolone intero contenente vari formati di pasta Voiello, formaggi di ogni tipo, frutta locale friulana, canederli trentini, conserve di ogni genere, olio extravergine d’oliva a volontà e molte altre leccornie.
Oltre alle derrate alimentari, nel poco spazio rimasto nella spaziosa parte posteriore della Volvo trovavano posto anche la sedia a dondolo alla quale è molto affezionato Ferru (primo mobile entrato nella sua casa, nel ’76, sarà il primo anche nella sua prima casa olandese, 35 anni più tardi, tre metri sotto il mare), una marea di DVD e libri. A tenere fermo il tutto c’era il mio subwoofer con cui potrò far vibrare un po’ la casa, in assenza di vicini estranei. Vrrrrrrr, vrrr, vrrrrr!

Nota di colore sull’arrivo di Ferru, o meglio sulla ventiseienne: la 245 non ha fatto una piega per tutto il tragitto, con tanto di varie pause caffè e notte in albergo a Norimberga. Fiera ha imboccato la nostra via e si è accoccolata nel parcheggio trovato libero a meno di dieci passi da casa. Da quel momento è stato sonno profondo. La mattina successiva, infatti, non c’è stato verso di metterla in moto. La batteria da 160Ah era piena di vita, ma la sua energia non arrivava fino al motorino d’avviamento. Questa la diagnosi di Ferru, supportata da me che non ho idea di come funzioni un motore. Per fortuna abbiamo trovato presto un meccanico in zona e nel pomeriggio Aria e Ferru sono andati a chiedere aiuto. Il meccanico, che Google Street View ha immortalato nell’immagine sotto, stava affrontando un’intensa partita con il solitario di Windows accanto al giovane assistente che sembrava far nulla, ma forse stava lì solo per sbirciare le carte da gioco del meccanico, cosa che quest’ultimo non sopporta (questa parte l’ho aggiunta io, mi piaceva così). Con atteggiamento più simile a quello di uno spagnolo a pochi minuti dalla siesta che a quello di un meccanico olandese, ha fatto notare ai nostri due che avrebbero chiuso un’ora più tardi, quindi non se ne sarebbe fatto nulla per tutto il weekend, e con non chalance ha trascritto il suo numero di telefono su un post-it per poi consegnarlo a Ferru, chiedendo di essere ricontattato il lunedì successivo.

Il meccanico è infine venuto a prendere l’automobile, che poi abbiamo saputo essere partita al primo colpo sotto le mani rudi del garagista. È rimasta qualche giorno sotto osservazione nel garage e domani andiamo a riprenderla per provare nuovamente l’operazione magazzino. In attesa di trovare lo spazio per sistemare nella casa vecchia o in quella nuova le cose portate dall’Italia, metteremo queste ultime in un magazzino preso per l’occasione, come già anticipato da Ferru in un commento al post precedente.

Ora, a poche ore dalla mezzanotte del primo ottobre, gli attuali vicini non hanno ancora abbandonato l’appartamento e credo che attenderò al massimo fino alle 11 di domani per ricordare loro che “trenta dì conta novembre, con april, giugno e settembre….”.
Anche in olandese, se servirà.

|Ste|

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