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berto e il disgelo

Ne avevo parlato nel mio precedente articolo, e mai come stavolta le previsioni si sono avverate.
Non si è tenuto infatti l’Elfstedentocht, ci siamo andati molto vicino ma ad un certo punto, quando lo spessore del ghiaccio sui canali che compongono il percorso aveva raggiunto 11-13  centimetri, quindi ben vicino ai 15 richiesti, c’è stato un giorno in cui ha nevicato abbondantemente ed il giorno seguente i giornali hanno dato all’unisono la triste notizia: nemmeno quest’anno si sarebbe tenuta la corsa.

Berto

Io l’ho presa bene: niente “festona” a Leeuwarden ma gran pupazzo di neve sul terrazzo! Ad essere sincero, non so se fosse per la neve troppo farinosa o per la mia scarsa dimestichezza coi pupazzi di neve viste le poche occasioni, fatto sta che la forma tradizionale dei pupazzi da cartolina era impossibile da fare, soprattutto a -10°C mentre Aria e Ferru mi guardavano divertiti ma seduti in poltrona al calduccio.
Così è venuto fuori Berto, pupazzo panciuto col cappellino di lana che vedete in foto.

Gli olandesi invece, che avevano risposto subito alla “chiamata ai pattini”, non si sono dati per vinti e si sono riversati scorrazzanti sugli innumerevoli corsi d’acqua ghiacciati, usandoli a loro piacimento.
Le ultime due settimane hanno visto il meno davanti alle temperature minime e massime, con un picco di -17°C dieci giorni fa, quindi la neve caduta non si è sciolta e i canali sono diventati delle vie tra le vie. Le collinette dei parchi cittadini sono state quindi reinterpretate come discese per slitte e i canali si son trasformati in piste di pattinaggio.

canale di Amsterdam

Durante i giorni sotto zero il sole non ha quasi mai smesso di illuminarci poiché il cielo era sempre libero da nubi. E non era raro vedere, dal finestrino del treno, carovane di pattinatori che scivolavano in fila indiana a gruppetti sullo Spaarne, il fiume di Haarlem. È stato affascinante vedere quel tratto d’acqua dolce, largo in quel punto 80 metri, completamente trasformato in una lastra di ghiaccio capace di tenere su di sé parecchie persone.

Altra atmosfera ma stesso fascino hanno suscitato in me i canali di Amsterdam ghiacciati. Soprattutto il Prinsengracht, mi sono infatti concesso una camminata assieme a Jacopo sulle acque del signorile canale che abbraccia il centro della città. Il canale era diventato una via vera e propria. Ora erano le case galleggianti del canale ad affacciarsi sulla fredda strada creatasi sull’acqua. E tutte queste case erano illuminate e spesso piene di gente in clima festante.  Qualche abitante con spirito imprenditoriale più spiccato rispetto ai vicini, aveva esposto il cartello “vendesi cioccolata – 1.50 €“. Mica poco, ma con quel freddo e senza scendere dai pattini non credo ci fossero alternative migliori.

Prinsengracht, falò

Io e Jacopo ci muovevamo stando attenti a non camminare troppo vicini l’uno all’altro per paura di sollecitare troppo lo strato di ghiaccio, essendo due abbondanti pesi massimi, ma gli olandesi vedevano quella lastra come una vera e propria strada, con tanto di ragazzini che usavano la mazza da hockey per colpire l’apposito dischetto. Uno contro uno, come da noi si gioca a calcio in campetto o per le strade (dove il traffico permette ancora di farlo). E, paradosso immancabile, gli abitanti della via di ghiaccio avevano acceso un falò in un cestino di metallo staccato con soli 10 centimetri di legno dall’acqua solidificata sottostante. Attorno abbiamo anche notato una preoccupante pozzanghera, proprio dove le braci cadevano dopo essersi staccate scoppiettando dal tronco in fiamme. Con molta probabilità siamo stati maliziosi, ma abbiamo visto in quel fuoco una trappola e ci siamo immaginati un pattinatore infreddolito che si avvicina per scaldarsi le mani ma che cade in acqua assieme al cestino rovente, a causa del ghiaccio assottigliato dal calore. Scherzone. La foto a lato – non della migliore qualità, a causa della scarsissima luce – può descrivere meglio l’atmosfera del momento (e pure la pozza attorno al falò!).

Le giornate si stanno sensibilmente allungando, la temperatura è oramai sopra i 4° C da almeno quattro giorni, la pioggia ha spazzato via la neve e Berto si è ridotto a due monetine da cinque centesimi sul tappeto verde che ricopre il terrazzo. L’inverno vero, quello cattivo, è durato poco ma è stato intenso e per qualche settimana non ho sentito la mancanza delle montagne friulane.

Però prossimo anno voglio anch’io i pattini.

|Ste|

manifesto delle ferrovie olandesi di molti anni fa. Dice "Anche in inverno sui binari! Viaggio veloce, sicuro, conveniente e..riscaldato!"

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I giorni della merla olandesi

Da quand’ero piccola ricordo questa espressione, i giorni della merla, per indicare delle fredde giornate invernali. Crescendo, ho voluto scoprire qualche dettaglio in più e finora ho trovato detti popolari e indicazioni temporali (sulla solita fida Wikipedia): gli ultimi 3 giorni di gennaio portano questo nome forse per una storica gelata del fiume Po, nel ‘700, che permise di trasportare cose e persone da una riva all’altra.

Le tradizioni popolari sono sempre affascinanti, ma credo abbiano dei confini geografici per definizione.
Non so, quindi, se i giorni della merla siano applicabili anche all’Olanda, ma posso testimoniare che dalla fine di gennaio, dopo un inverno quasi mite comparato con i due precedenti, siamo in preda al freddo, quello vero!
Le temperature minime – notturne – di quei giorni sono andate sotto lo zero; di giorno, le massime, erano di una manciata di gradi sopra. Poi, con l’inizio di febbraio, anche le massime hanno iniziato ad abbassarsi e a scendere sotto gli 0°C; finché il 3 febbraio è arrivata anche la neve: copiosa, soffice, in qualche ora ha intasato tutto, mezzi pubblici, strade, linee telefoniche.
Per mantenere questo scenario incantato, le temperature sono scese ancor di più, fino a toccare i -17°C come minima della notte successiva.

Tutti gli olandesi sperano nella fattibilità della Elfestedentocht (vedi articolo precedente); per i bambini è una festa, perché hanno un’ottima occasione per costruire pupazzi, farsi la guerra a palle di neve e farsi comodamente trasportare negli slittini da genitori pazienti.
Per chi deve viaggiare con i mezzi pubblici, la questione è un po’ più seria: ci sono meno mezzi, molto più affollati, ma l’aggiornamento sulla situazione è costante anche sui rispettivi siti.
Per me significa rinunciare tassativamente alla bici, perché temo troppo una caduta causata dal ghiaccio, o dalla neve ghiacciata. E detto da una che qualche giorno fa ha sbadatamente ‘saltato’ un gradino scendendo le scale, slogandosi un po’ la caviglia, ha il suo peso.

|Aria|

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fuori i pattini!

Dopo due inverni al nord, il terzo è in pieno svolgimento.
Dopo due inverni di neve e ghiaccio, questo sembrava essere il più mite della storia, fino a domenica. Da sabato notte si è alzato un vento gelido che ha portato le temperature sotto lo zero in poche ore. Domenica pomeriggio sono riuscito a fare la oramai consueta corsetta in bici fino a Zandvoort ma in certi momenti, quando il vento soffiava contrario a noi, sembrava di essere su una pista da sci, non fosse stato per il mare che si intravedeva alla nostra sinistra, immerso nel buio.

Lunedì mattina ci siamo svegliati con la neve. Pochi centimetri hanno coperto ogni cosa ma, al momento di uscire di casa, ne rimaneva traccia solo sui tetti. Quella poca neve è rimasta lì fino ad ora, ed è destinata a rimanervi dal momento che almeno per 7 – 10 giorni non si prevedono temperature sopra lo zero, nemmeno a mezzodì.

Oltre al freddo clamoroso che si riesce a provare pedalando, camminando o anche solo respirando in città, mi sono subito preoccupato dei treni, che sono solitamente i primi ad avere dei problemi in caso di neve e ghiaccio. Invece no, tutto procede tranquillo al momento, tanto che sui giornali si parla sì dei 300 km di code in autostrada del lunedì mattina, ma anche e soprattutto di tirar fuori i pattini!

Come in ogni vignetta che rappresenti uno scorcio di vita olandese in inverno, infatti, gli spilungoni si dilettano a sfrecciare sulle spesse lastre ghiacciate che ricoprono l’acqua dei canali appena possono. Per ognuno dei canali di Amsterdam, almeno per quelli del centro, esiste un “mastro ghiacciaio” che ha il compito di verificare lo spessore dello strato di ghiaccio, tramite carotaggio, per garantirne la “pattinabilità” ai cittadini che gradiscono farsi quattro piroette sulle lame affilate.

la, curiosa, bandiera della Frisia

Non contenti di una pattinata nel canale del quartiere gli olandesi hanno ben pensato di organizzare una gara seria. Dal 1909 esiste, infatti, la tradizione dell’Elfstedentocht (il giro delle undici città). È una corsa sui pattini da ghiaccio in Friesland, regione a nordest con una curiosissima bandiera, che potete ammirare a sinistra. Si corre ogni qualvolta tutti i canali che collegano le 11 città di Leexuwarden, Sneek, IJIst, Sloten, Stavoren, Hindeloopen, Workum, Bolsward, Harlingen, Franeker, Dokkum raggiungano uno spessore di almeno 15 cm su tutto il percorso, di 200 chilometri. Se ogni mastro ghiacciaio dà l’ok per il tratto di sua competenza, viene dato il via all’organizzazione della gara, al grido di “it giet oan!“, che in lingua frisona significa qualcosa tipo “si può fare!”.
L’evento, avvenuto l’ultima volta nel 1997 e prima nel 1986 (la pausa più lunga tra le edizioni del 1963 e del 1985), conta in media 15.000 partecipanti ed è una festa per tutta la nazione, oltre che per la Frisia.

Non credo che il 2012 sarà l’anno giusto per questo evento, ma se dovesse capitare saremo a festeggiare tra i frisoni a Leeuwaarden, visto che la nostra preparazione atletica non ci permetterebbe di pattinare per 200km.
Questo non vuol dire che non pattineremo nelle terre olandesi, visto che Aria vorrebbe imparare e io vorrei mettere a frutto gli anni di pattinaggio artistico fatti da bambino, ma opteremo per delle ruote e, soprattutto, per una temperatura più gradevole.

|Ste|

qui sotto il giornale di oggi, in copertina la frase magica che potrebbe arrivare dalla Frisia, It giet oan!

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meno sette


Meno sette come i gradi centigradi misurati ad Haarlem una decina di giorni fa, nel giorno più freddo di una settimana quasi interamente sotto lo zero. Prima di trasferirmi qui al nord ricordo che associavo la temperatura di -7°C ad un freddissimo periodo natalizio, credo nel 1996, se non un anno prima, quando giravo in bici in quel di Staranzano. Qui invece succede più spesso, è oramai chiaro a tutti.

Nonostante il freddo e le strade ghiacciate però, i ciclisti non rinunciano al loro velocipede per muoversi e così la mattina le piste ciclabili verso la stazione sono molto trafficate anche in questi giorni di “fine” autunno. L’altra mattina siamo partiti io ed Aria pochi minuti dopo le otto, diretti verso il lavoro. Appena usciamo dalla nostra via e ci immettiamo sulla ciclabile della strada principale la giovane davanti a me fa la curva troppo stretta e per qualche istante ricorda Valentino Rossi, ma solo il tempo di uno scatto, perché immediatamente dopo rovina a terra mentre la sua bici continua a scivolare lentamente. Accetto il consiglio e la prendo molto larga, passando accanto alla ragazza che già si era rialzata. Rallentando, senza inchiodare per non fare la stessa fine le chiedo “Alles goed?” e lei, tra vergogna e fastidio, mi risponde “Ja.” Non l’ho più vista tra gli arrivati in stazione, quindi ho motivo di pensare che si sia ritirata dalla corsa alla stazione, forse per problemi all’alettone.
Dopo aver percorso il tratto che costeggia il canale ghiacciato almeno da una settimana, arriviamo dove la pista ciclabile incrocia una strada stretta a senso unico. Un ragazzo che vuole evitare i lenti ciclisti che cercano di non capitombolarsi, decide di non percorrere la pista ma la strada di ciottolato, come si usa qui. La sua impresa dura ben poco perché anche lui finisce lungo disteso, mentre dietro di lui si ferma l’autobus. Mi fermo per capire dove si trovi Aria, e la vedo come me la immaginavo in luce delle due scenette appena viste: a piedi portava la bici a mano. Sebbene camminare risulti in certi momenti addirittura più difficile che trovarsi su ruota, raggiungiamo la stazione sulle nostre gambe.

Io, da spericolato quale sono (anche se sempre meno con gli anni..giudizio?), non mi arrendo e continuo ad andare in bici dalla stazione di Amsterdam fino al lavoro, e vedo molti che lo fanno, mentre finora nessuna caduta. Credo che il trucco sia non fare le curve troppo strette e soprattutto NON frenare. C’è tempo tutto il resto dell’anno per usare i freni, il ciclista da ghiaccio lo sa. Se ci si crede veramente, è possibile rimanere in sella.

Fin qui tutto bene.

|Ste|

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