Ferie italiane

Ho trascorso gli ultimi giorni di ferie a casa, per cercare un po’ di tranquillità anche nella nostra quotidianità.
Siamo stati in ferie in Italia dai parenti per un paio di settimane e Ste ed io abbiamo dovuto scegliere tra molteplici offerte di intrattenimento e custodia dei bimbi che ci sono arrivate da tutti. Ormai anche i nostri amici di vecchia data sono più interessati alle attività e alle conquiste dei nanetti che a noi! O forse sono gli occhi innamorati di mamma (anche papà non scherza..) a sentire parlare dei e vedere i bimbi ovunque..
Ad ogni modo Ste ed io abbiamo trovato il tempo per rivedere un po’ di amici e un po’ di luoghi familiari dove non vediamo l’ora di portare i bimbi quando saranno più grandicelli.

Anche il nostro modo di andare in ferie è cambiato parecchio; non intendo solo la scelta della località: inevitabile, anche considerando che non sono tanti quelli che possono venire a trovarci durante l’anno.
Mi riferisco a quello che cerchi in una vacanza e a quello che ne ottieni.
Fino a quando abbiamo comprato casa un paio di anni fa, la vacanza era per me un’avventura: decidevamo insieme il posto, Ste si occupava dei trasporti e del viaggio e poi andavamo insieme alla scoperta dei luoghi, delle persone, del cibo locale.
Da un paio d’anni per me la vacanza è ricerca di relax innanzitutto; non sono il tipo da stare a non far nulla, però la componente riposo è diventata la base della vacanza alla quale aggiungo qualcosa di bello da fare, magari una gita o leggere un libro, o incontrare un po’ di amici e passare qualche ora in allegria. Non riposo mai quanto vorrei, ma mi sento sempre ricaricata.
Sono certa che le ferie cambieranno ancora, parecchio, in futuro: assecondando l’autonomia dei bimbi scopriremo anche nuovi luoghi insieme, tutti e quattro, finché arriverà il giorno in cui sia Mila che Lorenzo declineranno (se saremo fortunati..) le vacanze insieme a mamma e papà.

All’arrivo all’aeroporto di Amsterdam, abbiamo atteso che scendessero tutti i passeggeri e poi ci siamo infilati nel finger dove generalmente ti fanno trovare il passeggino; del nostro mancava un seggiolino, quello di Lorenzo. Siamo arrivati all’interno dell’aeroporto e, non trovandolo nemmeno lì, abbiamo chiesto alle gentili assistenti di volo dove potessimo recuperare il seggiolino. Loro stavano attendendo il comandante e l’hanno informato della situazione immediatamente; il comandante ci ha chiesto di attenderlo ed è ritornato verso l’aeromobile. È tornato pochi minuti più tardi con il seggiolino in mano e un’aria rassicurante.
Così il rientro a casa è stato quasi divertente! Certo, se non avessimo scelto la compagnia aerea di bandiera olandese credo che non avremmo avuto nulla di cui ridere!

|Aria|

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