Welcome tuin!

[Benarrivato in giardino]

Per chi non conosce l’olandese, non suona molto bene né divertente; con una piccola spiegazione, però.. Una tipica frase è benarrivato a casa, che in olandese si scrive welcome thuis. Thuis suona molto simile a tuin, nonostante i significati siano, appunto, diversi: casa e giardino.
Dopo questa premessa, è forse più comprensibile la frase con cui ho accolto Ste (Welcome tuin!) al suo rientro a casa, il giorno in cui hanno iniziato i lavori.

Già, i lavori sono finalmente iniziati.
Sembra passato un secolo da quando Ste ventilava la possibilità che non avremmo avuto il bagno completato prima della nostra entrata in casa. In effetti sono passati diversi mesi da quel momento e alcuni anche da quando abitiamo nella nuova dimora.
Ci è voluto tanto impegno da parte nostra per trovare a chi affidarci e anche per comprare e far arrivare a casa tutte le cose che servivano. Ora il grande momento è arrivato.
A parte qualche incomprensione dell’inizio, ogni mattina un paio di operai vengono accolti dal papiño, che, investitosi del ruolo di controllore, verifica che i due lavorino durante il giorno e anche come si occupino delle varie attività.
Sembra che lavorino seriamente, diverse ore al giorno, anche il sabato in caso di necessità, nella completa mancanza delle misure di sicurezza, però: non indossano occhiali, né cuffie, nonostante alcuni lavori richiederebbero entrambi.

Al mio rientro a casa il primo giorno, sono rimasta senza parole: la stanza adiacente alla cucina (bijkeuken con velleità di diventare una bella stanza da bagno) era stata demolita  internamente; rimanevano ancora i muri, il soffitto ed il pavimento, ma tutti i rivestimenti erano stati tolti. La mattina l’avevo lasciata con poche cose al suo interno, pareti in cartongesso e pavimento con piastrelle; la sera ho trovato una stanza vuota, con le mattonelle alle pareti e il cemento per terra. Non erano dei rivestimenti nuovi messi dagli operai, ma quello che già c’era al di sotto.
Da quella stanza (in questo momento non si può ancora chiamare diversamente) esce costantemente quella polvere impalpabile dei resti di muratura, che si appoggia dappertutto e che sporca ovunque: l’intero piano, ma anche quello superiore e le scale.
Questa situazione stressa tutti tranne Hansje, il quale si diverte a scoprire nuovi luoghi, o a inseguire chissà cosa sul pavimento (polveroso).
Ecco perché mi è sembrato che stessimo in giardino: uno non tenuto benissimo e piuttosto sporco.

Dopo qualche giorno, un altro problema è sorto: come lavare la biancheria, dato che la lavatrice era stata temporaneamente spostata nel casotto esterno in legno.
Ho posto il problema ai miei due uomini, proponendo come unica soluzione la lavanderia automatica vicino alla stazione, con conseguente trasporto del consistente bucato (ancora più pesante da bagnato) in bicicletta.
Fortunatamente loro hanno trovato una soluzione migliore ed economica: rimettere momentaneamente la lavatrice nella futura stanza da bagno e fare il bucato ‘come sempre’.

|Aria|

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