consoli inconsolabili

La crisi colpisce un po’ tutti.

Sono stato in Italia la scorsa settimana e ho sentito come al solito moltissime lamentele sul brutto andazzo dell’economia nazionale e locale, ed ho avuto anche molte conferme della crisi che sta mangiandosi tutto, facendo scomparire negozi grandi e soprattutto piccoli per dar vita a un rigoglioso sbocciare di compro oro e di bar costruiti attorno alle slot machines.

Non sono di sicuro una novità, ma forse ora si notano di più perché sono meno le altre attività aperte, oppure sono io ad avere il dente avvelenato al punto da notarli di più, perché ho sempre considerato queste due tipologie di attività come tra le peggiori legalmente disponibili sul mercato. Vedo i “compro oro” come luoghi dove in pochi minuti si possono svendere i ricordi di una vita, o magari di una vita passata, oltre al fatto che sono potenzialmente dei ricettatori, ignari o consapevoli. Credo che le slot machines siano invece il modo peggiore per perdere i risparmi di una vita (anche qui, talvolta, pure quelli di generazioni passate): una sfida che va contro sia al fato ma, ancor peggio, alle probabilità di vincita, che sono ovviamente ridotte per permettere ai gestori delle “mangia soldi” di guadagnare.

Durante questa vacanza ho trovato anche una novità: i monfalconesi possono ora affogare i dispiaceri e sperperare gli ultimi quattrini nei panini immortali di McDonald’s senza muoversi troppo da casa. Avessero chiesto a me, avrei detto che nessuno a Monfalcone sentiva particolarmente bisogno di un altro punto vendita con la “M” gialla, potendo (volendo) andare già Gorizia e a Trieste. E perché, con la stessa cifra, da noi si può mangiare un panino più buono, più grande e più salutare, magari con delle patatine dal gusto patatina, cosa che invece non avviene nei fast food. E invece il “ristorante”, aperto pochi mesi fa, continua a registrare notevoli incassi e non manca mai qualcuno in coda al drive o che consuma un Mc menù di notte nei weekend, quando le serrande non vengono chiuse nemmeno all’alba. Misteri della globalizzazione, nostalgia dei baracchini che di notte riempivano i nostri stomaci a metà del prezzo e al doppio del gusto.

Sia ben chiaro che di slot machines, compro oro e McDonald’s, l’Olanda non è assolutamente sprovvista, forse il fatto è che qui sono meno i negozi che chiudono i battenti permettendo alle attività sopra citate di mimetizzarsi meglio. I McDonald’s invece funzionano ancor di più da queste parti e credo che non manchino in nessuna città olandese media o grande. Non giustifico la presenza della multinazionale dell’hamburger nemmeno qui, ma a discolpa dei biondi spilungoni si può dire che tutto il loro cibo non è degno di nota, quindi è ben più difficile trovare qualcosa di sfizioso in giro, mentre in Italia ad ogni angolo si può trovare qualcosa di buono da mangiare.

Non ero partito scrivendo di crisi? Lo facevo dopo aver letto la notizia ufficiale della chiusura del consolato italiano ad Amsterdam, prevista per il primo luglio 2014. La notizia mi ha lasciato un po’ basito, non solo perché sono iscritto AIRE presso il Consolato e mi era assai comodo svolgere le rarissime pratiche a poche fermate di tram dalla stazione di Amsterdam, ma anche perché da quando ho messo piede in Olanda ho sempre considerato quel Consolato come angolo di Italia più vicino. A ben pensare, in territorio olandese non ha molto senso la coesistenza di ambasciate e consolati, poiché concentrati rispettivamente a L’Aja e Amsterdam, città che si trovano a una quarantina di minuti l’una dall’altra, in un Paese che si percorre in tre ore da parte a parte.
Ma, nonostante le scene fin troppo italiane viste all’interno, mi ci sono un po’ affezionato. Sarà per l’iscrizione all’AIRE, sarà perché ci sono stato con amici per un’urgenza – perdita della carta di identità il giorno prima della partenza, questione velocemente risolta e di cui non posso lamentarmi – o perché lì ho fatto il primo passaporto della mia vita, che mi ha poi accompagnato sia in Tunisia che a Cuba. O forse semplicemente non pensavo potessero farlo. Pensavo venisse prima un Consolato di una flotta di aerei da guerra, in tempi di ristrettezze economiche, per capirci.
Ma un paio di giorni fa ho letto sui giornali che anche l’Olanda ha in programma il taglio di qualche Consolato e, addirittura, di qualche Ambasciata. Il parere di economisti e di semplici persone di buon senso è contrario a questa decisione, perché peggiorerebbe i rapporti, anche e soprattutto commerciali, con i Paesi nei quali uffici consolari e ambasciate si trovano. Vedremo chi la vincerà, al momento non ci sono date certe. Per ora vi posso dire solo che il Console olandese ha lasciato da poco il suo ufficio di Milano per andare in pensione, ma con la bicicletta.

Segue la prima pagina del 2 agosto del Volkskrant, quotidiano che raggiunge circa due milioni di olandesi con le versioni cartacea e online.
Conoscete il pregiudicato in copertina?
Per non spendere alcuna parola sulla questione, vi lascio con un articolo sui babbuini traumatizzati di uno zoo olandese.

berlu2agosto

|Ste|

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