dall’Italia all’Olanda… in 29 ore

La scorsa settimana, sono stato in Italia per qualche giorno. Una visita ad amici e parenti, ma anche alle montagne, che ho avuto per una vita a portata di occhio e di automobile, ma che sono scomparse dalla mia vista da quando vivo in Olanda. Così ci siamo organizzati per una vacanza sulla neve, 8 amici su un Fiat Ducato Panorama. Il furgone era il più giovane della compagnia, ma non di molto. Due giorni tra risate e dolori lancinanti, poiché abbiamo scelto come meta Vipiteno e precisamente la pista per slittino di 10km, in mezzo al bosco. Una bellissima gita, nonostante le 12 ore di viaggio su 39 ore totali, un terzo del tempo passato tra autostrada e strade di montagna. Un viaggio quasi perfetto per il furgone ventenne, non fosse per un sospetto esaurimento del carburante durante il viaggio di ritorno, che ha fatto spegnere il mezzo a 3 metri dalla pompa di benzina dell’autogrill. Abbiamo spinto il pulmino assieme al benzinaio e, dopo aver aggiunto una ventina di litri di gasolio nel serbatoio, siamo ripartiti di slancio, oramai a meno di un’ora da casa.

Solo il giorno dopo ho capito che quello era solo un avvertimento.

Il volo di ritorno in Olanda è la mattina dopo, il 25 febbraio. È il KLM delle 12.35, Venezia Marco Polo – Amsterdam Schiphol. Un’ora abbondante di autostrada assieme a mia madre che si offre sempre di accompagnarmi, un’ora e mezza in aeroporto, un’altra ora e mezza di volo e sono ad Amsterdam, dove un treno mi porta ad Haarlem in mezz’ora. Quattro ore e mezza, a volte cinque ore separano la mia vita italiana da quella olandese.
Anche stavolta non ci mettiamo che un’ora per arrivare all’aeroporto. Anche stavolta prendo la seconda colazione della giornata con mia madre, la saluto e mi dirigo al controllo sicurezza. Prima di mezzogiorno i primi passeggeri sono sull’aereo e dopo una decina di minuti il velivolo comincia a muoversi lentamente per guadagnare posto sulla pista e decollare. Il comandante ci comunica che partiremo con qualche minuto di ritardo a causa dello sciopero dei controllori di volo tedeschi, ma la partenza avviene poco più tardi. Il veicolo azzurro e bianco si stacca da terra e dopo una decina di secondi inizia a virare guadagnando quota. Ho già gli occhi chiusi e sono pronto per schiacciare un pisolino lungo 1500km, ma dopo una decina di minuti socchiudo una palpebra e noto che le nuvole sono ancora sopra di noi. Sebbene sia riuscito a liberarmi della paura di volare da qualche anno, la situazione mi fa aprire anche l’altro occhio, permettendo di togliermi ogni dubbio: invece di nuvole e montagne, sotto di noi c’è il mare e, più in là, Venezia. Nei minuti successivi tutti si guardano attorno e attendono di saperne di più. Dopo altri cinque minuti il comandante si fa coraggio e comunica, prima in inglese e poi in olandese, la situazione: “siamo ancora sopra Venezia, abbiamo un problema con il carrello (anteriore, si è saputo poi) che non ne vuol sapere di rientrare. L’aereo è convinto che siamo ancora a terra e ne impedisce la chiusura”. Aggiunge “ora faremo un atterraggio nOOrmale a Venezia, si tratta di un nOOrmale atterraggio per verificare il malfunzionamento. Con il carrello abbassato, per motivi di aerodinamica, non avremmo carburante sufficiente per arrivare ad Amsterdam”. L’aggettivo “normale”, scandito e ripetuto, fa venire in mente a molti passeggeri ben altri tipi di atterraggi. L’atmosfera nell’aereo non è delle migliori, ma le hostess lasciano intravedere anche i denti del giudizio, per quanto sorridono. Il segnale delle cinture di sicurezza non si è mai spento dall’inizio del volo, ma lo stesso qualcuno, piuttosto serio in volto, chiede di recarsi alla toilette mentre aspettiamo il permesso di atterrare.
Dai finestrini rivedo quindi la scena di 4 giorni prima, sono seduto sul lato destro dell’aereo e posso vedere la meravigliosa Venezia comparire e diventare sempre più grande, fino a quando è possibile distinguere il campanile di San Marco. A questo punto si è già piuttosto bassi rispetto al suolo, Venezia lascia il posto alla laguna paludosa e infine compare sotto di noi la pista. Tutti trattengono il fiato quando l’aereo sta per toccare terra, ma sembra in tutto e per tutto un atterraggio come un altro e l’aereo frena vigorosamente per poi tornare all’hangar. Tutto come al solito, non fosse per la quindicina di mezzi dei vigili del fuoco accorsi sulla pista per cercare di spegnerci, qualora avessimo dovuto inavvertitamente trasformarci in una palla di fuoco al contatto con l’asfalto. Rimangono per fortuna “a idranti asciutti” e noi passeggeri si ritorna nuovamente in aeroporto. Stesso gate, un’ora più tardi.

Tentano di distrarci offrendoci voucher per consumare del cibo e dell’acqua, ma funziona per pochi minuti, perché i passeggeri tornano presto all’attacco, stavolta a pancia piena. Il display si aggiorna ogni mezz’ora, posticipando ogni volta la partenza di 30 minuti. Ci promettono che alle 16 sapremo qualcosa e così succede: compare il capitano, che ci dà la spiacevole notizia: volo cancellato, bisogna recuperare i bagagli e ripartire dal “via”.

Il mio bagaglio è uno degli ultimi ad uscire dalla pancia dell’aeroporto e ho un’ottantina di persone davanti a me quando mi metto in fila al banco di KLM & Air France per riemettere il biglietto, che verrà sostituito dalla compagnia aerea con il primo volo libero in quel momento per la destinazione originale. Due ore in fila, qualcuno perde la pazienza, quello che sembra uno stilista veneto di nuova generazione impreca in veneziano stretto contro una signora americana, dietro di me una ragazza piange perché non può raggiungere la figlia di 9 mesi a casa, i più si lamentano soprattutto per la lunga attesa in coda per conoscere il proprio destino. Alle 18.30 circa arriva il mio turno e non è rimasta molta scelta: non ci sono voli disponibili per quel giorno, il primo utile è la mattina successiva, non diretto ma con scalo al Charles de Gaulle, aeroporto di Parigi. Dopo avermi lasciato sbraitare un po’, ascoltando paragoni imbarazzanti con Ryan Air, la hostess mi consegna la mazzetta con le scuse di KLM assieme a uno sconto di 50€ sull’acquisto del prossimo volo e 2000 miglia gratis, oltre ad invitarmi un’ora dopo per avere informazioni sull’albergo. Conosco l’aeroporto a memoria e mi sento finalmente libero, quando alle 20 vengo caricato su una corriera e portato in un hotel a Mogliano Veneto.
Stanze molto nuove e funzionali, cena semplice ma buona, niente da dire. Ma ancora ben distante da casa.

Alle 4.20 del giorno dopo suona la sveglia telefonica, suona anche alle 4.30, ma sono già in doccia per riuscire a svegliarmi. Scendo le scale e alla reception mi viene consegnata una colazione al sacco che consumerò per strada e in aeroporto. Check in in anticipo e imbarco sul volo Venezia – Parigi CDG in perfetto orario, partenza del volo prevista alle 7 e arrivo ad Amsterdam prima delle 11, con coincidenza di 45′, nello stesso terminal. Facile, facile.

L’aereo stavolta ha livrea e personale a bordo di Air France, ma anche coi francesi c’è motivo di ritardo nella partenza e non ci spostiamo sulla pista prima delle 7.30. Una volta tolti i freni e in direzione della pista, il capitano decide che “fa freddo lassù” e chiama due autobotti a spalmarci liquido antigelo sulle ali. Lo spiega pure ai passeggeri, ma l’inglese parlato dai francesi è incomprensibile ai più, e il nostro capitano non fa eccezione.
Di conseguenza, arrivo a Parigi con 45′ di ritardo e perdo la coincidenza col volo per Amsterdam, facendo stavolta una fila cortissima allo sportello. Perché non siamo in molti ad aver avuto tutta quella sfiga, sono sicuro che alcuni passeggeri del Venezia – Parigi ce l’abbiano fatta a prendere la coincidenza, probabilmente perché seduti tra i primi posti e non in fila 18 come me e pochi altri.
Arrivato ad Amsterdam attorno alle 14, ho trovato i treni in perfetto orario, almeno loro non mi hanno tradito.

Insomma, quasi 30 ore per riuscire a tornare a casa, con gli acciacchi post slittino ancora da recuperare.

|Ste|

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