Le mie prime elezioni

L’ultima volta che votai per le elezioni politiche fu in Italia nel 2008.
Ricordo che, con Ste e con il papiño, seguimmo tutti i momenti precedenti e immediatamente successivi ai giorni delle elezioni, prima auspicando un cambiamento e poi chiedendoci per quale motivo la maggioranza avesse scelto di rimanere nel fango.
Per me fu una delusione; mi aspettavo e pensavo necessaria una svolta per un Paese sulla via dello sfacelo, che non avvenne. Evidentemente eravamo in pochi ad avere questa aspettativa, o meno di quelli che ritenevano l’Italia ancora il Belpaese.
Il mio attaccamento al principio di democrazia mi costringeva a rispettare l’esito delle elezioni, e la conseguente tendenza ad andare sempre più in basso, in quanto voluto dalla maggior parte dei cittadini italiani. Ero abbastanza convinta, però, che quella scelta collettiva fosse non solo sbagliata, ma addirittura deleteria.
Questo è stato uno dei principali motivi per cui ho deciso di lasciare il mio Paese.

A seguito della crisi di governo del dicembre scorso e delle conseguenti dimissioni dello stesso, il 24 e 25 febbraio gli italiani dovranno nuovamente votare per la Camera ed il Senato.
Sembra che dicembre sia diventato un mese davvero critico per la politica italiana!
Noi che siamo italiani regolarmente iscritti all’estero dovremmo ricevere le schede elettorali entro il 10 febbraio e farle pervenire, compilate ed in forma anonima, alla sede consolare entro il 21 febbraio.
I partiti candidati sono gli stessi che saranno proposti alle elezioni in Italia, ma nel nostro caso i candidati alla carica di primo ministro appartengono alla circoscrizione estero, quindi sono altri rispetto ai candidati presenti in Italia.
Ho scaricato le liste di candidati dal sito del Consolato e purtroppo ci sono solo un paio di partiti ‘nuovi’; i soliti noti la fanno ancora da padrone.

Anche questa volta come 5 anni fa spero che venga votato un cambiamento, ma sono più realistica e mi rendo conto che come al solito – all’italiana – la scelta non è tra i migliori, ma tra i ‘meno peggio’.
Da espatriata posso assicurare che dal dicembre del 2011 veniamo presi in giro di meno all’estero di quanto non fosse prima, appariamo in crisi – come siamo, con molti altri Paesi – ma sobri e gli Olandesi stimano ancora la nostra cultura e rispolverano i bei ricordi di esperienze e vacanze italiane.
Quello che spero davvero è che tutti gli aventi diritto al voto compiano il loro diritto – e dovere – e che scelgano in libertà un futuro dignitoso per l’Italia.

|Aria|

pubblicità Ceres, meritava una citazione qui.

…non come le altre volte.

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Cara Ari; anche a me piacerebbe un cambiamento, anche se temo che non ci sarà: pare che al popolo italiano non piaccia cambiare; soprattutto se si tratta di seguire una politica di rigore senza sconti. Temo che il desiderio di molti sia di avere un “protettore” alle leve del potere che pensa a noi. L’uomo della Provvidenza; non importa se si tratta di un dittatore, di un pagliaccio o di un comico. L’importante è che non ci rompa le scatole con le regole. Purtroppo questo atteggiamento favorisce soprattutto la gente disonesta e/o prepotente.

    Mi auguro che, per una volta almeno, i cittadini onesti si facciano sentire con il loro voto. Il ventaglio dei candidati non è confortante: i “meno peggio”, come dici tu, hanno l’obiettivo di portare vantaggi al loro partito. I peggiori (e sono la maggioranza) puntano al potere personale in generale, ed ai benefici economici in particolare. Nessuno – temo – ha come primo obiettivo i vantaggi per i cittadini.
    Io ci sono caduto una volta, nelle elezioni politiche, sulla scelta per il “meno peggio”, ma devo dire che è stato difficile trovare una qualche differenza rispetto ai “peggio”. Che hanno vinto comunque. Hai già votato, quindi posso esprimere liberamente il mio parere: campione dei “meno peggio” è Bersani; spera probabilmente di ripetere l’esperianza del Governo Prodi (lui era ministro). Cerca di presentarsi come onesto, ed aperto a tutti e nessuno: immobile come un gatto.

    Tu dici che sei rimasta male nel 2008 per il mancato cambiamento; figurati io! Ho cominciato a votare quasi mezzo secolo fa, per le regionali del 10 maggio 1964. Le prima politiche sono state il 19 maggio 1968 (Quinta Legislatura); avendo compiuto i 21 anni ho votato anche per il Senato. in tutto ho votato dodici volte per le politiche, ed il mio voto non ha mai beneficiato un vincitore [probabilmente è questo che mi dà ancora un minimo di speranza di cambiamento].Dalle mie prime politiche ci sono stati 40 (quaranta!) governi; in gran parte sempre con gli stessi. Solo il 20% (otto) dei Presidenti del Consiglio ha presieduto un solo governo; gli altri almeno due. Alla faccia del cambiamento! Cambiamento sì (= 40 governi), ma gattopardesco più che mai (= sempre gli stessi). E parlo solo di Presidenti del Consiglio; quanto a coalizioni dei partiti di governo, l’immobilismo è stato ancora più sconfortante.

    Comunque, un po’ di spigolature per allegerire il clima pesante: voi avete conosciuto solo Berlusconi come presidente inamovibile, ma sul podio della storia italiana dei Presidenti è solo al sesto posto, con i suoi miseri quattro mandati; superato da Moro e Rumor (cinque mandati l’uno), e surclassato da Fanfani (più piccolo, ma con sei mandati), ed il fuoriclasse Andreotti (non imbellettato come lui, ma vanta sette mandati e battute migliori). Outsider Alcide de Gasperi (otto mandati, ma il primo con il governo provvisorio: cioè dal 25 luglio 1943 al 23 maggio 1948).


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