Cuba, che passione!

Quelli che ci conoscono sono stati i secondi (dopo noi) a stupirsi della durata delle nostre ferie: è difficile ricordare quando non abbiamo lavorato per 2 settimane di fila, forse questa è stata la prima volta. Di certo, un’esperienza da consigliare a chi può permetterselo!
Ci siamo fatti un po’ ingolosire da tutto questo tempo a disposizione ed abbiamo deciso di soddisfare un paio di desideri: il mio di andare a Cuba e quello di Ste di festeggiare il compleanno con parenti ed amici. Sarebbe stato un po’ complicato, faticoso e decisamente costoso riunire amici e parenti a Cuba, quindi abbiamo deciso di andare noi in visita ‘a casa’.
Sono necessarie due parole sul viaggio di andata a Cuba. Per entrambi era il primo volo superiore alle 3 ore e mezza e quello è durato più di 10 ore e mezza. Grazie al fuso orario ed essendo partiti la mattina, siamo arrivati a Cuba nel pomeriggio, convinti che quell’esperienza non si dovesse ripetere se non per tornare in Europa.

Dall’Olanda Ste aveva già preso i contatti necessari a Cuba per il pernottamento: grazie a Francesco ed al suo sito (casasdecuba.net), aveva già organizzato le notti di arrivo e partenza presso una casa particular, ovvero una casa privata in cui c’è una stanza (con almeno 3 posti letto ed un bagno a disposizione), che può essere affittata ai turisti; in genere viene offerta anche la colazione.
Nonostante la nostra settimana nell’isola, siamo rimasti all’Avana per pochi giorni. Utilizzando la linea di corriere statale (Viazùl), ci siamo spostati a nord-ovest, a Viñales e poi a Las Terrazas, sulla via di ritorno all’Avana.
Abbiamo visitato il Parque Nacionàl de Viñales a cavallo fino a raggiungere una fattoria in cui il contadino ci ha mostrato come si fanno i sigari artigianali.
Ci siamo anche inoltrati nella Cueva de Santo Tomàs, la più grande dell’isola (46 km disposti su diversi livelli) e la seconda del Latino America. Per raggiungerla abbiamo attraversato una specie di foresta con una guida che si fermava ogni tanto per farci prendere fiato ed approfittava dell’occasione per mostrarci alcune piante.
Cuba è floristicamente molto ricca: cresce davvero di tutto, dal caffé ai platanos (banane), dall’ananas alla pianta da cui si estrae la digitalina, dal tabacco al riso. Dove non c’è asfaltazione (e fortunatamente non ce n’è tanta), la natura è libera di crescere ed è straordinariamente florida.
Abbiamo vissuto quanto possibile a contatto con la gente, con le meravigliose automobili (moltissime americane degli anni ’50, aggiustate e rimesse a posto dal proprietario) dai colori più sgargianti e dagli scarichi persistenti; abbiamo assaggiato quasi tutti i cibi locali mai provati prima.

La consuetudine alla doppia moneta (il peso cubano e quello convertibile, CUC, pari a 25 volte il primo e sempre uguale ad 1 dollaro americano) ci ha lasciati perplessi: sembra che tutti, sia quelli che guadagnano in peso cubani sia quelli che usano i CUC – capaci di guadagnare in una notte di ospitalità quasi quanto uno stipendio medio cubano -, siano felici e  allegri. La povertà è tangibile, però quel poco che ho visto mi ha dato l’impressione di un popolo dignitoso, che rispetta la natura e piuttosto colto. I cubani con cui abbiamo parlato, si esprimevano generalmente in spagnolo, ma abbiamo trovato qualcuno che parlava anche un discreto italiano – per pura curiosità personale -. Ci hanno raccontato che l’istruzione è una questione seria e che coloro che si fermano alla scuola superiore non sono considerati molto nel mondo del lavoro come quelli che proseguono fino all’università.

La gente è molto socievole e disponibile e colpisce davvero che siano così allegri. Certo, il clima particolarmente mite (anche se sempre umido), la salsa e la musica in genere ad ogni angolo di strada, aiutano a mantenere il buonumore, ma penso che ci sia una consapevolezza più profonda alla base dell’allegria dei cubani: accontentarsi di quello che si ha e godersi la vita.

Abbiamo lasciato L’Avana con il sole e almeno 22°C e abbiamo vissuto un’esperienza che probabilmente non ripeteremo mai più: viaggiare il volo del ritorno nella cabina business, dove i sedili sono mooolto larghi e le coccole del personale si sprecano. Per non parlare delle tantissime funzioni del sedile e di tutto il cibo che ci è stato servito.. forse anche troppo, che ci ha impedito di dormire!
Dopo questa esperienza, abbiamo rivisto le nostre posizioni: in questo modo potremmo viaggiare altri voli intercontinentali!

Un agradecimiento especial a Elisabeth, Mileidi, Marta y su esposo por el bienvenido y el afecto. Un querido saludo.

Dopo un paio di giorni in cui abbiamo più che altro dormito, siamo ripartiti alla volta dell’Italia. Lì siamo stati trattati come re e regina, siamo stati molto bene, abbiamo incontrato quante più persone possibili ed abbiamo mangiato tutte le leccornie locali.
Una vera vacanza!
Un ringraziamento speciale anche a tutti quelli che ci hanno coccolato e viziato, a partire dalla cara Manu, nella breve visita locale.

|Aria|

coltivazione del tabacco, Viñales

coltivazione del tabacco, Viñales

vista sulla valle, Viñales

vista sulla valle, Viñales

piscina naturale, Las Terrazas

piscina naturale, Las Terrazas

Platanos fritti

Platanos fritti

L'Avana

L’Avana

Malecòn, L'Avana

Malecòn, L’Avana

mercato, Viñales

mercato, Viñales

patio, L'Avana

patio, L’Avana

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2 Risposte so far »

  1. 1

    ababa abababa said,

    aria, sei troppo brava!

  2. 2

    babboferro said,

    Io sono stato a Cuba all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso. Dal 1989 erano finiti gli aiuti sovietici, e l’economia dell’isola era proprio messa male. Gli effetti dei circa trent’anni di “condizionamento tecnico – economico” sovietico e di “embargo” USA erano una pesante eredità.

    Superata la fase sperimentale, da poco tutti i citadini cubani avevano il permesso di utilizzare i CUC (ed i Dollari USA, di conseguenza), ma – in pratica – ne beneficiava solo chi aveva a che fare con i turisti: tutti i lavoratori ed i pensionati venivano pagati in pesos (non convertibili). Quasi tutta la ricchezza agricola della fertile isola proveniva da una monocoltura di canna da zucchero; fino a poco prima esportata – per lo più – solo in Unione Sovietica, in cambio di denaro ed aiuti vari.

    Probabilmente la situazione era più difficile di quella che descrive Aria, ma certo la gente con la quale parlavo era molto ottimista riguardo al futuro, anche allora; sia i sostenitori di Fidel (in genere i più anziani), che i giovani fiduciosi in uno svecchiamento della politica cubana.

    Anch’io mi stupivo come un medico cubano, con uno stipendio di circa 15/18 dollari al mese (per giunta in pesos), potesse accettare che un suo collega (o un cubano qualunque) affittasse ai turisti una stanza per 25/30 dollari al giorno. Quei soldi restavano a Cuba, certo. Però!

    Forse la storia dell’isola può aiutarci a capire. Dal 1492 (quando la scoprì Colombo) fino al 1898 i cubani subirono il giogo spagnolo: morirono circa 100,000 indigeni, vittime dello schiavismo. Molti di loro furono sostituiti nel tempo da schiavi deportati dall’Africa occidentale.

    Nel 1898 gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Spagna, perchè una loro nave da guerra era esplosa (non si sa perchè) nel porto dell’ Avana. Il teatro di guerra fu soltanto l’area caraibica e gli Stati Uniti vinsero in quattro mesi; come bottino ottennero Cuba, Guam, Porto Rico e le Filippine (inserite nel pacchetto con un versamento in dollari).

    Così Cuba (ed i cubani) cambiarono padrone. Naturalmente gli statunitensi – reduci dalla Guerra di Secessione – non potevano accettare di avere un protettorato con leggi schiaviste; così promisero la fine dell’occupazione armata, se l’isola si fosse data una libera costituzione. Sempre grande esempio di Democrazia, questi americani!

    In effetti la Costituzione Cubana fu promulgata da un’ Assemblea Costituente nel 1901, ma il senatore Platt (del Connecticut) non la trovò del tutto soddisfacente e fece inserire un “democratico” emendamento, che chiedeva il mantenimento delle leggi di occupazione militare (USA) e la possibilità di intervenire per l’esercito (USA), nel caso in cui queste leggi non fossero rispettate. Perfetto!

    [Per la cronaca – in forza dell’ “emendamento Platt” – le truppe USA intervennero a Cuba nel 1906, nel 1912 e nel 1917. L’intervento del 1961 (c.d. “Baia dei porci”) non fu originato da questo emendamento].

    Comunque, al di là di queste estemporanee e democratiche invasioni, il popolo di Cuba viveva in mezzo a molte difficoltà; sempre le stesse: economiche e/o legate ai diritti civili, come sempre capita nel mondo.

    Dal 1898 al 1958 il predominio USA sull’isola produsse solo guai (anche se, probabilmente, meno stragi etniche del dominio spagnolo). Cuba era saccheggiata in tutto, dalle coltivazioni alle persone: una ricca isola caraibica in vendita al miglior offerente. E con corruzione e mafia che dirigevano ogni cosa.

    La Rivoluzione Popolare, arrivata dopo più di quattrocento anni, non poteva che galvanizzare tutti i cubani per generazioni. Sarà piena di difetti, sono il primo a dirlo; e c’è molto da fare ancora.

    Ma porta avanti un’altra prospettiva di progresso per ogni popolo.

    P.S.: C’è un’altra particolarità importante della rivoluzione cubana: poco dopo lo sbarco a Cuba degli 82 rivoluzionari provenienti dal Messico, circa la metà fu catturata e/o uccisa nel massacro di Alegria del Pio. Quindi il regime di Batista non fu abbattuto da uno sparuto gruppo di rivoluzionari, ma dall’ intero popolo di Cuba. Un orgoglio che i cubani provano ancora.


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