Tanto va la banda al largo

La mia generazione è quella che ha conosciuto durante l’infanzia i primi videogiochi ad uso domestico (vedi post di Ste) e quelli delle sale giochi o degli atrii d’attesa.
Alcuni compagni delle superiori erano particolarmente portati e seguirono le evoluzioni del computer attraverso internet e le sue molteplici attrattive; altri, come me, ne rimasero ‘fuori’ e continuarono a studiare dai libri e a svagarsi con i classici giochi di società.
Intorno ai 20 anni, anche grazie all’università che già muoveva i primi passi nel mondo della telematica, mi costrinsi ad apprendere le ‘tecniche’ necessarie per utilizzare il computer e a familiarizzare con la creazione e/o la gestione di account, posta, forum, bacheche e quant’altro.
Credo che quello si possa definire il momento in cui ho stabilito il primo contatto con il mondo dell’informatica.

Già qualche anno più tardi, grazie al nerd di casa, iniziai ad interessarmi alle molteplici possibilità che internet offriva: l’ascolto di musica, la visione di filmati, tutto su scala virtualmente mondiale.
La tesi che portai all’esame di laurea venne scritta interamente al computer, comprato per l’occasione dal papiño. Ovviamente il sopraccitato nerd si occupò anche dell’impaginazione e della preparazione per la stampa della mia tesi. Ricordo le lotte frequenti con Word, che spostava paragrafi interi da una pagina all’altra, e ricordo che avevo personalizzato l”assistente di Office‘: il mio era il gatto rosso Arturo, con cui parlavo spesso.
Chiari segni di temporaneo squilibrio, lo so; credo siano piuttosto frequenti in coloro che trascorrono molto tempo a scrivere al computer.
Il vero salto di qualità l’ho compiuto trasferendomi in Olanda.
In primo luogo perché ho trovato un Paese informatizzato e telematizzato molto più dell’Italia (non ho fonti da citare, ma credo che in Italia la diffusione della linea adsl tra la popolazione sia pari a circa un terzo rispetto a quella nei Paesi Bassi). Per avere un’idea delle cose che si possono fare avendo a disposizione una connessione adsl in Olanda, ecco alcuni esempi: gestire completamente il conto in banca e quello personale di OV-Chipkaart, scaricare documenti ufficiali, acquistare e ricevere a casa biglietti per musei o eventi, cene, vestiti, libri e quant’altro, prenotare un tavolo al ristorante, …
Ho letto che alcune città olandesi (Heerlen, Rotterdam, Arnhem e Leiden) hanno ultimamente reso disponibile una rete wifi libera per tutti, cittadini e visitatori. Questo per rendere le città più attraenti e fruibili da tutti; il progetto prevede che presto venga installata la connessione wifi anche ad Enschede e Breda.
In secondo luogo (e piuttosto evidente!), il mio arrivo in Olanda è praticamente coinciso con l’attività di blogger.
Sono quindi diventata un’utente e usufruitrice quotidiana della rete, come buona parte dei miei coetanei.

|Aria|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Trovo che il confronto con realtà diverse da quella che conosciamo sia sempre stimolante, e spesso anche utile. Devo dire che il quotidiano scambio di idee con Aria e Ste – anche grazie al loro blog – ha sempre questo effetto su di me, e ci tengo a dichiararlo ufficialmente. Chiedo scusa per il fuori-tema.

    Premetto che sono un autodidatta ‘ruspante’ in informatica e telecomunicazioni: il primo televisore è entrato in casa quando avevo quindici anni, quindi il mio interesse per il mondo ad esso collegato non è cresciuto su spinta consumistica. È iniziato per una necessità legata alla mia attività, come per Aria; cioè quando il maneggiare i dati relativi a molte migliaia di dosi/forma di farmaci sotto il profilo gestionale ed epidemiologico [= consumi pro capite] solo con carta, penna e calcolatrice era diventato ingestibile, sono ricorso per forza di cose ad un supporto informatico: affidando ad una macchina il noioso lavoro di routine, ho recuperato del tempo prezioso da dedicare alla mia cultura professionale. Ma non ho mai frequentato alcun corso, come tanti miei coetanei; quindi soffro di un’ignoranza di base incolmabile.

    Informandomi solo ora sulla c.d. banda larga (broadband) e su quella stretta (narrowband), qualche dubbio ho risolto, ma molti nuovi si sono affacciati. Cerco di spiegarmi: avvisatemi se dico fesserie.

    Dunque, gli oggetti che vengono ricevuti e/o inviati possono essere sia in forma analogica (= indivisa e modulabile) che in forma digitale; quest’ultima modalità comporta una preframmentazione dell’oggetto stesso in piccoli ‘pezzi’ di informazione, i cosiddetti byte(s), o “bit”. La velocità di trasmissione viene misurata in bit al secondo (bs), e può variare da migliaia (Kbs) a milioni (Mbs), ma anche miliardi di bit al secondo (Gbs) o migliaia di miliardi (Tbs). Per quanto ne so io, l’unico limite è quello tecnologico.
    Bene! Penserete voi [o almeno ho pensato io]: se è possibile determinare quanti bit vengono trasmessi nel tempo, possiamo anche stabilire quanto deve essere la ‘portata’ di una banda per definirla larga.
    Niente di più illusorio! Innanzitutto, secondo Wikipedia [http://it.wikipedia.org/wiki/Banda_larga], non esiste in Europa (e quindi nemmeno in Italia) la definizione normativa di cosa si intenda per banda larga; nei documenti della Commissione Europea il termine viene usato nel significato di ‘banda più larga di prima’ (sic!), comunque superiore ai 56 Kbs della comune connessione telefonica. Nemmeno il linguaggio tecnico è di aiuto; in quanto con il termine banda larga si identifica qualunque connessione che permetta la trasmissione di due o più tipi di dati contemporaneamente, anche se è da 56 Kbs o meno.
    I termini commerciali sono più precisi (per forza, si tratta di soldi!): per banda larga si intende una linea in grado di trasmettere almeno 1-1.5 Mbs (in Nordamerica) e 2Mbs (in Europa).

    Di sicuro c’è che la spinta consumistica chiede connessioni a banda sempre più larga, per garantire il download veloce di file(s) sempre più “pesanti”. Un film degli anni ’60 può avere dimensioni inferiori a 1Mb; con l’Alta Definizione siamo ormai intorno ai 5Gb. Solo per citare i dati dei download(s) più comuni.
    Naturalmente l’offerta è ampia, anche se non può mantenere le prestazioni teoriche che promette.
    Lo si può verificare anche da soli, connettendosi al sito http://www.speedtest.net/ : è rapido e gratuito.
    Ad esempio il PC dal quale scrivo ha una connessione nominale di 20Mbps, ma non arriva a 10Mbps in download e neanche a 1Mbps in upload! Ste mi ha spiegato che dipende dalla distanza dell’emittente.
    A questo prezzo preferisco avere prestazioni ridotte del PC, che vivere tempestato da microonde.

    Per tornare allo spirito guida del blog, cioè la curiosità verso le differenze fra Italia e Paesi Bassi, non resta che cercare di capire qualcosa dai rapporti della specifica Commissione Europea: il rapporto finale del dicembre 2009: http://ec.europa.eu/information_society/eeurope/i2010/docs/benchmarking/broadband_coverage_in_europe.pdf (file PDF di 228 pagine, 3.05Mb); preceduto nel giugno 2007 dal rapporto sulla metodologia utilizzata nell’analisi: http://ec.europa.eu/information_society/eeurope/i2010/docs/benchmarking/broadband_methodology_06_2007.pdf (file PDF di 36 pagine, 371kb).

    Non male come malloppi! Comunque mi limiterò a riassumere, del rapporto finale del 2009 (= stato dell’arte al 31.12.2008), le pagine dalla 130 alla 136 (Italia) e quelle dalla 162 alla 167 (Paesi Bassi).
    Si viene così a scoprire che – già nel 2004 – il 99% della popolazione olandese aveva disponibile la connessione a banda larga (DSL), contro l’83% della popolazione italiana; salita al 95% solo alla fine del 2008. Minore la differenza di penetrazione (= iscrizioni): alla fine del 2008, l’avevano il 18.3% degli italiani contro il 21.8% degli olandesi. In fondo, se consideriamo la diversa morfologia del territorio e della distribuzione territoriale (il 12.4% degli italiani, contro l’esiguo 2.2% degli olandesi, vive in aree rurali), non è che l’Italia faccia poi brutta figura nel confronto. Perlomeno sotto il profilo tecnologico.

    Arrivati alla terza riga delle complesse tabelle, uno come me – ad esempio – potrebbe essere tentato di andare all’ultima riga; e magari inorgoglirsi scoprendo che – come utilizzazioni di banda larga su dispositivo mobile – siamo più avanti dei Paesi Bassi (noi al 13.6% contro il loro 12.6%), ma dietro la Danimarca che è al 19.9%; però la percentuale danese vale poco più di un milione di utenti, contro i nostri 8.1 milioni. Insomma, non è il caso che questi nordici si vantino tanto: sono pochini, in fondo.

    Ma se a qualcuno come me – ad esempio – lo sguardo cadesse un paio di righe più sopra (utilizzazione di banda larga su dispositivo fisso) scoprirebbe che l’Italia è appena diciannovesima con il suo 18.9%; superata da tutti i paesi dell’europa occidentale (salvo la Grecia), e seguita solo da paesi dell’est. Ci sono ovviamente in testa Danimarca (37.3%) e Paesi Bassi (36.3%), ma c’è dietro un nutrito gruppo con paesi come Francia, Germania e Inghilterra. Ma com’è che dal 21.8% di prima i Paesi Bassi arrivano al 36.3%?

    Un motivo c’è, ma non si vede; eppure è più importante di quello che si vede: nei Paesi Bassi non si vedono antenne televisive classiche! È una cosa che colpisce. Ci sono un po’ di satellitari, ma non molte.
    La differenza finale fra la sola connessione DSL ed il totale di connessioni fisse utilizzate è data delle connessioni via cavo, delle quali quasi una su dieci è in fibra ottica. E sono utilizzate anche per la TV.
    Infatti, anche se i Paesi Bassi hanno aderito formalmente al digitale terrestre, non l’hanno mai usato.

    Forse anche perché non c’è un imprenditore olandese che abbia il monopolio delle reti televisive.


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