elezioni olandesi 2012

Anche queste elezioni se ne sono andate. Per la quinta volta in dieci anni gli Olandesi hanno detto la loro sulla politica. Speriamo sia la volta buona, dopo tanti tentativi, anche perché l’affluenza (75% nel 2012) sta lentamente scendendo assieme alla pazienza e alla fiducia degli olandesi nei politici.

Io e Aria non abbiamo potuto partecipare attivamente al voto, poiché è permesso solo ai cittadini olandesi. Come residenti, ma di nazionalità non olanndese, noi possiamo solo votare per le elezioni che riguardano il nostro Comune, Haarlem. Ho cercato però di fare il possibile comunque, insistendo personalmente con tutti gli olandesi che conosco affinché si recassero a votare. Non saprò mai se il mio sforzo ha dato esito, ma mi sono sentito in qualche modo partecipe.

Nei giorni precedenti le elezioni, si son visti manifesti elettorali un po’ ovunque, fino ad arrivare al giorno delle votazioni, durante il quale venivano addirittura distribuiti regali e fiori dai vari schieramenti.
In tutta onestà ho visto una notevole maggioranza di simboli SP (Socialistische partij – partito socialista), PvdA (Partij van de Arbeid – laburisti) e GL (groene links, sinistra verde)  in giro per le città che più frequento, Haarlem e Amsterdam, molto più rosso che azzurro. E l’esito delle votazioni ha confermato i colori delle città. Come si può vedere sull’interessante Google Politics and Elections, che mostra su mappa l’esito delle ultime votazioni politiche avvenute negli ultimi anni. Per i Paesi Bassi ci sono ben due elezioni, quindi è anche possibile confrontare i risultati.

Il confronto tra i risultati della scorsa settimana e quelli delle precedenti elezioni nazionali fa ben sperare. Sì, perché per noi, auto esiliati anche per vergogna della politica italiana, che due anni fa ci siamo trovati di fronte a un successo imbarazzante di Wilders, di cui ho parlato nel post delle elezioni 2010, sostanzialmente uno xenofobo contro l’Europa, i musulmani e tutto ciò che non è olandese, Bossi può dare un’idea, Borghezio forse sarebbe troppo anche per l’ossigenato olandese, ma non di molto.
Anche stavolta, e più della precedente, i partiti maggiori hanno fatto man bassa di preferenze, prendendo più del 50% dei voti degli olandesi: 41 seggi ai liberali del VVD, 38 ai laburisti. Il PVV di Wilders rimane al terzo posto ma passa dal 15% di preferenze al 10%, da 24 seggi a 15. I socialisti confermano i 15 seggi e gli altri seguono, con un vistoso calo dei Groene Links (da 10 a 4 seggi), che erano stati molto votati nel 2010.

Il terzo martedì di settembre si è tenuto, come ogni anno, il Prinsjesdag, giorno in cui la Regina tiene un discorso con un buffo cappello, simile a un nido, in merito a quelli che saranno gli obbiettivi principali dell’anno che verrà. Davvero anomalo quest’anno, data l’immediata vicinanza con le elezioni. È stata quindi sul vago e ha detto che tutti dovranno fare sacrifici per risanare le finanze del Paese. Bisogna che i partiti si sbrighino a risolvere i problemi più urgenti. Con fare regale, smorzato un po’ dal copricapo,  ha aggiunto che “sarebbe ragionevole aspettarsi una crescita inferiore a quella a cui si è abituati, ma viviamo in una delle nazioni più prosperose del mondo, non dobbiamo dimenticarcelo e dobbiamo unirci tutti per la ripresa!”. Segue apparizione ufficiale dell’intera famiglia olandese (tutte le donne seguono l’esempio della Regina e sfoggiano improbabili copricapi) dall’apposito balcone a Den Haag, mentre di Friso, il figlio della Regina rimasto vittima di un gravissimo incidente che lo ha trasformato in un vegetale, non si parla più da nessuna parte.

Dopo una settimana, sembra che la strada da seguire sia quella di una coalizione tra laburisti e liberali, due partiti fortemente antagonisti in campagna elettorale che si dicono però disposti a collaborare per il bene di tutti. Premier rimane il leader VVD, Mark Rutte. I propositi sono buoni, speriamo che questa strana coppia riesca veramente a fare scelte valide per il Paese. Non ci soddisfano molto questi risultati, ma la diminuzione delle preferenze per i partiti anti europei e gli stranieri, fanno pensare che ci sia ancora del sale in zucca in un buon 90% degli elettori.

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Certo, anche l’Olanda cambia nel tempo. Con molta flessibilità va detto, essendo cresciuta come Lega di Mercanti attenti al commercio.

    Quindi massimo rispetto delle regole, delle persone ( e degli interessi).

    E poi la c.d. “politica del polder”, indispensabile in un popolo soggetto alla sfida del mare e delle alluvioni: se si identifica un problema comune se ne discute, e si ascoltano tutti i pareri.

    Se ne vieni fuori del buono, tanto meglio. Se no si fa comunque.


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