Spazi olandesi

Sono passati pochi giorni dalle elezioni olandesi (di cui Ste vi parlerà in seguito) e l’assetto di governo non è ancora noto; sembra, comunque, sfumata la possibilità per i Paesi Bassi di gareggiare col vicino Belgio in quanto ad assenza di governo. Gli olandesi sono troppo pragmatici e troppo fedeli alla Regina per riorganizzarsi in Provincie e dismettere il loro rinomato senso della collettività.

Possiamo ufficialmente definire sistemata la casa: dopo aver ultimato la sistemazione degli oggetti rimanenti, il papiño si è messo a costruire utili mobili, abbelliti dalla creatività di Ste. Ho intenzione di creare una cartella illustrativa con tutte le produzioni del falegname-progettista e del creativo.. non si sa mai..
È stata davvero una piacevole sorpresa vedere come il papiño sia riuscito a reintrepretare i ristretti spazi in cui abbiamo abitato Ste ed io per un paio d’anni.
Mi colpiscono sempre gli spazi ridotti in cui generalmente abitano i possenti olandesi. Non solo le tipiche trap, con i gradini stretti e ripidissimi, nonché di notevole pendenza, ma anche le stanze sono piuttosto basse e piccole.

Nulla a che vedere con la casa dalla facciata più stretta di Amsterdam. La larghezza, di poco superiore ad un metro, aumenta un po’ proporzionalmente alla profondità della casa, che si trova al numero 7 di Singel, poco distante dalla stazione dei treni Centraal.
All’epoca della costruzione, a cavallo del Secolo d’oro, le case si pagavano in base alla larghezza della facciata; questo è il motivo per cui alcune case dell’epoca vennero costruite con la facciata più stretta (spesso di poco) rispetto alla larghezza effettiva della casa, che si sviluppava in profondità.

|Aria|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Mi fa un grande onore il riconoscimento di Ari come falegname; specialmente se la mia (modesta, diciamolo) capacità come falegname viene esaltata dalla creatività grafica e decorativa di Ste.

    Il legno mi è sempre piaciuto molto in qualsiasi forma; sia come albero che come tavola piallata: resta vivo, pur accompagnandoci a lungo. Richiede pazienza, rispetto e cura, ma ricambia con solida sicurezza.

    Il mobile più imponente che ho in casa è un tavolo da pranzo di 200 x 90 centimetri, progettato e costruito da me: è stato realizzato in un soggiorno cinque case fa, ha ricevuto l’ultima mano di vernice più di trentaquattro anni fa (25 marzo 1978), ed è ancora con noi. Nuovo.
    Per fortuna ho sempre costruito mobili smontabili, se no trasportarlo al primo piano di una casa olandese con scala a 50° sarebbe stata dura.

    In quasi trentacinque anni ha visto di tutto e di più, ma è ancora qui.


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