gita sulla diga

Durante la stessa settimana della Floriade, ci siamo concessi un’altra gita alla scoperta dei Paesi Bassi. Destinazione Afsluitdijk, l’immensa diga a nord.

Abbiamo girato un po’ il Paese in questi anni, ma molte cose mancano ancora da vedere, nonostante l’esigua estensione territoriale dei Paesi bassi.
Che era ancora più esigua prima che, tra il 1928 e il 1932, venisse creata la lunghissima Afsluitdijk, la diga lunga più 32 chilometri che lascia fuori il Waddenzee  creando l’Ijsselmeer.
Era dalla fine del XIX secolo che il signor Carl Lely si era messo in testa di voler erigere un’imponentissima opera che proteggesse gli olandesi dal mare aperto e che permettesse anche di ampliare il territorio della Nazione, dal momento che a prosciugar terre gli olandesi erano già degli specialisti affermati.
La lunga diga, alta 7,5 metri sul livello del mare, è dotata di chiuse poste su entrambi i lati est ed ovest, che permettono di mantenere costante il livello del mare interno, scaricando l’acqua in eccesso nel Waddenzee.
Il Waddenzee è quel piccolo mare che diventa Mare del Nord oltre le cinque isolette all’estremo settentrione dei Paesi Bassi. L’operazione di scarico deve essere svolta continuamente, dal momento che nuova acqua si riversa nell’Ijsselmeer dal fiume Ijssel, emissario del Reno che gli dà il nome, oltre che dai polder che vengono prosciugati. Le chiuse permettono di svuotare oltre la diga 5000 metri cubi d’acqua, l’equivalente di due piscine olimpioniche, al secondo.

Per costruire la diga sono stati necessari circa 25 milioni di metri cubi di sabbia, 13 milioni di metri cubi di blocchi di argilla, 16 milioni di tipiche mattonelle olandesi e 6000 uomini.

La diga, mastodontica opera d’ingegneria e tra le più grandi al mondo del suo genere, ha permesso inoltre di collegare le province Noord Holland e Friesland, riducendo la distanza tra nord-est e nord del Paese, grazie all’autostrada a due corsie per senso di marcia, sulla quale dall’1/3/2011 è attiva la sperimentazione del limite di velocità a 130km/h (il limite massimo di velocità sulle autostrade dei Paesi Bassi era fino allo scorso anno fermo a 120 chilometri all’ora), ed è percorsa ogni giorno da migliaia di veicoli. Neanche a dirlo, accanto alla strada ad alto scorrimento, trova posto una comodissima pista ciclabile a due corsie, con vista mare.
La diga è ancora in evoluzione: mentre il progetto di costruire una tratta ferroviaria accanto all’autostrada non è mai stato preso seriamente da NS, per costi troppo alti rispetto ai benefici economici che ne deriverebbero, è previsto nel 2013 l’inizio dei lavori per la costruzione di una nuova chiusa, al fine di poter scaricare ancor più velocemente l’acqua in eccesso oltre l’Afsluitdijk.

Quasi a metà della diga c’è un’area di sosta. Noi abbiamo portato dell’ottima pasta fredda nel comodissimo kit per picnic comperato pochi giorni prima da Aria. Ma anche per i visitatori più sprovveduti c’è un piccolo bar ristorante sul lato sud, collegato a un ampio parcheggio e corredato di torretta panoramica. Sul lato nord, raggiungibile con un passaggio pedonale che passa sopra l’autostrada, si trovano un autobus del 1958 che porta i visitatori al Kazemattenmuseum, museo sulla diga e sulla battaglia che porta il suo nome, slag van de Afsluitdijk, un tentativo di conquistare la diga fallito dai tedeschi nel 1940.
Accanto al bus, una serie di pannelli con illustrazioni e informazioni in olandese ed inglese, spiega le fasi di costruzione dell’imponente opera e dà esaustive informazioni anche su flora e fauna che sono ospitate ai due lati della diga, così vicine ma così diverse tra loro.

Nel 1953 la diga è stata messa a durissima prova da un’alluvione di grosse dimensioni proveniente da nord-ovest. In quella occasione, ingenti danni furono registrati a sud ovest dell’Olanda, in Belgio e Inghilterra, ma non nelle terre che si affacciano sull’Iijsselmeer. Un politico del tempo dichiarò “durante questa notte, la diga ci ha ripagato dei costi necessari alla sua costruzione”.

La nuova configurazione dell’Ijsselmeer, ha permesso la nascita della provincia di Flevoland, sorta dal prosciugamento dei polder.
Non solo, con il passare degli anni, lo specchio d’acqua da salato è diventato dolce, permettendo a un milione di persone di berne l’acqua, dopo la depurazione.
Questo cambiamento radicale ha avuto anche aspetti negativi, influendo pesantemente sulla vita di interi paesi che vivevano solo di pesca, come la piccola ma graziosa Enkhuizen, che abbiamo visitato sulla strada del ritorno a casa.
Nonostante l’acqua dolce, Enkhuizen ha mantenuto la sua tradizione marinara, ed è uno dei più grandi porti per diportisti dei Paesi Bassi.
Per quel poco che abbiamo visto, la cittadina di Enkhuizen ci è piaciuta molto e merita una visita approfondita, che spero di pianificare prima dell’arrivo dell’inverno, vi terremo informati.

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|Ste|

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2 Risposte so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Opere così imponenti – come la diga di Afsluitdijk – hanno da sempre generato sentimenti contrastanti nelle popolazioni investite dal cambiamento che porterà al loro ambiente [ed ai loro interessi]. Poi ci sono turisti e/o visitatori (come Aria, Ste ed io), che curiosano soltanto.

    Certamente la diga vale almeno una giornata di gita: un’autostrada che attraversa il mare, senza nient’altro attorno; oltre sei volte più lunga del mitico e contestatissimo Ponte Sullo Stretto (di Messina).

    Ma già i tempi citati da Ste mettono in evidenza le diverse realtà con le quali ci confrontiamo: il Ponte Sullo Stretto (da secoli preconizzato) fu commissionato ufficialmente più di 41 anni fa dal Governo dell’epoca (Colombo) [Legge n° 1158 del 17 dicembre 1971]; la costruzione della diga dell’Afsluitdijk inizò nel 1928, e quattro anni dopo era pronta.
    Probabilmente il Ponte Sullo Stretto non si farà più. Pare, per ora!

    La differenza si vede anche nel contesto della realizzazione: nei Paesi Bassi la diga collega due regioni molto attive e vivaci, e con efficienti collegamenti (forse anche il limite di velocità straordinario aiuta, ma ho i miei dubbi), prima molto più problematico (un lungo giro da fare).
    Nel caso del Ponte sullo Stretto, si sarebbero collegate due realtà con trasporti fatiscenti (Calabria e Sicilia) senza grande vantaggio, credo.

    Nei Paesi Bassi sopravvive “La filosofia del Polder” [= se serve davvero alla comunità, si fa]. La diga è stata fatta in quattro anni, mettendo da parte le molte perplessità che potevano sorgere.

    Certo: l’attività dei pescatori che vivevano nel mare interno è virtualmente finita; ma si è sviluppata un’attività diportistica che sembra vivace. Non ha paragone veleggiare in un mare interno che non ha le insidie dei laghi (fosse e correnti) in piena sicurezza.

  2. 2

    Auro said,

    Il Kazemattenmuseum è bellissimo (ovviamente e piace il genere!). L’ho visitato 5-6 anni fa, quando le possibilità di visita erano poche, riservate alle scolaresche. Siamo riusciti ad imbucare i nostri figli e noi 2 genitori come accompagnatori. secondo me merita proprio!
    Ciauuuu


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