Bici e canotti

Stranamente il 15 agosto non è festivo nei Paesi Bassi; nonostante esistano delle ricorrenze cattoliche che vengono celebrate (vedi articolo), l’Assunzione della Madonna in Paradiso non è considerato un giorno festivo. Per mia fortuna, però, sono riuscita ad avere il ferragosto libero dal lavoro e ne ho approfittato per risolvere una questione che si stava lentamente trascinando da un po’: l’acquisto di una bici, dato che da mesi ne avevamo 2 per 3 persone.
Dopo qualche tentennamento ho optato per la comodità e la velocità di un acquisto in negozio, così mi sono fatta accompagnare dal papiño al negozio OV-Fiets della stazione e ho accettato i suoi consigli sulla scelta della omafiets (letteralmente bici da nonna, è il modello più diffuso, con freno a pedale e senza stangone).
Abbiamo completato l’acquisto della bici comprando gli indispensabili campanello e lucchetto a catena: ora si può definire una bici pronta all’uso, grazie anche agli aggiustamenti che il papiño ha apportato.
La bici rimane comunque troppo alta per la sottoscritta (ricordo che vengo considerata bassa solamente per gli standard olandesi), quindi abbiamo deciso che la userà il papiño.

Ieri, rientrando dal lavoro, ho assistito ad una scena molto carina, che si svolgeva sulla riva del canale vicino a casa.
Due bambini intorno ai 10 anni stavano praticando la voga nel canale su un canotto gonfiabile, sotto gli occhi della madre che li guardava dalla riva. Poco prima del mio arrivo, il padre era sopraggiunto in bici e controllava con la madre i bambini, sprovvisti di salvagente.
Mi sono infilata per la via di casa con questa bella e tenera immagine negli occhi: una famigliola in riva al canale, in un bel pomeriggio inoltrato d’estate (faceva davvero un caldo estivo!), …
Pochi metri prima di arrivare alla porta di casa ho visto passare una bici con un uomo e una donna seduta dietro sul portapacchi: erano i due genitori che, evidentemente, avevano finito il turno di sorveglianza dei piccoli!

|Aria|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Nell’emisfero settentrionale sono abbastanza diffuse le feste estive di varia tradizione. La lunghezza delle giornate – spesso molto calde – rende più pesante lavorare ed invita a godere il fresco delle serate.

    Nel mese di agosto le campagne “riposano” per il loro ciclo biologico, ed i contadini ne hanno da sempre seguito l’esempio, festeggiando la fine del raccolto. In molte tradizioni contadine partecipano alla festa anche le bestie di casa; le più sfortunate vengono cotte alla griglia e mangiate, ma ad altre va meglio.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Palio_di_Siena

    Trattandosi di feste molto popolari, sono spesso state utilizzate per conquistare il consenso del popolo. Appunto. Nel territorio italiano abbiamo addirittura tre casi storicamente documentati; nell’ ordine: il fondatore dell’Impero Romano Ottaviano Augusto, la Chiesa Cattolica e Benito Mussolini.

    Ottaviano concentrò con un editto imperiale alcune feste estive tradizionali del periodo estivo nella data unica del 15 agosto, battezzando la nuova superfesta con il suo nome. E [già che c’era] pure il mese.

    Con circa cinque secoli ritardo di ritardo si diede da fare anche la Chiesa di Roma, santificando una tradizione consolidata: stabilì nel 15 agosto la data della salita in cielo della madre di Gesù Cristo [detta Assunzione, in quanto Maria salì in Cielo non solo con l’anima (come altri Beati), ma anche con il corpo].
    I dubbi avanzati nei secoli da numerosi studiosi di storia della religione su questo straordinario ed unico evento, devono essere stati un assillo continuo per la Chiesa (a mio parere): la prova “inconfutabile” che era realmente accaduto, non essendo mai stati trovati i resti delle spoglie mortali di Maria, non bastava.

    Ci volle Papa Pacelli (Pio XII) per chiudere la questione il 1° novembre 1950 con la Costituzione Papale [quindi con valore di dogma: il terzo ed ultimo finora nella storia della Chiesa] “Munificentissimus Deus”, dove si dichiarava l’Assunzione di Maria verità assoluta per i credenti. Pena la scomunica, ovviamente.
    C’è da dire che Pio XII aveva dovuto ingoiare parecchi rospi – come Segretario di Stato prima e Papa poi – tra Mussolini, Hitler, Salazar, l’Olocausto e la Seconda Guerra Mondiale: una presa di posizione ci stava.

    L’ultimo potente italiano nella promozione del Ferragosto come festa fu Benito Mussolini, che promosse i “Treni Popolari di Ferragosto”, con gite da un giorno (o da tre) a prezzi molto scontati. Ma né i pasti, né il soggiorno erano compresi nel prezzo (comprensibilmente): iniziava così l’epoca della “vita da spiaggia” popolare. Con tanto di pentole di cibarie, tende, giochi e quant’altro al seguito per godersi il mare.

    Chiedo scusa a Ste, Ari e tutti, se mi sono dilungato su quello che nel post era solo un casuale incipit; ma è più facile riflettere sul passato che sul presente o – addirittura – sul futuro dell’ultima generazione. E credo non sia questione d’età [parlo della mia, naturalmente]. Proprio perché Ari ha ambientato le esperienze dei cuccioli umani nel parco sottocasa, mi ha portato ad altre riflessioni e ricordi.

    C’erano un tempo dei genitori tutti tesi a formare i figli (specie maschi) alla scuola della sfida fisica: tuffi nell’acqua gelida e/o al largo, sci ai piedi su discese da paura, prove atletiche cronometrate, ecc. Alcuni genitori rinunciavano, sconfortati [come i miei, ad esempio], altri invece si ostinavano a crescere Eroi.
    Per fortuna c’erano anche dei genitori che sperimentavano una ‘terza via’: crescere persone nel mondo.

    In fondo anche i volatili che frequentano il parco fanno lo stesso con le loro cucciolate estive: insegnano loro a vivere. A trovare il cibo, a nuotare, a volare, a riconoscere i pericoli, ecc. Le cose indispensabili. Per ora gli aiutano, ma ad un certo punto i cuccioli dovranno arrangiarsi da soli. Non troppo presto – certo -, ma nemmeno troppo tardi. Perché la vita continua. E l’ala dei genitori non è sempre in vista.

    È probabile che ai ragazzini che descrive Ari piaccia molto andare in canoa; e immagino pure che ci abbiano provato più volte con mamma e papà che li sorvegliavano e – se del caso – li soccorrevano negli inevitabili ribaltamenti. Ma – prima o poi – dovevano navigare da soli. Forse era arrivato il momento.

    P.S.: C’è anche da dire che nei Paesi Bassi c’è molta attenzione ai bambini ed alle loro esigenze, e si vede.


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