burgernet e le auto in fiamme

Nella ridente e tranquilla città di Haarlem – così ridente da esser soprannominata da Jacopo (che vive ad Amsterdam West) Beverly Hills o Beverly Haarlem – e soprattutto nei quartieri come il nostro, non ci sono molti problemi di ordine pubblico da affrontare. Decisamente infrequenti i furti e i taccheggi, poche macchine in giro, la sera è piacevolmente silenziosa.

Sono probabilmente gli abitanti stessi del quartiere che, abitandolo e vivendolo, tengono i malintenzionati a distanza. C’è anche un organizzazione che tiene i cittadini informati sulle piccole emergenze che interessano un quartiere piuttosto che un altro: ad Haarlem, come in moltissime altre città olandesi, esiste Burgernet, letteralmente “la rete dei cittadini”.

Qualsiasi cittadino interessato a collaborare alla sicurezza del quartiere in cui vive può iscriversi al servizio, registrandosi su burgernet.nl con numero di cellulare, indirizzo di residenza e altri contatti utili. Quando la polizia riceve una segnalazione riguardante un’emergenza in corso in una determinata area, allerta tutti i cittadini di quella zona che sono iscritti al servizio, affinché possano essere un aiuto concreto per la polizia, o anche solo degli occhi in più, nel tentativo di rintracciare qualcuno.

Ovviamente le segnalazioni ai cittadini vengono mandate solo in caso di piccoli reati, quali furti o danneggiamenti, mentre rimane solo affare della polizia la gestione di soggetti o sospetti che si siano macchiati di crimini più violenti, poiché potrebbero costituire un serio pericolo per i “cittadini in rete”.
Personalmente, trovo che  questa sia un’intelligente soluzione ai piccoli problemi di sicurezza, un’alternativa sicuramente meno invasiva delle ronde padane o del poliziotto di quartiere di italiana memoria.

Sono venuto a conoscenza della gestione delle emergenze col contributo dei cittadini, tramite un opuscolo che abbiamo ricevuto direttamente a casa.

link al PDF originaleIn questo volantino stampato nei colori ufficiali della città, si spiegava la situazione piuttosto strana e preoccupante, iniziata nel 2011 e protrattasi nel 2012, degli incendi di automobili. Troppi gli automezzi di privati cittadini che hanno inspiegabilmente preso fuoco, durante le tranquille notti haarlemesi.
Nel breve ma efficace scritto recapitatoci, si elencano le possibili opzioni per potersi rendere utili alla polizia nella soluzione del (costoso) mistero: ce n’è per tutti, dai più coraggiosi ai più fifoni, dai reporter di strada ai denunciatori anonimi.
C’è il 112, da contattare in flagranza di reato, ma anche solo col sospetto di trovarsi di fronte a un piromane in procinto di incendiare un’auto. Poi c’è l’invito a usare cellulari e smartphone per filmare o fotografare eventuali piromani sorpresi con la mano nel sacco (della diavolina..), e inviare immagini e video ad un numero dedicato allo scambio delle informazioni tra cittadino e polizia al di fuori dell’immediata emergenza. Infine c’è anche un numero per le denunce omertose, con la garanzia dell’anonimato.

Nel volantino segue un timido invito della polizia a non rischiare la propria incolumità per bloccare i malviventi, sebbene la speranza riposta nei cittadini, causata dalla frustrazione per non aver trovato i colpevoli dopo tutto questo tempo, li spinga anche a offrire una taglia di 1000 a chiunque fornisse informazioni utili all’arresto dei piromani.

Non so come proceda la caccia agli incendiari. Data la minor quantità di informazioni che mi arrivano e il minor numero di articoli che ne parlano, deduco che la situazione si sia ridimensionata; chissà che questa campagna abbia funzionato nella soluzione del mistero, o almeno nella prevenzione di nuovi casi.
La prossima volta vi racconto di un altro grosso problema di Haarlem: i gabbiani.

|Ste|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Certamente suggestiva l’iniziativa della “Politie”, ma da italiano (lo ammetto) qualche dubbio mi resta; forse perchè, nella mia esperienza, la polizia è sempre stata un po’ ‘lontana’ dalle brave persone [vedi i fatti della scuola Diaz a Genova nel 2001, tanto per fare un esempio], mentre è stata molto rispettosa delle “persone per bene”; numerosa ed eterogenea accolita che raccoglie di tutto e di più. Come si sa.

    Io – tanto per fare un esempio – ho sempre cercato di essere una brava persona, rispettosa delle altre persone, delle leggi, ecc., ma quando apparivo come una “persona (non) per bene”, contestando pacificamente qualcosa che mi sembrava ingiusto, la polizia non mi ha trattato con particolare rispetto. Sono finito anche tre volte in tribunale, per esempio [due solo come testimone, per dirla tutta].

    Nel tempo ho apprezzato di più in Italia i carabinieri (ad esempio), perchè è loro caratteristica conoscere molto bene il territorio e le persone che ci vivono. Ma anche loro non sono sempre così attenti (vedi scuola Diaz). In Olanda la differenza non esiste – com’è noto -, quindi non so se ha senso quanto dico. Dovrei conoscere meglio il ruolo delle forze di polizia, ammettendo la mia ignoranza.

    Ma sto divagando, come al solito. Devo dire che il furto delle mie cose non mi ha mai impressionato particolarmente, se non è accompagnato da atti che mostrano violenza e/o disprezzo della mia persona; in fondo vivevo in un Paese (Italia) che aveva un PIL pro-capite di 30.500 dollari all’anno, ed ora vivo in un Paese (Olanda) che ha un PIL pro-capite di 40.300 dollari all’anno; quindi sono in media, e capisco che qualcuno possa essere tentato di rubarmi qualcosa che non ha. Mi dà molto più fastidio che mi rubi qualcosa qualcuno che produce più soldi di me, come potrebbe essere un cittadino del Qatar (179.000 dollari all’anno), o qualche noto politico ladro ed impunito.
    Ma non ho ancora visto in Italia e/ Olanda cittadini del Qatar.

    [Per chi fosse curioso di sapere i papabili ladri riporto la classifica 2011, riferita al potere d’acquisto. Riferita a McDonald? Mah, non so!]

    http://www.indexmundi.com/g/r.aspx?v=67&l=it

    Per concludere, se l’iniziativa della Politie olandese è stata efficace come deterrente, plaudo con piacere e concordo con Ste. Se invece è il sempre più frequente tentativo di trasformare i bravi cittadini in “infami” (come è stato definito il pentito Patrizio Peci dalle Brigate Rosse, nelle quali aveva militato per sei anni prima di pentirsi), non sono affatto d’accordo. Controlli di tal tipo non ci fanno vivere meglio.


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