eutanasia e attualità

Lo scorso venerdì 17 febbraio, in Austria, è rimasto travolto da una valanga il principe Friso, secondogenito della regina d’Olanda.
20-25 minuti sotto la neve, durante i quali il suo cuore ha smesso di battere. Si parla di 15-20 minuti di arresto cardiaco e 50 di rianimazione in seguito al salvataggio che è stato comunque tempestivo, considerando le condizioni.

Il Paese è con il fiato sospeso per la sorte del principe, i giornali non parlavano d’altro nei giorni successivi e ne parlano di nuovo da venerdì, visto che il comunicato dei medici non è confortante.
Friso è vivo, ma attaccato alle macchine e con fin troppo poche possibilità di ristabilirsi e tornare ad una vita normale, vista la sofferenza del cervello, rimasto senza ossigeno per interminabili minuti. Tutti sono rimasti molto colpiti dall’accaduto e sperano che con il proseguire dei giorni si potranno avere notizie miracolose, ma il pragmatismo tipico degli olandesi li porta anche a pensare cosa succederebbe qualora il principe non si svegliasse, qualora rimanesse vivo solo perché attaccato alle macchine, prigioniero di un coma irreversibile. La gente e i giornali si chiedono cosa farà la famiglia reale, qualora si trovasse a dover scegliere se praticare o meno l’eutanasia.
In Italia ci vuole un padre con coraggio e spirito senza eguali per riuscire a porre fine alla vita di una ragazza rimasta in coma per 15 anni, non senza conseguenze penali, peraltro. In Olanda l’eutanasia è depenalizzata dal 1994 e legalizzata dal 2000. Dal 2002  i Paesi Bassi sono il primo paese al mondo ad avere una legge che disciplina la “dolce morte”.

Si può essere contrari o favorevoli, ma credo che tutti ci siamo chiesti cosa vorremmo che facessero di noi qualora il fato, o Dio, ci portassero a trovarci a vivere attaccati ad una macchina. Personalmente, quando ho visto casi come quello di Eluana Englaro (un nome per tutti, senza voler toglier niente a nessuno), mi sono schierato dalla parte dei genitori o compagni degli ammalati che chiedevano di lasciar morire i propri cari, impotenti di fronte ad una legge che non lo permette. Vedere tutta quella sofferenza e le condizioni inumane di quelle povere persone mi ha spinto a vedere la morte come unica soluzione, necessaria e  purificatrice.

Tornando alla visione olandese dell’argomento eutanasia, in questo Paese si è andati oltre al normale concetto di dolce morte di cui tanto si è discusso in Italia, ovvero lo stop all’accanimento terapeutico. Qui l’eutanasia è intesa più come suicidio assistito. Il medico che assiste chi richiede di morire rimane un omicida ma non è perseguibile penalmente purché vengano rispettate le procedure previste dal Toetsing levensbeëindiging op verzoek en hulp bij zelfdoding (regolamento sull’eutanasia volontaria e sul suicidio assistito). Vengono quindi assistiti malati terminali senza prospettive di miglioramento che richiedono di porre fine alle loro sofferenze, così come persone che si trovano in stato comatoso in seguito a incidenti e che avevano precedentemente espresso il desiderio di rifiutare l’accanimento terapeutico, qualora si fossero trovati in situazioni limite.

A dire il vero gli olandesi non si fermano nemmeno qui.
Secondo un sondaggio della TV olandese NCRV fatto nel 2008, il 74% degli olandesi vorrebbe mettere in pratica le pillole del dottor Drion. Queste pillole, frutto solo teorico di un avvocato olandese, consistono nell’assunzione di due pillole a pochi giorni di distanza l’una dall’altra per mettere fine alla propria esistenza senza spargimenti di sangue o ulteriori sofferenze. Da somministrare solo a over 75 consenzienti e convinti nonostante ripetuti consulti con esperti. Non necessariamente malati nel fisico, ma anche solo sofferenti di solitudine o semplicemente coloro secondo cui het leven ‘mooi genoeg’ geweest is, letteralmente “la vita è stata bella abbastanza” (dove abbastanza significa “a sufficienza”).

Un concetto estremo, sicuramente discutibile, tanto umano o troppo disumano? Non riesco a darmi una risposta.

Di certo mi sembra che in Italia non si discuta nemmeno dell’argomento solo per l’insistente e onnipresente influenza della Chiesa sulle questioni terrene, come se le persone non avessero una testa per pensare e una coscienza a cui rendere conto.
Tra prostitute in vetrina, matrimoni omosessuali ed eutanasia posso dire di sentirmi decisamente lontano dal Vaticano e credo ancor di più che debba essere la gente a decidere. Del resto, se credi fermamente in Dio e/o sei assolutamente contrario alla dolce morte, sei libero di non manifestare la volontà di staccare la spina in casi estremi.
Che poi quella spina l’ha attaccata un umano e di conseguenza anche l’accanimento terapeutico dovrebbe essere visto come un voler cambiare i piani dell’Altissimo. O no?

|Ste|

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