il primo rientro

oggi ospitiamo un post di Ferru, nell’attesa di convincerlo ad aprire un blog tutto suo…buona lettura.

Dall’Olanda all’Italia, passando per ex DDR, Boemia ed Austria.

Come è accaduto due anni fa, tornando da Haarlem a Monfalcone via terra me la sono presa comoda – se così si può dire -, facendo due tappe notturne anziché l’unica che faccio all’andata. Due anni fa ho fatto il “giro largo” dal lato ovest (B, F, L e CH); quest’anno ho scelto il lato est: ex-DDR (D), Boemia (CZ) ed (A). Utilizzo le targhe nel caso in cui – non si sa mai – la 26enne leggesse.

Da tempo ero curioso di vedere la ex-DDR, a più di vent’anni dalla riunificazione della Germania. La data ufficiale è il 3 ottobre 1990, ma già il 9 novembre dell’anno prima i tedeschi dell’est avevano cominciato ad attraversare il c.d. “Muro” a decine di migliaia, a seguito un annuncio non ufficiale del telegiornale. I soldati della DDR a guardia del muro – non sapendo che pesci pigliare – cercarono di comunicare con i responsabili per avere istruzioni, ma i responsabili stessi (almeno quelli politici) si erano praticamente dati alla macchia, così le guardie lasciarono passare tutti.

Quindi il 9 novembre 1989 è rimasto nell’immaginario storico collettivo “Il Giorno della Caduta del Muro”, anche se la fine della DDR è stata decretata solo un anno dopo. Celebre è l’esecuzione dal vivo di “The Wall” dei Pink Floyd ad opera dell’ex bassista Roger Waters il 9/11/90.

E la Boemia (Čechy in ceco) è da sempre parte fondamentale (già il nome lo dice) dell’attuale Repubblica Ceca: le vicende di quest’ultima sono state segnate per secoli dalla regione in questione.
Tant’è che il 30 settembre 1938 Hitler annesse al Terzo Reich i Sudeti (regione boema), in nome della loro presunta e rivendicata “germanicità”, con il frettoloso e supino assenso di Francia, Germania, Gran Bretagna ed Italia (conferenza di Monaco, promossa da Mussolini). Questa decisione fu presa in nome della difesa della “Pace”. La guerra fu dichiarata il 1° settembre 1939!

In quanto alla Boemia non ho molto di immaginario collettivo, ma solo due ricordi personali:

1. La poesia/sonetto ‘Sant’Ambrogio’ (1845) di Giuseppe Giusti (poeta toscano satirico e “indipendentista”, morto nel 1850 a quarant’anni), dove G.G. ironizza sull’occupazione austro-ungarica di Milano; cito: “… […] Entro, e ti trovo un pieno di soldati, di que’ soldati settentrionali, come sarebbe Boemi e Croati, messi qui nella vigna a far da pali: difatto se ne stavano impalati […] …”. Ricordo solo scolastico e non personale, nonostante la mia età.
2. La versione italiana di ‘Zingaro’ (autore Hubert Giraud, 1958), caratterizzata da versi “alla Marzullo”: “Zingaro chi sei? Figlio di Boemia/dimmi tu perchè sei venuto qui? … [omissis]”, cantata da Dalida (al secolo Iolanda Cristina Gigliotti). Dalida partecipò anche al Festival di Sanremo nel 1967 con “Ciao amore ciao” di Tenco. Lui si suicidò la sera stessa.

Ma sto divagando, come al solito. Dunque ho indotto la mia 26enne a portarmi in questi luoghi dell’immaginario, dopo aver visitato l’impronunciabile cittadina di Gouda (NL), patria dei formaggi e delle pipe olandesi (quelle di terra bianca, non i fiori); poi ci siamo diretti a Lipsia (720 km totali).

Ho girato per più di tre ore dopo mezzanotte alla ricerca dell’albergo che avevo prenotato (e pagato) on-line a Lipsia, ma non c’è stato verso di trovarlo, nonostante innumerevoli giri attorno alla sua localizzazione (presunta). Ho fatto pure carburante in una stazione di servizio 0-24. C’era il curioso sistema in uso in Germania: ci si rivolge all’addetta/o (perlopiù donna non giovane: ovviamente sempre a loro gli incarichi più umili), che riceve richieste e denaro attraverso un sistema a cassetti dietro ad un vetro corazzato. Evidentemente costa meno del self-service totalmente automatico.

Comunque alla fine ho rinunciato sia all’albergo che a Lipsia: sono tornato sull’autobahn, per fermarmi poi a dormire nella prima stazione di servizio incontrata in direzione Dresda.

Ma in fondo il seccante contrattempo mi ha permesso di fare un tiro burlone alla mia fedele (si fa per dire) compagna di viaggio!

La ventiseienne ha passato la notte così con ...

[Nota importante: la signorina in questione ha una targa del 1985, con tanto di sigla della provincia in arancione (nel caso specifico la sigla è RO, visto che proviene da Lendinara). Chi non è esperto di targhe equivoca facilmente: alcuni pensano che RO stia per Roma, altri che stia per Romania. Mi è andata particolarmente bene due anni fa (c’è da precisare che non avevo ancora la regolare ‘I’ nera su ovale bianco): una multa per divieto di sosta – con tanto di copia olandese sul parabrezza – è stata mandata in…Romania! Ma capita anche di essere interpellato con frasi incomprensibili (quando pensano che sia rumeno), o con motti romaneschi (quando invece pensano che sia di quelle parti)].

...guardate che cosa!

La ghiotta occasione me l’hanno data due furgoni con targa rumena e la scritta ‘Romania Trans’, parcheggiati nell’area di sosta (rastplatz): nel buio si poteva pensare che fossero di un gruppo libertario, ed ho infilato la 26enne fra i due quatto quatto; così la mattina, la signorina ha scoperto di aver passato la notte vicino a dei giovani rumeni che acquistano (?) auto nei Paesi confinanti, tolgono loro le targhe e le rivendono in Romania. Naturalmente la notte non l’ho lasciata da sola.

Gli allegri trans rumeni cazzeggiano.

La mattina ho spiegato alla 26enne, come anticipato nel blog, che avrei sempre potuto scambiarla con la Polo Variant sul furgone, comunque quotata circa cinquecento EUR più di lei sul mercato – se non si comportava bene -. Credo che abbia capito; fatto sta che si è messa in moto subito, e mi ha portato spavalda e ronfante fino a casa senza perdere un colpo per altri 921 km (Lipsia – Monfalcone), nonostante le autostrade (!?!) boeme con le conseguenti, interminabili code, ed i nubifragi che ha subito dalle parti di Lienz (A). Io credo che volesse dimenticare il brutto incontro.

Restando su questioni legate ai veicoli (la 26enne si sente un po’ protagonista, e devo concederglielo), va detto che le tariffe dell’attraversamento in auto nei vari Paesi sono un po’ diverse; ad esempio:

1.In Italia, Croazia e Serbia non si paga per entrare nel Paese, ma si pagano le tratte
autostradali in base al percorso ed al tipo veicolo.
2.In Slovenia e nella Repubblica Ceca è nominalmente lo stesso, solo che l’autostrada si paga
su base temporale, ed è complicato non usarla. In realtà, quindi, è una tassa di passaggio.
3.In Austria si paga sia per il passaggio (su base temporale) che per le gallerie attraversate;
in compenso non si pagano le tratte autostradali.
4.In Belgio, Germania, Lussemburgo ed Olanda non si pagano né il passaggio, né le tratte
autostradali; anche in Francia è così, con l’eccezione di alcune autostrade.
5.In Svizzera si pagano sia l’ingresso – che costa quattro volte di più che negli altri Paesi (circa
40 EUR) – che le gallerie alpine, ma nella bella stagione si possono evitare.
6.In Bulgaria si paga solo l’ingresso (su base temporale), mentre le “autostrade” (!?!) sono
gratuite, nel senso più ampio della parola. Infatti si trova veramente di tutto: camion ex russi
a passo d’uomo avvolti in una coltre di fumo nero, ciclisti, motorini, e famiglie che fanno
merenda con tavoli e sedie a mo’ di “decor” sulla corsia d’emergenza, all’ombra di un albero.

In effetti – almeno nei Paesi che ho visitato in macchina – il concetto di gratuità dell’autostrada è più esteso nei paesi dell’est Europa: nella Repubblica Ceca circolano anche trattori agricoli e pedoni.
In quest’ultimo Paese, in particolare, la c.d. autostrada (dálnice) cambia spesso caratteristiche, passando da quattro corsie con spartitraffico, a stradine di montagna e/o di paesini, con le varie possibilità intermedie. Sempre comunque in mezzo a splendidi paesaggi con fitti boschi, campi e castelli sulle colline circostanti, che le frequenti code permettono di apprezzare in tutta calma.

Passaggio a livello da brivido nel bosco boemo.

Dai boschi ai lati della strada spunta di tutto: treni, ma anche spericolati raccoglitori di funghi; spericolati non tanto per il rischio di avvelenarsi con gli stessi, quanto per il fatto di attraversare un’autostrada a quattro corsie trafficata con il classico cestino sottobraccio ed il bastone.
Non per niente i segnali di pericolo, oltre al triangolo rosso con punto esclamativo e la scritta: Attenzione! (pozornost!), c’è anche il simbolo del pericolo di morte. Ma non quello comune (teschio su tibie incrociate), ma proprio quello della Morte, con tanto di cappuccio nero e falce minacciosa!

Purtroppo ci sono visioni molto meno folkloristiche. Ai margini dei boschi intorno ai paesi ci sono spesso ragazzine (all’apparenza minorenni): non raccolgono funghi ma aspettano di essere raccolte.

La bellezza del paesaggio è purtroppo spesso deturpata da orridi centri commerciali e/o giganteschi stabilimenti industriali di dubbia salubrità: ho visto anche una centrale nucleare ai margini della strada, alla periferia di un paesino. C’era anche un chiosco di verdure davanti! Nell’ex DDR – ad esempio – il paesaggio è molto simile, con meno zone boscose e più pianeggiante. Ma si viaggia spesso in mezzo a grandissimi impianti eolici, collocati in ampi spazi e lontani dagli abitati.
Ed in soli ventun anni dalla riunificazione delle due germanie, sono state completamente ricostruite città rase al suolo durante la guerra (come Lipsia e – soprattutto – Dresda), lasciate fino ad allora volutamente piene di macerie dal governo della DDR, in memoria dei bombardamenti alleati.

Grazie Ferru, ci si rivede al nord!!

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6 Risposte so far »

  1. 1

    olandesina76 said,

    Ottima e digeribilissima lezione di storia :-)
    Sempre belllo leggerti.

    Bye

  2. 2

    babboferro said,

    Sto preparando armi e bagagli (soprattutto bagagli) per il secondo viaggio, ” … io mi sacrifico per voi!!, e voi non scrivete uno straccio di post! Ehh! … “. (Liberamente tratto da “Capitano uncino” di Edoardo Bennato).

  3. 3

    babboferro said,

    “Ciurrrmaglia!”

  4. 4

    babboferro said,

    Tratto sempre lo stesso album: “L’isola che non c’è”.

  5. 5

    olandesina76 said,

    Eh…in effetti Babbo quì il piatto piange… (liberamente tratto dal gioco a carte) ^_^
    Buon rientro al contrario allora,aspetto ili tuo nuovo racconto :-)

  6. 6

    Ste said,

    Vediamo di non aizzare le folle, Ferru, altrimenti ti manomettiamo il riscaldamento….ricorda che la caldaia ce l’abbiamo noi!! bwahaha!

    (fonte sconosciuta)


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