terra, nuvole, cielo

Ci sono anch’io, dopo qualche giorno (settimana) di assenza dagli schermi di questo blog. Dovuta per lo più alla pigrizia, ma anche dalla visita di due amici venuti qui al Nord attraversando l’Europa in automobile.
Devo dire che mi manca il viaggio in macchina dall’Italia a qui. Mi manca non perché l’abbia già fatto, manca proprio dalle mie esperienze e mi sono promesso di farlo prima o poi.
Credo che completerebbe la mia esperienza qui in Olanda, perché mi è sempre mancato il collegamento spaziale tra il posto da cui sono partito e il luogo in cui da due anni e mezzo esatti vivo e lavoro. Ho sempre viaggiato con l’aereo per muovermi tra Italia e Olanda e prendere l’aereo non mi dà l’idea chiara dello spazio.

So che entro in un edificio blindato dove perquisiscono me e il mio bagaglio (in attesa della scansione della retina), mi metto in fila diverse volte, fisso un tabellone attendendo un orario che conosco già da qualche settimana, faccio ancora una volta la fila; questa volta per attraversare un cunicolo rotondeggiante in stile Star Trek, che mi rilascia all’interno di quello che so essere un aereo.
Poi cerco il mio posto, mi siedo, attendo il decollo, lo temo un po’ perché ho letto un Focus o un Newton di troppo, magari proprio lo speciale estivo sulle sciagure aeree..

Questa, con il tempo sempre più lieve, paura di volare mi porta a fare le veci di un ipotetico terzo pilota: sono attentissimo ai giri del motore, ad ogni rumore che non mi aspetto (avessi poi le conoscenze per giudicarli, i rumori), ad ogni impercettibile odore di carburante.
Poi arrivano le nuvole e non succede più nulla. Seguono una o più ore, che di solito trascorro dormendo, poi si passa nuovamente attraverso le nuvole e la sequenza si ripete uguale e contraria rispetto al decollo.
La destinazione può essere Amsterdam, Trieste o Madrid, che il viaggio rimane lo stesso se non per la durata della fase di crociera. Il mio cervello considera l’aereo come una sorta di teletrasporto, piuttosto lento rispetto ai migliori film di fantascienza ma concettualmente simile:

Terra, nuvole, cielo, nuvole, terra.

Poco tempo e poca importanza al percorso, che avviene attraverso la trasparenza azzurra dell’aria, dove non ci sono indicazioni, scenari, persone, vite accanto alle quali passare. La mancanza di questi dettagli non mi permette di collegare razionalmente il posto in cui mi trovo e quello dove ho vissuto per una vita.
Mi sembra quasi che l’aereo sia per forza un collegamento tra le due realtà e mi fa strano pensare che se, per assurdo, camminassi verso sud un chilometro dopo l’altro, arriverei sulla stessa strada che percorrevo per andare a scuola, piuttosto che a casa di un vecchio amico.
Questo per dire che devo organizzare una traversata “Europe coast to coast“, per colmare il vuoto con l’esperienza.
Se ci sono dei volontari automuniti, sappiano che mi rifiuterei comunque di fare la strada senza fermarmi fuori a dormire almeno una notte, probabilmente in Germania, a differenza di quasi tutti gli ospiti venuti su in automobile che hanno optato per la modalità “tutta una tirata”.

E chissà cosa ne pensa il mio omonimo Stefano delle 24 ore di volo che dividono l’Italia dall’Australia, posto dove ora vive. L’ho conosciuto sul web tramite il suo viviallestero.com.
Da pochi giorni è online sul suo sito  l’intervista fattami per presentare il nostro blog ai lettori, ed essere assieme agli altri bloggers un possibile riferimento per italiani che vogliono tentare la fuga.

|Ste|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Caro Stefano, se ci tieni veramente al viaggio coast to coast (con sosta in Germania), sai bene che tra Settembre e Novembre le occasioni non mancheranno.


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