Lingua e cultura

Un paio di anni fa, in un ristorante ad Haarlem, mi capitò di incontrare una donna inglese che parlava anche olandese.
Scambiammo qualche chiacchiera sulla difficoltà di imparare l’olandese, in quanto lingua piuttosto complessa anche nella pronuncia, ma anche perché per vivere nelle città olandesi è sufficiente l’inglese.
Volendo impararlo a tutti i costi, secondo la donna inglese, ci si impiegava un paio d’anni.

È vero che un olandese conosce l’inglese mediamente molto meglio di un italiano.
A scuola iniziano presto ad insegnarlo ai bambini (intorno ai 5 anni) e tutti i programmi televisivi, i film al cinema, vengono trasmessi in lingua originale con i sottotitoli in olandese. Alcune lezioni universitarie (la maggior parte, mi dicono, ma devo verificare) si svolgono direttamente in inglese.
Piuttosto conseguente quindi, che la maggior parte della popolazione olandese parli inglese. Certo, in un paesino di qualche centinaio di anziani, magari non parleranno un inglese fluente, ma nelle città lo parlano praticamente tutti, dai bambini ai nonni.

Noi siamo qui da più di 2 anni. All’attivo ho 2 corsi di olandese interamente frequentati, mi interesso parzialmente di politica e cultura olandese, cerco di capire come funziona il sistema sociale/fiscale, ma comunque non parlo ancora bene l’olandese. Devo ammettere (e mi sembra già chiaro) che non ho dedicato le mie energie completamente allo studio dell’olandese; chissà, magari facendo così, ora scriverei anche questo blog in olandese..

Fino all’anno scorso (con strascischi anche quest’anno), le municipalità più grandi offrivano dei corsi di integrazione e lingua olandese, della durata di 1 anno con cadenza fino a 3 volte per settimana, gratuiti, per gli stranieri. Erano corsi molto validi e venivano riconosciuti da tutte le istituzioni olandesi.
Dopo che il governo è cambiato, poco più di un anno fa, gli stessi corsi sono diventati a pagamento (circa 7 mila Euro).
Probabilmente, secondo l’attuale governo, è facile che un emigrato volenteroso abbia a disposizione una cifra del genere.

|Aria|

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10 Risposte so far »

  1. 1

    lyllyput said,

    Ecco i primi segni di cedimento dello stato olandese, noto per la grande accoglienza nei confronti degli stranieri, oggi arrivato con il fiato troppo corto per sostenerli tutti….le politiche attuali stanno facendo di tutto per non far entrare o coumnque contenere l’arrivo degli stranieri. Terribile ma vero. E tutto è iniziato con l’assicurazione sanitaria (lo so, son ripetitiva) per finire con il totale smantellamento dello stato sociale, e putroppo gli olandesi non fanno nulla, non protestano, non discutono, continuano ad avere una fede cieca in un governo che attua cambiamenti radicali senza precedenti

    • 2

      Aria said,

      Ogni tanto dico alla mia amica Marijke che non c’è da star tranquilli per la piega che sta prendendo la politica sociale nazionale; le ripeto che, da italiana che ha assistito alla nascita della Lega Nord e agli sviluppi politico/sociali degli ultimi 15-20 anni, la chiusura sociale, politica e culturale di uno Stato di solito porta ad un impoverimento generale e a chissà quante altre conseguenze.
      Marijke è più positiva di me; sostiene che sia naturale che ci siano dei ‘cicli di politica’, dal peggio al meglio e ritorno. E che, finché ci sono solide basi, il cambiamento è necessario per migliorare.
      I dati sono comunque molto forti: prendendo in esame Paesi Bassi, Germania, Italia e Francia, questo è l’ordine decrescente per la densità di popolazione per km²; rispettivamente: Paesi Bassi 401, Germania 229, Italia 201 e Francia 115 (dati Wikipedia 2011 per Paesi Bassi e Italia e Wikipedia 2010 per i rimanenti).
      Questi dati vengono già utilizzati a sostegno delle politiche di ‘contenimento’, che vorrebbero sempre meno immigrati nei Paesi Bassi.
      Speriamo che la tradizionale ‘apertura’ olandese ritrovi la retta via..
      Anche perché gli olandesi hanno ancora un’arma che in Italia latita da tempo: l’informazione diffusa.

  2. 3

    lyllyput said,

    Lo spero anche io… intanto vi comunico ufficialmente che sono rientrata in Italia, con lavoro e ragazzo al seguito, felici e accaldati! Completeremo il trasloco e la messa in affitto della nostra casa ad Ams a settembre… continuo cmq a seguire con assoluta assiduità il blog, un carissimo saluto!!!!

  3. 4

    babboferro said,

    La deriva che porta alla chiusura verso culture diverse – e che quindi porta ad ostilità verso gli immigrati – ha preso un po’ tutta l’Europa.
    Certo; è fondamentale la crisi economica, con il suo strascico di insicurezza e paura del nuovo, a fronte di certezze fragili o cadute.

    Qualche mese fa – ad esempio – il Parlamento ungherese ha approvato una nuova Costituzione, dove è stata proclamata la Religione di Stato.
    Lodevole eccezione è la lontana Islanda, dove il Popolo in piazza – con pacifiche dimostrazioni – ha costretto il Governo ad incriminare le banche e gli speculatori, identificati come primi artefici della crisi economica: hanno dovuto andarsene per non finire in galera.

    In nordafrica e Siria sta avvenendo qualcosa del genere: la gente protesta contro i poteri forti e corrotti e le scelte economiche conseguenti; la protesta non è ideologica nè religiosa (per ora).

    Personalmente trovo il tutto senza senso. Demografia e sviluppo economico sanciscono una scomparsa dell’Occidente inevitabile: meglio trovare alleanze che combattere.

    Io non ho paura del confronto, ma non credo assolutamente di essere un eroe o un fanatico: è la Storia. Ogni cività – da che mondo è mondo – si è confrontata con altre: è cresciuta e si è confrontata.

    Questo modo di pensare non fornisce sicurezze illusorie (è vero), ma credo non ci siano alternative. Se ci sono contradditemi.

  4. 5

    Auro said,

    E già…anche l’Olanda sta tirando i remi in barca! Noi seguiamo via satellite tutte le sere Nos Journal e mia moglie è sempre più spiazzata dalle notizie di tagli che arrivano oramai quasi quotidianamente…si taglia a 360°, da sanità a cultura a forze armate e via dicendo. Qui in itaglia (volutamente errato e minuscolo) ci propinano che siamo fuori dal rischio default, ma con l’ultima finanziaria di tagli a famiglie di ceto medio-basso e ZERO tagli alla casta politica, secondo me a breve salta tutto, e se non succede è perchè veniamo salvati da altri paesi europei che hanno acquistato il nostro debito e salterebbero a ruota! Che schifo di economia, basata sul nulla!
    Ciaux
    Auro

  5. 6

    lyllyput said,

    Caro Auro, mi permetto di dissentire: l’Italia non è un paese fondato sull’economia del nulla. L’Italia è un paese totalmente trascinato dalle industrie medio-piccole. Mi riferisco a quelle a conduzione familiare, che fatturano milioni di euro all’anno, che producono oggetti di altissima qualità che ancora ci fanno distinguere da produzioni standardizzate a basso costo, il famoso “Made in Italy” per l’appunto che si configura come una dei marchi più importanti a livello mondiale, che da sempre punta sulla qualità e, per tale motivo, conosce ben poca flessione (ho detto e sottolineo poca flessione… e questo non significa che le fabbriche in Italia non stiano chiudendo, anzi, ma occorre guardare sempre e comunque la big picture).
    Io non mi intendo di economia, ma i dati che leggo non sono poi così allarmanti come si sentono nei telegiornali quotidiani. Per me le economie del nulla sono i terziari avanzati: fabbriche di figure professionali assolutamente inventate, solo ad ingrossare le fila di un sistema organizzativo di sola rappresentanza territoriale, di lavoratori dietro un pc che potrebbero parlare oggi di scarpe e domani di dentifrici, che oggi rispondono dall’ Islanda (già crollata appunto) domani da Bombay, brainless e senza diritti… In Italia piace fare allarmismo e questo lo sappiamo bene, vedi la vicenda Fiat. Mi parlano dello scandalo della “riforma” Marchionne che sì da certamente una spallata incresciosa ai contratti, ma ricordiamoci che nello stesso momento in Olanda i corsi di lingua per stranieri (è solo uno stupido esempio) passano da zero Euro a 7000, come faceva notare Arianna, e nessuno, dico NESSUNO, dice nulla. In Italia esiste ancora un meraviglioso dibattito, che però vediamo e notiamo sempre troppo poco (vedi Grillo, il movimento no TAV e molto, molto altro).. potrei sembrare quella che difende l’Italia: non è questa l’intenzione ma chiudo questo mio post dicendo: meditate, gente, meditate. Un caro saluto.

  6. 7

    Aria said,

    Come sempre, ringrazio tutti voi che partecipate attivamente agli spunti che trovate su questo blog.
    Credo sia necessaria un po’ di chiarezza, onde evitare fraintendimenti.
    È vero che lo scambio interculturale è sempre un tesoro, da gestire con rispetto e sensibilità per le differenze altrui. Non solo arricchisce umanamente e intellettualmente (e potrebbe già bastare) chiunque ne sia parte, propone anche delle soluzioni alternative alle problematiche locali che sono poi comuni al mondo intero (vedi l’assedio da parte degli immigrati extracomunitari -sfruttati- della villa di un malavitoso campano, prima che tutto degenerasse nella famigerata strage di Castel Volturno, a settembre 2008).
    È vero anche che gli immigrati sono più disponibili degli indigeni a lavori umili e mal pagati, perché generalmente provengono da situazioni peggiori.
    Penso che l’economia che Auro ritiene fallimentare sia proprio quella italiana, forse simile a molte altre a causa della crisi economica mondiale. Nel caso specifico (italiano) però, bisogna riflettere su una cosa che forse a qualcuno è sfuggita.
    Un paio di giorni fa, il Tribunale del Lavoro di Torino ha decretato una cosa (giusta) secondo me: che l’estromissione di parte di un sindacato di lavoratori da una grossa azienda è antisindacale; e a questo la FIAT dovrà rimediare, nonostante sia già partito il ricorso, ovviamente.
    Per chi l’avesse dimenticato, ricordo che con il contratto che l’AD di FIAT, Marchionne, ‘stipulò’ con i sindacati (quasi interamente), di fatto sono stati tolti dei diritti ai lavoratori, stabiliti da decenni di contestazioni e lotte di cittadini. Inoltre, l’innovazione del contratto sta nel fatto che non appartiene ad alcun contratto collettivo, in quanto l’azienda è talmente interessata ad ogni singolo operaio da stipulare un contratto ‘personale’, ad hoc per le esigenze di ciascuno.
    Ultimo punto (mi scuso per la lunghezza, ma voglio essere precisa su questi temi). Cerchiamo di partire da basi/dati comuni. Un’azienda italiana che nell’ultimo anno abbia fatturato qualche milione di Euro, non è piccola, ma è medio-grande. E a chiunque sia riuscito onestamente in questa impresa (grande, visto l’ultimo anno), magari esportando dell’ottimo prodotto italiano, vanno i miei più sentiti complimenti. Ma il dato più importante, secondo me, è quante persone abbiano perso il posto di lavoro in Italia: sentivo dati ad una trasmissione radio (e mi sembrano credibili, ma se volete controllo), parlare di almeno un milione di persone nell’ultimo anno e mezzo. Tra grandi aziende smembrate (vedi Eutelia e Omsa) e precari che sono scivolati nella disoccupazione per altre vie, il quadro italiano a mio avviso è drammatico, soprattutto per quanto riguarda i giovani.
    E, concludo senza retorica, un Paese che non si fida dei suoi stessi figli (e quindi dell’educazione che ha fornito loro) per migliorare e guardare avanti, involve o scoppia, o entrambe le cose.

  7. 8

    lyllyput said,

    Mi spiace Arianna, ma i tuoi dati non sono corretti: le imprese che fatturano qualche milioni di Euro ( e mi scuso io per l’impreciso qualche) sono proprio le PMI.
    Per quanto riguarda i contratti, mi puoi fare qualche esempio di impresa internazionale con sede in Olanda che applica il CAO? Per la mia conoscenza e permanenza in Olanda, beh, io non ne ho trovata nemmeno una, purtroppo… ma forse sono io che sono mal informata. Ti dico solo che in molti restano abbagliati da quello stipendio quasi doppio rispetto all’Italia, per poi scoprire che non vi è nessuna tutela sindacale, la tredicesima spalmata su 13 mesi, le ferie che non ti fanno fare pagate (del tutto illegalmente) al marzo dell’anno successivo. Ognuno porta la sua di esperienza, purtroppo questa è quella che è stata, per me da expat, una davvero molto deludente Olanda.

  8. 9

    Luca, Manu & 8 said,

    Oilà Carissimi Olandesini, sembra quasi che questo blog necessiti di una pagina ulteriore, tipo “Il Muro” dove poter dibattere dei temi da voi lanciati. Magari Ste provvederà ad aggiungerla, chissà…

    Ho seguito bene o male [quindi sono passibile di critiche, anche aspre] passo passo il dibattito interessante che si è scatenato dopo l’ultimo post. Credo che il tema del confronto tra culture, lingue e civiltà diverse non sia certamente di facile soluzione ma affrontarlo mediante politiche di chiusura verso l’esterno o di rifiuto nei confronti di tutto quello che è straniero non credo sia la scelta migliore. Forse questa è la più rapida ed efficace nel breve periodo da un punto di vista politico, d’immagine e di rendiconto elettorale, ma così facendo il problema viene solamente nascosto e non risolto e nemmeno affrontato seriamente.

    Io studiai anni fa, in occasione della mia tesi di laurea, un po’ il modello d’integrazione francese, i suoi successi iniziali e le sue pecche. Non conosco il modello attuato dalla vostra Olanda ma leggo di tendenze ad una sempre maggiore chiusura nei confronti di chi è costretto a lasciare le proprie case alle ricerca di cibo e di mezzi per il sostentamento. Non mi dilungo ulteriormente perché toccai questo tema mesi fa nel vostro blog e non voglio tediare nessuno.
    Ricordo solamente che coloro i quali noi chiamiamo “clandestini”, migranti o immigrati, non rischiano la vita per piacere ma lo fanno per sopravvivere. E chi li affama e li tiene in situazioni di profonda depressione economica [che in alcuni sfocerà anche in depressione psicologica] siamo noi, il “mondo occidentale” con il nostro modello di economia [potrebbe anche essere considerata una ideale continuazione delle politiche coloniali….].

    E qui mi ricollego, brevemente, a quanto scritto negli ultimi commenti.
    Io sinceramente non credo che la situazione dell’economia italiana sia così rosea o così rassicurante. Siamo a rischio default [alla fine dubito succederà perché se ciò accadesse allora l’Europa unita o come la conosciamo noi sarebbe morta e sepolta e una possibile soluzione sarebbe lo scontro tra vari nazionalismi….oltre al fatto che se crolla uno degli stati fondatori dell’Europa il segnale è tutt’altro che rassicurnate] e questa manovra bipartisan [Vendola e Grillo che dicono in merito?] votata in tempo record va a colpire sempre gli strati sociali medio-bassi. Una soluzione possibile, ma di cui ovviamente non si sente nulla anche qui dove dovrebbe esserci un “meraviglioso dibattito”, è quella ricordata da Babboferro [saluti carissimi!!] dell’Islanda. Altre soluzioni potrebbero andare a toccare le fondamenta di questo sistema capitalistico che ciclicamente [questa crisi non sarà di certo l’ultima….1929, 1973] ripropone bolle speculative e crisi economiche.
    Ma per fare questo o qualcosa di simile servirebbe oltre ad un vasto e forte movimento popolare [ben più vasto di quello degli indignati] anche una valida e saggia sponda politica in grado di farsi guidare dal movimento e di attuare scelte coraggiose in campo sociale ed economico.

    L’esempio di Marchionne e della sua New-co è lampante e fotografa chiaramente qual è la situazione politica italiana. Se tutti i partiti [ok nel Pd qualche temerario c’è stato e Di Pietro per ritorno elettorale qualcosa disse come pure Vendola….] rappresentati in Parlamento si dichiararono a favore della cancellazione del CCNL, delle rappresentanze sindacali per i sindacati non firmatari, per la cancellazione del diritto allo sciopero e a turni massacranti in catena di montaggio [io ho lavorato in catena per 15gg e vi assicuro che è alienante per davvero e il luddismo dovrebbe tornare di moda!!] in virtù di un ancora celato piano di sviluppo e d’investimenti, le speranze di un vero cambiamento direi che sono pari a zero o ancora inferiori. L’espatrio verso altri lidi, magari nel sud del mondo, resta sempre sulla carta….prima che la nave affondi chiaramente.

    Come sempre ho abusato di questo spazio e quindi passo rapidamente ai saluti.
    Un abbraccio caloroso a voi Olandesini e in bocca al lupo per tutto!!!
    Saluti
    Luca, Manu & 8 [in caso di naufragio la barca per la fuga l’abbiamo già…………………………]

  9. 10

    Gentili lettori,
    vorrei solo informarvi…
    dicendovi che vivo ad Amsterdam da due mesi e sto per iniziare un corso di olandese completamente gratuito:
    – durata: un anno
    – cadenza: 3 giorni alla settimana
    – Livello: intermedio con attestato (non è il solito “inburgering”
    che ti consente solo di imparare le frasi fatte)
    – Livello raggiungibile: B1 ( a questo livello puoi partecipare a corsi
    gratuiti, per l’inserimento di categorie particolari,
    come operatori sanitari, alla fine del quale ti
    DANNO il lavoro, perchè è stesso il governo
    che ti segue e ti forma)
    L’ho avuto gratis, ma devi comunque essere residente. Molti non sono realmente residenti, vivono ad Amsterdam ma non sono registrati al comune (diffidate dai menzogneri) e quindi devono pagare se vogliono il corso.
    Cordiali saluti,
    Alessio Di Mascio


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