biscotto cieco

Anche venerdì mattina ho preso il treno da Haarlem per Amsterdam Centraal, poi la sempre prestante Gazelle mi ha condotto sul traghetto che collega il centro di Amsterdam con la continuazione della città a nord dell’Ij, il tratto d’acqua che lambisce la stazione centrale. Arrivato sull’altra sponda mi concedo spesso un cappuccino presso il baretto Al Ponte in corrispondenza dell’attracco di Ijplein. Oltre a dispensare dell’ottimo caffè italiano, è anche un posto dove si possono trovare numerose brochure, mappe, volantini sugli avvenimenti della città, ma soprattutto su quelli che hanno luogo ad Amsterdam Noord. Film, spettacoli, festival, spesso avvenimenti realizzati in collaborazione con I love Noord, un sito internet che mette a disposizione tutti i più moderni canali di comunicazione quali il web, twitter, facebook e linkedin, per raccogliere e diffondere segnalazioni sulle “cose di Amsterdam Noord per le quali essere felici”, come dice il loro motto. Un’iniziativa nata da poco più di un anno che vuole valorizzare il più grande stadsdeel, distretto, di Amsterdam.

L’altro giorno però mi ha incuriosito la locandina di un evento tanto strano quanto divertente: il Blind Bisquit Wimbeldon.
Prima di tutto dovete sapere che lungo la strada tra l’attracco del traghetto e il mio posto di lavoro, nel bel mezzo di un prato a lato della strada, sorge una sorta di installazione artistica (o monumento, o come volete chiamarlo) che non dice molto a prima vista. Sembra un materasso rosso enorme posizionato sullo spessore del lato lungo. O un enorme pettine stilizzato male e messo al centro della scena. Credo che la foto a lato (da Google Street View) riesca meglio nell’intento di farvi comprendere l’oggetto di cui vi parlo. Passandoci davanti ogni mattina mi sono più volte chiesto cosa fosse. E mi ero dato una risposta molto affascinante: è un gigantesco strumento che il vento avrebbe dovuto suonare passando attraverso i fori tondi disposti uniformemente sull’intera superficie  (nella versione materasso corrispondono alle cuciture) e attraverso le lunghe feritoie in basso (che danno valore alla tesi del pettine).

Buchi tondi: fiiiiiiiiiiii, feritoie: fuuuuuuuuuu…un concerto.

Appena partorita la tesi dello strumento mi ero subito posto il problema del disturbo che questa sinfonia semi naturale avrebbe potuto arrecare agli abitanti delle case vicine. Poi, non udendolo mai suonare, mi sono chiesto quali fossero le condizioni necessarie per farlo suonare: chissà che vento, di che intensità e direzione precisa. Alla fine ho considerato il numero dei giorni, almeno un paio di centinaia, in cui ci sono passato davanti in tutte le condizioni di meteo e di vento, e le volte in cui l’ho sentito suonare, nessuna. La mia tesi era stata spazzata via, non lasciando posto a nessun’altra. Fino a venerdì scorso, quando ho visto il manifesto che vedete qui sotto appeso sulla bacheca del bar:


A sinistra il nostro amato pettine-materasso, a destra due fanciulle con le racchette da tennis. L’avvenimento, chiamato Blind bisquit (biscotto cieco), invita chi volesse partecipare a presentarsi la domenica successiva vestito “in tenuta da tennis” per giocare con pallina e racchette usando il biscotto (che sia questa la corretta descrizione della sua forma?) come una rete. Essendo questa struttura alta almeno 4 metri e larga una quindicina, ed avendo dei buchi troppo piccoli per avere una benché minima idea di quello che accade dall’altro lato, si fa presto a capire perché si parli di biscotto cieco. La locandina e la manifestazione invitano a riflettere sulla scarsa utilità dell’arte quando non si possa giocare con essa. Forse un concetto troppo estremo, visto che molte opere d’arte sono molto apprezzabili sebbene non sia possibile giocarci, ma è forse una semplice richiesta di impegnare gli spazi pubblici con aree attrezzate anziché con opere artistiche per di più brutte e incomprensibili.
Condivisibile o meno, sicuramente un’iniziativa che ha attirato la mia curiosità.

Ho chiesto qualche informazione e sembra che il misterioso oggetto rosso sia stato fatto in memoria della seconda guerra mondiale, anche se nessuno mi ha ancora spiegato cosa intendano rappresentare le sue buffe sembianze. Procedo con la ricerca e vi faccio sapere!

|Ste|

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1 Response so far »

  1. 1

    macs said,

    geniale. esempio meraviglioso, se riesce, di riappropriazione da parte dei cittadini di spazi creati dalla politica. In Italia di partite di tennis se ne potrebbero (dovrebbero) fare a iosa.


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