referendum 2011

Se ne sente parlare da un po’, da quando le firme raccolte da Italia dei Valori, associazioni ambientaliste e il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua sono state giustamente trasformate in quesiti referendari. Il 12 e 13 giugno in Italia si vota per la privatizzazione dell’acqua, il ritorno al nucleare e il legittimo impedimento.

Non se ne è parlato molto sui media tradizionali, prima perché fino a una settimana fa non si sapeva nemmeno se il referendum avrebbe mai visto realmente la luce, poi per il palese asservimento delle televisioni ai voleri della fazione al governo, tradottosi nell’assenza di spot referendari in orari di ascolto opportuni.
Questo referendum è parso da subito scomodo per la maggioranza che ha fatto e sta facendo di tutto per evitare il raggiungimento del quorum (almeno il 50% + 1 degli aventi diritto deve esprimere il suo voto, altrimenti la consultazione è nulla). Dapprima trasformando le leggi sul nucleare: per simulare disinteresse verso la questione, pensando in realtà di lasciar il tempo necessario affinché l’onda emozionale di Fukushima si affievolisca, poi “lasciando libertà di voto” agli elettori. Infine, è stato lo stesso Berlusconi a parlarne ieri, il referendum è stato additato come inutile, consigliando di fatto l’astensione.

Consigliare l’astensione è sempre e comunque antidemocratico.

E all’estero? Come sta andando? In maniera tragicomica, come da qualche anno siamo ben abituati.
Il Consolato italiano nei Paesi Bassi, la sede diplomatica più vicina a noi, ci ha inviato le schede per votare nella circoscrizione estero entro i tempi previsti e promessi. Quindi il 27 maggio avevo già votato comodamente seduto sul divano, per poi imbucare la busta la sera stessa. Aria lo ha fatto pochi giorni più tardi.
Rimaneva però l’attesa per la decisione della Cassazione sul decreto Omnibus (usano il latino solo per distrarci, secondo me), ennesimo stratagemma dei nostri governanti atto a rimuovere le leggi su cui il quesito inerente il nucleare si basava. Nonostante i continui tentativi, la struttura portante della nostra Italia sembra reggere e la Cassazione ha deciso che il referendum dovrà comunque tenersi.
Il nostro voto è quindi salvo? Niente affatto.
A una settimana dalla data prevista è infatti incerto il parere dei cittadini all’estero perché il quesito è stato sì accettato dalla Cassazione, ma modificato considerando i cambiamenti introdotti col decreto Omnibus. Il quesito numero 3, sotto cui gli italiani dovranno apporre la loro X sul sì o sul no, sarà infatti diverso da quello che io (e tutti gli altri italiani sparsi per il mondo, più di 3 milioni di votanti, pari a più del 10% del totale degli aventi diritto al voto) ho già votato una settimana fa. Accettare comunque il nostro voto? Per errore o per dolo, fatto sta che questo non è stato previsto. Farci votare di nuovo? Non ci sono i tempi tecnici, contando che l’estero deve votare entro il 9 giugno.
Quindi? Al momento siamo in attesa delle notizie che arriveranno. Fino a qualche minuto fa pensavo che fossimo vicini alla soluzione e che la questione voto estero dovesse essere verificata nei primi giorni della settimana, ora scopro che Palazzo Chigi e l’Avvocatura di Stato hanno fatto ricorso alla Consulta contro la decisione della Cassazione. Il ricorso sarà discusso martedì, e il Presidente, pensate, verrà eletto domani.
Suona tutto un po’ fatto da dilettanti allo sbaraglio.

O da delinquenti specializzati nel caos, tutt’altro che sprovveduti?

|Ste|

PS: se non fossi stato distratto dall’estrema attualità della questione, vi avrei parlato a fondo anche di quanto considero stupido il modo in cui vengono poste le domande ai referendum. Cliccando sulla foto in basso potrete anche voi osservare quanto si scontri a livello grafico e di significato, la dimensione dei caratteri utilizzati per fare la domanda e quelli per indicare la risposta. Il quesito referendario è scritto a caratteri così piccoli da risultare illeggibile al 70% degli italiani, quindi all’85% degli aventi diritto al voto (stime personali), ma anche riusciti a leggere il contenuto con l’utilizzo di opportune lenti, il testo è comunque incomprensibile ai più perché complesso e criptato. Non sarebbe il caso di stabilire una frase che riassuma in dieci parole il succo della questione? A caratteri cubitali, come le due risposte sotto. Così anche la nonna può vedere e capire la domanda, oltre a dare la risposta. E voi: se avete la nonna, portatela a votare!

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Sono di parte, premetto; ma mi pare evidente che da tempo – ed in forme diverse – il governo attuale (e forse anche i precedenti) tendano a togliere ai cittadini italiani ogni forma di espressione democratica della loro volontà.

    1. Emanano una legge elettorale “porcata” (così come definita dal ministro Calderoli, suo estensore), che impedisce ai Cittadini di esprimere le loro preferenze sugli eletti in Parlamento, delegandone la scelta alle segreterie dei partiti.

    2. Modificano le maggioranze parlamentari elette, acquisendo adesioni pelose da partiti di minoranza (era successo anche ai tempi di Prodi, ad onor del vero).

    3. Fanno di tutto per vanificare la volontà popolare, sprecando trecento milioni per non unificare i referendum alle Amministrative, ostacolando i comunicati sui media, inventando decreti fasulli “ammazza-referendum”, dichiarando “irrilevante” il voto all’estero (vedi dichiarazioni di Maroni), ecc.

    Per chi crede alla democrazia non resta che andare a votare ai referendum il 12 e 13 Giugno, indipendentemente da quello che si vota. Basta farsi sentire.


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