Fijne verjaardag, Annie!

[Buon compleanno, Annie!]

Jip en Janneke

Come in quasi tutti gli Stati, anche i Neerlandesi possono annoverare una delle loro scrittrici, Anna Maria Geertruida Schimdt, tra quelle più prolifiche per i bambini.
Le avventure di Jip e Janneke, un ragazzino ed una ragazzina, scritte dalla Schmidt, vennero pubblicate da uno dei quotidiani nazionali per circa 5 anni, dal 1952 al 1955.
La semplicità di linguaggio e la spontaneità della trovata permisero di avere subito molto seguito tra i bambini, ma anche tra gli adulti.
Successivamente i racconti brevi vennero raccolti in un libro e illustrati da Fiep Westendorp.
Fu un successo; tanto che ancora oggi si trovano gadgets che riportano i 2 ragazzini.

Una volta illustrato (tralasciando tematiche e protagonisti), potrebbe essere considerato per gli olandesi quello che per gli italiani è stata la Pimpa, data la portata di ammiratori ed il successo transgenerazionale.
Nel 2009 la Walt Disney Company ha acquisito i diritti di Jip e Janneke per creare un cartone animato per bambini. Dovrebbe essere una striscia quotidiana, in onda su Disney Channel.

Pochi giorni fa ricorreva il centenario di nascita dell’ideatrice nonché scrittrice di Jip e Janneke, Annie M. G. Schmidt.
In suo onore Google aveva addobbato la propria pagina iniziale, ricordando il compleanno della scrittrice, ormai scomparsa da più di 15 anni. L’ho trovato un gesto molto carino.

 
|Aria|
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3 Risposte so far »

  1. 1

    babboferro said,

    La letteratura per ragazzi è stato sempre un grande successo editoriale: la televisione è arrivata solo sessant’anni fa, mentre tenere impegnati i figli con attività consone è stato un problema da sempre (mentre gli adulti erano impegnati con lavoro e/o casa).

    Fino a che c’erano le famiglie patriarcali li si teneva occupati con le sorelle/i fratelli minori o con semplici incombenze; riducendosi il numero dei figli diventava difficile.

    I romanzi di Salgari erano apprezzati di più dai grandicelli e presentavano comunque dei risvolti romantici; ed anche quelli di Verne erano più avventurosi che didascalici. Entrambe comunque troppo impegnativi per dei ragazzini.

    Restavano i classici, come “Cuore” di Edmondo de Amicis (1886) ed “Il giornalino di Gian Burrasca” di “Vamba” (= Luigi Bertelli – 1907). Certamente scritti con intenti educativi, specie il primo: celebrativo dell’Unità d’Italia da poco conseguita.

    Probabilmente il primo ‘fumetto’ italiano, cioè una “graphic novel” originale con disegni e parole, si deve a Sergio Tofano (a firma Sto) ne “Il Corriere dei Piccoli” dal 28 ottobre 1917 con “Il signor Bonaventura”; una sorta di Gastone Paperone ante litteram. C’è da dire che il Corriere dei Piccoli aveva già pubblicato dal suo primo numero (27 dicembre 1908, per 10 centesimi) delle “strips” americane di successo, nate nel secolo precedente sui supplementi domenicali dei quotidiani USA; tradotte in italiano come “Bibì e Bibò”, “Fortunello” ed “Arcibaldo e Petronilla”.

    Per la cronaca, i fumetti di Walt Disney arriveranno in Italia solo nel 1931: tre anni più tardi del suo primo successo con un cartone animato (negli USA).

    Ma la vera novità per le storie a fumetti nasce il 21 Aprile 1956 con “Il Giorno”: quotidiano milanese voluto da Enrico Mattei (presidente dell’ENI) in antagonismo a “Il Corriere della Sera”. Per la prima volta c’è una pagina dedicata ai fumetti ed una dedicata ad economia e finanza; la pagina culturale passa dalla terza alla seconda pagina, ed è il primo quotidiano italiano con inserto (8 pagine) a colori in rotocalco.

    È la prima volta che fumetto e colori entrano nella vita quotidiana dei lettori.

  2. 2

    ceci said,

    si possono trovare libri in italiano?


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