Il referendum

Cerco sempre di mantenermi al di fuori di questioni politiche strettamente collegate con l’Italia su questo blog.
La parola ‘politica’ deriva (se i ricordi scolastici non m’ingannano) dalla greca ‘polis‘, che significa primariamente ‘città’, ‘stato’, ma anche che riguarda la città o lo stato.
Le elezioni politiche ed amministrative in Italia sono appena passate. Onestamente speravo in una qualche esemplare dimostrazione collettiva di rivoluzione.. non è successo, pazienza. Almeno l’affluenza al voto non è stata deludente.

Mi ‘scaldo’, per così dire, quando vengono tralasciate, o non valutate coscientemente, delle questioni fondamentali, su cui un popolo basa le proprie fondamenta.
Il diritto al referendum (stabilito dall’art. 75 della Costituzione Italiana) non è un’invenzione strampalata dell’ultimo minuto. È uno strumento di democrazia diretta (per il quale probabilmente hanno combattuto ostinatamente in tanti), presente nella storia italiana fin dal 1946 (2 giugno, referendum istituzionale per la Repubblica), e credo nella Costituzione dall’anno di pubblicazione (1948).

A prescindere dai quesiti, che ovviamente cambiano, il referendum è l’unico mezzo in cui i cittadini sono spesso i promotori e sempre i protagonisti delle discussioni che ritengono più importanti per la collettività.
Negare la possibilità di votare, o non informare sufficientemente i cittadini riguardo ad un referendum, sono atti illegittimi, incostituzionali e tipici delle dittature.
Cito testualmente l’ultimo articolo della Costituzione Italiana (n. 139): La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. (G. Ambrosini – La costituzione spiegata a mia figlia, ed. Einaudi Tascabili, 2004)

Se è vero quindi che l’Italia è una Repubblica democratica, come mai a meno di un mese dal referendum (con 4 quesiti: 2 sull’acqua, 1 sul nucleare e 1 sul legittimo impedimento), le informazioni al riguardo latitano?
Come mai quasi nessun ‘mezzo di informazione’ informa sulle modalità di voto del prossimo referendum? Come mai non si sa ancora se saranno presenti tutti e 4 i quesiti, oppure se 1 o più verranno tolti? (Ogni questione è stata proposta secondo le modalità previste: 500 mila persone, o 5 Consigli Regionali, hanno chiesto un referendum per ciascun quesito.) E, in quel caso, appellandosi a quale legge è stato possibile rimuovere dei legittimi quesiti referendari?

Ho sentito che ci sono varie iniziative per manifestare nel caso in cui non sia possibile votare al referendum.
Mi auguro che non sia necessaria nemmeno una di quelle e rifletto sul significato essenziale di repubblica e democrazia.

|Aria|

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2 Risposte so far »

  1. 1

    Auro said,

    E’ un vero casino qui! Intanto alla tua domanda “Se è vero quindi che l’Italia è una Repubblica democratica….”, oramai è palese ripondere di NO, non è vero!. Di democratico c’è sempre meno. Per promuovere i referendum si sta facendo di tutto, e quasi tutte iniziative private, dai mex su FB ai banchetti presso i mercati rionali tenuti da valorosi giovani volontari che ci vogliono credere. PEr fortuna alcuni artisti ci mettono la faccia! Il “governo” sta lavorando giorno e notte per riuscire ad “emettere” una porcatina che possa bloccarli! Comunque tutto sommato alle amministrative un qualcosa si è visto, poteva andare peggio, ma in sostanza al momento poco o nulla è cambiato. Già….
    Auro

  2. 2

    babboferro said,

    Per non appesantire il blog, mi rivolgo ad Ari, cercando di tener conto anche dell’intervento di Ste.

    Il referendum (citato da Ari) ricorda cose brutte: i rischi del nucleare, un futuro con l’acqua sempre più cara o irraggiungiubile. C’è anche il legittimo impedimento, ma è un problema solo nazionale.

    Paletta/ruspetta e secchiello (citati da Ste) ricordano cose piacevoli: spiaggia, vacanze, ecc.

    È umano – secondo me – che una parte di noi cerchi rifugi sicuri (= infanzia, giochi senza pensieri) e rifugga da sfide difficili come il fabbisogno energetico, l’ecologia o il diritto ad un lavoro dignitoso. Provate a spiegarlo ai bambini, se ne siete capaci: pochi educatori attenti ci riescono, credo. Anche se le scelte che riguardano noi ed i nostri discendenti non possono essere affidate ad altri, secondo me. Vivere la nostra esperienza umana comporta necessariamente delle prese di coscienza.

    C’è anche da dire – sempre secondo me – che la Chiesa ci mette del suo, proponendo (non necessariamente in malafede) una visione ottimistica e conciliante, più legata all’amore ed allo spirito che alla realtà. È certamente una caratteristica fondamentale della religione. Ma io ho sempre cercato di essere cristiano come il Don Milani che sosteneva “L’obbedienza non è una virtù”, difendendo i diritti negati ai ragazzi di famiglie povere che frequentavano la scuola aperta da lui. Le ingiustizie non si combattono solo con l’amore e l’ottimismo.

    In tutto il mondo ci sono circa 1.3 miliardi di cattolici; in Italia sono in calo, ma il dato complessivo è in crescita. Eppure in venti secoli di storia della Chiesa e 265 Papi, solo una ventina provenivano da territori non facenti parte dell’Impero Romano, dello Stato della Chiesa, del Regno d’Italia o della Repubblica Italiana.
    Per la Chiesa Cattolica il nostro Paese ha sempre contato, evidentemente.

    Ed anche i governanti che abbiamo avuto sono stati sempre molto attenti alla Chiesa Cattolica, di qualunque parte politica fossero: i Patti Lateranensi furono firmati da un dittatore fascista nel 1929 e modificati nel 1984 da un Concordato, firmato dal Primo Ministro di un Governo di centro-sinistra.

    Quindi, visto che sia il nostro governo che la Chiesa [per ragioni diverse, ovviamente] cercano di non farci pensare troppo alle scelte importanti, a maggior ragione dovremmo aprire gli occhi e – se possibile – farli aprire anche alla futura generazione. Come faceva Don Milani con i suoi amati contadinelli.


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