Diritti e possibilità

Ste ogni tanto mi ricorda che questo blog dovrebbe trattare solo di Olanda e di Italia, delle loro somiglianze o differenze; ha ragione, ma penso che anche le cose che ci accadono in ‘questa’ vita siano legate al presente olandese, magari con degli influssi del nostro passato italiano.

Penso che ognuno di noi, se guarda bene e ha la fortuna di trovarlo, abbia un proprio ‘compito’ (diciamo karma, per intenderci meglio ma senza l’accezione religiosa) nella vita: trovarsi spesso di fronte a delle situazioni che, ridotte alla sostanza, sono similari tra loro, affrontarle e/o combatterle per se stessi e per gli altri, vincere o perdere pur di portare avanti un principio, un diritto, una regola, fino a che si ha la forza per farlo. Questo è quello che io considero il ‘compito’ di ciascuno.

Credo che il mio riguardi i diritti nelle loro molteplici accezioni: delle persone, delle donne e degli uomini, dei bambini, degli animali, dei cittadini, dei lavoratori, degli onesti, … la lista sarebbe lunga, ma credo che il concetto sia chiaro.
Da quando ricordo, ho sempre combattuto per i diritti dei più deboli, di quelli che non riuscivano ad esprimere ed a far rispettare i propri diritti. Fortunatamente ho avuto una buona formazione, per cui sono quasi sempre riuscita a far rispettare le mie questioni da sola; in altri casi ho perso, ma spero almeno di aver lasciato un segno.

Credo che non chiunque e non in qualunque momento della sua vita sarebbe capace di rischiare un lavoro, uno stipendio, una casa, un mutuo, … pur di combattere per i propri diritti; se devi pensare a dei figli, ad un mutuo sull’unica casa, forse non hai la libertà e la forza per prendere delle posizioni ‘di principio’, perché pur di avere qualcosa, va bene quello che hai.
Ma se hai la possibilità di combattere e di contestare un diritto non rispettato, lo devi fare, per te e per quelli che sono come te, o che verranno dopo di te. Come dice il papiño: “Se nessuno avesse mai detto ‘No’, gli stipendi sarebbero ancora pagati a patate e uova!”. Piuttosto sintetica ma efficace.
Io sono pienamente d’accordo con quello che sostiene il papiño e so di essere una tra quelli che hanno la fortuna e la disponibilità per combattere (anche a costo di perdere, è ovvio) per il rispetto dei diritti.
Penso che sia il mio karma.

|Aria|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Cara Aria. Condivido la frase che mi attribuisci, anche se in originale sarebbe ‘dall’alba al tramonto’ (come orario di lavoro) e pagati con ‘un sacco di farina’. Circa due secoli fa qualcuno ha chiesto di cambiare. L’emblema del cambiamanto è rappresentato letterariamente da “Bartleby lo scrivano ” (1853) di Herman Melville. Lo stesso grande autore di “Moby dick”, per intenderci.

    La gente era da poco uscita dalla schiavitù del sistema feudale e ragionava sul ruolo del proprio lavoro in una società diversa. Il lavoro predominante in precedenza era “primario”: contadini e/o pescatori; da poco si erano affermati gli artigiani e/o i lavoratori ‘di concetto’, come te. Una categoria sconosciuta fino a poco tempo prima, ed i contraccolpi sono stati importanti.

    Ancora ai nostri giorni sono sempre più importanti i ‘mediatori’ delle prestazioni che vengono fornite rispetto agli artefici autentici delle prestazioni stesse.
    Non conta più il valore della prestazione data in se, ma il suo valore “di mercato” fissato dai mediatori stessi. Comunque succubi ai “poteri forti”.

    L’ovvia conseguenza è il riconoscimento del valore del lavoro per quanto lo valuta il “mercato”; ma il “mercato” è virtuale come il riconoscimento, di conseguenza.
    Sarebbe auspicabile e bello se gli imprenditori guardassero più lontano del naso.


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