riflessioni sul nucleo

Avviso ai naviganti: il seguente post tratta argomenti attuali inerenti il nucleare, dalla situazione di Fukushima ai possibili scenari attuali e futuri in Europa. Si tenga in considerazione il fatto che non ho la competenza tecnica e forse nemmeno l’imparzialità per parlare obbiettivamente dell’argomento, ma che sono guidato dalla curiosità e dalle notizie che sento o che mi vado a cercare. Sono pertanto aperto e pronto a qualsiasi critica o parere contrastante purché espressi con cognizione di causa.

Questo articolo ho iniziato a scriverlo domenica 20, non volevo mettermi a dire la mia nel bel mezzo del panico per il Giappone, divelto da un terremoto di violenza incredibile. A 9 giorni dal sisma principale, seguito da innumerevoli scosse di assestamento, non è ancora chiaro il numero di vittime e oramai è tempo di sommare la conta dei morti a quella dei dispersi, poiché praticamente nulla è la possibilità di trovare qualcuno ancora in vita, in mezzo agli scenari apocalittici che arrivano da laggiù. Del resto la Terra è viva e ci ricorda in questi momenti quanto sia imprevedibile e che nulla può l’uomo, per quanto evoluto, contro la furia degli elementi. E per lo tsunami non ha dovuto nemmeno coinvolgerli tutti gli elementi, sono bastati terra ed acqua per portar via, ad oggi, 28.000 vite umane ed un tetto a 360.000 persone. Il fuoco mancava in questo scenario, ma ci ha pensato l’uomo inserendo nel calderone le centrali nucleari. E l’aria sparge la minaccia un po’ ovunque sul globo, a ricordarci che la terra è tonda e piccola.
Nella tragedia locale dei sempre impeccabili cittadini giapponesi, si aggira infatti una tremenda minaccia per la popolazione, nipponica e non solo: le radiazioni sprigionate dalla centrale di Fukushima 1.
6 reattori in totale, di cui 4 attivi al momento del terremoto. Tutto ha funzionato dal punto di vista dell’ingegneria nucleare e meccanica, il sistema di sicurezza ha lasciato cadere le barre per fermare la reazione al momento del terremoto, ma il sistema di raffreddamento ha smesso di funzionare, come previsto dato che è la centrale stessa che alimenta le pompe dell’acqua. A questo punto le pompe hanno iniziato a funzionare nuovamente, questa volta collegate ai generatori di emergenza. Questi ultimi sono appositamente posizionati a quella che era ritenuta un’altezza sufficiente a scongiurare ogni possibile problema in caso di incidente. Nelle previsioni purtroppo non c’era quell’onda di almeno una decina di metri che ha riempito i generatori d’acqua mettendoli fuori uso. Per qualche ora hanno tenuto le batterie, poi il sistema si è spento del tutto.
In questo modo il carburante delle centrali ha smesso sì di dar vita alla reazione nucleare ma, a causa del decadimento degli elementi radioattivi contenuti nel combustibile, ha continuato a produrre calore. Un calore facilmente contenibile e contrastabile in caso di efficiente sistema di raffreddamento, appunto.

Ricomincio a scrivere 11 giorni più tardi.
Ho visto che anche lasciando passare del tempo, la situazione non trovava risposte chiare. A tre settimane dall’accaduto, dopo aver cercato di tener fresco il tutto con gli elicotteri e le autobotti che buttavano acqua, ci comunicano che ne passerà ancora di tempo (settimane o mesi, si permettono di approssimare) per raffreddare completamente quel rottame pestilenziale e risolvere la questione con la più ingegneristica delle soluzioni possibili: “colata di cemento e si salvi chi può”, in stile Chernobyl, alla faccia di chi diceva che Fukushima e la città dell’Ucraina non hanno niente da spartire. Balle.
Sono le balle che mi fanno particolarmente paura quando si parla di atomo e della sua manipolazione per produrre energia. Assieme alle radiazioni, e forse più velocemente, si propaga la disinformazione. Spesso e volentieri chi ha le notizie vere non vuole darle. Diventa anche paradossalmente comprensibile non potersi permettere di allertare l’intera popolazione di Tokyo, per fare un esempio abbastanza vicino (circa 200km) a quel “vulcano radioattivo”. Non è possibile pensare all’evacuazione di trenta milioni di individui, quindi non ha senso nemmeno porre loro il problema. Così non rimane che esorcizzare la questione, o spiegarla ai bambini (video sottotitolato in inglese), e rovesciare milioni di metri cubi d’acqua sopra alle bombe cubiche dentro alle quali nessuno sa esattamente come sia la situazione. Come se non bastasse, uno dei 4 reattori problematici è caricato a MOX, misto di Uranio e del pericolosissimo Plutonio, elemento che per 24.200 anni sarebbe in grado di uccidere un uomo nella quantità di 0,000001 g. Chiamatemi fifone, ma questi numeri non mi lasciano indifferente. Ad oggi è vero che a Tokyo “non ci sono valori di radiazioni superiori alle soglie di sicurezza” e che nessuno è ancora morto a causa di Fukushima, ma è anche vero che in questo momento ci sono decine di persone che si sono condannate a morte certa in breve tempo per cercare di risolvere la scottante situazione. A Chernobyl li chiamarono i liquidatori, a Fukushima non hanno ancora un nome, ma sono tecnici della Tepco e Vigili del Fuoco che si stanno sacrificando per limitare i danni ad altre migliaia, o milioni, di persone.

In questi ultimi giorni si sente parlare meno di Fukushima, durante le scorse settimane molte nazioni europee hanno fatto passi indietro. O almeno hanno accennato la mossa, il futuro ci saprà dire quanta sincerità ci fosse nelle promesse dei governi.
In molti, Germania in testa, sembrano aver preso sul serio questo nuovo incidente nucleare, forse perché è successo ai giapponesi che, nonostante il loro territorio straordinariamente sismico, ma forse per la loro proverbiale rettitudine, sprigionavano fiducia. Se è successo a loro è quasi scontato che possa accadere a noi, in uno di quel centinaio di reattori che costellano l’Europa, metà dei quali a casa dei cugini francesi, buona parte nella qui vicina Inghilterra e nelle altrettanto adiacenti Germania e Belgio (3,5 GW a 3km dal confine olandese, in territorio belga). Troppi impianti che, esclusi quelli francesi e belgi, producono meno del 30% del fabbisogno energetico del paese che li ospita. Cifre a mio avviso irrisorie, rispetto al pericolo che qualcosa vada storto scatenando un grave incidente nucleare e alle invisibili quanto devastanti, subdole e protratte conseguenze che questi incidenti portano.
Qualcuno potrebbe rispondere che gli incidenti gravi avvengono solo in rarissimi casi. Facciamo finta, per assurdo, che non ci sia la possibilità che questi incidenti avvengano: che ne facciamo delle scorie radioattive?
I sostenitori del nucleare tralasciano sempre la questione scorie o ipotizzano mille soluzioni in fase di studio, proprio perché ad oggi non c’è ancora una vera soluzione condivisa. Nemmeno nasconderle sotto le montagne è sicuro, come dimostrato dal recente abbandono della mega discarica sotto la Yucca Mountain, nel Nevada. Si consideri che i solitamente precisi tedeschi le hanno sistemate in una miniera di sale (ad Asse, Bassa Sassonia) nella quale, contrariamente ad ogni umana previsione, ora sta entrando molta acqua: hanno ora deciso di spostare i 126.000 barili, tenuta della miniera permettendo, visto che ci vorranno 20 anni e 2-3 miliardi di Euro (link).
Descrive benissimo la questione nucleare lo spot di Greenpeace, il cui leitmotiv è: “Nucleare: il problema senza la soluzione“.

Una volta, da piccolo ho sentito la frase “se porti il problema ma non porti la soluzione, allora fai parte del problema”.
La mia soluzione? Visto il lavoro che faccio potrei consigliare di sfruttare al massimo il potenziale delle rinnovabili. Ma credo che la vera soluzione sia quella di consumare meno e di farlo più consapevolmente. Basso consumo energetico, non solo nei dispositivi elettrici ed elettronici che usiamo, ma prima di tutto nelle coscienze delle persone.

Dopo tutta questa solfa, se siete arrivati a leggere fin qui vi premio con dei dettagli sull’Olanda, che sarebbe anche cosa normale visto il titolo del blog. In Olanda c’è una sola centrale attualmente operativa, quella di Borsselen, a sud ovest, in Zeeland. Conta un reattore da 482 MW, metà di uno di quelli di Fukushima per misurarsi col presente, funzionante dal 1973. Quanta energia produce questa bombetta? Meno del 3,7 % del fabbisogno neerlandese (dati 2009). Solo con le turbine eoliche nello stesso anno si produceva più del doppio, e la potenza installata supera i 2.200 MW. Vale la pena di convivere con la spada di Damocle (radioattiva) sul capo? Dopo aver letto l’articolo di qualche giorno fa, in cui si parlava di 372 incidenti avvenuti alla centrale di Borsselen negli ultimi 31 anni, ho ancora meno dubbi e dico che, secondo me, non ne vale assolutamente la pena.

E l’Italia? Ve la vedete la ndrangheta a sistemare le scorie radioattive? A usar Uranio per fare il cemento delle case antisismiche? Non sono pronto. L’Italia non lo è. L’Italia ha un’irradiazione solare (in poche parole la quantità di sole espressa in Wattora, W/h, che arriva al suolo) ottima, sicuramente la migliore in Europa dopo la Spagna. E anche zone ricche di vento costante non mancano, le idee nemmeno. Rovinano il paesaggio? Consumiamo meno.

Vi lascio un paio di link sull’argomento oltre ai molti che si trovano nel testo:

UN FIORE PER IL GIAPPONE | campagna viral-fotografica di Stailuan a sostegno morale degli sfortunati nipponici.
SOLARE TEDESCO LIVE | la vista istantanea e storica della produzione solare in Germania.

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9 Risposte so far »

  1. 1

    musicaealtro said,

    Riflessioni sul nucleo???
    MA DAIII non scherziamo ! Piuttosto dovremmo riflettere (ma riflettere seriamente) su quanto cretini siamo!!!
    Cerchiamo energia e non ci accorgiamo che ne siamo completamente circondati!!!!!!
    Ogni cosa ogni oggetto possiede Energia!
    anche UN FIORE è energia !….. pensiamoci un po su tutti!!!!!!!!!!

    • 2

      Ste said,

      Ma hai letto solo il titolo?

      Poi, non parlavo di filosofia ma di energia: se attacchi un fiore al tuo pc, fidati che non si accende….

  2. 3

    Luca, Manu & 8 said,

    Carissimi Olandesini d’adozione, buon giorno!! State bene? E’ da un po’ che non ci si sente in via telematica, tranne per la breve ma proficua chiacchierata scritta [esistono chiacchierate scritte??] di ieri sera. Noi stiamo bene qui a Venezia. La primavera con la sua irradiazione solare [spero di non andare incontro a problemi di diritti sull’ultima mia affermazione…..] è giunta e quindi ci prepariamo a trascorrere pomeriggi o giornate al sole in qualche ridente lido o isoletta della nostra laguna. Il tutto però minacciato dalla nube radioattiva proveniente dal Sol Levante che è passata senza creare problemi [davvero?] e senza lasciare traccia di sé [mhm…su questo ho qualche dubbio….]. Sarebbe da discutere molto l’affermazione governativa [non solo del nostro di governo ma anche di quello francese…] secondo cui va tutto bene e che non ci sono o saranno danni per la salute. Sul breve o brevissimo termine posso forse anche concordare, però sul medio lungo periodo qualche dubbio e perplessità ancora mi rimangono…

    Bello il post. Molto bello anzi e anche lunghetto, ma mai troppo. Così ora il mio commento potrà essere lungo a piacimento e [forse] questa volta non riuscirò a scriverlo più lungo del post stesso, come da mia abitudine.

    Noi qui l’evolversi della situazione a Fukushima 1 l’abbiamo seguita essenzialmente tramite newsletter e tramite siti di informazione esteri perché essenzialmente più obiettivi nel fornire le giuste informazioni su quanto accaduto e su quanto sta ancora accadendo in Giappone. Situazione quella a Fukushima ancora lungi dall’essere non dico risolta, ma anche solamente posta sotto controllo. Il sistema di “spegnimento” della centrale e dei suoi 3 reattori attivi al momento del terremoto non pare, dalle notizie che ho trovato io, aver funzionato alla perfezione e quindi ha creato da subito dei problemi alla Tepco [su cui ci sarebbe moltissimo da dire….]. Spegnimento poi che non è da intendersi ugualmente rapido come quello di un’interruttore da parete e relativo filetto o lampadina a basso consumo, perché le temperature raggiunte durante la reazione nucleare sono appena appena [??] più elevate e quindi di conseguenza il raffreddamento e messa in sicurezza del combustibile nucleare è un procedimento che richiede molto più tempo. Procedimento questo di raffreddamento del nocciolo [finalmente hanno avuto il coraggio di dire che vi è stata fusione parziale del nocciolo…..] che è stato fatto disperatamente pompando “acqua di mare nei reattori inducendo una corrosione accelerata delle guaine a causa della presenza di cloruro di sodio” e, cosa davvero terribile, realizzata impiegando operai [tutti giovanissimi e non prossimi alla pensione o “anziani” come sbandierato dalla Tepco] “delle ditte appaltatrici senza le dovute tutele (come i tre contaminati dall’acqua radioattiva che avevano ai piedi buste di plastica!).”
    Un altro aspetto che ci ha fatto pensare e riflettere un po’ è stato l’innalzamento dei livelli massimi di radiazioni consentite per legge giusto dopo l’incidente dovuto all’onda di tsunami. Il tutto in Giappone….ok che anche loro hanno problemi di governo e di corruzione, però un po’ più seri [basta ben poco in realtà a ben vedere…] dei nostri governanti dovrebbero essere, ed invece…..

    Ora pare che i problemi, almeno gli ultimi in ordine di tempo a Fukushima, siano dovuti alla presenza di acqua altamente contaminata (100.000 volte sopra gli standard) nell’unità 2 e alla rilevazione di Plutonio in un area distante dai reattori.
    Allego qui due brani di una mail giuntami ieri e scritta da chi conosce molto meglio di me la situazione e la cui spiegazione è quindi molto più precisa e dettagliata: “L’altissimo livello di contaminazione dell’acqua non può che far pensare che questa provenga direttamente dall’interno del vessel (cioè a contatto del combustibile danneggiato). Conseguentemente è possibile fare due ipotesi: 1) è sopravvenuta una rottura nel circuito principale di alimento dell’acqua di raffreddamento del nocciolo e/o lo stesso vessel di acciaio che contiene il nocciolo ha subito una fessurazione; 2) dato che la vasca di soppressione del reattore n.2 era andata distrutta, la Tepco ha tentato di raffreddarne il nocciolo ri-circolando il vapore prodotto direttamente al condensatore della turbina, ma ciò ha provocato il danneggiamento del condensatore con conseguente fuoriuscita dell’acqua contaminata e ciò ne spiegherebbe la presenza nell’edificio turbina.” Non male come situazione, eh? Eppure i media italiani, tranne qualche rarissima eccezione, non ci hanno mai voluto informare davvero su quello che stava e sta avvenendo in Giappone, forse perché invischiati anche loro con la lobby nucleare? O forse perché oramai completamente asserviti? Non so quale delle due ipotesi sia la peggiore….

    Venendo invece alla rilevazioni di Plutonio, queste “sono state fatte il 21 e 22 marzo a distanze comprese tra 500 e 1000 metri dalla unità 1 (presa a riferimento). La considerevole distanza unita al fatto che il Plutonio è un elemento pesante che si trova in forma di particelle solide (quindi non si libera come gas) non può che far pensare ad una esplosione violenta che ha coinvolto il combustibile.
    Escludendo che una tale esplosione sia avvenuta in uno dei noccioli delle unità 1, 2 e 3, perché altrimenti ciò avrebbe significato la distruzione del vessel e del contenitore di calcestruzzo, non resta che individuare l’origine della diffusione del Plutonio nelle due esplosioni (15 marzo unità 4 e 21 marzo unità 3) che hanno coinvolto le piscine del combustibile irraggiato della unità 3 e 4 che contenevano rispettivamente 50 e 135 tonnellate circa di combustibile MOX cioè al Plutonio.” Anche su questo fatto il silenzio complice e preoccupante, anche da parte della Tepco sia chiaro, fa venire i brividi….

    Che aggiungere?
    Beh, per prima cosa direi che prima di mettersi in casa delle centrali nucleari di qualunque generazione esse siano [la 4a generazione tanto pubblicizzata e pompata non esiste…..] sarebbe bene pensarci su perché qui da noi si sa come funzionano [male?] le cose e quindi direi che ci bastano già tutte e centrali francesi, svizzere ed europee per metterci in apprensione.
    Io poi [Luca] che sono un amatore velista e seguo chi, molto più abile e preparato di me, si impegna in giri del mondo a vela o in attraversate oceaniche a vela e le realizza con 20lt di gasolio [ad esempio il mio concittadino di nascita Soldini], credo fermamente che ridurre i consumi di carburanti fossili sia davvero davvero necessario e fattibile. Ovviamente gli interessi in ballo sono enormi e moltissimi, i recenti bombardamenti “umanitari” [ah si? Che strano….bombe umanitarie….mhm….continuo a non capire] volti a sostenere l’opposizione Gheddafi in Libia ne sono una prova, e quindi fino a quando ci sarà il petrolio e fino a quando ci saranno questo tipo di governanti [europei e non solo] il passaggio a fonti di energia alternative [eolico, solare, maree, ecc….] sarà sempre una lontana e remota alternativa. E’ di due giorni fa, se non sbaglio, la notizia che gli “insorti” sono tornati nuovamente in controllo di impianti di estrazione dell’oro nero ed hanno subito affermato di essere in grado di riprendere i ritmi soliti di estrazione e che “tutti i contratti stipulati [con Francia e Inghilterra in maggior numero] saranno onorati”. Anche qualche dubbio?

    Basta, almeno per ora.
    Ci sarebbe ancora molto da dire e scrivere, ma non voglio come sempre [e anche questa volta…..] abusare del vostro bellissimo blog.
    Vi mandiamo un grandissimo abbraccio e un bacione caloroso dato che forse la primavera da voi ancora latita…..[usanza più italiana in realtà]
    Saluti
    Luca, Manu & 8

  3. 4

    babboferro said,

    Cominciamo con alcune riflessioni di buon senso di un premio Nobel (video):

    Continuiamo con alcune affermazioni sul nucleare vendute come certezze inconfutabili:

    1. L’energia elettrica da nucleare costa meno delle altre.
    2. L’impiego di combustibile nucleare eliminerà la dipendenza dal petrolio.
    3. L’energia nucleare non inquina con particolato (fumi) e CO2.
    4. Il nucleare è una tecnologia sicura, e lo sarà sempre di più.
    5. In Italia siamo comunque circondati dalle centrali dei paesi confinanti; tanto vale averle in casa propria (folkloristica affermazione popolare, adottata da Umberto Veronesi).

    Qualche considerazione essenziale rispetto alle affermazioni:

    1. Il “Department of Energy” (DOE) ha determinato i costi in centesimi (di dollaro) per kWh dell’energia prodotta nel 2009 (in USA) con quattro sistemi diversi: gas (ciclo combinato), eolico, carbone e nucleare. A parte l’eolico (ovviamente), in effetti il combustibile che costa meno – compresa l’immissione in rete – per kWh è il nucleare: 1.29 cent., contro 2.32 del carbone e 5.73 del gas. Se però nei costi mettiamo in conto anche l’investimento iniziale e la manutenzione dell’impianto, le cose cambiano parecchio. Infatti, sempre secondo il DOE, il risultato finale (sempre in centesimi di dollaro per kWh) è il seguente: gas 8.05, eolico 11.32, carbone 12.49 e nucleare 14.37. E non viene messo in conto lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, in quanto – dopo ben mezzo secolo di nucleare – il costo non è a tutt’oggi (!?!) definito. I link utili: http://www.eia.doe.gov/emeu/aer/contents.html , http://qualenergia.it/. Non c’è il fotovoltaico – mi dispiace, ragazzi – perché negli USA ha un peso trascurabile.
    2. Nelle ultime dichiarazioni andate in onda su Radio Maria ha dichiarato che lo tsunami in Giappone e la conseguente morte e distruzione sarebbe un “castigo di Dio”, “un modo per purificare”, che le catastrofi siano “sicuramente un’esigenza di giustizia divina”, che “Dio se ne serve per raggiungere un fine alto della sua giustizia”, che “la morte di un colpevole è l’esecuzione di un decreto di colui che è padrone della vita e della morte”, che “il terremoto è un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima perché Dio le ha voluto risparmiare un triste avvenire”. e eliminerà la dipendenza dal petrolio. Verissimo: ma dipenderemo dall’uranio. Le società impegnate nell’estrazione sono [guarda caso] sempre le “Sette Sorelle” del petrolio, e stimano la consistenza dei giacimenti in alcune decine di anni. La stima è oggetto di discussione, perché dipende dai costi di estrazione, dal prezzo di mercato ed altro; probabilmente una stima (molto) ottimistica delle scorte non arriva al secolo, ma va drasticamente ridotta – forse dimezzata – se aumenta il fabbisogno mondiale. C’è un altro aspetto cruciale: per trasformare l’uranio in combustibile nucleare è necessario arricchirlo, utilizzando la stessa tecnologia impiegata per le armi di distruzione di massa. Nel mondo ci sono solo due o tre (o forse quattro) impianti in grado di farlo, e non sono in Italia. Aprire impianti è molto sconsigliato: vedi i tentativi dell’Iran.
    3. A livello di produzione di energia è vero: dalle minacciose torri “a clessidra” delle centrali nucleari esce solo vapore di raffreddamento non contaminato (salvo imprevisti!). Ma per estrarre il combustibile nucleare dalle miniere in Nigeria vengono impiegati 9.7 TEP (Tonnellate Equivalenti di Petrolio) per tonnellata di uranio, secondo l’emittente France3. E se l’estrazione comincia a diventare più complicata, il consumo in TEP aumenterà.
    4. È quasi commovente definire “sicura” una tecnologia della quale si sa poco o niente (se non dell’effetto distruttivo): mi sembra come una ricetta dove si proponga di cucinare i fagioli in umido con la dinamite. Potrebbe essere un’idea geniale, ma prima di abbandonare il gas ci penso. Abbiamo (per fortuna!) due Grandi Esperti in Italia: Roberto de Mattei (nuovo vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR) e Umberto Veronesi (Presidente per l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare). Le Loro parole mi sono di conforto e le cito. Roberto de Mattei (a Radio Maria): … [omissis] lo tsunami in Giappone e la conseguente morte e distruzione sarebbe un “castigo di Dio”, “un modo per purificare”, che le catastrofi siano “sicuramente un’esigenza di giustizia divina”, che “Dio se ne serve per raggiungere un fine alto della sua giustizia”, che “la morte di un colpevole è l’esecuzione di un decreto di colui che è padrone della vita e della morte”, che “il terremoto è un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima perché Dio le ha voluto risparmiare un triste avvenire”… [omissis]. Alquanto inquietante al fine della sicurezza, tipo: se Nostro Signore pensa di punire può succedere di tutto e non c’è rimedio, altro che sicurezza (la preghiera, forse? Non si sa).
    5. Quanto all’ultima affermazione di Umberto Veronesi a “Che tempo che fa”, con Fabio Fazio: siamo circondati da centrali nucleari e comperiamo energia da loro, tanto vale avere le nostre o non averne nessuna nel mondo. La definirei la prospettiva della “puzzetta” (volgare, ma efficace). Ci mollano puzzette o cacchette fuori dalla porta di casa e dobbiamo sorbircele: ribelliamoci e portiamocele dentro casa! Visto che eliminarle pare difficile, e non ci si pensa nemmeno. Quanto alla sicurezza degli impianti, lo stimato oncologo dimentica che – per la centrale di Montalto di Castro -, dismessa prima di essere completata, eravamo al 18° (diciottesimo) subappalto per la costruzione. In questi giorni tutti hanno visto la sfilata dei giapponesi responsabili della centrale con i loro giubbettini azzurri. Vi immaginate la teoria dei “responsabili” che avrebbero girato sui media in Italia? Vi immaginate chi avremmo visto sfilare? Ci avrebbe fatto pure un “format”, secondo me.

  4. 5

    babboferro said,

    Stefano scusamii: è un intervento lunghissimo, ma il tema è importante.
    Chiedo scusa anche ai lettori.

  5. 6

    babboferro said,

    Ultimissime dalla sicurezza “made in Japan” (da RAINews24 di stanotte):

    Il sistema di sicurezza della TEPCO (la società che gestisce la centrale nucleare) è affidato al fax (in giapponese, ovviamente). C’è un bel moduletto prestampato con le varie opzioni da evidenziare. Quando manca la corrente non funziona, va da se.

    Suppongo che in Italia sarebbe sostituito dal noto “pizzino”. Forse più efficace.

  6. 7

    babboferro said,

    Qualcuno potrebbe chiedersi che fine ha fatto il cosiddetto “Referendum sul nucleare” svoltosi in Italia nel 1987 (8 novembre). Ecco i risultati, da Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1987_in_Italia

    I quesiti (che non prevedevano la chiusura delle centrali) e la risposta dei cittadini:

    Quesito: “Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidano entro tempi stabiliti? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento”, previste dal 13° comma dell’articolo unico legge 10/1/1983 n.8)”?

    Risposta: 80.60% dei votanti ha detto SÌ (quorum raggiunto).

    Quesito: “Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “l’erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi”, previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge)”?

    Risposta: 79.70% dei votanti ha detto SÌ (quorum raggiunto).

    Quesito: “Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero? (questa norma è contenuta nella legge N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).”?

    Risposta: 71.90% dei votanti ha detto SÌ (quorum raggiunto).

    Come risulta evidente, nessuno dei quesiti aboliva le centrali nucleari (non poteva): la scelta di chiuderle è stata solo governativa.

  7. 8

    babboferro said,

    L’opinione (personale) di uno dei pochi tecnici italiani che si siano occupati di centrali nucleari prima che fossero dismesse:

    L’articolo di Marco Maroni e l’intervista al tecnico nucleare Paolo Ruffatti

    “Conosco quei reattori, si rischia la catastrofe” Paolo Ruffatti ha guidato il programma atomico dell’Ansaldo: “Sarà molto peggio di Chernobyl. L’uranio bucherà il terreno e finirà nelle falde e nell’ambiente” La situazione nella centrale nucleare di Fukushima è fuori controllo. Ieri lo hanno ammesso pubblicamente anche i vertici della Tepco (non c’era il presidente, forse ricoverato per problemi di ipertensione). Il governo giapponese pensa a smantellare i sei reattori dell’impianto contro i quattro, quelli più mal messi, ipotizzati dalla compagnia. E mentre rimbalzano i dati sull’intensità delle radiazioni attorno alla centrale, sulla concentrazione di iodio 131 nell’acqua (ieri stimato in 3.355 volte sopra il valore limite consentito) e sulla nube radioattiva che sta sorvolando l’Europa, la tentazione è di farsi prendere da quell’emotività che tanto disturba gli sponsor del nucleare italiano. Sensazione che prova anche chi di un impianto come quello di Fukushima è esperto. Paolo Ruffatti è l’ingegnere che tra il 1972 e il 1977 ha guidato l’officina meccanica dell’Ansaldo nucleare. La società genovese in quel periodo ha costruito il reattore dell’impianto di Caorso, di due centrali svedesi (Forsmark) e della centrale francese Superphenix. Quello di Caorso, fermato nell’86, è un reattore da 860 Megawatt con tecnologia Bwr: “Esattamente uguale a quello di Fukushima – dice Ruffatti – se non per il sistema di raffreddamento, che nella centrale giapponese è meno evoluto”.

    L’ipotesi peggiore è la fusione del nocciolo, rischio sempre più imminente.

    Che i noccioli dei reattori siano fusi è garantito, in tutti e tre i reattori attivi. Lo si è capito già nei primi giorni. Si è continuato a tentare di raffreddare l’impianto con l’acqua, ma bastano 12 ore perché inizi la fusione del nocciolo. O si riesce subito a raffreddare il nocciolo o la fusione va avanti.

    Ora che può succedere?

    Per quanto riguarda l’uranio che sta nelle barre, dopo aver fuso il contenitore primario, 350 millimetri di grafite e acciaio, precipita nel cosiddetto vessel, altro contenitore d’acciaio sul cui fondo c’è una piscina di soppressione, piena d’acqua. Non sappiamo se l’acqua è ancora lì, io dubito. Se non c’è più, il nocciolo buca anche quello e poi la base in cemento quindi va a finire nel terreno, nelle falde e nell’ambiente. Peggio di quel che è successo a Chernobyl, dove c’è stato rilascio di radiazioni più che altro nell’aria, e peggio di Three Mile Island (reattore Usa, incidente del 1979, ndr), lì il nocciolo è rimasto nel contenitore secondario e lo stanno ancora raffreddando. Si rischia di dover sfollare qualche decina di milioni di giapponesi.

    Come si può evitare?

    Bisognerebbe andare a vedere se le piscine di soppressione sono danneggiate o no, se c’è ancora acqua, ed eventualmente riempirle. Ma teniamo presente che le radiazioni sono tali che nessuno ora può lavorare là senza sacrificare la vita.
    I tecnici che abbiamo visto in tv al lavoro nella centrale hanno ancora pochi giorni da vivere.

    Se il contenitore è danneggiato e manca l’acqua, cos’altro si può fare?

    Non esiste alcuna tecnologia per affrontare questo problema. E non è solo quello il problema. A pochi metri c’è un’altra piscina che contiene le barre d’uranio di ricambio e il combustibile esausto. Ho l’impressione che l’esplosione abbia danneggiato anche queste, vuol dire che ci sono le scatolette con le pastiglie di uranio arricchito che sono finite chissà dove. È roba che uccide un uomo in un’ora, ma bisogna trovarle, senza acqua di raffreddamento vanno in fusione anche quelle.

    L’Europa ha deciso di fare degli stress test per verificare la sicurezza dei suoi impianti. Servono?

    Dipende da cosa si intende per stress test: per esempio, per verificare se un contenitore primario dopo 40 anni è usurato, bisogna metterlo in pressione. È un’operazione costosa, pericolosa e comunque bisogna fermare l’impianto. Gli stress test meccanici ed elettromeccanici che servono richiedono grossi investimenti. Se si intende qualcos’altro, è solo propaganda per tenere a bada l’opinione pubblica

    di Marco Maroni

    da Il Fatto Quotidiano del 31 marzo 2011

    Considerazioni in merito al disastro di Fukushima

    Radioattività. Dopo quattro giorni Fukushima valeva già mezza Chernobyl.
    Le emissioni di radioattività del disastro di Cherbobyl andarono avanti per 15 giorni, dal 26 aprile al 10 maggio 1986. Il disastro di Fukushima è iniziato 21 giorni fa e non se ne vede ancora la fine. Ad oggi la centrale è irraggiungibile, impossibile mettervi mano e continuare a tentare di soffocare la dispersione mortale di sostanze radioattive. Se già i primi quattro giorni furono una mezza Chernobyl, con i conti andate avanti voi.

    Il link: http://www.neversleep.it/index.php/a/energia/fukushima-come-chernobyl-peggio

  8. 9

    babboferro said,

    Alcune (mie) considerazioni personali:

    1. Quando i cittadini italiani furono chiamati al c.d. “referendum nucleare”, da circa un anno e mezzo era accaduto l’incidente di Chernobyl (coincidenza casuale).

    2. Quando $ilvio dichiara che libererà Lampedusa dai rifugiati in 48-72 ore, si alza il Maestrale che impedisce l’attracco alle grandi navi-traghetto per imbarcarli (!?!).

    3. In Giugno (più o meno) gli Italiani saranno chiamati ad un altro “referendum sul nucleare”, e capita la tragedia di Fukushima (coincidenza casuale anch’essa).

    Non è che abbiamo dei governanti sfigati? Forse è il caso di cambiarli sul serio.


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