accidenti…e i denti?

Quando è successo mi è venuta in mente la pubblicità della Durban’s che appariva sui nostri schermi televisivi attorno al 1986. Non ricordavo nemmeno come fosse questo spot, ricordavo solo la frase “accidenti…e i denti?“. [sotto trovate il video]
Mi è venuta in mente nel momento in cui  la bici di Aria ha ceduto in maniera definitiva mentre la stavo guidando io. La parte di telaio che collega il manubrio alla forcella anteriore si è infatti spezzata, facendo sì che ora i due elementi si trovino perpendicolari tra loro, anziché essere l’uno la continuazione dell’altro. Per fortuna è successo a pochi metri da casa, mentre ritornavo dalla spesa con il carissimo cugino Francesco venuto in visita dalle nostre parti per lavoro e successivamente fermatosi per una notte da noi ad Haarlem.

Come si può vedere dalla foto, il telaio si è spezzato lasciando vedere la ruggine che ha causato il cedimento della struttura. Essendo oramai sotto casa, avevo già un piede a terra e per questo motivo non sono finito con gli incisivi incastonati tra i sanpietrini delle vie haarlemesi.

La bici di Aria è sempre stata un po’ strana, tanto che lei si chiese, e mi esternò più volte questo sospetto, se il velocipede avesse avuto un incidente, prima di averla acquistata presso il meccanico per bici più vicino a casa. Era sicuramente strano, guidandola, non poter staccare le mani dal manubrio senza sbandare violentemente verso destra, mentre ancor più curiosa era l’eccessiva vicinanza del manubrio alla sella, per cui ci si trovava le manopole molto vicine al costato durante la pedalata. Il che, se la strada è dritta non era molto fastidioso, mentre era assai arduo affrontare le curve, poiché la rotazione del manubrio faceva sì che le manopole andassero a sbattere sulle costole, impedendo fisicamente alla ruota di girare. La faccenda era resa comprensibilmente più complicata proprio dal fatto che, oltre all’impedimento fisico della ruota, diveniva difficile prendere decisioni di emergenza sulla traiettoria della bici mentre una manopola ti frugava tra le ossa del costato. Ma la strada da casa alla stazione è prevalentemente diritta, e Aria si era già quasi abituata al bizzarro mezzo.

Ho parcheggiato sotto casa quel che rimaneva della bici e nei giorni seguenti ci siamo interrogati su come ci si potesse sbarazzare della carcassa. All’inizio abbiamo pensato di andare dal rivenditore, di cui Aria conserva la prova di vendita risalente a pochi mesi fa, luglio 2010, per fargli notare che ci aveva venduto per quasi 100 € una bici con evidenti problemi di struttura culminati in una rottura netta del telaio. Poi abbiamo pensato che se gli avessimo riportato la bici rotta lì, lui non avrebbe fatto altro che smontarla e rimontare i pezzi utili su altri cicli che avrebbe in seguito rivenduto. Abbiamo quindi deciso che la via giusta era quella di sbarazzarsene per conto nostro. Ma come farlo in maniera più elegante ed ambientalista possibile? Dopo che non abbiamo ricevuto risposta dai vicini circa un servizio di raccolta per materiale ingombrante in città, e volendo evitare la soluzione più immediata, ovvero il canale così vicino a casa (ad Amsterdam ci sono barche che recuperano centinaia di bici sul fondo dei canali..potrebbe essere usanza!), abbiamo optato per l’ultima soluzione: andare verso la stazione con aria spensierata, tenendo sollevato “a braccia” il manubrio lungo tutto il percorso, cercando di dare meno nell’occhio possibile sebbene la ruota anteriore rotolasse a fatica. Arrivati in stazione, abbiamo trovato un parcheggio libero e lì abbiamo sistemato il rudere. Entro un mese avrà un adesivo giallo fluorescente sulla ruota posteriore e un mese dopo ancora verranno a portarsela via quelli del comune, che sapranno cosa farne.

Ora dobbiamo quindi cambiare entrambe le bici, anche la mia chiede pietà dopo onorato servizio, e credo che nel fine settimana andremo a cercare nei mercatini di Amsterdam due nuove biciclette per un prezzo abbordabile..qui in Olanda ardua impresa.

|Ste|

La pubblicità Durban’s di cui sopra:

 

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Mi vien da dire – scontatamente – che le bici non sono più quelle di una volta. Da ragazzo, non molto prima della pubblicità Durban’s, al suono della sirena del cantiere di Monfalcone correvano per le strade migliaia di biciclette nel quotidiano percorso casa-lavoro di altrettanti “cantierini”. Sostituite ora dalle macchine.

    Negli anni ’80 avevo una bicicletta Bottecchia (modello R, cioè con i freni a “stanghetta”). Era nuova, e me l’ero comperata vendendo la macchina: ci ho portato Arianna a scuola ed a spasso per un bel po’. Un giorno subì un incidente nel cortile dell’ospedale, dove la parcheggiavo abitualmente. C’era un contadino, con trattore e rimorchietto, che portava quotidianamente la verdura alla mensa.

    Una cattiva manovra, e la ruota posteriore del trattore agganciò il manubrio della mia bici in sosta. Il manubrio (in acciaio inox) si spezzò in due, ma la forcella (quella che si è spezzata nella bici di Ari) non subì alcun danno; mentre la ruota anteriore si deformò solo leggermente. Un aiuto-cuoco se ne accorse e mi riferì dell’incidente, ma il contadino non era assicurato, purtroppo. Così decisi di comperare una bici nuova (cinese): esteticamente bellissima, ma meccanicamente un disastro. Capita. La Bottecchia – invece – era una vera meraviglia meccanica: leggerissima e robusta, come dovrebbe essere ogni bicicletta.


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