Questione di linguaggio?

Ho iniziato il secondo corso di olandese, la mia prima vera avventura in lingua e terra straniera. Per la prima volta sono da sola, senza l’ottimo compagno di banco Ste che, suo malgrado, era anche un vocabolario da consultare in ogni momento.
Questo corso sembra più strutturato del precedente (svoltosi ormai quasi 2 anni fa), l’insegnante lo è di professione (ho sempre avuto dei dubbi sul lavoro del nostro primo insegnante di olandese) e l’edificio è un maestoso comprensorio di uffici.
La varietà del livello di preparazione dei miei colleghi mi stupisce perché alcuni vivono qui da anni, in modo stabile e con prole, ma non sanno ancora l’olandese.
Il metodo di insegnamento è più scolastico e mi sembra buono. Vi terrò aggiornati, finché riesco a sopravvivere alla ‘maratona’ delle 14 ore fuori casa, con in programma il corso post lavoro!! 

Qualche giorno fa parlavo con un’amica, molto più poliglotta di me, delle lingue e di come riusciamo ad esprimerci con esse. Chi non sperimenta quotidianamente il bi(o più)linguismo, pensi alla lingua ‘ufficiale’ e alle forme dialettali.
Ognuno di noi usa una lingua specifica per parlare di un preciso aspetto della vita; se, ad esempio, voglio parlare di qualcosa di emotivo, uso l’italiano. E magari tra un po’, se dovrò spiegare qualcosa di lavorativo, userò l’olandese.
La lingua che si utilizza per parlare delle questioni più formali, generalmente è quella ‘imposta’ dalla scuola, dall’ambiente lavorativo; mentre quella che usiamo per raccontare questioni personali, è la lingua più familiare, più intima.

Mi ha colpito molto una cosa di cui ho sentito parlare dal papiño: uno studio antropologico, della metà del secolo scorso circa, sull’incapacità della lingua tahitiana di esprimere la sofferenza psichica. C’erano le parole per parlare del dolore fisico ma non quelle per descrivere quello psichico. Purtroppo questo studio dimostrava che proprio a causa dell’incapacità di descrivere la sofferenza umana, alcuni si toglievano la vita.

|Aria|

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5 Risposte so far »

  1. 1

    manu said,

    Ari hai tutto il mio appoggio e la mia stima per questa tua nuova avventura “linguistica”.
    Sei (siete) veramente bravi e temerari!
    Ve lo dice una che è “terribilmente negata” per l’apprendimento delle lingue straniere.
    Un abbraccio con bacio

  2. 2

    babboferro said,

    Credo che tutti facilmente intuiscano quanto fondamentale sia la comunicazione nella vita sociale di tutti gli esseri viventi. Esistono anche le comunicazioni c.d. “non verbali”, ma nella specie umana la comunicazione verbale o scritta la fa da padrone.

    Spero che abbiate visto il bellissimo film “Figli di un dio minore” (1986) di Randa Haines, con William Hurt e Marlee Matlin nei ruoli principali. Quest’ultima ha ricevuto l’Oscar nel 1987 per il film citato; è sordomuta dall’età di otto mesi, ma continua a lavorare come attrice. Se siamo figli di Dio, non possedere la parola (“il Verbo”, come la chiamano i testi religiosi) è certamente una menomazione grave.

    Esperienze più comuni – ad esempio con bambini di un anno o meno – credo le abbiano provate quasi tutti. La familiarità, l’attenzione e l’affetto soccorrono tutti i genitori del mondo nell’interpretare i messaggi dei cuccioli umani: incapaci di articolare un messaggio se non con un sorriso, un pianto o i movimenti del corpo.
    (Per la cronaca, con Ari di anni ce ne sono voluti quasi due, ma poi … alè, via!).

    Ed alcuni messaggi – fino a che non si interpretano – possono essere angoscianti.

    Nella società degli umani la lingua (si intende la capacità di usarla) è sempre stata molto importante, in quanto segno di potere: nelle società più antiche era in possesso solo degli stregoni con valore rituale, via via fino all’ “azzeccagarbugli” di A. Manzoni nei “Promessi sposi” che intorta Renzo Tramaglino, e si prende i polli.

    Ecco lo scontro fra lingua “colta” (dei potenti) e la lingua “volgare” (della gente comune): nella “Divina commedia” D. Alighieri cerca un po’ di rimescolare le carte.

    Tornando a noi dopo un lungo fuori-tema, credo che sia importante conoscere le lingue di un mondo che cambia. Fino al Medioevo (ma anche nel ‘900) era difficile che qualcuno si allontanasse dalla comunità di origine: ora è un fatto frequente.

    Le questioni che ci capiterà di affrontare si muovono nel mondo intero: il linguaggio (strumento fondamentale) diventa/diventerà fondamentale.

  3. 3

    olandesina76 said,

    caro Babbo…leggere questo blog mi piace moltissimo,sono very happy di averlo trovato,riempie i miei vuoti e le mi incertezze,negli ultimi giorno nel mio ennesimo contratto che non verrà rinnovato nella mia vita di precaria..
    Ma una delle cose che preferisco sono i tuoi commenti,che sono veri e popri “camei” ..pillole di storia e cultura di cui cibarsi e da cui apprendere.. quindi,grazie ^^

  4. 4

    babboferro said,

    Grazie: sono lieto di darti conforto.

  5. 5

    olandesina76 said,

    Quandò verrò in Olanda mi sdebiterò con una provvista di generi alimentari toscani! :-)


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