il medio opponibile

Qualche tempo fa, tornando dal lavoro, mi sono fermato fuori dalla stazione, nella bancarella dei fiori che porta il mio nome, davanti alla quale si passa uscendo dalla stazione verso sud ovest. Ho preso un bel mazzo di rose color fucsia, unite a delle margheritine dal gambo lungo, per donarle alla mia bella. Arrivato a casa ho sentito che Aria era in doccia, così ho deciso di farle trovare i fiori già in un vaso. Come faccio ogni volta, mi sono apprestato a tagliare un paio di centimetri di gambo, prima di mettere il mazzo in acqua. I gambi delle rose erano piuttosto grossi, tanto che con le forbici non c’era verso di tagliarli, così ho preso un coltello di discrete dimensioni, di marca Ikea ma affilato come solo un coltello appena comprato sa essere. Ho quindi appoggiato i fiori sul tavolo e, con buona parte del mio considerevole peso, ho fatto forza sul coltello e….straaaap! Zampilli di sangue sgorgavano dal mio pollice sinistro che mi guardava, sembrava sorridermi, tanto profondo era il taglio. Sono corso in bagno, bussando e comunicando ad Aria che stavo sanguinando vistosamente. In un battibaleno lei si è trasformata in infermiera e, con una notevole collaborazione del paziente (…), abbiamo tamponato un po’ il tutto, tanto che già mezzora più tardi, la ferita era rimarginata.

Mi chiamavano piastrina.

Appena ho visto il taglio che mi ero fatto ho pensato al post che avrei potuto scrivere sulla prima volta in un ospedale olandese (in realtà sarebbe stata la seconda, ma la prima volta non era per me, per chi non sa o non ricorda: link al post), per fortuna devo rinviare questa emozione. Posso invece raccontarvi della farmacia, esperienza comunque curiosa.

Oltre ad aver ampliato il mio vocabolario con alcuni termini tecnici tipo garza e benda elastica, grazie al piccolo dizionario che ho sbirciato prima di entrare, l’esperienza mi ha permesso di interagire con la farmacista che, nonostante io non potessi fare a meno di ostentare il mio pollicione avvolto in una fasciatura bianca, non si è dimostrata troppo intuitiva. Quando le ho chiesto la garza mi ha chiesto di che tipo e quanto grande la volessi, allo stesso modo per la fascia elastica ha fatto per un po’ la difficile, sostenendo che ne avevano di diverse misure: ho dovuto agitarle la mano sotto il naso per risolvere la questione…il mio pollice aveva perso tutta la sua autostima, pensando che quella vistosa fasciatura bastasse per essere notato fin dall’ingresso nella farmacia.

Lo so, c’è ben poco di olandese in questo post, ma mi andava di raccontare questa storiella a lieto fine.
Sappiate che, dopo un po’ di meritato riposo e dopo l’onorato servizio del medio opponibile che ha valorosamente sostituito il compagno ferito, il mio pollice sinistro è tornato ad essere opponibile. Sappiate inoltre che circa un quinto degli spazi tra le parole che vedete sul blog sono opera sua.

|Ste|

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3 Risposte so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Entrare in una farmacia non è mai una bella esperienza … ne so qualcosa.

  2. 2

    sel said,

    hihihihi!!!Arianna, quanto l’hai preso in giro???
    dimmi tanto tanto, ti prego!! :D

    • 3

      Aria said,

      Ti assicuro che l’idea di sperimentare un ospedale olandese, per la prima volta, per Ste, mi piaceva proprio poco; ma nonostante questo, ero la più insistente su questa via.
      E sono stata proprio brava: non l’ho nemmeno preso in giro.
      Forse avrei dovuto, considerando che un paio di giorni più tardi ho rivisto Ste che maneggiava con leggerezza l’arma del delitto!!


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