il museo delle ferrovie

La scorsa settimana sono stato, con l’amico Atos in visita dall’Italia, a fare un giro per Utrecht. Utrecht è molto carina, probabilmente ve ne ho già parlato. Una piccola Amsterdam, con un centro storico altrettanto minuto ma grazioso e pittoresco, sui canali resi caratteristici dalle case sotto la strada. Come si vede dalla foto, ci sono dei canali con l’acqua molto bassa e delle abitazioni, piuttosto che bar o laboratori, a livello dell’acqua, che si spingono sotto le due strade che costeggiano da entrambi i lati il canale.

canale di Utrecht

canale di Utrecht

Stavolta, oltre al consueto giro per il centro, siamo stati allo Spoorwegmuseum, letteralmente “museo della ferrovia”. Devo dire che è stato un gran bel posto, che vi consiglio e che tornerò a vedere per accompagnare Ferru a gennaio, sono sicuro che apprezzerà. Il museo è pensato per grandi e piccini, quindi ricco di curiosità per attrarre i bambini, ma gradite anche ai più cresciuti. Come il mucchio di bagagli di varie epoche accatastati a ridosso di una parete, dentro qualcuno dei quali si poteva guardare attraverso una fessura una proiezione olografica di una scenetta di vita, per raccontare come dietro ogni bagaglio ci fosse, soprattutto in passato, una storia, una persona partita con i suoi sogni verso una meta lontana.
Il museo si trova a ridosso delle ferrovie, sebbene non quelle principali, ma di una linea secondaria e poco trafficata. Appena usciti dalla sala d’ingresso verso quella che sembra la banchina di una piccola stazione italiana, ci troviamo davanti al treno reale usato dalla regina Beatrice. Salendovi a bordo è possibile vedere questo treno stranissimo, che presenta dei corridoi lunghi come i classici treni a scompartimenti (qui in Olanda introvabili), con la differenza che sui corridoi si affacciano le varie stanze dei membri della famiglia reale e gli uffici, il tutto “a misura di binario”, ovviamente.

poste neerlandesi

poste neerlandesi

Il passaggio pedonale sopraelevato in legno porta nella parte più grande del museo, che riproduce in ogni dettaglio una stazione (forse lo era realmente) e, seguendo i binari vuoti, si entra in un’altra parte al coperto dove sui binari ci sono treni diversi per forma, funzione ed età (o era). Il treno con delle buche delle lettere sui lati è quello della posta, al cui interno troviamo il tavolo per dividere le lettere a seconda delle zone e consegnarle a chi le avrebbe poi distribuite a tutte le case, con mezzi diversi. Uno dei treni ha al suo interno un gioco fatto di interruttori meccanici e monitor in cui si devono gestire degli scambi ferroviari mentre i treni arrivano. Ci sono anche alcune locomotive del passato ed una di quelle attualmente in uso. Non tutta la locomotiva giallo blu, ma solo la parte anteriore, con la cabina di comando. All’interno della cabina, 3 monitor sostituiscono i finestrini, mentre tramite comandi realistici si può interagire col simulatore e provare l’ebbrezza di pilotare un treno. Ci sarebbe anche un’attrazione su binari, tipo una giostra, ma ci stufiamo di fare la fila e, dopo aver dato un’occhiata all’esposizione di targhe e accessori inerenti i treni delle varie epoche, la abbandoniamo. Facciamo ancora un breve giro ma l’ora di chiusura è ormai giunta e mi prometto una seconda visita più avanti.
Het Spoorwegmuseum, Maliebaanstation Utrecht, www.spoorwegmuseum.nl

Una curiosità sempre inerente il mondo delle ferrovie olandesi: durante questo weekend la linea Haarlem – Amsterdam era chiusa per lavori. Per farcelo sapere, oltre ai messaggi sul sito e in stazione, ci hanno inviato una mail per avvisarci dei lavori di questo weekend e dell’ultimo di questo mese. Come se non bastasse, quando ieri ci siamo presentati in stazione (dimenticandoci dei numerosi avvisi), un ragazzo ci ha consegnato dei pacchetti contenenti un Twix, riportanti la scritta “Prego, questo è per lei. Segua questi cartelli per raggiungere il bus sostitutivo NS.”. Un cartello ogni 15 metri ci ha quindi mostrato la via fino alla navetta che ci ha portati ad Amsterdam Sloterdijk. Fantastico.

|Ste|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Ringrazio Ste per l’invito anticipato: l’accetto con grande piacere. Mi è sempre piaciuto molto viaggiare in treno, fin da bambino, e la passione è rimasta.

    Naturalmente anche Trenitalia ha investito consistenti somme per migliorare le ferrovie nazionali. Purtroppo non solo non vengono offerti Twix assieme alle informazioni, ma mancano spesso le informazioni stesse. In effetti gran parte degli investimenti sono andati all’Alta Velocità, soprattutto sull’asse Milano-Roma in concorrenza con gli aerei (a danno dell’Alitalia – ad esempio -, salvata anch’essa con un sacco di soldi dei contribuenti). Tra l’altro il progetto Alta Velocità non è in rete europea, dove nel progetto Railteam già attivo ci sono già le compagnie ad alta velocità di sette paesi europei: Austria, Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Paesi Bassi e Svizzera. E non sono scusa credibile i problemi in Val di Susa, visto che A, F e CH hanno catene montuose almeno pari alle nostre.
    Quindi con l’Alta Velocità si viaggia in rete in tutta l’Europa occidentale, tranne Italia, Portogallo e Spagna. Per quest’ultima, almeno i biglietti sono in rete.

    Comunque così è, e l’esborso di risorse (enormi) per l’Alta Velocità più cara d’Europa hanno ridotto al lumicino le risorse per i servizi ai viaggiatori e la manutenzione; dai treni per pendolari ad informazioni,biglietterie e controlli.

    Due esempi per tutti:

    L’anno scorso in primavera mi era venuta l’idea di fare un viaggio in Olanda portandomi la macchina al seguito. Vado in stazione a Monfalcone e chiedo informazioni: il bigliettaio mi prende per visionario. Fa un sorrisino e mi dice che “può darsi” che ci sia qualche treno che porta macchine in “sud Italia”, ma che non sa nulla di preciso. Devo provare a chiedere a Trieste o, meglio, a Venezia.
    Torno a casa e visito il sito delle Deutsche Bahn (DB), così trovo che ogni settimana c’è un treno simile sulla tratta Trieste-Stoccarda e ritorno. Con prenotazione e biglietto on-line, naturalmente. Quindi, all’insaputa del bigliettaio, gli passa sotto il naso a Monfalcone. Un paio di volte l’ho visto perfino io.

    Una settimana fa mi è venuta l’idea di andare a Budapest in treno. Vado sempre in stazione a Monfalcone e mi si dice che c’è un treno EuroNotte da Venezia che ferma in tarda serata a Monfalcone e prosegue fino a Budapest. “Bene” – dico io -, “e per il ritorno?”. “Non c’è possibilità di biglietto”, mi risponde. Torno a casa e trovo, sul solito sito delle DB, che è possibile acquistare il biglietto per una mezza dozzina di treni al giorno sulla tratta Monfalcone-Budapest e ritorno, in collegamento con le Ferrovie Austriache (OBB), e perfino slovene; sempre on-line (naturalmente), ma stavolta con l’invio a casa del biglietto a mezzo corriere.

    Certo, a parità di sistemazione (posto a sedere di 2a classe), l’EuroNotte italiano costa 45 EUR, mentre l’altro costa 62 EUR (compresa prenotazione e spedizione).

    Questo accadeva venerdì pomeriggio (5 novembre); stamane (lunedì 8) è arrivato il corriere con i biglietti e tutte le informazioni su percorso, soste, ecc.

    Ho speso quindi 17 EUR (pari al 38%) in più, ma l’alternativa offerta da Trenitalia era di trasferirmi a Budapest per sempre. Mi pare che la scelta fosse obbligata.


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