Una giornata di pioggia

Altro che ‘prove tecniche di inverno’, qui siamo nel pieno dell’autunno, piovoso come non ricordavo.

Dopo la partenza all’alba del papiño e quindi un inizio decisamente difficile, convinco Ste a fare il cambio della bici (la Gazelle era stata trasferita ad Haarlem per il papiño, mentre Ste usava la propria bici per gli spostamenti ad Amsterdam) in giornata. Per portare la bici sul treno è necessario comprare un biglietto apposito, giornaliero, valido per tutti gli spostamenti del mezzo.
Ste diligentemente compra il biglietto e alle 8:05 siamo tutti e tre sulla banchina in attesa del treno un minuto dopo; come al solito ci sono tantissimi passeggeri in attesa e ci chiediamo come riusciremo a stare noi e bici sul treno. In quel momento la dura verità: Ste si ricorda che non è permesso portare la bici sul treno prima delle 9:00. Piano saltato.
Presto le mie chiavi (tutte, anche quella del lucchetto di cui altrimenti sarebbe sprovvista la Gazelle) a Ste per permettergli di chiudere la bici fuori dalla stazione di Haarlem; lui prenderà il treno successivo.

Durante tutto il giorno mi dimentico di richiedere le chiavi e mi accorgo di non averle con me solo in stazione ad Amsterdam.
Decido quindi di trascorrere un po’ di tempo all’Ikea (la fermata prima di Haarlem, tornando a casa), dato che piove finemente ma in modo insistente ed io non ho nemmeno un ombrello con me.
Arrivo ad Haarlem e continua a piovere; mi riparo dove capita e maledico gli olandesi che non usano le tettoie. Avranno dei buoni motivi, ma almeno sono utili per ripararsi; e qui piove spesso, se non lo sapete.
Mi spingo fino a casa sperando che almeno i vicini ci siano. Niente da fare. Mi ritrovo sotto la pioggia battente, appoggiata al muro esterno d’angolo perché è più riparato, chiedendomi dove posso andare e come, dato che non accenna a smettere.

Mi guardo in giro e penso che vorrei stare da un’altra parte, in un posto caldo e asciutto.. Perché sono venuta proprio qui dove piove così spesso? Non potevamo scegliere uno Stato climaticamente più invitante?
Mi muovo in direzione della stazione in attesa che Ste torni dal lavoro, bloccato anche lui in ufficio dalla pioggia.
Mi prendo un té caldo al chiosco della stazione sulla banchina centrale e mi siedo su una delle belle panchine; dietro di me c’è una delle vecchie sale d’attesa riadattata a sala da ballo. In quel momento iniziano le consuete lezioni di salsa, così mi posso godere un bello spettacolo con gli occhi e le orecchie.

Finalmente arriva Ste e possiamo tornare, entrambi ancora umidicci, a casa.

|Aria|

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2 Risposte so far »

  1. 1

    Luca, Manu & 8 said,

    Ahahahahahahahahahah?!?!?
    Suvvia per due goccioline d’acqua!?!? Io al tuo posto mi sarei chiuso in un bar o coffee shop a bere qualche decina di punch caldi al Rhum o Mandarino così ti saresti dimenticata delle chiavi, della pioggerellina, dell’assenza delle pensiline e di tutto quanto!! Vedrai che prima o poi elimineranno anche gli ombrelli in Olanda dato che è molto più comodo andare in bici solamente con cerata, k-way e simili…

    Non è che ci state ripensando??!? Non fate scherzi!! Se andate al caldo, tipo Tenerife o dintorni con il grandissimo Fichizio [spero di averlo scritto giusto…] io e Manu, decisamente più io, si farebbe molta molta più fatica a venirvi a trovare!! Al limite si può pensare ad uno scambio….

    Ho appena sentito al Gr che c’è stato un tamponamento in un canale di Amsterdam tra un traghetto per pedoni e ciclisti e una nave cargo. Tutto ok? Un bagnetto fuori stagione in un canale olandese non deve essere il massimo… Pare che sia disperso il comandante che come sempre deve essere l’ultimo ad abbandonare la nave. Spero lo ritrovino sano a salvo.
    Mai abbandonare la nave fino all’arrivo dei soccorsi…
    Speriamo bene.

    Un abbraccio grande e un bacio
    Saluti dall’Isola delle Foche
    Luca, Manu & 8

  2. 2

    babboferro said,

    Al di là della tenerezza ed il dispiacere che provo per i nostri olandesini esposti alle intemperie, secondo me va affrontato un tema cruciale: la difesa dalla pioggia.
    Penso di essere diventato un esperto, sia per motivi ambientali che personali. Infatti la regione Friuli-Venezia Giulia vanta precipitazioni fra le più alte d’Italia (in termini di mm/pioggia/anno), ed io ho utilizzato solo la bicicletta per circa quattro anni dopo il 1980 e due bastoni per circa cinque anni dopo il 2000.

    Scartata subito l’ipotesi ‘danza contro la pioggia’, la soluzione più banale è un parapioggia. Il problema è la difficoltà di usarlo in bicicletta – specie se la pioggia si accompagna al vento -, il che ti trarforma in una sorta di anatra cieca con ruote.
    A piedi con due bastoni – poi – la soluzione parapioggia si rivelò impraticabile del tutto, non essendo disponibili in commercio parapioggia con impugnatura dentale. I pochi tentativi da me esperiti mi trasformarono in un Quasimodo cieco a Notre-Dame. Alquanto inquietante, specie per accedere ai luoghi pubblici.

    Trovai la soluzione riflettendo e ragionando sulle mie esperienze veliche (nel 1980) e motociclistiche (nel 2000).

    In bicicletta giravo con una cerata gialla in due pezzi (salopette + giubbotto con cappuccio): molto visibile ed in grado di coprire qualunque abbigliamento.
    Con i bastoni utilizzavo un giubbotto lungo impermeabile [inglese, ovviamente!], unito ad un cappuccio e/o cappello altrettanto impermeabile. Efficaci entrambe.

    Certo, con bici e cerata la mia porca figura la facevo sempre: potevo anche avere uno yacht ormeggiato nei dintorni. Con bastoni e giubbotto somigliavo di più ad un disgraziato appena fuggito dal reparto di ortopedia in un giorno di pioggia.

    Comunque sia, la pioggia non mi ha più creato problemi. Anche senza ombrello.


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