volkstuinpark

Finora li avevamo visti solo dal finestrino del treno, ma mai di persona. I giardini del popolo (volkstuinen significa letteralmente ciò), infatti, si trovano spesso vicini alla ferrovia.
Una domenica di settembre abbiamo deciso di dare loro un’occhiata un po’ più da vicino e ci siamo diretti al Volkstuinpark che si trova a ovest del centro di Amsterdam. All’ingresso nessuno controlla né ci sono divieti di visita per i non residenti, l’atmosfera è molto rilassata e le stradine sono di ghiaia, percorribili solo a piedi o con la bicicletta. Ci addentriamo, e la sensazione è quella di essere in un grosso labirinto. Cerchiamo di orientarci, aiutandoci con i nomi floreali dei viottoli, ma subito ci accorgiamo che non sarà facile ritrovarsi. Per fortuna la varietà del paesaggio, che presenta diverse coreografie di vialetti alberati e laghetti per anatre e folaghe, ci conforta nel proposito di ritrovare la via del ritorno. L’agglomerato di volkstuinen di Westerpark assomiglia vagamente (per capirsi) a un campeggio di soli bungalow. A differenza dei soliti bungalow peró si trovano delle graziosissime casette tutte diverse ma accomunate dalla ridottissima metratura. Questi edifici, di circa 25mq, trovano posto ognuno nel suo appezzamento di terreno, dell’estensione di circa 150mq, e hanno al loro interno lo spazio per un modesto soggiorno con angolo cottura ed un piccolissimo bagno. A vederle da fuori, attraverso le grandi vetrate, possiamo dedurre che qualcuno sia riuscito a ricavare anche lo spazio per una stanza da letto. Forse sarebbe meglio definirle “stanze letto”, date le dimensioni della terza stanza non superiori a quelle di un letto matrimoniale.
Ognuno di questi giardini è molto diverso dagli altri, probabilmente a immagine e somiglianza del proprietario. Così ci sono terreni poco curati e con l’erba alta, altri hanno il giardino pieno di utensili e sono in attesa di ordine, la maggior parte delle proprietà invece è “da fotografia” poiché perfetta.
Molti sono infatti i giardini spettacolari, frutto di notevole attenzione e gusto. I fiori del praticello di colore uguale a quello delle pareti esterne dell’abitazione, i nani da giardino composti e pronti ad accogliere eventuali ospiti. Altri sono più bizzarri e presentano mucche finte al pascolo o un cane davanti alla cuccia; bel cane, ma di plastica, per non lasciare la cuccia sguarnita in assenza del canino proprietario.
Quello che abbiamo visitato  è solo uno dei volkstuinpark olandesi (sembra che i singoli appezzamenti siano ben 240.000 in tutti i Paesi Bassi, raggruppati in più di 1000 volkstuinparks!) e, da una ricerca su internet mista all’esperienza maturata nei mesi attraverso i finestrini dei treni, ho scoperto che non tutti i giardini sono uguali, anzi. Per lo più sono composti dal campo o giardino, che nell’idea originale (e in molti casi è ancora così) era sempre sostituito da un orto per coltivare gli ortaggi necessari al fabbisogno della singola famiglia che lo possedeva, e da una serra o un capanno per gli attrezzi.
Ognuno di questi parchi è guidato da un’associazione che si occupa di salvaguardare il “polmone verde” che questi luoghi costituiscono per le città che li ospitano. Secondo quanto raccontatoci da amici del posto, questi appezzamenti sono disponibili per i residenti che ne fanno domanda, dopo qualche anno di attesa in lista.
Qualche foto della nostra visita qui sotto.

|Ste|

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