autisti nel mondo

Finiti i giorni di festa pasquale, immerso negli affetti e circondato da amici di ogni epoca, è arrivato il momento di ritornare verso la nostra nuova casa, su al Nord. Dopo aver salutato amici e parenti venuti a salutarci in stazione a Monfalcone, siamo saliti sul treno per Mestre.
Da quando siamo partiti per l’Olanda, faccio molta più attenzione ai mezzi pubblici, a come sono tenuti, agli orari e al comfort dei passeggeri. E questa volta sono e siamo rimasti particolarmente stupiti per la giovane età della carrozza, per il display che dava informazioni sul viaggio, per la pulizia inconsueta del treno italiano.
Arriviamo a Mestre e scendiamo. Subito troviamo il percorso che, all’interno della stazione, porta verso il piazzale dei bus.  Siamo lì con mezz’ora di anticipo sull’orario di partenza del mezzo e acquistiamo il biglietto presso il piccolo sportello. Da questo piazzale partono le navette per entrambi gli aeroporti del veneto orientale, il Marco Polo di Venezia e l’Antonio Canova di Treviso. Ogni volta che un autobus arriva, esce il bigliettaio sul piazzale e con forte accento veneto urla il nome della destinazione finale. Controlliamo gli orari e, una decina di minuti dopo l’orario previsto, arriva la nostra navetta. Stupore ci coglie quando la vediamo per intera, con praticamente tutti i posti occupati. L’autista scende e con molta arroganza fa presente che non c’è posto per tutti sul bus. Prima Aria, poi io cerchiamo di farci spiegare dall’autista quali siano le sue proposte alternative per portare tutti noi all’aerostazione trevigiana. L’uomo è molto stizzito e dice che ci sono 8 posti, gli altri li farà accomodare sul tetto. Parliamo brevemente con le altre persone che attendono l’autobus con noi, tra cui una comitiva di spagnoli, e per fortuna scopriamo che possono anche prendere l’autobus successivo, poiché ce la faranno comunque a prendere il loro aereo.
Arriviamo all’aeroporto e decolliamo in orario alle 16.30.

Atterrati a Schiphol, abbiamo recuperato i bagagli e guadagnato l’uscita all’aria aperta.
Un tiepido sole ci accoglie al Nord, contro ogni speranza. Almeno dal punto di vista climatico non sentiamo subito la mancanza di casa. Dopo una sigaretta, vediamo l’autobus 300 nella sua corsia dedicata, fermo in attesa di partire. Così ci affrettiamo e riusciamo a raggiungerlo. Carico la valigia di Aria sul bus e passo la tessera con il chip dei trasporti pubblici sul lettore. L’autista del bus, un uomo sui 55, che saluto appena salito mi dice in olandese “welcom thuis!” (bentornato a casa!), e ci accoglie con un sorriso. Inevitabile il confronto tra autisti, anche non volendo per forza tirar fuori le consuete negatività italiane. Mentre lo faccio notare ad Arianna il bus inizia a muoversi e l’autista ci concede quasi una quarantina di minuti davvero spassosi. Inizia salutando tutti i passeggeri, descrivendo la rotta come se fosse un autista di pullman privati. Elogia le fermate a cui ci stiamo avvicinando, descrivendo un piccolo centro commerciale fuori Haarlem come “importante e nevralgico centro internazionale dove si potranno trovare piatti prelibati di qualsiasi nazionalità”. Chiacchiera sorridente con sé stesso e con tutto il bus, mescolando inglese, olandese, italiano, spagnolo.  Una ragazza scende quando siamo più o meno a metà viaggio, l’autista apre la porta più vicina a lui quando lei da fuori ci passa vicino per salutarla con un “Goodbye, angel“, quasi da film. L’apice dello spettacolo trova posto quando il bus driver inizia a cantare What a wonderful world. Non è Louis Armstrong ma tutto l’autobus si lascia andare ad un applauso dopo il ritornello, per il modo in cui ha trasformato la nostra e la sua noiosa corsa di linea di 40 minuti in una piacevole e spensierata esperienza.

|Ste|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Il confronto fra autisti proposto da Ste mi ha fatto a lungo meditare, per vedere se si può fare qualcosa per portare il livello degli autisti dell’ATVO (Azienda Trasporti del Veneto Orientale, compagnia che gestisce il servizio navetta Piazzale Roma-Aeroporti di Treviso e Venezia) più vicino a quelli della CONNEXXION (analoga azienda olandese che gestisce il servizio Aeroporto di Amsterdam-Haarlem). Dopo approfonditi studi, mi sento di dire che non c’è niente da fare.

    La maleducazione è un discorso complicato ed individuale. Non credo che la Gelmini se ne stia occupando, ma non so cosa abbia fatto il ministro olandese in proposito. Restiamo quindi agli aspetti prettamente tecnici.

    1. Selezione del personale: alla domanda se vorrebbe viaggiare su un veicolo con autista, l’olandese pensa ad un autobus, il veneto ad una lussuosa berlina con autista a corredo. Da cui la prima delusione per il veneto già al primo giorno di lavoro. Pare non funzioni la trovata dell’ATVO di colorare gli autobus in blu.

    2. Logistica: per gli olandesi è fondamentale il trasporto pubblico ed hanno anni di esperienza in proposito. Non è poi così difficile – se hai esperienza, appunto – sapere quanta gente viaggia (più o meno) ad ogni singola corsa.
    Lo sventurato autista veneto invece deve fare invece tutto da solo, improvvisando e litigando ogni mattina al deposito. I mezzi sono quello che sono: i più prepotenti e/o raccomandati partono con lussuosi turboautobus a tre piani con piscina e giardino pensile, gli altri si devono accontentare di una Panda dismessa dalla Guardia Forestale della Calabria nel 1980. Seconda delusione, quindi.

    3. Guida turistica ai passeggeri: in questo caso la colpa non si può imputare all’ATVO. Il paesaggio Mestre – Treviso è così piatto e degradato che è difficile trovare qualcosa da segnalare. Si narra che alcuni vecchi autisti dell’ATVO conoscessero per nome ogni vacca e maiale ai lati della strada per poterli indicare ai passeggeri. Pare addirittura che qualche animale fosse stato da loro addestrato a rispondere con cenni delle zampe ai vivaci saluti dei passeggeri, anche se i più sono propensi a ritenere che si tratti di una leggenda metropolitana.

    4. Intrattenimento musicale: pare che per motivi d’orgoglio (?) gli autisti veneti non amino l’uso delle lingue non “padane” (ad es. francese, tedesco, italiano, inglese, ecc.). Il repertorio musicale proposto risultava pertanto alquanto limitato: cori alpini, “Marieta monta in gondoa”, “La porsea ga fato i porsei”, ecc… Capitava che alcuni passeggeri addormentati non scendessero alla fermata.

    5. Cortesie verso i passeggeri: dopo i primi tentativi, l’ATVO ha deciso di sospenderle. Un saluto sul tipo di quello citato da Ste (Goodbye angel), tanto per fare un esempio, degenerava spesso in risse e denunce di molestie da parte dei viaggiatori (specie se di sesso femminile). Per rispetto della privacy, i verbali non riportano i termini usati dagli autisti, ma pare si riferissero a parti del corpo.

    In conclusione: nonostante la mia piena solidarietà agli autisti dell’ATVO, temo che non riusciremo a superare il “gap” che li separa dagli olandesi.


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