E la Festa della Donna?

Ascolto spesso la radio italiana, un po’ per ricordo un po’ per facilità di comprensione, e soprattutto quando c’è una ricorrenza, la lascio accesa tutto il tempo come sottofondo italiano alla nostra vita olandese.
L’8 marzo mi è capitato di ascoltare parte di un programma rivolto alle donne e condotto da donne; era l’occasione per farsi reciprocamente gli auguri e per sapere come si festeggiava la serata in Italia.
A parte qualche città in cui lo spirito femminile finalmente solidale, complice (e forse anche un po’ alcolico) si divertiva all’insegna del festeggiamento dell’essere donna con tutto quello che comporta, mi è sembrato che gran parte del Belpaese fosse piuttosto indifferente alla situazione, o almeno così appariva alle conduttrici ed agli ascoltatori di conseguenza.

Devo confessare di non aver controllato se ad Haarlem fossero stati organizzati o meno cene, feste, incontri tutti al femminile, ma la giornata lavorativa è stata come le altre e non ho notato nessuna pubblicità pro-donne, nemmeno mazzi di fiori appositamente preparati. All’apparenza qui non si celebra questa data.

Scoperta del giorno: qui non ci sono le mimose.
Scoperta della mattina: la notte prima aveva nevicato un po’. Per la prima volta in vita mia ho visto la neve l’8 marzo.

|Aria|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Lunedì 8 marzo ho fatto un giretto per Monfalcone la sera. A mo’ di simbolo avevo un minuscolo ciuffetto di mimosa all’occhiello.
    Come l’anno scorso, da quando non ho più donne per casa, ma solo femmine che apprezzano di più i croccantini che le mimose. In realtà ero uscito con un amico per partecipare ad una manifestazione anti-Berlusconi in piazza. C’erano più bandiere che persone. Un bello spettacolo. Sia per il vento (fortissimo e gelido) che faceva garrire alla grande le bandiere, sia per la varietà di stendardi presenti: tutta la sparuta “sinistra” (!?!). Mancava solo la bandiera del Settimo Cavalleggeri del generale Custer per riproporre la battaglia del Little Big Horn, con la drammatizzazione di un popolo perdente che ostinatamente non rinuncia alla sua dignità ed ottiene l’ultima vittoria.
    Ho trovato in piazza alcune (poche) vecchie conoscenze intabarrate nel gelo ed una bella donna che trent’anni fa frequentava la farmacia dove lavoravo. Sempre molto bella e sorridente,

    Mi sono fatto coraggio e le ho fatto i complimenti per la splendida forma, ricordandole i tempi in cui veniva a fornirsi di pappette ed omogeneizzati, ma ricordando anche altre cose legate al suo cognome.

    Venivano tre generazioni di donne della sua famiglia a trovarmi al tempo: la nonna, due figlie (lei era la figlia minore) ed una nipote: tutte molto belle. Stranamente di uomini non ne ho mai visti, se non in lapide.

    Mi spiego meglio: accanto alla farmacia c’era una lapide che ricordava il barbaro omicidio di strada (a guerra finita) di uno zio della signora.
    Sulla lapide sono indicati come esecutori i partigiani; la signora mi ha ricordato che un altro zio era stato ucciso durante la guerra, ma dai fascisti. Incuriosito, mi sono azzardato a chiederle lumi su questa storia.

    La signora, con i suoi begli occhi sorridenti, mi ha spiegato il mistero: uno zio antifascista era stato ucciso, negli anni oscuri di fine guerra, per le sue idee politiche. L’altro era stato ucciso (negli stessi anni) per la vendetta di un marito geloso, essendo l’amante della donna di un capetto partigiano. Era fascista? Non si sa. Comunque era di troppo.

    Folgorato da questa rivelazione e gelato dal vento, mi sono rifugiato nella solita trattoria. Non è stato facile trovare posto ai tavoli prenotati da donne di ogni età. Mi ero dimenticato della ricorrenza.


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