…italia olanda.

Sveglia la mattina alle 8, veloce risciacquo, raccolgo le mie cose e mi dirigo verso la hall dell’albergo. Sembra uno sgabuzzino, ma si paga dopo aver dormito quindi per forza è una hall. Esco a destra e vedo già la stazione a poche centinaia di metri da me. Mi incammino con il mio trolley, nuovo ma già con evidenti problemi di convergenza, risalendo come un salmone la corrente di giovani e giovanissimi che dalla stazione vanno verso le rispettive scuole. Arrivo presto per il treno che intendevo prendere, soprattutto per il ritardo che promettono essere di 15 minuti. Rido tra me e me, ormai quasi fiero della puntualità dei treni olandesi. Faccio il biglietto e  scopro con piacere che spendo un terzo rispetto ad una tratta simile su al Nord. Sono un po’ meno fiero dei treni olandesi. Non ho dubbi invece sull’argomento colazione: menù mattina brioche (con la marmellata, non con formaggio e prosciutto, come va per la maggiore in Olanda), cappuccio (non una brodaglia nascosta da schiuma) e spremuta (di arance olandesi non si è mai sentito parlare bene, che ricordi..). Compro i giornali per Aria e mi incammino verso il binario, dove attendo il mio treno, puntuale sul ritardo. Una trentina di minuti immerso nella nebbia, poi la prima stazione di Milano, poco dopo arriviamo al capolinea, Milano Centrale. L’ho sempre vista di notte e la considero uno dei posti meno sicuri su questo pianeta, ma stamattina è un brulicare di persone che si muovono in tutte le direzioni e qualche raggio di sole arriva dritto dritto all’interno di questo maestoso edificio. Cerco i biglietti per l’autobus che porta a Malpensa, trovo un giornalaio all’interno della stazione che però non accetta Bancomat. Scendo le scale, mi passano davanti due militari con un poliziotto in mezzo, per un attimo non capisco poi mi vengono su come l’aglio i vari “pacchetti sicurezza” e..preferivo non capire. Arrivo all’incrocio antistante la stazione, alla ricerca di uno sportello ATM. Pochi metri verso una direzione decisa sul momento e mi ferma un giovane sui 35, barba sfatta e magro. Inizia dicendo che non vuole soldi, ma cibo. Prima che io possa dire qualsiasi cosa mi rassicura, dicendomi che è italiano come me. Non apprezzo molto questa precisazione, cerco una sottiletta ma nel portafogli trovo solo un euro e glielo do. Proseguo dritto e attraverso la strada, poiché ho visto uno sportello della mia banca proprio a pochi minuti da me. Entro e mentre prelevo, vedo con la coda dell’occhio il mio compagno di bancomat (un ragazzo allo sportello accanto al mio) uscire velocemente e rivendicare la proprietà della bici che un tizio all’esterno sta per fare sua. Lo incrocio uscendo e cerca la mia solidarietà che trova assolutamente. Mi limito a un “ho visto tutto, non ho parole”. Lo saluto ed esco, ora posso comperare il biglietto per il Malpensa shuttle, e l’edicola in mezzo all’incrocio mi sembra un valido rivenditore. Un signore dai capelli bianchi mi vende il biglietto e una copia di Repubblica, ho un paio d’ore di attesa prima del volo. Bellissimo l’uccellino che, a detta del signore, viene ogni mattina a far colazione lì. È un passerotto coraggiosissimo quanto abitudinario e affamato, che sbrana un pezzo di pandoro grande almeno quanto lui, nonostante le continue mani che quasi lo sfiorano per pagare e ritirare il resto. Il signore sembra simpatico, così gli chiedo dove si trovi il supermercato più vicino. Al secondo semaforo a sinistra. Quando mi ricordo di essere quasi al centro di un incrocio e quindi in mezzo ad una decina di semafori, e chiedo conferme all’edicolante, che mi risponde stizzito con un gesto del braccio. Non ho mai trovato quel supermercato, né tornerò mai da quel tizio.
Ritorno verso la stazione per prendere il bus e passo nel parco circondato da manifesti elettorali coperti dalla scritta “questo manifesto non è autorizzato”. Bella pubblicità, penso.
Raggiungo il bus ufficiale che porta a Malpensa e finisco di fumare la sigaretta mentre ho già il biglietto del bus in mano e davanti a me 3 ragazze stanno pagando per l’acquisto del titolo di viaggio direttamente dall’autista del mezzo. Da poco distante sento fischiare, fischi ripetuti, versi, qualche romanesco “AHO!” per attirare l’attenzione. Mi volto e scopro che è l’autista del mezzo successivo (e meno ufficiale, credo) che sta dando quell’orribile spettacolo. Dice alle ragazze “eddai, venite che ve faccio lo sconto, prendi tre paghi due…ahò eddai”. Le tre ragazze sono visibilmente non italiane, lo si capisce dai tratti orientali, e giustamente non si fidano. Le capisco perché l’autista-promoter mi ricorda i contadini friulani che a Sella Nevea invitavano le mucche a salire sui camion che le avrebbero portate sul Montasio, monte friulano che dà il nome al formaggio. Ricordo che le incitavano a versi, fischi e frasi tipo “cumò, avanti ‘l cul”.
Mi sono sentito una mucca e quasi quasi vado anche lì a farglielo notare, ma non c’è tempo e salgo sul bus.
In aeroporto approfitto del cibo italiano e mi concedo un trancio di pizza che mi sembra buonissima, sebbene oggettivamente non sia questo capolavoro. Mi siedo per mangiare e scorgo una pozzanghera in mezzo al terminal, dal soffitto piove. Nessun cartello lo segnala, voglio il luccicante Schiphol!!

Passo il controllo sicurezza e salgo sull’aereo, la pista corre sempre più veloce sotto di me, poi le auto si fanno pixel e il sole si avvicina. Mentre volo penso a questa mattina fin troppo italiana e all’ordine che mi piace e a cui mi sono abituato in un anno al Nord. Schiaccio un pisolino e probabilmente russo troppo forte, tanto da svegliarmi con una tizia che mi fissa disgustata, tre file di sedili più avanti.
Quando siamo sopra alla parte meridionale dei Paesi Bassi, sotto di noi c’è una spessa coltre di nubi grigie e gonfie da bucare prima di toccare terra.

Commento la fastidiosa tipicità del clima olandese che vedo dall’oblò con una signora italiana seduta a due posti da me. L’aereo tocca terra e (quasi) tutti gli italiani a bordo, facendosi coraggio l’un l’altro, si lasciano andare ad un applauso scrosciante corredato da urla tipo stadio. Io e la signora ci guardiamo e conveniamo sulla prevedibilità degli italiani, pari almeno a quella del clima olandese.

Esco da Schiphol e vado verso il bus che collega l’aeroporto e Haarlem con corse ogni 10 minuti. È in ritardo di un minuto, e ciò viene segnalato 5 minuti prima. Fantastico. La coperta grigia sopra tutte le cose e la lingua tuttora incomprensibile, però, mi ricordano quanto sia vero che nessun luogo è perfetto.

|Ste|

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2 Risposte so far »

  1. 1

    babboferro said,

    E bravo Ste. Brillante e piacevole nelle descrizioni. Compitino: definisci le caratteristiche del “luogo perfetto”, se puoi.


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